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Roma, quartiere di Corviale — 2026. Per quasi mezzo secolo il chilometro di cemento del "Serpentone" di Corviale è stato circondato non da parchi, ma da terreni abbandonati, discariche abusive e, come è emerso durante le indagini preliminari ai lavori, anche da ordigni bellici della Seconda guerra mondiale mai bonificati. Da qualche mese quegli stessi terreni, ai due lati dell'edificio più lungo d'Europa, sono un cantiere: 19,5 ettari complessivi che diventeranno Parco Est e Parco Ovest, uniti da percorsi ciclopedonali, alberature diffuse e — nel punto più interno del Parco Ovest — la prima "Casa della Biodiversità" di Roma, ricavata dal recupero di un rudere agricolo.

L'intervento fa parte del Piano Urbano Integrato di Corviale, finanziato con 57,8 milioni di euro di fondi PNRR e con termine ultimo di utilizzo fissato al 30 giugno 2026. Non è un progetto isolato di verde urbano, ma uno dei cinque cantieri di un piano più ampio che comprende anche un centro civico, un incubatore di imprese, una piazza pubblica e il recupero di sale condominiali: un tentativo di riscrivere, quartiere per quartiere, un'utopia urbanistica degli anni Settanta che non ha mai funzionato come previsto.

Da discarica e ordigni bellici a corridoio ecologico: come nascono Parco Est e Parco Ovest

Prima di piantare un solo albero, il cantiere ha dovuto affrontare un problema che raramente compare nei comunicati sulla rigenerazione urbana: la bonifica bellica. Come ha ricostruito la Commissione Speciale PNRR del Comune di Roma, il parere del Ministero della Difesa sull'area è arrivato solo a gennaio 2025, dopo che dal solo Parco Ovest erano state rimosse circa 300 tonnellate di materiale di risulta. Una rimodulazione del cronoprogramma, hanno chiarito gli uffici comunali, non compromette comunque la conclusione dei lavori entro i termini previsti dal PNRR.

Il Parco Est, tra via di Poggio Verde e via degli Alagno, si estende su circa 4,8 ettari e prevede oltre 100 nuovi alberi, circa 1.000 arbusti e un nuovo sistema di quasi 3 chilometri di percorsi ciclo-pedonali, oltre a un giardino attrezzato in via degli Alagno e alla riqualificazione di due giardini già esistenti. Il Parco Ovest, quasi tre volte più grande con i suoi 14,7 ettari, è descritto dal progetto ufficiale come una "importante porzione di campagna romana" e, soprattutto, come una "direttrice privilegiata di connessione funzionale e ambientale tra le Riserve della Tenuta dei Massimi e della Valle dei Casali": non un parco a sé stante, quindi, ma l'anello mancante di un corridoio ecologico che collega il quartiere alle aree naturali protette della periferia ovest della capitale. Qui sono previsti circa 450 nuovi alberi, 470 arbusti, un frutteto didattico e orti urbani. La piantumazione degli alberi, per ragioni stagionali, è programmata nei mesi di ottobre e novembre.

La Casa della Biodiversità: il primo laboratorio di citizen science ambientale di Roma

Il pezzo più originale del progetto è il recupero di un vecchio manufatto agricolo nel Parco Ovest, trasformato nella "Casa della Biodiversità". Non si tratta di un semplice punto informativo, ma di uno spazio pensato per la raccolta di dati sulla biodiversità locale in collaborazione con le università romane e l'Orto Botanico, oltre che di un luogo aperto alle scuole della città.

Come ha spiegato Giovanni Caudo, presidente della Commissione Speciale PNRR del Comune di Roma, in una nota ripresa da Roma si Trasforma: "Possiamo oggi guardare a un futuro concreto dell'area di Corviale con uno sguardo diverso rispetto al passato. Non più un'area pensata come simbolo di degrado urbano e sociale, ma un quartiere rigenerato dove le istituzioni interagiscono con le realtà cittadine per una nuova e organizzata cultura del vivere. Ne è un esempio la Casa della Biodiversità che sorgerà nel Parco Ovest, punto di interesse da coltivare con le Università, Orto Botanico e cittadini [...] uno spazio di raccolta dati sulla biodiversità, il primo di questo genere a Roma". Caudo ha aggiunto che il Comune ha già concordato una commissione congiunta PNRR-Ambiente con università e laboratori cittadini per accompagnare il progetto anche dopo la scadenza dei fondi europei, perché — ha avvertito — "portare a compimento gli interventi materiali non è sufficiente ad assicurare benessere e qualità della vita, c'è bisogno al tempo stesso dei cosiddetti interventi immateriali, indispensabili per evitare la nascita di cattedrali nel deserto".

Un piano da 57,8 milioni per riscrivere un'utopia urbanistica mancata

Corviale nasce nel 1972 come esperimento di edilizia popolare su grande scala: un unico edificio lungo un chilometro, pensato per contenere al suo interno tutti i servizi di un quartiere. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, presentando il Piano Urbano Integrato, ha riconosciuto senza mezzi termini i limiti di quell'esperimento, parlando di anni di "degrado, mancanza di manutenzione" e di servizi essenziali che non sono mai arrivati, e ha rivendicato che il nuovo piano — a differenza del progetto originario — non è stato "calato dall'alto" ma costruito ascoltando i cittadini, con l'obiettivo dichiarato di rendere Corviale "più bello, accogliente, a misura di cittadino" nella logica della città dei 15 minuti.

Il piano, che interessa direttamente oltre 4.500 residenti in un'area che ne conta complessivamente circa 16mila, si articola in cinque cantieri principali, come ha ricostruito il Messaggero: il centro polivalente Nicoletta Campanella e l'incubatore di imprese Incipit (12,9 milioni di euro), la Piazzetta delle Arti e la Cavea della Trancia H (5,3 milioni), il palazzetto dello sport con parco sportivo e 106 nuovi alberi (9,7 milioni), i Parchi Est e Ovest (9,3 milioni) e infine il recupero della Trancia H e delle ex sale condominiali, curato dall'Ater (20,5 milioni). La biblioteca Renato Nicolini, già oggetto di un intervento di efficientamento energetico, ha riaperto nel dicembre 2025.

Il fronte climatico: la biblioteca "rifugio" e il divario di temperatura tra cemento e verde

La componente verde del piano si inserisce in una strategia climatica che va oltre Corviale. Dal 23 luglio 2026 la biblioteca Renato Nicolini è una delle undici biblioteche inserite da Roma Capitale nell'iniziativa cittadina dei "rifugi climatici-culturali", con accesso libero, ambienti raffrescati e distribuzione d'acqua durante le ondate di calore, come ha ricostruito Adnkronos. La stessa Strategia di adattamento climatico di Roma Capitale, adottata nel gennaio 2025, segnala che durante l'estate tra alcuni quartieri fortemente cementificati e le aree verdi della città si possono registrare differenze di temperatura superiori ai cinque gradi, e che circa il 9% della popolazione romana vive in quartieri dove vulnerabilità ambientale e sociale si sommano, aumentando i rischi durante le ondate di calore prolungate. Corviale, con i suoi grandi spazi impermeabilizzati e una popolazione tra le più fragili della città, rientra esattamente in quel profilo di rischio: i due nuovi parchi, insieme alle superfici permeabili e alla piantumazione diffusa, sono pensati anche come risposta diretta a quel divario termico.

Cosa rende il progetto replicabile

Il caso di Corviale offre alcuni elementi che altre periferie urbane, in Italia o altrove in Europa, possono valutare per contesti simili:

  • Una bonifica dichiarata con trasparenza, non nascosta. Comunicare apertamente il ritardo dovuto alla bonifica bellica e alla rimozione di 300 tonnellate di materiale di risulta, invece di minimizzarlo, ha permesso di rimodulare il cronoprogramma senza perdere credibilità presso i cittadini né i fondi PNRR.
  • Una scadenza netta che disciplina l'esecuzione. Il vincolo del 30 giugno 2026 per l'utilizzo dei fondi PNRR ha imposto una cadenza di cantiere rigorosa su cinque interventi paralleli, evitando la dispersione tipica dei piani di rigenerazione urbana senza scadenze vincolanti.
  • Verde collegato a riserve esistenti, non isole scollegate. Progettare il Parco Ovest come "direttrice di connessione" verso la Tenuta dei Massimi e la Valle dei Casali, anziché come parco autonomo, aumenta il valore ecologico dell'intervento a un costo aggiuntivo marginale rispetto alla sola piantumazione.
  • Un presidio per la fase successiva al cantiere. La commissione congiunta PNRR-Ambiente con università e laboratori cittadini, annunciata per accompagnare il progetto oltre la scadenza dei fondi europei, è un tentativo esplicito di evitare che il verde appena realizzato venga poi abbandonato per mancanza di manutenzione, il problema che aveva afflitto Corviale fin dalla nascita.
  • Integrazione tra verde e servizi sociali esistenti. Inserire i parchi in un piano che comprende anche una biblioteca trasformata in rifugio climatico, un centro civico e un incubatore di imprese lega la rigenerazione ambientale a benefici sociali immediatamente percepibili dagli abitanti, rafforzando il sostegno locale al progetto.

Fonti: