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Il malessere di una generazione con poche immagini - geniale.
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film eccezionale di 14 anni fa - una generazione che poteva ancora far qualcosa per salvare il pianeta non ha fatto nulla, anzi ne ha aggravato lo stato, a vantaggio di pochissimi imprenditori senza scrupoli...
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un documentario sul lavoro della nostra Albanese
Un documentario di Arte.tv che illustra il lavoro dell'Albanese....
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Gaber e gli americani
Ci sono testi che invecchiano male e testi che, a distanza di decenni, sembrano scritti stamattina. Il monologo "L'America" di Giorgio Gaber e Sandro Luporini appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Nato dentro la stagione del teatro-canzone, il genere che la coppia ha inventato mescolando canzoni e prosa, è stato portato in scena da Gaber in più versioni, aggiornandolo di volta in volta: in quella più conosciuta compaiono persino Reagan e Clinton, segno che il bersaglio non era un presidente in particolare, ma un modo di guardare il mondo.
Riascoltarlo oggi, tra dazi, guerre commerciali, basi militari e "missioni di pace", fa un certo effetto.
Tecnologia
Ci avevano promesso che presto un assistente di intelligenza artificiale avrebbe fatto la spesa online al posto nostro: confrontare i prezzi su decine di siti, scegliere l'offerta migliore, completare l'acquisto. Eppure i grandi negozi online stanno facendo di tutto per tenere fuori questi "agenti". Secondo lo scrittore e attivista Cory Doctorow il motivo è semplice: buona parte dei guadagni dei colossi dell'e-commerce si regge su prezzi opachi, e un software capace di confrontarli davvero rovinerebbe il gioco. Vediamo quali sono queste pratiche, cosa dicono le autorità e come difendersi.
Una vulnerabilità critica scoperta nel cuore stesso di WordPress sta mettendo a rischio milioni di siti in tutto il mondo, Italia compresa. La falla, identificata come CVE-2026-119977, permette a un attaccante non autenticato di eseguire codice sul server proprio durante la finestra di aggiornamento del software, nel momento in cui l'amministratore pensa di stare rendendo il proprio sito più sicuro. L'agenzia statunitense per la cybersecurity CISA ha confermato che la falla viene già sfruttata attivamente e ha imposto alle agenzie federali americane una scadenza di pochi giorni per applicare la correzione: il 6 novembre 2026.
Il 2 novembre 2026 il blog ufficiale della Document Foundation, la fondazione che sviluppa LibreOffice, ha pubblicato un'intervista a Mišo Oroz, fondatore di Zerolock, una piccola società informatica di Spirano, in provincia di Bergamo, che dall'inizio del 2026 migra uffici da 2 a 20 postazioni da Windows e Microsoft Office a Linux, KDE Plasma e LibreOffice. È uno dei pochi casi italiani documentati di migrazione desktop in piccole imprese non tecniche, e offre indicazioni concrete su cosa funziona, dove gli utenti inciampano e come organizzare il passaggio.
Un disco da 1 TB quasi pieno, ma il programma che dovrebbe mostrarti dove finisce lo spazio ne conta poco più di 300 GB. Mancano all'appello circa 600 GB: file cancellati male? Disco guasto? Partizione sbagliata? Nessuna di queste. Ecco come abbiamo trovato i dati "invisibili" passo dopo passo, quali programmi abbiamo usato e cosa insegna questo caso a chiunque ricicli un vecchio disco di sistema o usi Dropbox, OneDrive e servizi simili.
Per anni le stampanti HP sono state una scelta quasi automatica, in casa come in ufficio. Oggi, quando un cliente ci chiede quale stampante comprare, rispondiamo in modo diverso: non consigliamo più HP. Non per un difetto tecnico, ma per una scelta precisa dell'azienda, ripetuta e rivendicata negli anni: usare aggiornamenti del firmware per decidere da remoto quali cartucce possono funzionare nella stampante che il cliente ha pagato. In questo articolo raccogliamo le critiche documentate, le sanzioni e le cause che ne sono seguite, e spieghiamo cosa fare se una HP ce l'avete già.
Una startup israeliana finora rimasta nell'ombra, 42AI, è uscita dalla fase di stealth annunciando una raccolta seed da 62,5 milioni di dollari e un sistema che promette di fare qualcosa che nessun modello linguistico generativo sa fare bene: prevedere come si comporterà una persona specifica, anche in situazioni che non ha mai affrontato prima. Il progetto, sviluppato in tre anni attingendo a psicologia, neuroscienze e genetica, è già in uso da dieci grandi broker finanziari per gestire liquidità, margini e coperture di rischio.
Il 3 novembre 2026 il progetto openSUSE ha pubblicato Leap 16.1, primo aggiornamento minore della serie 16 della distribuzione Linux comunitaria costruita sugli stessi sorgenti di SUSE Linux Enterprise Server, arrivato lo stesso giorno anch'esso alla versione 16.1. La novità principale è la modalità immutabile integrata: chi installa può scegliere tra un sistema tradizionale e uno con file di sistema in sola lettura e aggiornamenti annullabili, mentre la distribuzione separata Leap Micro viene chiusa. Per una PMI che gestisce in casa server, macchine virtuali o piccoli dispositivi periferici significa avere un'unica base Linux, senza costi di licenza, con un percorso dichiarato verso il supporto commerciale.
Google ha presentato Gemini 4 Carbon, il nuovo modello di punta della famiglia Gemini che, secondo l'azienda, segna il salto più netto mai fatto in due ambiti specifici: la sicurezza informatica e i progetti di ingegneria che richiedono giorni di lavoro autonomo su basi di codice complesse. L'annuncio, arrivato il 29 ottobre 2026, a sole due settimane dal debutto di Gemini 4 Argon, non apre le porte a tutti: Google ha scelto di distribuire Carbon prima ai team di cyberdifesa, riservandosi di ampliare l'accesso più avanti attraverso un programma dedicato chiamato Fairwind.
Energia
Il 26 ottobre 2026 ENEA ha presentato a Roma, alla Centrale Montemartini, i risultati del primo anno di attuazione del Programma di Ricerca Nucleare (PRN) 2025-2028, lo strumento con cui l'Italia finanzia oggi la ricerca pubblica su fissione avanzata, fusione e applicazioni non energetiche del nucleare. Il programma nasce da un Accordo di Programma tra il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ed ENEA, è attuato insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e coinvolge i centri ENEA di Frascati, Brasimone, Casaccia e Bologna, oltre al Consorzio RFX di Padova. All'evento, aperto dal ministro Gilberto Pichetto Fratin e dalla presidente ENEA Francesca Mariotti, hanno preso parte anche il presidente del CNR Andrea Lenzi e il direttore del Dipartimento Nucleare di ENEA, Alessandro Dodaro.
TRL 3-5 — Ricerca sperimentale/Dimostrazione: il primo anno del PRN chiude studi di fattibilità e progetti di infrastrutture sperimentali propedeutici a futuri bandi e contratti industriali, non ancora componenti o impianti realizzati
Impatto potenziale: alto
Cambiare combustibile a un forno industriale, di solito, significa fermare la produzione, sostituire bruciatori e strumenti di misura, e riqualificare il personale. A Simmerath, nell'Eifel tedesca, un consorzio guidato dal Forschungszentrum Jülich e dall'azienda schwartz Gruppe ha dimostrato che non deve essere necessariamente così: un impianto pilota presentato il 30 settembre 2026 ha superato i primi test passando dal gas naturale all'idrogeno puro, e viceversa, senza interrompere il riscaldamento delle lamiere d'acciaio a oltre 900°C. Il progetto si chiama HyHeat e punta a un problema molto concreto: decine di migliaia di forni industriali in tutta Europa che oggi bruciano gas fossile e che, senza una soluzione di questo tipo, rischiano di restare bloccati in attesa di una fornitura di idrogeno stabile e a basso costo che ancora non esiste.
TRL 5-6 — Dimostrazione/prototipo: impianto pilota in funzione che riproduce una sezione di un forno industriale reale, con test di cambio combustibile riusciti nel 2026 e una fase dimostrativa che proseguirà fino a fine anno, non ancora un prodotto commerciale completo
Impatto potenziale: medio
In Australia è partito lo studio di ingegneria per quella che, se costruita, sarà la più grande batteria termica del paese collegata a un impianto industriale: 360 megawattora di calore immagazzinato non in celle al litio, ma in migliaia di mattoni refrattari portati a temperature altissime con elettricità rinnovabile. A svilupparla sono Rio Tinto e Rondo Energy, azienda californiana specializzata in accumulo termico ad alta temperatura, per la raffineria di allumina di Yarwun, vicino a Gladstone, nel Queensland. È un progetto pensato per sostituire gas naturale e carbone in uno dei processi industriali più difficili da elettrificare: la produzione di vapore a pressione elevata su scala continua.
TRL 7-8 — Pre-commerciale: la tecnologia di base (Rondo Heat Battery) è già commerciale e in funzione su impianti da 100 MWh negli Stati Uniti e in costruzione in Germania, ma l'applicazione a una raffineria di allumina è ancora alla fase di studio di ingegneria (FEED), prima di un'eventuale decisione di investimento
Impatto potenziale: alto
Negli Stati Uniti, dove le reti di distribuzione elettrica devono già fare i conti con eventi meteorologici sempre più estremi, domanda crescente da veicoli elettrici e data center e un numero crescente di attacchi informatici alle infrastrutture critiche, testare le modifiche alla rete prima di realizzarle sul campo è diventato un'esigenza concreta. È da questo problema che nasce il Digital Twin Studio, un ambiente di simulazione per reti di distribuzione elettrica in fase di realizzazione alla Stony Brook University, a New York, con il coordinamento del centro di ricerca GrIDD (Center for Grid Innovation Development and Deployment) e il contributo scientifico del Brookhaven National Laboratory.
TRL 4 — Dimostrazione/prototipo: piattaforma di simulazione in fase di realizzazione, con una prima versione minima funzionante prevista per dicembre 2026, non ancora un sistema operativo su reti reali
Impatto potenziale: medio
Nel 1969 un gruppo di fisici britannici usò per la prima volta la tecnica dello scattering Thomson per misurare, su un tokamak sovietico, una temperatura degli elettroni del plasma superiore ai 10 milioni di gradi: la soglia simbolica di 1.000 elettronvolt (1 keV) che da allora segna uno dei primi veri banchi di prova per qualunque tentativo di fusione nucleare controllata. L'8 ottobre 2026 quella stessa soglia è stata superata, per la prima volta, da una macchina a fusione a bersaglio magnetizzato (Magnetized Target Fusion, MTF): la Lawson Machine 26 (LM26) della canadese General Fusion ha raggiunto 1,1 keV, pari a circa 12,6 milioni di gradi, con la misura realizzata — di nuovo con lo scattering Thomson — insieme all'agenzia nucleare britannica UKAEA (UK Atomic Energy Authority), erede diretta di quella prima misurazione del 1969.
TRL 3-4 — Ricerca sperimentale/Dimostrazione: principio fisico di riscaldamento del plasma validato su un dimostratore di laboratorio, lontano dal pareggio energetico e da qualsiasi applicazione commerciale
Impatto potenziale: alto
Negli Stati Uniti, in un angolo rurale dello Utah meridionale, è appena successo qualcosa che i geologi aspettavano da decenni: una centrale geotermica ha iniziato a vendere elettricità pur non trovandosi su un vulcano, su una faglia idrotermale o su una delle rare aree del pianeta dove acqua calda e permeabilità delle rocce si incontrano naturalmente. Cape Station, il progetto dell'azienda americana Fervo Energy nella contea di Beaver, ha raggiunto l'operatività commerciale il 30 settembre 2026, un giorno prima del previsto, diventando secondo l'azienda il primo impianto geotermico "a sistemi avanzati" (Enhanced Geothermal Systems, EGS) di tipo greenfield, costruito da zero, a raggiungere questo traguardo su scala industriale in qualsiasi parte del mondo.
TRL 8 — Pre-commerciale: primo blocco da 33 MW in esercizio commerciale e in vendita di energia, con gli altri due blocchi della Fase 1 ancora in fase di collaudo; la tecnologia EGS nel suo complesso è quindi all'inizio della scalatura industriale, non ancora una soluzione matura e diffusa
Impatto potenziale: alto
Dal 2028 il prezzo della CO2 non riguarderà più soltanto centrali elettriche, acciaierie e cementifici: entrerà direttamente nelle bollette del riscaldamento e nel pieno di benzina e gasolio. È l'effetto dell'ETS 2, il secondo sistema europeo di scambio delle quote di emissione, che affianca l'ETS "storico" in vigore dal 2005. Due strumenti con lo stesso nome e la stessa logica, ma con impatti, platee e problemi molto diversi.
Il tema è tornato al centro del dibattito dopo il rinvio di un anno dell'ETS 2, le correzioni sul tetto di prezzo approvate a giugno 2026 e la proposta di revisione dell'ETS 1 presentata dalla Commissione il 17 luglio 2026. In Germania un intervento dell'ingegnere civile e saggista Gerhard Hübener su energiezukunft.eu arriva a chiedere un vero "piano B". Proviamo a mettere ordine: cosa sono i due ETS, quanto costano, perché pesano sulla competitività rispetto ai concorrenti extra-UE e, soprattutto, dove finiscono i soldi: allo Stato o all'Unione Europea?
Ogni ricerca online, ogni video in streaming e soprattutto ogni domanda posta a un'intelligenza artificiale passa da un data center. Con la corsa all'AI generativa queste "fabbriche del digitale" stanno crescendo a ritmi mai visti, e con loro i consumi di elettricità e di acqua. Già nel 2022, secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, i data center del mondo avevano consumato circa 460 TWh: quanto l'intera Francia in un anno. La domanda non è più se servano, ma come farli funzionare sprecando il meno possibile. Le proposte sul tavolo sono molte, dalla ricerca italiana alle nuove regole europee: vediamo le principali.
Ecosostenibile
Il 29 ottobre 2026, alla COP17 sulla biodiversità di Erevan, in Armenia, le Nazioni Unite hanno riconosciuto ForestaMi, il progetto di forestazione urbana dell'area metropolitana di Milano, come World Restoration Flagship: una delle migliori esperienze al mondo di ripristino degli ecosistemi su larga scala e di lungo periodo. È l'unico progetto europeo tra i cinque premiati nel 2026 e il primo italiano a ricevere il riconoscimento. L'obiettivo dichiarato è piantare tre milioni di alberi entro il 2030, circa uno per abitante della Città metropolitana.
Questo articolo racconta un progetto di ricerca e sperimentazione ancora nelle fasi iniziali, non un intervento già realizzato sul territorio: SHARE.MedWATER, finanziato dal programma Interreg Euro-MED, è partito a settembre 2025 e mira a dimostrare come l'acqua piovana, le acque grigie e le acque reflue depurate possano diventare una risorsa gestita in modo collettivo, soprattutto nelle aree rurali e insulari del Mediterraneo. Per l'Italia è coinvolto il Comune di Cervia, in Emilia-Romagna, dove sarà sperimentato il riuso delle acque meteoriche.
Valencia ha chiuso a fine 2025 il progetto Renaturaliza València, avviato nel 2022 e finanziato con fondi europei: oltre 60 piccoli interventi diffusi nei quartieri, un giardino per gli impollinatori lungo il vecchio alveo del fiume Turia, orti urbani a Orriols e un giardino mediterraneo nell'area dell'ex sito dei Gesuiti. L'idea di fondo è usare soluzioni basate sulla natura per aumentare il verde della città e, insieme, creare habitat per insetti e uccelli.
Progetto in costruzione, non ancora operativo. A El Paso, città texana al confine con il Messico, il gestore idrico El Paso Water sta costruendo il Pure Water Center, un impianto che prenderà l'acqua uscita dal depuratore, la porterà a standard potabili e la immetterà direttamente nella rete di distribuzione, senza passare da fiumi, falde o serbatoi intermedi. Sarà il primo impianto di questo tipo, su scala municipale, negli Stati Uniti. La capacità prevista è di 10 milioni di galloni al giorno, circa 38mila metri cubi.
Barcellona, Spagna. Questa è una ricerca basata su un modello meteorologico validato con misure sul campo, non un intervento già realizzato in città. Il gruppo dell'Institut de Ciència i Tecnologia Ambientals dell'Università Autonoma di Barcellona (ICTA-UAB) ha simulato che cosa fanno gli alberi lungo le strade dense quando il caldo estremo si somma alla siccità. Il risultato è netto: con il suolo ben umido la traspirazione abbassa l'aria di 1,2-1,7 gradi, ma quando l'acqua manca le piante chiudono gli stomi e questo effetto si spegne quasi del tutto. A restare è l'ombra, che conserva tra il 71% e il 97% della protezione per il comfort termico di chi cammina.
Attenzione: si tratta di un progetto di ricerca ancora in corso, non di un prodotto già sul mercato. POLYMERS-5B è un'iniziativa europea che vuole ricavare plastiche di origine biologica dagli scarti della filiera del pomodoro e dell'olio d'oliva, due colonne dell'agroindustria mediterranea. Il lavoro è partito il 1 giugno 2024 e durerà fino al 31 maggio 2028.
Nel distretto inglese di Mid Sussex, nel sud-est del Regno Unito, la raccolta dell'umido porta casa per casa il cambiamento più grande dei servizi comunali degli ultimi anni: in sei mesi, dal 3 novembre 2025, sono state recuperate 3.083 tonnellate di scarti alimentari, circa 17 tonnellate al giorno. A partecipare ogni settimana sono oltre 72.000 famiglie, comprese 7.000 che vivono in condomini. Il segreto è un calendario ribattezzato "1, 2, 3" che sposta il rifiuto indifferenziato a una raccolta ogni tre settimane.
New York ha avviato un progetto pilota di un anno per capire se il riuso dei materiali da costruzione possa diventare una filiera vera. L'ente di sviluppo economico della città, NYCEDC, ha affidato a una piccola impresa di Brooklyn la gestione di un hub dove recuperare, stoccare, selezionare e rivendere materiali edili, nel complesso MADE Bush Terminal a Sunset Park.
Democracy
La democrazia digitale (o e-democracy) è l'uso delle tecnologie digitali per permettere ai cittadini di informarsi, discutere, proporre e partecipare alle decisioni pubbliche: dalle consultazioni online alle firme digitali per i referendum, dai bilanci partecipativi alle piattaforme per chiedere atti alla pubblica amministrazione. Non sostituisce la democrazia rappresentativa, ma la affianca, aprendo nuovi canali tra chi governa e chi è governato.
In questa guida, aggiornata a novembre 2026, spieghiamo come funziona, quali modelli esistono, gli esempi più riusciti nel mondo e in Italia, gli strumenti che chiunque può usare oggi e i rischi da conoscere. Per ogni piattaforma trovi il link alla scheda completa e l'Indice PINET, la nostra valutazione su 16 punti.
Mentre PNRR e Piano Mattei soffrono di Sindrome da Opacità Ciclica, dal 2012 lo Stato ha in casa un antidoto funzionante. Lo ha tenuto in vita ma non lo ha mai somministrato altrove.
Nel nostro precedente articolo, Sindrome da Opacità Ciclica: il bollettino medico della politica italiana, abbiamo descritto la malattia più contagiosa della politica italiana. Ogni governo arriva, promette la casa di vetro, annuncia piani da miliardi e poi, quando si chiede dove finiscano i soldi, risponde con tabelle aggregate e progetti che spariscono da una relazione all'altra.
C'è però un dettaglio che rende il quadro clinico ancora più paradossale: la terapia esiste già. È italiana, è pubblica e funziona da quattordici anni. Si chiama OpenCoesione.
In queste settimane PINET ha pubblicato quasi quaranta schede dedicate alla democrazia digitale: piattaforme open source per la partecipazione, strumenti di accesso agli atti, assemblee estratte a sorte, app per segnalare una buca al Comune. Questo articolo le raccoglie tutte in un'unica pagina, divise per tipo, con una riga di sintesi, il Paese d'origine, l'Indice PINET e il link alla scheda completa.
Se cerchi prima una spiegazione generale, leggi la nostra guida Democrazia digitale: cos'è, esempi e strumenti.
Shareabouts è l'applicazione open source, sviluppata dalla no-profit newyorkese OpenPlans e lanciata nel novembre 2011, con cui le amministrazioni raccolgono le proposte dei cittadini direttamente su una mappa: chiunque può mettere un segnaposto, descrivere un'idea, commentare quelle degli altri e sostenerle con un clic. Il suo primo impiego — la scelta dei luoghi per le stazioni del bike sharing Citi Bike di New York — ha raccolto oltre 10.000 proposte e 65.000 voti di sostegno.
MOPA (Monitoria Participativa Maputo) è il sistema con cui i cittadini della capitale del Mozambico segnalano al Comune i problemi nella raccolta dei rifiuti — cassonetti pieni, rifiuti non raccolti, discariche abusive — tramite app, sito web o telefono cellulare. Costruito su software open source e sullo standard aperto Open311, in poco più di un anno ha raccolto oltre 6.800 segnalazioni, risolte in più dell'88% dei casi.
Mzalendo ("patriota" in swahili) è il sito indipendente e apartitico che dal 2005 permette ai cittadini keniani di seguire l'attività del Parlamento: presenze, interventi, spese e contatti dei singoli deputati. Dalla sua ricostruzione tecnica è nato Pombola, il software open source che oggi alimenta siti di monitoraggio parlamentare in Ghana, Nigeria, Sudafrica e Zimbabwe.
Ushahidi ("testimonianza" in swahili) è la piattaforma open source nata in Kenya nel 2008 che raccoglie segnalazioni dei cittadini — via SMS, email, web o social network — e le colloca su una mappa. Creata per documentare le violenze seguite alle contestate elezioni presidenziali keniote del 2007, è diventata uno degli strumenti di civic tech più usati al mondo: nel 2017 risultava installata oltre 125.000 volte in più di 160 Paesi.
Adopt-a-Hydrant è l'applicazione web open source realizzata nel 2011 da Code for America con i vigili del fuoco di Boston: i cittadini scelgono su una mappa un idrante vicino a casa, lo "adottano" e si impegnano a liberarlo dalla neve dopo le tempeste invernali, così che resti accessibile in caso di incendio. Il codice, pubblico e riutilizzabile, è stato adattato da numerose città americane per sirene anti-tsunami, tombini e altri beni pubblici.
Politica
Tra novembre 2026 e il 2029 cinque grandi Paesi europei vanno al voto, e in ciascuno un partito della destra nazionalista o conservatrice è al governo o in testa ai sondaggi: il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella in Francia, Reform UK di Nigel Farage nel Regno Unito, Vox di Santiago Abascal in Spagna, Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni in Italia e Alternative für Deutschland (AfD) di Alice Weidel in Germania. Spesso vengono raccontati come un blocco unico, ma sull'Europa hanno obiettivi diversi, e diverse proposte, se applicate insieme, entrerebbero in contrasto tra loro. Li mettiamo a confronto, partendo da ciò che hanno scritto e dichiarato, e vediamo quali scenari si aprirebbero con una loro vittoria, con gli argomenti di chi li sostiene e di chi li critica.
Pochi millisecondi dopo l'apertura di un sito satirico spagnolo, i dati di navigazione di un utente sono stati trasmessi a un indirizzo registrato a Gazprom, il colosso energetico statale russo. Lo ha documentato un'inchiesta di Follow the Money pubblicata il 31 ottobre, che ha seguito per mesi il percorso dei dati raccolti attraverso le aste pubblicitarie automatizzate. La vicenda riguarda tutti i cittadini europei: mostra come il sistema che decide quale annuncio vediamo possa diventare un canale di raccolta di informazioni personali verso Paesi terzi, nello stesso momento in cui l'UE discute di semplificare le proprie regole sulla privacy.
Il 21 ottobre la Procura europea (EPPO) ha perquisito gli uffici amministrativi del gruppo Patrioti per l'Europa (PfE) nelle sedi del Parlamento europeo di Bruxelles e Strasburgo. L'indagine, aperta nel luglio 2025, riguarda l'uso dei fondi pubblici da parte di Identità e Democrazia (ID), il gruppo di estrema destra della scorsa legislatura di cui facevano parte anche la Lega, il Rassemblement national e l'AfD. Secondo i servizi finanziari del Parlamento, ID avrebbe speso in modo indebito almeno 4,33 milioni di euro tra il 2019 e il 2024. La notizia, data da Euronews ed EUobserver, riapre una domanda che riguarda tutti i contribuenti europei: chi controlla davvero i soldi che i gruppi politici ricevono dal bilancio dell'Unione?
Dal PNRR al Piano Mattei, la malattia più contagiosa del Paese non è mai stata debellata. Anzi, a ogni legislatura si riparte da zero, con entusiasmo.
Esiste in Italia una patologia che non compare nei manuali di medicina ma che ogni cittadino conosce benissimo. I ricercatori, cioè chiunque abbia provato a leggere un documento governativo, l'hanno battezzata Sindrome da Opacità Ciclica (SOC). Colpisce indistintamente destra, sinistra, centro, tecnici e governi "dei migliori". Ha un'incubazione brevissima: si manifesta di solito tra il giuramento al Quirinale e la prima conferenza stampa.
L'Italia ha già quasi tutti gli strumenti per far emergere il lavoro nero, integrare chi lavora e controllare chi non ha diritto di restare. Il problema è che li costruisce a metà e poi li lascia lì. Il risultato: negozi che chiudono, famiglie povere, centinaia di migliaia di "invisibili" e controlli che non controllano nessuno.
Il quadro: un Paese che si svuota
Tra il 2012 e il 2025 in Italia hanno chiuso 156 mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale, e il ritmo nel 2025 è salito al 3,1% l'anno. Le categorie più colpite sono le botteghe di quartiere: ambulanti (-27,3%), libri e cartolerie (-21,9%), piccoli alimentari (-17,9%), abbigliamento (-15,5%). L'artigianato ha perso 128 mila imprese in dieci anni: lavanderie, trasportatori, falegnami, calzolai, panettieri.
C'è un dato che il dibattito pubblico ignora quasi sempre. Senza le 136 mila piccole imprese aperte da stranieri nello stesso periodo, il saldo dei negozi sarebbe stato di circa -290 mila. Una parte del tessuto commerciale italiano sta già in piedi grazie agli immigrati.
Intanto la povertà si concentra proprio lì. Secondo l'Istat, nel 2024 era in povertà assoluta il 35,2% delle famiglie composte solo da stranieri, contro il 6,2% di quelle di soli italiani, e il 21,2% delle famiglie con cinque o più componenti.
E poi c'è il sommerso: nel 2023 l'economia non osservata valeva 217,5 miliardi, il 10,2% del PIL, con oltre 3,1 milioni di unità di lavoro irregolari a tempo pieno. Il lavoro nero non è affatto solo degli immigrati: è soprattutto italiano. Ma gli irregolari, stimati da ISMU in circa 339 mila, non hanno alternative.
La flat tax c'è già. Ma è fatta per chi guadagna, non per chi parte da zero
L'Italia ha da anni la sua "flat tax" per autonomi: il regime forfettario, con imposta al 5% per i primi anni e poi al 15%, scelto da più della metà delle nuove partite IVA. Funziona per il professionista che fattura 40 o 60 mila euro. Non funziona per chi ne fattura 8 mila.
Il motivo è semplice: per artigiani e commercianti l'INPS chiede un contributo minimo di circa 4.500 euro l'anno, dovuto anche se si guadagna meno o nulla. Per una persona povera, o per un immigrato che vuole aprire un'attività, quel minimo pesa molto più dell'imposta. E così si resta in nero.
In più, il forfettario ha un effetto collaterale ben documentato: la Banca d'Italia trova un forte addensamento di imprese appena sotto la soglia, e stima che uscirne costi l'equivalente del 10% del valore aggiunto. Si resta piccoli per non perdere il regime.
Cosa fanno gli altri
Altri Paesi hanno affrontato lo stesso problema con risultati alterni, e le lezioni sono chiare.
- Uruguay – monotributo social. Un regime riservato a chi è povero o vulnerabile: contributi al 25% il primo anno, 50% il secondo, 75% il terzo, senza perdere gli assegni familiari, con pensione e malattia come un dipendente e la possibilità di vendere allo Stato. Dalle 222 attività del 2012 si è arrivati a circa 23.500 nel 2025.
- Francia – micro-entrepreneur. I contributi si pagano in percentuale sull'incassato: se non incassi, non paghi. Gli iscritti sono 3,2 milioni, anche se solo la metà dichiara fatturato.
- Brasile – MEI. Una quota mensile fissa e bassissima, registrazione online gratuita, oltre 17 milioni di iscritti. Ha fatto emergere attività che esistevano già in nero, ma con un costo netto per il fisco e la trasformazione di molti dipendenti in finti autonomi.
- Germania – sussidio di avvio per disoccupati. Più che lo sconto fiscale conta l'accompagnamento: a cinque anni i partecipanti hanno più occupazione e più reddito di disoccupati simili.
Il filo comune: funziona chi fa pagare in proporzione a quanto si guadagna davvero, rende la registrazione banale e dà qualcosa in cambio. Esattamente ciò che il nostro minimale INPS non fa.
Gli invisibili non si controllano
Si sente spesso dire che prima di tutto servono i controlli. Giusto. Ma chi è fuori da ogni registro non lo controlli: non ha contratto, non ha contributi, non ha residenza. Puoi solo cercarlo per strada.
I numeri dei rimpatri lo dimostrano. Nel primo trimestre 2026 l'Italia ha emesso 4.900 ordini di espulsione e ha rimpatriato 1.900 persone: a questo ritmo, meno di 8 mila l'anno a fronte di oltre 300 mila irregolari. In tutta l'Unione, nel 2024, è stato eseguito solo il 26% degli ordini di rimpatrio.
L'emersione, invece, è a sua volta uno strumento di controllo. Chi si regolarizza viene identificato, schedato e diventa tracciabile. Lo studio più rigoroso sull'Italia, di Paolo Pinotti (Bocconi), confronta immigrati che hanno ottenuto il permesso al click day con altri che l'hanno mancato per pochi minuti: con lo status legale il tasso di criminalità si dimezza, soprattutto per i reati economici. In Spagna la regolarizzazione del 2005 ha portato circa 4.000 euro di entrate l'anno per ogni regolarizzato, senza aumento misurabile della spesa pubblica e senza effetto richiamo nel breve periodo.
Riforme a metà: tre esempi
La sanatoria del 2020. A fronte di una platea stimata in 600 mila persone, sono arrivate circa 207 mila domande. Oltre quattro anni dopo, solo il 58% dei richiedenti aveva in mano il permesso. Non per scelta politica: per mancanza di personale in prefetture e questure.
L'Ispettorato Nazionale del Lavoro. Nato nel 2015 con il Jobs Act per unificare gli ispettori di Ministero, INPS e INAIL. La fusione non è mai avvenuta: INPS e INAIL hanno tenuto i loro ispettori e l'INL è diventato un livello di coordinamento in più. Nei primi anni le ispezioni sono calate. Oggi gli ispettori sono 4.366 in tutto il Paese, e oltre il 70% delle ispezioni trova irregolarità: segno che i controlli mirati funzionano, ma sono troppo pochi. Nessun governo successivo, di qualunque colore, ha completato o cancellato la riforma.
I centri in Albania. Contratti per oltre 74 milioni solo per costruirli e centinaia di milioni stanziati per la gestione, con costi giornalieri per persona più che doppi rispetto ai centri italiani secondo le stime di ActionAid. Oggi funzionano come centri per il rimpatrio, con poche centinaia di transiti.
Il nuovo Eurodac. Nemmeno l'Europa è immune. Il 12 giugno 2026, giorno in cui è entrato in vigore il Patto su migrazione e asilo, la nuova banca dati biometrica europea, che ora registra oltre alle impronte anche volto e documenti, si è inceppata durante un aggiornamento, bloccando il servizio in diversi Stati. Secondo le autorità olandesi non era pienamente operativa nemmeno prima. Bruxelles ha parlato di normali problemi da primo giorno, ma i segnali erano noti da mesi: a metà aprile solo 11 Stati su 27, e non l'Italia, si dicevano pienamente pronti, e la Commissione segnalava carenze di personale in diversi Paesi, Italia compresa.
Sul piano tecnico l'Italia alla fine si è collegata con successo. Ma le prove di screening a Lampedusa e in Sicilia hanno mostrato quanto sia difficile impedire le fughe verso altri Paesi, e nelle prime settimane Roma ha respinto tutte le 12 richieste di trasferimento arrivate da altri Stati. Una banca dati che sa chi sei serve a poco se dopo non succede niente.
Cosa servirebbe: un sistema, non un annuncio
Il tema va affrontato come un sistema con due leve che si reggono a vicenda.
La leva del controllo.
- Frontiere e rimpatri, dove ora c'è un quadro europeo: il Patto su migrazione e asilo, in vigore dal 12 giugno 2026, e il nuovo regolamento rimpatri. Ma i rimpatri dipendono dagli accordi con i Paesi d'origine, non dal numero di agenti.
- Ispezioni guidate dai dati sui datori di lavoro, che a differenza degli irregolari sono visibili: hanno partita IVA, terreni, cantieri, consumi. L'INPS già lo fa incrociando le proprie banche dati, con risultati migliori di chi ispeziona a campione.
- Una vera integrazione delle banche dati di INPS, INL, Agenzia delle Entrate e Comuni, che conoscono residenze, affitti e territorio, con una regia unica invece di un ente in più.
La leva della gestione.
- Contributi proporzionali all'incassato, o graduali per i primi anni, al posto del minimo fisso INPS.
- Un "monotributo sociale" per chi è povero, italiano o straniero, che non faccia perdere i sostegni a chi prova a lavorare in regola.
- Canali di ingresso legali realistici e percorsi di regolarizzazione legati a un lavoro o a un'attività, anche autonoma.
- Accompagnamento all'avvio e accesso al microcredito.
Nessuna delle due leve funziona da sola. Espellere senza regolarizzare non riduce gli invisibili, perché i numeri non lo permettono. Regolarizzare senza controlli sui datori e sugli ingressi ricrea gli invisibili di domani.
Le obiezioni, per onestà
- L'effetto richiamo nel lungo periodo. Gli studi spagnoli misurano il breve periodo. Sanatorie ripetute possono far passare il messaggio che l'irregolarità prima o poi viene sanata.
- Il costo per il fisco. I regimi agevolati costano: Brasile e Uruguay ci perdono gettito. Sono una scelta di inclusione, non un affare.
- I falsi autonomi. Senza controlli, le imprese spostano i dipendenti sul regime più economico, con meno tutele e pensioni povere.
- L'equità. Un dipendente con lo stesso reddito paga di più, e la stessa Commissione europea considera il forfettario una distorsione da ridurre.
- I costi reali. Scuola, sanità e assistenza per famiglie numerose e povere sono spese vere, e il saldo per lo Stato può restare negativo per anni.
In conclusione
L'Italia non ha bisogno di inventare nulla: ha la flat tax, ha le banche dati, ha un'agenzia per le ispezioni, ha esperienze di regolarizzazione e ora un quadro europeo. Le manca la capacità di far funzionare le cose fino in fondo. Finché le riforme verranno annunciate, approvate e poi lasciate a metà, la gestione dell'immigrazione resterà quella che è: costosa, inefficace e scontentando tutti.
Fonti
- Confcommercio – desertificazione commerciale 2012-2025 (PMI.it)
- Confcommercio – primo Rapporto sul commercio (Quotidiano.net)
- CNA – 128 mila imprese artigiane perse in 10 anni (ANSA / L'Adige)
- Unioncamere – mestieri artigiani in calo (Lente Pubblica)
- Istat – povertà assoluta 2024 (Open)
- Istat – economia non osservata 2020-2023
- ISMU – irregolari 2022-2025 (Avvenire)
- INPS – contributi artigiani e commercianti 2026 (ecnews.it)
- Banca d'Italia – I costi della crescita di impresa (QEF 1018)
- BPS Uruguay – Monotributo en Uruguay 2026
- Rocha, Ulyssea, Rachter – MEI Brasile (JDE 2018)
- IAB – Caliendo e altri, sussidi di avvio in Germania
- Eunews – rimpatri UE e Italia, primo trimestre 2026
- Pinotti – Clicking on Heaven's Door (Bocconi)
- Elias, Monras, Vázquez-Grenno – regolarizzazione spagnola 2005 (IDEAS)
- Sanatoria 2020: esiti (Il Sole 24 Ore)
- INL – rapporto annuale 2025 (Certifico)
- Lavoce.info – efficacia delle ispezioni INL e INPS
- Avvenire – quanto sono costati i centri in Albania
- Euronews – Patto UE su migrazione e asilo
- Reuters – malfunzionamenti Eurodac al lancio (Internazionale)
- INPS – vigilanza mirata sul caporalato (Teleborsa)
- Commissione europea – relazione sull'attuazione del Patto, COM(2026) 196 dell'8 maggio 2026
- ANSA – Italia e trasferimenti Dublino, rapporto UE di luglio
- ISMU – L'applicazione del nuovo Patto tra avanzamenti e ritardi
Giancarlo Finesso
Quanta elettricità e quanta acqua consuma il data center che sta nascendo vicino a casa vostra? In Europa la risposta esiste, perché dal 2024 i gestori sono obbligati a comunicarla, ma è coperta per legge dal segreto. Un'inchiesta transfrontaliera coordinata da Lighthouse Reports, con richieste di accesso agli atti in tutti i 27 Stati membri, mostra che governi e Commissione si rifiutano di rendere pubblici i dati dei singoli impianti. A fine settembre la redazione ha portato il caso davanti al Comitato di controllo della Convenzione di Aarhus, proprio mentre Bruxelles vara la nuova etichetta di sostenibilità per i data center. La partita riguarda anche l'Italia, dove le richieste di allaccio alla rete per nuovi centri dati hanno superato i 100 gigawatt.
Satira — di Giancarlo Finesso
C'è chi sogna una casa al mare e chi sogna un'isola grande sette volte l'Italia, ricoperta di ghiaccio, abitata da gente che ha già detto no. Donald Trump appartiene alla seconda categoria. E come ogni grande sognatore, ha un approccio tutto suo alla geografia: secondo la giornalista Brett Simpson, intervistata da Clean Energy Wire, la sua è una visione dell'Artico rozza e imperialista, di una persona che non ha mai varcato il 66° parallelo. Ma perché andarci, quando si può comprarlo a distanza, come un attico su un sito di annunci immobiliari?
Ogni anno l'Unione europea versa agli agricoltori miliardi di euro di pagamenti diretti della Politica agricola comune (PAC). Dal 2005, però, questi aiuti non dipendono da quanto un'azienda produce: si calcolano sugli ettari dichiarati. Per incassarli basta, in molti casi, dimostrare di tenere il terreno "in condizioni idonee" al pascolo o alla coltivazione. È una scelta voluta, con ragioni precise, ma ha prodotto incongruenze che la Corte dei conti europea, la Procura europea (EPPO) e il Parlamento europeo documentano da anni: aiuti concentrati su pochi grandi beneficiari, terreni dichiarati da chi non li coltiva, pascoli "fantasma" e controlli che verificano la superficie, non il raccolto.















