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In una regione spagnola alle prese con tre anni di scarse piogge ed erosione del suolo, un progetto europeo prova a rendere conveniente per gli agricoltori cambiare il modo di coltivare. Si chiama Navarra 360º, è il primo progetto "di paesaggio" del portafoglio sull'agricoltura rigenerativa di EIT Food e, a febbraio 2026, ha presentato i risultati del primo anno: oltre 4.000 ettari in transizione rigenerativa, 38 agricoltori coinvolti e più di 60 piani di transizione individuali.

Come funziona il progetto

Navarra 360º dura dal 2024 al 2027. Gli agricoltori hanno tre anni per progettare e completare un proprio "piano di transizione". Il progetto è coordinato da EIT Food (l'iniziativa dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia dedicata al sistema agroalimentare) con Foodvalley e Food Innovation Hub Europe come capofila, e il sostegno del governo regionale della Navarra. Sul fronte industriale lo cofinanziano Alpro, Cargill, Danone Ecosystem e Intermalta, aziende che acquistano i prodotti degli agricoltori partecipanti e pagano il premio.

Le colture interessate sono cereali e oleaginose inserite in sistemi di rotazione: grano, orzo, avena, colza e girasole. Le fonti consultate indicano un obiettivo di 80 agricoltori e un budget complessivo che la pagina del progetto quantifica in 2,5 milioni di euro su tre anni, mentre un articolo di AgTech Navigator del 2024 parla di 3 milioni.

Il meccanismo economico

Il cuore del modello è un premio di 100 euro per ettaro sulle colture ammesse, pagato dalle aziende della filiera a chi adotta e dimostra pratiche rigenerative. In cambio gli agricoltori ricevono consulenza individuale da agronomi (con rapporti di avanzamento e raccomandazioni), analisi del suolo gratuite con indicazioni basate sui risultati, formazione specialistica e visibilità come pionieri.

Gli obiettivi dichiarati

Il progetto punta a ridurre del 20% l'uso di prodotti fitosanitari, del 40% la fertilizzazione minerale e del 30% le emissioni di gas serra. Per verificarlo monitora oltre 60 indicatori che coprono salute del suolo, biodiversità, uso dell'acqua, impronta di carbonio e aspetti sociali ed economici. Le fonti non specificano quali pratiche agronomiche precise (per esempio colture di copertura o lavorazione ridotta) vengano adottate: si parla in generale di pratiche rigenerative orientate a salute del suolo, uso razionale dell'acqua e migliore gestione dei nutrienti.

I numeri del primo anno

All'incontro pubblico del 17 febbraio 2026 a Pamplona, EIT Food ha presentato questi dati:

  • oltre 4.000 ettari in transizione rigenerativa;
  • 38 agricoltori coinvolti, di cui 25 nel gruppo pilota pienamente operativo;
  • più di 60 piani di transizione individuali progettati e attuati;
  • pratiche rigenerative incentivate su ulteriori 900 ettari;
  • oltre 24 ore di formazione specialistica;
  • oltre 96.000 euro di premi erogati per l'adozione e la verifica delle pratiche;
  • nel 2025, più di 200 punti di campionamento e oltre 700 analisi complete su fertilità del suolo, stock di carbonio e microbiologia.

Questi campionamenti formano la base di riferimento per misurare l'impatto nelle campagne successive. Va notato che, al momento, i dati pubblicati descrivono la partecipazione e le basi di misura, non ancora i risultati agronomici o ambientali effettivi.

Come si misura l'impatto

Il sistema di monitoraggio, rendicontazione e verifica (MRV) combina più metodi: strumenti digitali per raccogliere e aggregare i dati, modelli di calcolo di emissioni e sequestro come Cool Farm Tool e DNDC, e misure reali del carbonio nel suolo per rafforzare credibilità e confrontabilità. La piattaforma di monitoraggio è stata illustrata da Marie Liétad-Montigny (IMPROVIN) e Marie Marion (REGROW), mentre gli agronomi di Peterson hanno presentato il protocollo di assistenza in campo.

Perché la Navarra

Secondo AgTech Navigator, la mancanza di pioggia colpisce la penisola iberica da tre anni e l'erosione del suolo è un problema serio, legato ad agricoltura intensiva, terreni acclivi ed erosione idrica. La Navarra ha inoltre una rete di bacini sperimentali per studiare e monitorare l'erosione. L'articolo non riporta cifre quantitative sull'erosione.

Le dichiarazioni

Il consigliere regionale allo Sviluppo rurale e Ambiente, José María Aierdi, ha dichiarato che "non conta tanto cosa produciamo, ma come lo produciamo" e ha promesso il sostegno del suo dipartimento e di INTIA (l'istituto pubblico di tecnologie agroalimentari della Navarra) per estendere il progetto. Nel 2024 aveva definito l'iniziativa "pionieristica in Europa" per il contributo a rendere redditizia l'agricoltura verde. Begoña Pérez Villarreal, direttrice di EIT Food South, ha affermato: "Non conosciamo altre iniziative simili in Europa con collaborazione pubblico-privata". Ana Martín (Intermalta) ha osservato che "quando sei presente sul campo e parli con gli agricoltori, costruisci una base di lavoro", mentre per Alejandro de Frías (Danone) il progetto rafforza la resilienza e la competitività della filiera "in un contesto di crescente volatilità climatica e di mercato".

Cosa succede ora

La tabella di marcia 2026-2027 prevede di formalizzare il modello territoriale, rafforzare la base scientifica con nuove campagne di campionamento, avviare pilota specifici su biodiversità, fertilizzazione sostenibile e dimensione sociale della transizione, e valutare scenari di continuità per mantenere e ampliare l'impatto oltre il 2027.

Cosa lo rende replicabile

Il modello ha tre ingredienti trasferibili. Il primo è un compenso per ettaro legato a pratiche verificate, che riduce il rischio economico della transizione per l'agricoltore. Il secondo è il coinvolgimento degli acquirenti della filiera, che finanziano il premio perché hanno interesse a forniture più resilienti. Il terzo è un sistema di misurazione condiviso (analisi del suolo, modelli e indicatori) che crea una base comune di dati. EIT Food dichiara esplicitamente che il progetto vuole fare da riferimento per iniziative di paesaggio simili in altre regioni europee.

Il commento di PINET

Per l'Italia il tema è attuale nelle aree cerealicole del Centro-Sud e della Pianura Padana, dove siccità e perdita di sostanza organica pesano sulle rese: consorzi agrari, cooperative e grandi trasformatori potrebbero giocare il ruolo che in Navarra hanno Cargill, Danone e Intermalta. Il punto debole, per ora, è che i risultati pubblicati misurano l'adesione e la raccolta dati, non ancora la riduzione effettiva di fertilizzanti, fitofarmaci ed emissioni: sarà il confronto con i campionamenti dei prossimi anni a dire se il premio da 100 euro a ettaro basta a compensare il cambio di pratiche. Un ostacolo concreto sarebbe poi la sostenibilità del modello una volta finiti i fondi europei, tema che lo stesso progetto indica tra le priorità. Resta comunque un esempio utile di come costruire filiere in cui chi compra e chi coltiva dividono il costo della transizione, da seguire con attenzione ai dati che arriveranno.

Fonti