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Lun, Ott
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In un Comune di circa 11.000 abitanti nell'entroterra di Cannes, in Costa Azzurra, le mense scolastiche servono ogni giorno 1.200 pasti interamente biologici e a coltivare gran parte delle verdure sono quattro ortolani assunti direttamente dall'amministrazione. È la régie agricole di Mouans-Sartoux, una fattoria municipale nata nel 2011 che oggi è il punto di riferimento di una rete nazionale francese di 55 aziende agricole gestite dai Comuni.

In una regione spagnola alle prese con tre anni di scarse piogge ed erosione del suolo, un progetto europeo prova a rendere conveniente per gli agricoltori cambiare il modo di coltivare. Si chiama Navarra 360º, è il primo progetto "di paesaggio" del portafoglio sull'agricoltura rigenerativa di EIT Food e, a febbraio 2026, ha presentato i risultati del primo anno: oltre 4.000 ettari in transizione rigenerativa, 38 agricoltori coinvolti e più di 60 piani di transizione individuali.

Mandriole (Ravenna) — 2026. Alla Fattoria Guiccioli, nel cuore del Parco del Delta del Po, un impianto che fino a poco tempo fa produceva soltanto biogas per uso interno immette ora, ogni ora, fino a 400 metri cubi di biometano nella rete nazionale del gas. A gestirlo è Agrisfera, cooperativa agricola nata nel 1907, la più grande della provincia di Ravenna. Il gas ottenuto dai reflui delle sue stalle e dalle colture energetiche coltivate nei suoi campi, una volta immesso in rete, viene acquistato interamente da un cliente che si trova a oltre 100 chilometri di distanza e che di agricoltura non si occupa affatto: Marazzi Group, il colosso della ceramica di Sassuolo controllato dal gruppo statunitense Mohawk Industries, che userà quel gas per alimentare le proprie fornaci.

Il nuovo impianto, realizzato con un investimento di oltre 10 milioni di euro, ha iniziato a immettere biometano nella rete Snam il 29 luglio 2026, dopo lavori partiti nel luglio 2025; l'inaugurazione ufficiale, alla presenza di rappresentanti di Legacoop, del Consorzio Italiano Biogas e delle istituzioni regionali, è in programma per il 2 ottobre 2026. A regime, l'impianto produrrà circa 3,5 milioni di metri cubi di biometano l'anno, evitando l'immissione in atmosfera di oltre 15mila tonnellate di CO2 l'anno rispetto all'uso di gas fossile.

Catania, Sicilia — 2026. Non è ancora un fertilizzante in vendita nei consorzi agrari, né un impianto industriale a pieno regime: quella che si sta costruendo tra i laboratori dell'Università di Catania, la sede ENEA e decine di aziende del territorio è, per ora, una sperimentazione su scala pilota, con test di laboratorio e di campo ancora in corso. Ma è una sperimentazione che punta a un obiettivo molto concreto: dimostrare che i fanghi di depurazione, i residui degli allevamenti ittici, gli scarti della lavorazione delle arance e persino la cenere vulcanica dell'Etna possono diventare, tutti insieme, la materia prima di un fertilizzante di nuova generazione. È il caso studio siciliano di LandFeed, progetto Horizon Europe da quasi 8 milioni di euro che sta testando in parallelo, in cinque regioni europee, un modello di simbiosi industriale per rimettere in circolo i nutrienti oggi dispersi come rifiuti.

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