New York, Queens — 2026. Il 28 agosto 2026 la governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul e il sindaco di New York City Zohran Kwame Mamdani hanno annunciato un investimento da 8,4 milioni di dollari per trasformare tre spartitraffico in cemento di altrettanti quartieri del Queens — Whitestone, Forest Hills e Queens Village — in "spugne verdi": strisce di terreno piantumato capaci di assorbire, ogni anno, circa 5 milioni di galloni (oltre 18,9 milioni di litri) di acqua piovana che oggi, dopo ogni temporale, finiscono nelle fognature miste della città, spesso facendole tracimare nei corsi d'acqua vicini.

Non è un progetto isolato, ma l'ultimo tassello di una strategia che la città porta avanti da tre decenni e che ha ricevuto una spinta decisiva dopo l'uragano Ida, nel settembre 2021, quando allagamenti lampo improvvisi causarono 14 morti in tutta New York e misero a nudo i limiti di una rete fognaria progettata per un clima che non esiste più. "Il cambiamento climatico sta portando piogge più intense e imprevedibili, e senza interventi quelle piogge continueranno a sopraffare il sistema fognario di New York City", ha dichiarato il sindaco Mamdani annunciando il progetto. La governatrice Hochul ha aggiunto: "Con le alluvioni lampo che diventano sempre più la norma a causa del cambiamento climatico, è fondamentale fare tutto il possibile per proteggere le nostre comunità."

In cinque quartieri della capitale statunitense, dalla fine di luglio 2026 le squadre del Dipartimento dei Trasporti del Distretto di Columbia (DDOT) stanno stendendo sull'asfalto un rivestimento chiaro e riflettente al posto del consueto bitume nero. Non è un intervento estetico: è un esperimento scientifico a cielo aperto, pensato per capire se dipingere le strade di colori chiari possa diventare uno strumento concreto contro le isole di calore urbano, in una città che nelle estati più recenti ha visto ripetute ondate di caldo estremo.

Il progetto si chiama Cool Corridors Pilot ed è guidato dal DDOT in collaborazione con il Dipartimento dell'Energia e dell'Ambiente (DOEE), l'agenzia per la sicurezza interna e la gestione delle emergenze (HSEMA) e il Dipartimento della Salute (DOH). È esattamente il tipo di iniziativa che interessa a chi guarda alla resilienza climatica non come a uno slogan da conferenza, ma come a un cantiere reale, con siti definiti, un metodo di misurazione scientifico e una scadenza precisa per i risultati.

Messina è, oggi, prima in Sicilia per raccolta differenziata: un traguardo costruito passo dopo passo, passando dal 17,9% del 2018 al 53,5% del 2022 — un balzo ottenuto ancora prima di introdurre qualsiasi automazione intelligente, grazie soprattutto al lavoro su educazione dei cittadini e organizzazione della raccolta porta a porta. Per fare il salto successivo, verso l'obiettivo dichiarato del 65% — ben oltre le altre grandi città siciliane, con Palermo al 16% e Catania al 26% — l'utility municipale Messinaservizi Bene Comune ha scelto una strada diversa: non aumentare ulteriormente la raccolta a monte, ma migliorare la qualità della selezione a valle, con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.