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Il malessere di una generazione con poche immagini - geniale.
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film eccezionale di 14 anni fa - una generazione che poteva ancora far qualcosa per salvare il pianeta non ha fatto nulla, anzi ne ha aggravato lo stato, a vantaggio di pochissimi imprenditori senza scrupoli...
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un documentario sul lavoro della nostra Albanese
Un documentario di Arte.tv che illustra il lavoro dell'Albanese....
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Gaber e gli americani
Ci sono testi che invecchiano male e testi che, a distanza di decenni, sembrano scritti stamattina. Il monologo "L'America" di Giorgio Gaber e Sandro Luporini appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Nato dentro la stagione del teatro-canzone, il genere che la coppia ha inventato mescolando canzoni e prosa, è stato portato in scena da Gaber in più versioni, aggiornandolo di volta in volta: in quella più conosciuta compaiono persino Reagan e Clinton, segno che il bersaglio non era un presidente in particolare, ma un modo di guardare il mondo.
Riascoltarlo oggi, tra dazi, guerre commerciali, basi militari e "missioni di pace", fa un certo effetto.
Tecnologia
Si chiama Node2Shell ed è una delle vulnerabilità più trasversali scoperte negli ultimi mesi: non colpisce un singolo prodotto, ma una libreria di compressione dati, Brotli di Google, che si trova incorporata in decine di runtime, framework e tool usati ogni giorno da sviluppatori e aziende di tutto il mondo. Dalla settimana del 21 ottobre 2026, Node.js, Microsoft (.NET, Visual Studio, PowerShell) e i principali pacchetti Python hanno rilasciato patch urgenti per correggerla.
Il 21 ottobre 2026 il progetto KeePassXC ha pubblicato la versione 2.8.0, la prima stabile di una nuova serie. Per le aziende le novità più concrete sono tre: gli amministratori Windows possono imporre alcune impostazioni tramite i criteri di gruppo (Group Policy), il programma può sincronizzare un archivio di password remoto appoggiandosi a strumenti esterni e arrivano correzioni per cinque vulnerabilità che riguardano tutte le versioni 2.7 e precedenti. Per una piccola impresa che vuole tenere le credenziali in casa, senza affidarle a un servizio cloud, è l'aggiornamento che rende KeePassXC un po' più gestibile su più postazioni.
Blockchain, Bitcoin, criptovalute, NFT, euro digitale: sono parole che leggiamo ogni giorno, spesso accanto a notizie di guadagni favolosi, crolli improvvisi o truffe. Con questo corso in dodici lezioni proviamo a fare chiarezza partendo da zero, senza dare nulla per scontato: alla fine saprete cos'è davvero una blockchain, come funzionano le valute digitali, a cosa possono servire oltre ai soldi e quali rischi è bene conoscere prima di avvicinarsi.
Ogni giorno ci fidiamo di qualcuno senza pensarci: della banca che tiene il conto del nostro stipendio, del catasto che registra chi possiede una casa, del notaio che certifica un contratto. La blockchain nasce da una domanda semplice e un po' rivoluzionaria: è possibile tenere un registro affidabile senza dover per forza affidarsi a un unico intermediario?
Nelle prime due lezioni abbiamo detto che una blockchain è un registro condiviso che non si può modificare di nascosto. Ma come si ottiene, in pratica, un registro "a prova di matita"? La risposta sta in due ingredienti: un'impronta digitale matematica chiamata hash e il modo in cui i blocchi vengono agganciati uno all'altro. Niente paura: si capisce benissimo anche senza formule.
Sulla blockchain non ci sono sportelli, documenti d'identità o firme a penna. Eppure ogni pagamento deve essere autorizzato da chi possiede davvero quei fondi, e da nessun altro. Il trucco si chiama crittografia a chiave pubblica: un sistema di due chiavi gemelle che, come vedremo, è anche il motivo per cui chi perde la propria chiave perde per sempre le proprie criptovalute.
In una blockchain pubblica chiunque può partecipare, anche chi ha cattive intenzioni. Allora chi decide quale sarà il prossimo blocco da aggiungere alla catena? E come si evita che un gruppo di imbroglioni imponga la propria versione dei fatti? La risposta è il meccanismo di consenso, e i due più famosi hanno nomi che avrete già sentito: mining e staking.
Il 31 ottobre 2008, in piena crisi finanziaria, una persona o un gruppo che si firmava Satoshi Nakamoto pubblicò online un documento di nove pagine intitolato "Bitcoin: un sistema di contante elettronico peer-to-peer". Pochi mesi dopo la rete era attiva. Oggi Bitcoin è la criptovaluta più conosciuta al mondo, scambiata anche tramite fondi quotati in Borsa. In questa lezione vediamo come funziona, perché ha valore per chi lo usa e quali sono i suoi limiti.
Energia
In un capannone del campus di Waurn Ponds, a Geelong, in Australia, è entrato in funzione nelle ultime settimane un sistema di accumulo che a prima vista sembra una contraddizione: una batteria al piombo-acido, la chimica più antica e più a buon mercato tra quelle usate per immagazzinare elettricità, proposta come alternativa seria al litio per il mercato commerciale e industriale. A costruirla è ArcActive, azienda neozelandese che ha ridisegnato l'elettrodo negativo della batteria al piombo sostituendo la tradizionale griglia metallica con un tessuto non tessuto in fibra di carbonio. Il sistema, collegato alla microgrid dell'università Deakin e alla virtual power plant di Origin Energy, è il primo pilota del genere per il segmento commerciale e industriale in Australia.
TRL 7-8 — Pre-commerciale: il prodotto residenziale di ArcActive è già venduto in Nuova Zelanda, mentre la versione per il mercato commerciale e industriale è ora in fase di pilota operativo reale, non ancora in produzione di serie su questo segmento
Impatto potenziale: medio
Per anni le batterie allo stato solido sono state la tecnologia "quasi pronta" per antonomasia: promessa ogni due o tre anni, mai davvero arrivata sul mercato di massa. Il 19 ottobre 2026 Saft, la divisione batterie di TotalEnergies, ha inaugurato a Bordeaux le prime linee di produzione francesi dedicate a questa tecnologia, e pochi giorni prima — il 15 ottobre — ha consegnato insieme al gruppo aerospaziale Safran le prime celle semi-allo-stato-solido destinate a essere valutate per la futura propulsione elettrica e ibrida degli aerei. Non è ancora un prodotto di serie, ma è il primo passaggio concreto dal laboratorio a un impianto industriale operativo, su un fronte — l'aviazione — dove il guadagno di densità energetica pesa più che altrove.
TRL 5-6 — Dimostrazione/prototipo: linee di produzione industriali avviate e prime celle consegnate per la fase di valutazione, non ancora componenti certificati per il volo o prodotti commerciali su larga scala
Impatto potenziale: alto
Negli Stati Uniti, dove le reti di distribuzione elettrica devono già fare i conti con eventi meteorologici sempre più estremi, domanda crescente da veicoli elettrici e data center e un numero crescente di attacchi informatici alle infrastrutture critiche, testare le modifiche alla rete prima di realizzarle sul campo è diventato un'esigenza concreta. È da questo problema che nasce il Digital Twin Studio, un ambiente di simulazione per reti di distribuzione elettrica in fase di realizzazione alla Stony Brook University, a New York, con il coordinamento del centro di ricerca GrIDD (Center for Grid Innovation Development and Deployment) e il contributo scientifico del Brookhaven National Laboratory.
TRL 4 — Dimostrazione/prototipo: piattaforma di simulazione in fase di realizzazione, con una prima versione minima funzionante prevista per dicembre 2026, non ancora un sistema operativo su reti reali
Impatto potenziale: medio
Una finestra che lascia passare la luce e, allo stesso tempo, produce elettricità non è una novità assoluta nei laboratori di fotovoltaico organico. La novità, questa volta, riguarda il modo in cui quella finestra può essere fabbricata: il Fraunhofer ISE (Istituto Fraunhofer per i sistemi a energia solare, Friburgo) e l'Università di Friburgo hanno realizzato moduli fotovoltaici organici (OPV) semitrasparenti utilizzando solo due processi produttivi già consolidati su scala industriale — sputtering e slot-die coating — superando uno degli ostacoli più citati nella letteratura di settore: la difficoltà di passare dalla cella di laboratorio al modulo di dimensioni utilizzabili senza perdere efficienza lungo il percorso.
TRL 4-5 — Dimostrazione/prototipo: moduli da laboratorio (14,5x14,5 cm) realizzati con processi industrialmente collaudati e scalabili, nessun impianto produttivo su scala reale è ancora stato avviato
Impatto potenziale: medio
Nel 1969 un gruppo di fisici britannici usò per la prima volta la tecnica dello scattering Thomson per misurare, su un tokamak sovietico, una temperatura degli elettroni del plasma superiore ai 10 milioni di gradi: la soglia simbolica di 1.000 elettronvolt (1 keV) che da allora segna uno dei primi veri banchi di prova per qualunque tentativo di fusione nucleare controllata. L'8 ottobre 2026 quella stessa soglia è stata superata, per la prima volta, da una macchina a fusione a bersaglio magnetizzato (Magnetized Target Fusion, MTF): la Lawson Machine 26 (LM26) della canadese General Fusion ha raggiunto 1,1 keV, pari a circa 12,6 milioni di gradi, con la misura realizzata — di nuovo con lo scattering Thomson — insieme all'agenzia nucleare britannica UKAEA (UK Atomic Energy Authority), erede diretta di quella prima misurazione del 1969.
TRL 3-4 — Ricerca sperimentale/Dimostrazione: principio fisico di riscaldamento del plasma validato su un dimostratore di laboratorio, lontano dal pareggio energetico e da qualsiasi applicazione commerciale
Impatto potenziale: alto
Il limite teorico per cui una cella solare a singola giunzione può convertire al massimo il 33,16% della luce del sole – il cosiddetto limite di Shockley-Queisser – è uno dei vincoli più noti e più discussi della fisica del fotovoltaico. Un gruppo di ricercatori dell'ICFO (Istituto di Scienze Fotoniche) e dell'Università Politecnica della Catalogna (UPC), a Barcellona, ha pubblicato sulla rivista Energy & Environmental Science uno studio che propone una strategia per spostare quel limite verso l'alto, intervenendo su una delle cause meno conosciute delle perdite di energia nelle celle fotovoltaiche: le cosiddette perdite di Boltzmann, legate al modo in cui la cella stessa riemette parte della luce che assorbe. Applicata a una cella solare organica basata sulla miscela PM6:Y6, la tecnica racchiude il dispositivo in una cavità ottica che restringe l'angolo di emissione della luce, e secondo gli autori apre in linea di principio la strada a efficienze prossime al 43%.
TRL 2-3 — Ricerca sperimentale: dimostrazione di principio su un singolo dispositivo di laboratorio, nessuna efficienza di conversione misurata è stata finora pubblicata
Impatto potenziale: medio
Negli Stati Uniti, in un angolo rurale dello Utah meridionale, è appena successo qualcosa che i geologi aspettavano da decenni: una centrale geotermica ha iniziato a vendere elettricità pur non trovandosi su un vulcano, su una faglia idrotermale o su una delle rare aree del pianeta dove acqua calda e permeabilità delle rocce si incontrano naturalmente. Cape Station, il progetto dell'azienda americana Fervo Energy nella contea di Beaver, ha raggiunto l'operatività commerciale il 30 settembre 2026, un giorno prima del previsto, diventando secondo l'azienda il primo impianto geotermico "a sistemi avanzati" (Enhanced Geothermal Systems, EGS) di tipo greenfield, costruito da zero, a raggiungere questo traguardo su scala industriale in qualsiasi parte del mondo.
TRL 8 — Pre-commerciale: primo blocco da 33 MW in esercizio commerciale e in vendita di energia, con gli altri due blocchi della Fase 1 ancora in fase di collaudo; la tecnologia EGS nel suo complesso è quindi all'inizio della scalatura industriale, non ancora una soluzione matura e diffusa
Impatto potenziale: alto
Il litio ha un problema di indirizzo: si trova quasi tutto in Australia, Cile, Argentina e Cina, e la sua estrazione porta con sé costi ambientali e geopolitici che l'Europa conosce bene. Il sodio, al contrario, è ovunque — è oltre mille volte più abbondante nella crosta terrestre — ma le batterie che lo usano faticano ancora a competere con il litio su un punto preciso: l'elettrolita, il liquido che permette agli ioni di muoversi tra i due elettrodi, che nelle formulazioni convenzionali resta infiammabile e instabile alle alte temperature. È su questo nodo che lavora da tempo il Laboratorio ACEL di ENEA (Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili), che insieme al Dipartimento di Ingegneria Chimica Materiali Ambiente della Sapienza Università di Roma ha messo a punto un elettrolita ibrido a base di liquidi ionici pensato specificamente per le batterie sodio-ione, con risultati pubblicati sulla rivista scientifica Batteries e ripresi a fine settembre in una nota diffusa dall'agenzia.
TRL 3-4 — Ricerca sperimentale/dimostrazione iniziale: formulazione validata in laboratorio su celle a bottone, con test di conducibilità e stabilità elettrochimica; prototipi da 1 Ah già in prova, prototipi da 10-30 Ah previsti nei prossimi mesi, nessun prodotto commerciale
Impatto potenziale: medio
Ecosostenibile
Attenzione: si tratta di un progetto di ricerca ancora in corso, non di un prodotto già sul mercato. POLYMERS-5B è un'iniziativa europea che vuole ricavare plastiche di origine biologica dagli scarti della filiera del pomodoro e dell'olio d'oliva, due colonne dell'agroindustria mediterranea. Il lavoro è partito il 1 giugno 2024 e durerà fino al 31 maggio 2028.
Nel distretto inglese di Mid Sussex, nel sud-est del Regno Unito, la raccolta dell'umido porta casa per casa il cambiamento più grande dei servizi comunali degli ultimi anni: in sei mesi, dal 3 novembre 2025, sono state recuperate 3.083 tonnellate di scarti alimentari, circa 17 tonnellate al giorno. A partecipare ogni settimana sono oltre 72.000 famiglie, comprese 7.000 che vivono in condomini. Il segreto è un calendario ribattezzato "1, 2, 3" che sposta il rifiuto indifferenziato a una raccolta ogni tre settimane.
New York ha avviato un progetto pilota di un anno per capire se il riuso dei materiali da costruzione possa diventare una filiera vera. L'ente di sviluppo economico della città, NYCEDC, ha affidato a una piccola impresa di Brooklyn la gestione di un hub dove recuperare, stoccare, selezionare e rivendere materiali edili, nel complesso MADE Bush Terminal a Sunset Park.
Los Angeles sta trasformando una serie di parchi pubblici della zona orientale della San Fernando Valley in impianti che catturano la pioggia, la depurano e la fanno infiltrare nella falda sotterranea. Il 1 ottobre 2026 è stato aperto il cantiere di Valley Plaza Park South, a North Hollywood, uno dei parchi del programma Stormwater Capture Parks Program guidato dal Dipartimento dell'acqua e dell'energia della città (LADWP). L'obiettivo: usare localmente l'acqua che oggi finisce in gran parte nel fiume e nell'oceano, riducendo la dipendenza dall'acqua importata.
Ad Abbeville, cittadina di circa 22.000 abitanti nel dipartimento della Somme, nel nord della Francia, una parte dell'acqua che esce dal depuratore non va più al fiume: viene trattata ancora una volta in una mini-centrale chiamata REUT Box e usata per riempire i mezzi che spurgano le fognature, al posto dell'acqua potabile. L'impianto è stato inaugurato il 6 ottobre 2025 dalla città e da Veolia, gestore dei servizi idrici, e può produrre fino a 10 metri cubi all'ora, per un massimo di 80.000 metri cubi l'anno.
Argenta (Ferrara), ottobre 2026. Una strada pensata per le auto che diventa un parco continuo: è il Giardino Primaro, il progetto con cui il Comune di Argenta sostituisce asfalto e pavimentazioni impermeabili con suoli drenanti, un bosco urbano accanto alla scuola e nuovi percorsi ciclopedonali. Il 15 ottobre 2026 a Bruxelles l'intervento è stato premiato nell'ambito dei New European Bauhaus Prizes 2026, nella sezione riservata ai piccoli Comuni, che quest'anno ha assegnato 20 dei 32 riconoscimenti complessivi.
Chiudere al traffico lo spazio davanti a una scuola serve a far camminare in sicurezza i bambini, ma cambia anche l'aria che respirano? A Milano la risposta arriva da misure vere, raccolte prima e dopo l'intervento: nella piazza scolastica di via Corridoni, via Respighi e via Savarè, nel Municipio 1, l'agenzia comunale AMAT (Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio) ha registrato riduzioni del particolato fino al 30% nelle strade pedonalizzate e nelle vie vicine.
Dietro le file di case a schiera di Belfast corre una rete di stradine che quasi nessuno guarda: i vicoli, o alleyways. Messi in fila, secondo il Comune, arrivano a 126 miglia, circa 203 chilometri. Il 25 febbraio 2026 la città è entrata tra i 24 vincitori del Mayors Challenge 2025-2026 di Bloomberg Philanthropies, con un premio da 1 milione di dollari (circa 750.000 sterline) per trasformarli in spazi più sicuri, più verdi e curati dalle comunità locali. Va chiarito subito che si tratta di un programma pilota ancora in fase di test: i fondi sono stati assegnati da pochi mesi e non esistono ancora risultati misurati su scala cittadina.
Democracy
Mentre PNRR e Piano Mattei soffrono di Sindrome da Opacità Ciclica, dal 2012 lo Stato ha in casa un antidoto funzionante. Lo ha tenuto in vita ma non lo ha mai somministrato altrove.
Nel nostro precedente articolo, Sindrome da Opacità Ciclica: il bollettino medico della politica italiana, abbiamo descritto la malattia più contagiosa della politica italiana. Ogni governo arriva, promette la casa di vetro, annuncia piani da miliardi e poi, quando si chiede dove finiscano i soldi, risponde con tabelle aggregate e progetti che spariscono da una relazione all'altra.
C'è però un dettaglio che rende il quadro clinico ancora più paradossale: la terapia esiste già. È italiana, è pubblica e funziona da quattordici anni. Si chiama OpenCoesione.
In queste settimane PINET ha pubblicato quasi quaranta schede dedicate alla democrazia digitale: piattaforme open source per la partecipazione, strumenti di accesso agli atti, assemblee estratte a sorte, app per segnalare una buca al Comune. Questo articolo le raccoglie tutte in un'unica pagina, divise per tipo, con una riga di sintesi, il Paese d'origine, l'Indice PINET e il link alla scheda completa.
Shareabouts è l'applicazione open source, sviluppata dalla no-profit newyorkese OpenPlans e lanciata nel novembre 2011, con cui le amministrazioni raccolgono le proposte dei cittadini direttamente su una mappa: chiunque può mettere un segnaposto, descrivere un'idea, commentare quelle degli altri e sostenerle con un clic. Il suo primo impiego — la scelta dei luoghi per le stazioni del bike sharing Citi Bike di New York — ha raccolto oltre 10.000 proposte e 65.000 voti di sostegno.
MOPA (Monitoria Participativa Maputo) è il sistema con cui i cittadini della capitale del Mozambico segnalano al Comune i problemi nella raccolta dei rifiuti — cassonetti pieni, rifiuti non raccolti, discariche abusive — tramite app, sito web o telefono cellulare. Costruito su software open source e sullo standard aperto Open311, in poco più di un anno ha raccolto oltre 6.800 segnalazioni, risolte in più dell'88% dei casi.
Mzalendo ("patriota" in swahili) è il sito indipendente e apartitico che dal 2005 permette ai cittadini keniani di seguire l'attività del Parlamento: presenze, interventi, spese e contatti dei singoli deputati. Dalla sua ricostruzione tecnica è nato Pombola, il software open source che oggi alimenta siti di monitoraggio parlamentare in Ghana, Nigeria, Sudafrica e Zimbabwe.
Ushahidi ("testimonianza" in swahili) è la piattaforma open source nata in Kenya nel 2008 che raccoglie segnalazioni dei cittadini — via SMS, email, web o social network — e le colloca su una mappa. Creata per documentare le violenze seguite alle contestate elezioni presidenziali keniote del 2007, è diventata uno degli strumenti di civic tech più usati al mondo: nel 2017 risultava installata oltre 125.000 volte in più di 160 Paesi.
Adopt-a-Hydrant è l'applicazione web open source realizzata nel 2011 da Code for America con i vigili del fuoco di Boston: i cittadini scelgono su una mappa un idrante vicino a casa, lo "adottano" e si impegnano a liberarlo dalla neve dopo le tempeste invernali, così che resti accessibile in caso di incendio. Il codice, pubblico e riutilizzabile, è stato adattato da numerose città americane per sirene anti-tsunami, tombini e altri beni pubblici.
Councilmatic è l'applicazione web open source che permette a chiunque di cercare, consultare e seguire l'attività di un consiglio comunale: proposte di delibera, voti, commissioni, sedute e singoli consiglieri. Creata nel 2011 a Philadelphia da Mjumbe Poe durante la sua fellowship con Code for America, è stata il primo sito open data completo dedicato alla legislazione municipale negli Stati Uniti ed è oggi attiva anche a Chicago, New York e Los Angeles.
Politica
Il 21 ottobre la Procura europea (EPPO) ha perquisito gli uffici amministrativi del gruppo Patrioti per l'Europa (PfE) nelle sedi del Parlamento europeo di Bruxelles e Strasburgo. L'indagine, aperta nel luglio 2025, riguarda l'uso dei fondi pubblici da parte di Identità e Democrazia (ID), il gruppo di estrema destra della scorsa legislatura di cui facevano parte anche la Lega, il Rassemblement national e l'AfD. Secondo i servizi finanziari del Parlamento, ID avrebbe speso in modo indebito almeno 4,33 milioni di euro tra il 2019 e il 2024. La notizia, data da Euronews ed EUobserver, riapre una domanda che riguarda tutti i contribuenti europei: chi controlla davvero i soldi che i gruppi politici ricevono dal bilancio dell'Unione?
Dal PNRR al Piano Mattei, la malattia più contagiosa del Paese non è mai stata debellata. Anzi, a ogni legislatura si riparte da zero, con entusiasmo.
Esiste in Italia una patologia che non compare nei manuali di medicina ma che ogni cittadino conosce benissimo. I ricercatori, cioè chiunque abbia provato a leggere un documento governativo, l'hanno battezzata Sindrome da Opacità Ciclica (SOC). Colpisce indistintamente destra, sinistra, centro, tecnici e governi "dei migliori". Ha un'incubazione brevissima: si manifesta di solito tra il giuramento al Quirinale e la prima conferenza stampa.
L'Italia ha già quasi tutti gli strumenti per far emergere il lavoro nero, integrare chi lavora e controllare chi non ha diritto di restare. Il problema è che li costruisce a metà e poi li lascia lì. Il risultato: negozi che chiudono, famiglie povere, centinaia di migliaia di "invisibili" e controlli che non controllano nessuno.
Il quadro: un Paese che si svuota
Tra il 2012 e il 2025 in Italia hanno chiuso 156 mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale, e il ritmo nel 2025 è salito al 3,1% l'anno. Le categorie più colpite sono le botteghe di quartiere: ambulanti (-27,3%), libri e cartolerie (-21,9%), piccoli alimentari (-17,9%), abbigliamento (-15,5%). L'artigianato ha perso 128 mila imprese in dieci anni: lavanderie, trasportatori, falegnami, calzolai, panettieri.
C'è un dato che il dibattito pubblico ignora quasi sempre. Senza le 136 mila piccole imprese aperte da stranieri nello stesso periodo, il saldo dei negozi sarebbe stato di circa -290 mila. Una parte del tessuto commerciale italiano sta già in piedi grazie agli immigrati.
Intanto la povertà si concentra proprio lì. Secondo l'Istat, nel 2024 era in povertà assoluta il 35,2% delle famiglie composte solo da stranieri, contro il 6,2% di quelle di soli italiani, e il 21,2% delle famiglie con cinque o più componenti.
E poi c'è il sommerso: nel 2023 l'economia non osservata valeva 217,5 miliardi, il 10,2% del PIL, con oltre 3,1 milioni di unità di lavoro irregolari a tempo pieno. Il lavoro nero non è affatto solo degli immigrati: è soprattutto italiano. Ma gli irregolari, stimati da ISMU in circa 339 mila, non hanno alternative.
La flat tax c'è già. Ma è fatta per chi guadagna, non per chi parte da zero
L'Italia ha da anni la sua "flat tax" per autonomi: il regime forfettario, con imposta al 5% per i primi anni e poi al 15%, scelto da più della metà delle nuove partite IVA. Funziona per il professionista che fattura 40 o 60 mila euro. Non funziona per chi ne fattura 8 mila.
Il motivo è semplice: per artigiani e commercianti l'INPS chiede un contributo minimo di circa 4.500 euro l'anno, dovuto anche se si guadagna meno o nulla. Per una persona povera, o per un immigrato che vuole aprire un'attività, quel minimo pesa molto più dell'imposta. E così si resta in nero.
In più, il forfettario ha un effetto collaterale ben documentato: la Banca d'Italia trova un forte addensamento di imprese appena sotto la soglia, e stima che uscirne costi l'equivalente del 10% del valore aggiunto. Si resta piccoli per non perdere il regime.
Cosa fanno gli altri
Altri Paesi hanno affrontato lo stesso problema con risultati alterni, e le lezioni sono chiare.
- Uruguay – monotributo social. Un regime riservato a chi è povero o vulnerabile: contributi al 25% il primo anno, 50% il secondo, 75% il terzo, senza perdere gli assegni familiari, con pensione e malattia come un dipendente e la possibilità di vendere allo Stato. Dalle 222 attività del 2012 si è arrivati a circa 23.500 nel 2025.
- Francia – micro-entrepreneur. I contributi si pagano in percentuale sull'incassato: se non incassi, non paghi. Gli iscritti sono 3,2 milioni, anche se solo la metà dichiara fatturato.
- Brasile – MEI. Una quota mensile fissa e bassissima, registrazione online gratuita, oltre 17 milioni di iscritti. Ha fatto emergere attività che esistevano già in nero, ma con un costo netto per il fisco e la trasformazione di molti dipendenti in finti autonomi.
- Germania – sussidio di avvio per disoccupati. Più che lo sconto fiscale conta l'accompagnamento: a cinque anni i partecipanti hanno più occupazione e più reddito di disoccupati simili.
Il filo comune: funziona chi fa pagare in proporzione a quanto si guadagna davvero, rende la registrazione banale e dà qualcosa in cambio. Esattamente ciò che il nostro minimale INPS non fa.
Gli invisibili non si controllano
Si sente spesso dire che prima di tutto servono i controlli. Giusto. Ma chi è fuori da ogni registro non lo controlli: non ha contratto, non ha contributi, non ha residenza. Puoi solo cercarlo per strada.
I numeri dei rimpatri lo dimostrano. Nel primo trimestre 2026 l'Italia ha emesso 4.900 ordini di espulsione e ha rimpatriato 1.900 persone: a questo ritmo, meno di 8 mila l'anno a fronte di oltre 300 mila irregolari. In tutta l'Unione, nel 2024, è stato eseguito solo il 26% degli ordini di rimpatrio.
L'emersione, invece, è a sua volta uno strumento di controllo. Chi si regolarizza viene identificato, schedato e diventa tracciabile. Lo studio più rigoroso sull'Italia, di Paolo Pinotti (Bocconi), confronta immigrati che hanno ottenuto il permesso al click day con altri che l'hanno mancato per pochi minuti: con lo status legale il tasso di criminalità si dimezza, soprattutto per i reati economici. In Spagna la regolarizzazione del 2005 ha portato circa 4.000 euro di entrate l'anno per ogni regolarizzato, senza aumento misurabile della spesa pubblica e senza effetto richiamo nel breve periodo.
Riforme a metà: tre esempi
La sanatoria del 2020. A fronte di una platea stimata in 600 mila persone, sono arrivate circa 207 mila domande. Oltre quattro anni dopo, solo il 58% dei richiedenti aveva in mano il permesso. Non per scelta politica: per mancanza di personale in prefetture e questure.
L'Ispettorato Nazionale del Lavoro. Nato nel 2015 con il Jobs Act per unificare gli ispettori di Ministero, INPS e INAIL. La fusione non è mai avvenuta: INPS e INAIL hanno tenuto i loro ispettori e l'INL è diventato un livello di coordinamento in più. Nei primi anni le ispezioni sono calate. Oggi gli ispettori sono 4.366 in tutto il Paese, e oltre il 70% delle ispezioni trova irregolarità: segno che i controlli mirati funzionano, ma sono troppo pochi. Nessun governo successivo, di qualunque colore, ha completato o cancellato la riforma.
I centri in Albania. Contratti per oltre 74 milioni solo per costruirli e centinaia di milioni stanziati per la gestione, con costi giornalieri per persona più che doppi rispetto ai centri italiani secondo le stime di ActionAid. Oggi funzionano come centri per il rimpatrio, con poche centinaia di transiti.
Il nuovo Eurodac. Nemmeno l'Europa è immune. Il 12 giugno 2026, giorno in cui è entrato in vigore il Patto su migrazione e asilo, la nuova banca dati biometrica europea, che ora registra oltre alle impronte anche volto e documenti, si è inceppata durante un aggiornamento, bloccando il servizio in diversi Stati. Secondo le autorità olandesi non era pienamente operativa nemmeno prima. Bruxelles ha parlato di normali problemi da primo giorno, ma i segnali erano noti da mesi: a metà aprile solo 11 Stati su 27, e non l'Italia, si dicevano pienamente pronti, e la Commissione segnalava carenze di personale in diversi Paesi, Italia compresa.
Sul piano tecnico l'Italia alla fine si è collegata con successo. Ma le prove di screening a Lampedusa e in Sicilia hanno mostrato quanto sia difficile impedire le fughe verso altri Paesi, e nelle prime settimane Roma ha respinto tutte le 12 richieste di trasferimento arrivate da altri Stati. Una banca dati che sa chi sei serve a poco se dopo non succede niente.
Cosa servirebbe: un sistema, non un annuncio
Il tema va affrontato come un sistema con due leve che si reggono a vicenda.
La leva del controllo.
- Frontiere e rimpatri, dove ora c'è un quadro europeo: il Patto su migrazione e asilo, in vigore dal 12 giugno 2026, e il nuovo regolamento rimpatri. Ma i rimpatri dipendono dagli accordi con i Paesi d'origine, non dal numero di agenti.
- Ispezioni guidate dai dati sui datori di lavoro, che a differenza degli irregolari sono visibili: hanno partita IVA, terreni, cantieri, consumi. L'INPS già lo fa incrociando le proprie banche dati, con risultati migliori di chi ispeziona a campione.
- Una vera integrazione delle banche dati di INPS, INL, Agenzia delle Entrate e Comuni, che conoscono residenze, affitti e territorio, con una regia unica invece di un ente in più.
La leva della gestione.
- Contributi proporzionali all'incassato, o graduali per i primi anni, al posto del minimo fisso INPS.
- Un "monotributo sociale" per chi è povero, italiano o straniero, che non faccia perdere i sostegni a chi prova a lavorare in regola.
- Canali di ingresso legali realistici e percorsi di regolarizzazione legati a un lavoro o a un'attività, anche autonoma.
- Accompagnamento all'avvio e accesso al microcredito.
Nessuna delle due leve funziona da sola. Espellere senza regolarizzare non riduce gli invisibili, perché i numeri non lo permettono. Regolarizzare senza controlli sui datori e sugli ingressi ricrea gli invisibili di domani.
Le obiezioni, per onestà
- L'effetto richiamo nel lungo periodo. Gli studi spagnoli misurano il breve periodo. Sanatorie ripetute possono far passare il messaggio che l'irregolarità prima o poi viene sanata.
- Il costo per il fisco. I regimi agevolati costano: Brasile e Uruguay ci perdono gettito. Sono una scelta di inclusione, non un affare.
- I falsi autonomi. Senza controlli, le imprese spostano i dipendenti sul regime più economico, con meno tutele e pensioni povere.
- L'equità. Un dipendente con lo stesso reddito paga di più, e la stessa Commissione europea considera il forfettario una distorsione da ridurre.
- I costi reali. Scuola, sanità e assistenza per famiglie numerose e povere sono spese vere, e il saldo per lo Stato può restare negativo per anni.
In conclusione
L'Italia non ha bisogno di inventare nulla: ha la flat tax, ha le banche dati, ha un'agenzia per le ispezioni, ha esperienze di regolarizzazione e ora un quadro europeo. Le manca la capacità di far funzionare le cose fino in fondo. Finché le riforme verranno annunciate, approvate e poi lasciate a metà, la gestione dell'immigrazione resterà quella che è: costosa, inefficace e scontentando tutti.
Fonti
- Confcommercio – desertificazione commerciale 2012-2025 (PMI.it)
- Confcommercio – primo Rapporto sul commercio (Quotidiano.net)
- CNA – 128 mila imprese artigiane perse in 10 anni (ANSA / L'Adige)
- Unioncamere – mestieri artigiani in calo (Lente Pubblica)
- Istat – povertà assoluta 2024 (Open)
- Istat – economia non osservata 2020-2023
- ISMU – irregolari 2022-2025 (Avvenire)
- INPS – contributi artigiani e commercianti 2026 (ecnews.it)
- Banca d'Italia – I costi della crescita di impresa (QEF 1018)
- BPS Uruguay – Monotributo en Uruguay 2026
- Rocha, Ulyssea, Rachter – MEI Brasile (JDE 2018)
- IAB – Caliendo e altri, sussidi di avvio in Germania
- Eunews – rimpatri UE e Italia, primo trimestre 2026
- Pinotti – Clicking on Heaven's Door (Bocconi)
- Elias, Monras, Vázquez-Grenno – regolarizzazione spagnola 2005 (IDEAS)
- Sanatoria 2020: esiti (Il Sole 24 Ore)
- INL – rapporto annuale 2025 (Certifico)
- Lavoce.info – efficacia delle ispezioni INL e INPS
- Avvenire – quanto sono costati i centri in Albania
- Euronews – Patto UE su migrazione e asilo
- Reuters – malfunzionamenti Eurodac al lancio (Internazionale)
- INPS – vigilanza mirata sul caporalato (Teleborsa)
- Commissione europea – relazione sull'attuazione del Patto, COM(2026) 196 dell'8 maggio 2026
- ANSA – Italia e trasferimenti Dublino, rapporto UE di luglio
- ISMU – L'applicazione del nuovo Patto tra avanzamenti e ritardi
Giancarlo Finesso
Quanta elettricità e quanta acqua consuma il data center che sta nascendo vicino a casa vostra? In Europa la risposta esiste, perché dal 2024 i gestori sono obbligati a comunicarla, ma è coperta per legge dal segreto. Un'inchiesta transfrontaliera coordinata da Lighthouse Reports, con richieste di accesso agli atti in tutti i 27 Stati membri, mostra che governi e Commissione si rifiutano di rendere pubblici i dati dei singoli impianti. A fine settembre la redazione ha portato il caso davanti al Comitato di controllo della Convenzione di Aarhus, proprio mentre Bruxelles vara la nuova etichetta di sostenibilità per i data center. La partita riguarda anche l'Italia, dove le richieste di allaccio alla rete per nuovi centri dati hanno superato i 100 gigawatt.
Satira — di Giancarlo Finesso
C'è chi sogna una casa al mare e chi sogna un'isola grande sette volte l'Italia, ricoperta di ghiaccio, abitata da gente che ha già detto no. Donald Trump appartiene alla seconda categoria. E come ogni grande sognatore, ha un approccio tutto suo alla geografia: secondo la giornalista Brett Simpson, intervistata da Clean Energy Wire, la sua è una visione dell'Artico rozza e imperialista, di una persona che non ha mai varcato il 66° parallelo. Ma perché andarci, quando si può comprarlo a distanza, come un attico su un sito di annunci immobiliari?
Ogni anno l'Unione europea versa agli agricoltori miliardi di euro di pagamenti diretti della Politica agricola comune (PAC). Dal 2005, però, questi aiuti non dipendono da quanto un'azienda produce: si calcolano sugli ettari dichiarati. Per incassarli basta, in molti casi, dimostrare di tenere il terreno "in condizioni idonee" al pascolo o alla coltivazione. È una scelta voluta, con ragioni precise, ma ha prodotto incongruenze che la Corte dei conti europea, la Procura europea (EPPO) e il Parlamento europeo documentano da anni: aiuti concentrati su pochi grandi beneficiari, terreni dichiarati da chi non li coltiva, pascoli "fantasma" e controlli che verificano la superficie, non il raccolto.
C'era una volta la politica che regolava le aziende. Oggi negli Stati Uniti va di moda il contrario: le grandi piattaforme tecnologiche siedono in prima fila, pagano il biglietto d'ingresso e in cambio ottengono il menu completo. Lo scrittore e attivista digitale Cory Doctorow, riprendendo un saggio di Baldur Bjarnason, la chiama technopoly: un mondo in cui pochi colossi decidono cosa sia legittimo pensare, comprare e regolare. Con una postilla di Bjarnason che vale tutto il resto: qualunque cosa gli oligarchi vogliano prendersi questo mese, la ottengono.
Satira – i fatti sono veri, il tono no.
C'è un'opera pubblica italiana che non ha mai sforato i tempi, perché i tempi non sono mai cominciati: la sugar tax. Nata con la legge di bilancio 2020, attesa per l'ottobre di quell'anno, rinviata otto volte e ora pronta al nono slittamento. Il primo gennaio 2027 resterà, ancora una volta, una data sul calendario e non sullo scontrino.

































