Chi è cresciuto con la saga di Star Wars ricorda le colonne di droidi da battaglia che avanzano senza paura e senza esitazione, mentre in cielo sciami di macchine si contendono il controllo dello spazio. Per decenni è stata fantascienza. Oggi, nelle pianure tra Kharkiv e il Donbas, è cronaca: a fine ottobre 2026 l'Ucraina ha lanciato contro le posizioni russe un intero plotone di 28 robot terrestri, senza un solo soldato al seguito. E la Russia ha risposto con le sue macchine volanti.
È un salto di qualità nel modo di fare la guerra, e su questo terreno l'Ucraina è oggi più avanti della Russia. Lo ammettono, con preoccupazione, gli stessi analisti militari di Mosca.
Cosa è successo
Il Daily Mail ed Euromaidan Press ricostruiscono l'attacco così. A lanciarlo sono state unità del 3º Corpo d'armata ucraino, e in particolare della 3ª Brigata d'assalto che ne fa parte. L'obiettivo erano le posizioni della 20ª Armata combinata russa nei pressi di Lyman, al confine tra le regioni di Donetsk e Kharkiv, nella zona del villaggio di Druzheliubivka. I veicoli terrestri senza pilota (UGV, Unmanned Ground Vehicles) erano così suddivisi:
- 8 robot kamikaze, carichi di esplosivo, destinati a schiantarsi contro le postazioni nemiche;
- 18 robot armati ciascuno con due lanciarazzi anticarro AT-4;
- 2 piattaforme con lanciagranate automatici Mk-19.
È "il più grande scontro tra robot terrestri documentato visivamente dell'intera guerra". Le immagini provengono però dai canali militari russi, che dicono di aver respinto l'assalto soprattutto con droni FPV esplosivi. Secondo queste fonti, la colonna di robot è stata avvistata durante l'avanzata e, senza copertura aerea, è diventata un facile bersaglio. Il montaggio diffuso da Mosca mostra i colpi sui robot in avvicinamento, ma non permette di capire se qualcuno di essi abbia raggiunto le trincee. Una versione ucraina dettagliata non è ancora disponibile: i fatti vanno quindi letti con cautela.
L'allarme degli analisti russi
Più che l'esito, a colpire è la reazione dall'altra parte del fronte. Il canale militare russo Military Observer scrive: "Nonostante l'attacco sia stato respinto, questo è un ulteriore segnale che la guerra con i droni condotta dal nemico in prima linea sta gradualmente raggiungendo un nuovo livello". Il gruppo filo-bellico Tsargrad parla del "primo tentativo di impiegare robot terrestri in un modo che ricalca le tattiche dei gruppi d'assalto di fanteria". Il timore, riportato dal Daily Mail, è che Kiev stia trasformando i robot da mezzi di supporto in una forza d'attacco autonoma. Affinando queste tattiche, l'Ucraina potrebbe avanzare senza perdite umane.
Perché l'Ucraina è più avanti
Sui robot terrestri il vantaggio ucraino si vede da più elementi:
- È arrivata prima. Il primo assalto di soli robot risale alla fine del 2024. Ad aprile 2026 è arrivata la prima posizione conquistata senza fanteria, e ora c'è il primo attacco con un intero plotone di macchine.
- Ha un'industria diffusa. Oltre 200 aziende, molte nate come startup, producono UGV e li aggiornano in tempi brevissimi sulla base dei rapporti dal fronte.
- Ha una dottrina. Ci sono reparti dedicati, come la compagnia d'attacco robotica NC13 del 3º Corpo, operatori formati in decine di brigate e migliaia di missioni al mese. Il robot non è più un esperimento ma uno strumento di uso quotidiano.
- Ha una necessità. Con meno soldati dell'aggressore, Kiev ha ogni interesse a sostituire gli uomini con le macchine dove possibile. La scarsità di fanteria si è trasformata in un motore di innovazione.
Il vantaggio non è però assoluto. La Russia ha investito moltissimo nei droni aerei FPV, anche guidati via fibra ottica, e nei reparti specializzati che li pilotano: è proprio questa capacità ad aver fermato l'assalto di ottobre. Oggi lo schema è questo: l'Ucraina innova sul terreno, la Russia risponde dal cielo. Chi riuscirà a integrare meglio le due dimensioni avrà in mano la guerra del futuro.
I numeri di un esercito di macchine
Secondo Foreign Policy, a febbraio il ministero della Difesa ucraino ha registrato più di 7.000 missioni di UGV in un solo mese. L'obiettivo dichiarato era di acquisire 25.000 robot nel primo semestre 2026. Un UGV costa in media meno di 20.000 dollari, come 30-50 droni FPV.
Il grosso del lavoro non è il combattimento ma la logistica: un comandante di battaglione racconta che i robot coprono fino all'80% dei rifornimenti della sua unità, seguiti dall'evacuazione dei feriti. La ragione è semplice: i droni russi hanno trasformato una fascia fino a circa 15 km dal fronte in una "zona della morte" dove muoversi a piedi o su un camion significa spesso morire. Mandare una macchina al posto di un uomo salva vite.
I limiti dei droidi reali
A differenza dei film, i robot veri sono fragili. Un UGV che si avvicina alle posizioni nemiche sopravvive spesso a una o due missioni. I collegamenti radio e satellitari possono essere disturbati, i cavi in fibra ottica si spezzano tra alberi e rocce, e gli operatori hanno bisogno di mesi di addestramento. "Un robot che funzionava un mese fa potrebbe non funzionare il mese dopo", spiega a Foreign Policy il CEO di un produttore ucraino.
Il commento di PINET
La guerra in Ucraina è diventata il laboratorio dove la fantascienza si trasforma in dottrina militare. Che a guidare questa evoluzione sia il Paese aggredito, e non l'aggressore, dice molto dell'ingegno di un popolo costretto a difendersi. Ogni robot che porta munizioni o recupera un ferito al posto di un soldato è una vita risparmiata.
Eppure, da una posizione che resta convintamente antimilitarista, non riusciamo a guardare a tutto questo con entusiasmo. Una guerra che costa meno vite ai propri soldati rischia di diventare una guerra più facile da scegliere e più lunga da finire. Macchine sempre più economiche e autonome allontanano chi decide dalle conseguenze delle sue decisioni. Oggi dietro ogni robot c'è ancora un operatore; domani, sotto la pressione del disturbo elettronico, la tentazione sarà di lasciar decidere l'intelligenza artificiale. E ogni innovazione sperimentata su un fronte finisce, prima o poi, negli arsenali di tutti. È per questo che la comunità internazionale, e l'Europa per prima, deve accelerare su regole vincolanti per le armi autonome, prima che la corsa diventi irreversibile.
La lezione dimenticata della forza senza armi
La storia europea offre un'altra strada, spesso dimenticata. La Cecoslovacchia ne è l'esempio più citato, con le sue luci e le sue ombre. Nel 1968 la Primavera di Praga rispose ai carri armati del Patto di Varsavia con una resistenza civile ammirevole: cartelli stradali girati, scioperi, cittadini che discutevano con i soldati invasori. Non bastò a salvare la libertà, e seguirono vent'anni di "normalizzazione". Ma nel 1989 la Rivoluzione di velluto rovesciò il regime senza sparare un colpo, e nel 1993 cechi e slovacchi si separarono in modo pacifico, cosa rarissima nella storia. La nonviolenza vinse anche perché Mosca, in quel momento, aveva scelto di non reprimere: il contesto conta. Resta il fatto che un popolo si è preso la propria indipendenza senza distruggere nulla.
Non è solo un caso isolato. Le ricerche delle politologhe Erica Chenoweth e Maria Stephan su oltre 300 campagne di resistenza tra il 1900 e il 2006 hanno mostrato che i movimenti nonviolenti hanno avuto successo in circa il 53% dei casi, quelli armati solo nel 26%. Contro un occupante straniero il vantaggio si riduce, ed è onesto dirlo. Anche l'Ucraina, del resto, aveva già percorso questa via: l'indipendenza del 1991 e la Rivoluzione arancione del 2004 furono conquiste pacifiche.
Nessuno può chiedere a un Paese invaso di non difendersi, e non lo facciamo. Ma possiamo chiedere ai governi, a cominciare dal nostro e dall'Europa, di investire nella pace almeno quanto si investe nei robot: diplomazia, mediazione, difesa civile, cooperazione, sanzioni mirate. Proprio in questi giorni si parla di nuovi negoziati, con colloqui tra Russia e Ucraina attesi ad Abu Dhabi il 10 e 11 novembre: ci auguriamo che la diplomazia arrivi prima della prossima generazione di robot. In Star Wars gli eserciti di droidi erano lo strumento di chi voleva fare la guerra senza pagarne il prezzo. La forza di un popolo, la storia lo dimostra, non si misura solo in macchine da guerra.
Fonti
- Daily Mail - Ukraine attacks Russian frontline with 28 ground robots
- Euromaidan Press - Ukraine just sent 28 armed robots at Russian lines
- dev.ua - A platoon of 28 ground drones
- Foreign Policy - Ukraine's ground robots
- Washington Examiner - All-robot attack captures Russian position
- Erica Chenoweth - Il successo delle rivoluzioni nonviolente (WAMC)
- Why Civil Resistance Works - sintesi della ricerca Chenoweth-Stephan
Immagine: illustrazione PINET.