Ad Abbeville, cittadina di circa 22.000 abitanti nel dipartimento della Somme, nel nord della Francia, una parte dell'acqua che esce dal depuratore non va più al fiume: viene trattata ancora una volta in una mini-centrale chiamata REUT Box e usata per riempire i mezzi che spurgano le fognature, al posto dell'acqua potabile. L'impianto è stato inaugurato il 6 ottobre 2025 dalla città e da Veolia, gestore dei servizi idrici, e può produrre fino a 10 metri cubi all'ora, per un massimo di 80.000 metri cubi l'anno.
Come funziona la REUT Box
REUT sta per réutilisation des eaux usées traitées, il riutilizzo delle acque reflue trattate. La Box è un modulo sviluppato da Veolia e installato all'uscita della stazione di depurazione cittadina: prende l'acqua già depurata e le aggiunge un trattamento supplementare in tre fasi.
- Filtrazione su sfere di vetro, per trattenere i solidi sospesi.
- Disinfezione con raggi UV, contro virus e batteri.
- Clorazione, per mantenere un effetto residuo fino al momento dell'uso.
Il funzionamento è affidato a un automa integrato, con una manutenzione descritta come minima. L'acqua prodotta è di qualità A, il livello più alto previsto in Francia per il riuso, ed è destinata a usi non potabili. Un serbatoio da 50 metri cubi fa da polmone e l'acqua viene erogata attraverso una colonnina di riempimento rapido protetta.
I numeri dell'investimento
Secondo il comunicato ufficiale del Comune, l'investimento è di circa 300.000 euro, con un contributo previsto di 88.674 euro dall'Agenzia dell'acqua Artois-Picardie. La capacità massima è di 10 metri cubi all'ora e di 80.000 metri cubi l'anno, l'equivalente di circa 30 piscine olimpioniche. Si tratta, appunto, di capacità massima: i documenti consultati non riportano i volumi effettivamente riutilizzati finora.
Gli usi, oggi e domani
Il primo uso è il rifornimento dei camion per lo spurgo e la pulizia della rete fognaria. Il comunicato afferma che la REUT Box copre il 100% del loro fabbisogno giornaliero. Sono allo studio la pulizia delle strade, l'irrigazione delle aree verdi e, eventualmente, l'alimentazione di una serra vicina.
Il vicesindaco con delega all'ambiente e allo sviluppo sostenibile, Michel Blondin, ha spiegato a febbraio 2026 che l'estensione all'innaffiatura delle aiuole fiorite è in attesa del via libera dell'Agenzia dell'acqua, perché l'autorizzazione dipende dall'uso. Per i campi sportivi, dove i bambini possono entrare in contatto con l'acqua, le norme sanitarie richiedono un trattamento aggiuntivo. L'obiettivo dichiarato è coprire l'intero fabbisogno non potabile del Comune.
Perché il Comune l'ha fatto
La motivazione è semplice e Blondin la riassume così: «ci è sembrato insensato usare acqua potabile trattata per innaffiare le piante». E ancora: «l'obiettivo finale è coprire tutti i bisogni della città» e l'acqua «deve ormai essere considerata un bene prezioso e non una risorsa inesauribile». Il Comune stima un risparmio di oltre il 70% di acqua potabile per i propri usi; è una stima dell'amministrazione, non un dato misurato e verificato da terzi.
Un cantiere più lungo del previsto
Il riuso era già stato annunciato nel marzo 2023, durante un incontro organizzato da Veolia con la città, e allora si parlava di un avvio nel 2024 per irrigazione del verde pubblico e lavaggio delle reti. L'inaugurazione è avvenuta a ottobre 2025, e a oggi l'uso effettivo resta più ristretto di quello annunciato. È un dato utile per chi guarda al modello: tra l'idea e il rubinetto del riuso passano anche autorizzazioni e verifiche sanitarie.
Il pacchetto di azioni intorno
La REUT Box non è l'unico intervento. Il programma comprende la telelettura dei consumi, con kit per il risparmio idrico distribuiti agli utenti, che secondo l'articolo di febbraio 2026 ha permesso di individuare perdite domestiche, riparate entro 24 ore. Sono inoltre previsti due tracker solari sul sito dei tre serbatoi, un piano per ridurre del 15% i consumi elettrici della stazione e un monitoraggio ambientale della Somme con sonde e biomonitoraggio tramite gammari.
Cosa lo rende replicabile
Il modulo è compatto, automatizzato e installato a valle di un depuratore già esistente: non richiede una rete di distribuzione dedicata, perché l'acqua viene prelevata da una colonnina e portata dai mezzi comunali. Parte da un uso a basso rischio, lo spurgo delle fognature, dove il contatto con le persone è minimo, e solo dopo allarga ad altri impieghi man mano che arrivano le autorizzazioni. Il costo, circa 300.000 euro, è alla portata di un Comune di 20.000 abitanti, soprattutto con il contributo di un'agenzia di bacino. Per approfondire casi simili si può leggere anche il caso di Béziers, dove l'acqua del depuratore lava le strade, e la rete di acqua rigenerata di Madrid.
Il commento di PINET
Il merito di Abbeville è di aver scelto un punto di partenza modesto e difendibile: non un grande schema di irrigazione, ma una colonnina per i mezzi di spurgo. Per l'Italia potrebbe interessare i gestori del servizio idrico e i Comuni medi delle aree più esposte alla siccità, che hanno depuratori con trattamenti avanzati e un parco mezzi comunale da rifornire. Gli ostacoli sono probabilmente più autorizzativi che tecnici, e vanno verificati caso per caso rispetto alla normativa nazionale e regionale sul riuso, che non abbiamo approfondito per questo articolo. Resta poi da capire quanto pesino i costi di esercizio e quanta acqua venga davvero risparmiata: finché i volumi misurati non saranno pubblicati, il modello va letto come una buona pratica promettente più che come un risultato dimostrato.