A circa 300 miglia dalla costa dell'Oregon, un miglio sotto la superficie del Pacifico, una start-up di Seattle ha appena perforato il primo pozzo di un progetto che vuole fare qualcosa che nessuno ha mai tentato su scala industriale: trasformare il calore dei vulcani sottomarini in elettricità. Endurance Energy ha calato sul fondale dell'Axial Seamount — il vulcano sottomarino più attivo della costa nordoccidentale degli Stati Uniti — un generatore da 100 kilowatt battezzato Adélie, collegato a un pozzo scavato per 16 metri nella roccia vulcanica. È un progetto pilota, non ancora una centrale elettrica vera e propria, ma segna il passaggio dalla carta al cantiere per una tecnologia che la società, fondata da un ex ingegnere di SpaceX e finanziata con 54 milioni di dollari, punta a portare fino alla scala del gigawatt.
TRL 4-5 — Dimostrazione/prototipo: primo pozzo pilota perforato e generatore calato sul fondale, in fase di test per un anno, non ancora collegato per la produzione di energia destinata alla rete
Impatto potenziale: alto
Il problema: la geotermia tradizionale ha un limite geografico
La geotermia è una delle fonti di energia pulita più sottoutilizzate: produce elettricità ventiquattr'ore su ventiquattro, indipendentemente dal sole o dal vento, ma finora è rimasta concentrata in poche aree del pianeta dove il calore della crosta terrestre è accessibile a profondità ragionevoli da terra — l'Islanda, parti degli Stati Uniti occidentali, l'Italia stessa con la Toscana. Al largo delle coste, lungo le dorsali oceaniche dove le placche tettoniche si separano e si forma nuova crosta, il calore vulcanico è spesso molto più vicino alla superficie del fondale e le temperature sono più alte e più costanti che in molti siti geotermici terrestri. Il problema, finora, era tecnico e logistico: nessuno aveva ancora dimostrato di poter perforare un pozzo produttivo e installare un generatore a un miglio di profondità sott'acqua, su un vulcano attivo, con margini di sicurezza e costi che reggessero il confronto con le altre fonti rinnovabili.
Come funziona Adélie: perforazione sottile e turbina a ciclo Rankine
Il sistema sviluppato da Endurance Energy riprende tecnologie già mature nel settore del drilling petrolifero e della geotermia convenzionale, adattandole alle condizioni estreme del fondale oceanico. Il pozzo ha un diametro di appena 5 centimetri, contro i 20-30 centimetri tipici di un pozzo geotermico terrestre: una scelta che riduce drasticamente peso, costi e complessità delle operazioni di perforazione condotte da una nave. Una volta raggiunto il fluido idrotermale, robot sottomarini (ROV) collegano le tubazioni del pozzo al generatore, posizionato sul fondale a circa 20 metri di distanza. Il cuore del sistema è una turbina a ciclo Rankine organico (ORC) — la stessa tecnologia di base che, in un contesto industriale ben diverso, l'azienda italiana Turboden utilizza da anni per generare elettricità da calore di scarto e geotermia: un fluido di lavoro assorbe il calore del fluido idrotermale e aziona una turbina chiusa in un circuito separato, senza dover estrarre e trattare in superficie l'acqua calda e spesso corrosiva che arriva dal sottosuolo.
Il pilota di Axial Seamount: i numeri del progetto
Il sito scelto per il primo test è l'Axial Seamount, il vulcano sottomarino più attivo della dorsale di Juan de Fuca, a circa 300 miglia (480 km) al largo della costa dell'Oregon e a una profondità oceanica di circa 1.500 metri. Il 1° ottobre 2026 Endurance Energy ha reso noto di aver completato la perforazione del primo pozzo, profondo 16 metri nella roccia della caldera vulcanica, puntando a fluidi idrotermali che si avvicinano ai 250-260°C. Il generatore Adélie, da 100 kW, è stato progettato per restare operativo per un anno: l'azienda lo definisce esplicitamente un "pilota di apprendimento" (learning pilot) e non un impianto di produzione — gran parte dell'energia generata viene al momento dissipata come calore in acqua, mentre solo una frazione alimenta la sensoristica di bordo. Un dettaglio che rende il progetto verificabile da soggetti terzi: Adélie è collegato al cavo in fibra ottica della Regional Cabled Array, l'infrastruttura scientifica sottomarina della National Science Foundation che da anni monitora l'attività vulcanica dell'Axial Seamount, e trasmette le sue misurazioni in tempo reale insieme ai dati della rete di osservazione oceanica.
Chi c'è dietro: una scommessa da 54 milioni di dollari
Endurance Energy è stata fondata nel 2024 a Seattle da Andrew Redd, ex ingegnere di SpaceX originario del Pacific Northwest, con l'obiettivo dichiarato di applicare alla geotermia oceanica la stessa logica di iterazione rapida e produzione modulare che ha caratterizzato lo sviluppo dei razzi riutilizzabili. Nell'arco di un anno l'azienda ha completato quattro dispiegamenti di prototipi su vulcani sottomarini prima di arrivare al test attuale. A giugno 2026 Endurance ha chiuso un round Series A da 54 milioni di dollari, guidato da Founders Fund, con la partecipazione di Felicis, Voyager Ventures, Riot Ventures e Construct Capital, oltre a investitori già presenti in precedenza come Point72 Ventures, First Round Capital e Ascend. La società conta oggi circa 25 dipendenti, di cui una dozzina provenienti proprio da SpaceX, e opera da una sede sul lago Union a Seattle che permette di caricare direttamente trivelle e generatori sottomarini sulle navi utilizzate per le missioni in mare.
Le prossime tappe: da Axial Seamount a Tonga, verso la scala del gigawatt
Il passo successivo annunciato dall'azienda è un generatore da 2 megawatt, venti volte più potente del prototipo Adélie, da installare al largo di Tonga entro la fine del 2027: l'obiettivo dichiarato è fornire alle comunità insulari un'alternativa al diesel importato, oggi la fonte primaria di elettricità in molte isole del Pacifico. È un banco di prova diverso da quello scientifico dell'Oregon, pensato questa volta per generare energia realmente utilizzabile da una rete locale. Sul lungo periodo, Endurance punta a dimostrare la producibilità di unità modulari costruibili in serie e componibili fino alla scala del gigawatt: per avere un termine di paragone, la diga di Grand Coulee, nello stato di Washington, genera 6,8 gigawatt. È un obiettivo che oggi resta in larga parte promesso sulla base delle caratteristiche geologiche delle dorsali oceaniche, piuttosto che dimostrato su scala, ma che spiega l'interesse di fondi di venture capital non tradizionalmente legati all'energia.
Perché interessa il settore
La geotermia oceanica, se le promesse tecniche ed economiche di Endurance Energy troveranno conferma oltre il singolo pilota, affronterebbe uno dei problemi più discussi della transizione energetica: la necessità di capacità "firm", cioè disponibile ventiquattr'ore su ventiquattro indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, per bilanciare le fonti rinnovabili non programmabili come eolico e fotovoltaico. Le dorsali oceaniche dove si concentra l'attività vulcanica sottomarina sono distribuite su scala globale e offrono in teoria un potenziale molto più ampio di quello dei siti geotermici terrestri oggi sfruttabili. Restano però da dimostrare, oltre il singolo pozzo pilota, almeno tre cose: la capacità del sistema di generare potenza realmente utile e non solo dati scientifici, la tenuta economica dei costi di perforazione e manutenzione in un ambiente estremo e corrosivo, e l'impatto ambientale di installazioni ripetute su ecosistemi di bocche idrotermali che ospitano forme di vita uniche, un tema su cui le comunicazioni dell'azienda non si sono finora soffermate nel dettaglio. Il test di un anno all'Axial Seamount, monitorato dall'infrastruttura scientifica della National Science Foundation, sarà il primo banco di prova pubblico e verificabile per capire se questa tecnologia può davvero uscire dal laboratorio.
Il commento di PINET
Per l'Italia, paese con una lunga tradizione geotermica a terra ma una piattaforma continentale poco interessata da vulcanismo sottomarino attivo paragonabile a quello delle dorsali del Pacifico, questa tecnologia specifica difficilmente troverà un'applicazione diretta nei prossimi anni: le aree vulcaniche sottomarine più promettenti si trovano altrove, a cominciare dal Pacifico nordoccidentale e dalle isole del Sud Pacifico. Resta però un caso interessante da seguire per il suo approccio, più che per la sua geografia: la logica di perforazione sottile, generazione modulare e iterazione rapida mutuata dall'aerospazio potrebbe in futuro ispirare soluzioni applicabili anche alla geotermia profonda terrestre, un ambito in cui l'Italia investe da anni e dove restano margini di innovazione sui costi di perforazione. L'ostacolo principale, al momento, non è tecnologico ma di prova sul campo: un pilota da 100 kW che dissipa la maggior parte della propria energia come calore è ancora lontano da una centrale elettrica funzionante, e la strada verso il megawatt a Tonga nel 2027 sarà il primo vero test della sua economicità. Un giudizio definitivo richiederà di vedere i risultati di quel progetto, non solo l'entusiasmo degli investitori che hanno finanziato la scommessa.
Fonti: GeekWire, "With $54M and a SpaceX playbook, Seattle's Endurance races to tap deep-sea volcanic power", IEEE Spectrum, "Offshore Geothermal Energy Pilot Taps Seafloor Heat", Silicon Florist, "Subsea geothermal startup Endurance Energy drills off the Oregon coast" e dal sito ufficiale Endurance Energy.