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Ven, Ott

Foto: Quirinale.it, via Wikimedia Commons

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Mentre PNRR e Piano Mattei soffrono di Sindrome da Opacità Ciclica, dal 2012 lo Stato ha in casa un antidoto funzionante. Lo ha tenuto in vita ma non lo ha mai somministrato altrove.

Nel nostro precedente articolo, Sindrome da Opacità Ciclica: il bollettino medico della politica italiana, abbiamo descritto la malattia più contagiosa della politica italiana. Ogni governo arriva, promette la casa di vetro, annuncia piani da miliardi e poi, quando si chiede dove finiscano i soldi, risponde con tabelle aggregate e progetti che spariscono da una relazione all'altra.

C'è però un dettaglio che rende il quadro clinico ancora più paradossale: la terapia esiste già. È italiana, è pubblica e funziona da quattordici anni. Si chiama OpenCoesione.

Una scelta politica del 2012

OpenCoesione è il portale che pubblica in formato aperto i dati sui progetti finanziati dalle politiche di coesione: fondi strutturali europei, Fondo Sviluppo e Coesione, Piano d'Azione Coesione. È nato nel luglio 2012 per volontà di Fabrizio Barca, allora Ministro per la Coesione territoriale nel governo Monti. All'epoca l'idea era quasi rivoluzionaria: rendere consultabile da chiunque ogni singolo progetto, con importi, pagamenti, luoghi, soggetti attuatori e tempi.

Da allora un team tecnico lo ha mantenuto in vita, governo dopo governo. Oggi il portale monitora 1.848.253 progetti per un costo pubblico di 361,77 miliardi di euro, con dati aggiornati al 30 giugno 2026.

Le buone pratiche, ovvero tutto quello che manca altrove

Mettiamo OpenCoesione accanto al PNRR e al Piano Mattei e guardiamo cosa fa:

  • Dati per progetto, non per "misura". Al PNRR, quando Openpolis ha chiesto il dettaglio, sono arrivati solo dati aggregati per misura. Su OpenCoesione il dettaglio del singolo cantiere è la regola.
  • Una cadenza fissa e rispettata. I dataset si aggiornano ogni due mesi e vengono pubblicati circa tre mesi dopo la data di riferimento. Non dipendono dall'umore del ministro di turno né dalla vigilia di un'audizione parlamentare.
  • Formati davvero aperti. I dati si scaricano liberamente in CSV e Parquet, per regione, per tema e per ciclo di programmazione. Niente PDF scansionati, niente "su richiesta".
  • Cittadini che controllano. Con A Scuola di OpenCoesione hanno partecipato oltre 41mila studenti e 3.400 docenti, che hanno monitorato sul campo 1.686 progetti. È monitoraggio civico vero, cioè l'esatto contrario dei tavoli tecnici del Piano Mattei di cui non si conoscono né i partecipanti né le decisioni.
  • Continuità. È questo il punto decisivo. OpenCoesione non è stato rifondato a ogni legislatura: è sopravvissuto a otto governi diversi.

Il paradosso: ereditato, mai fatto crescere

E qui la cura si rivela anche una diagnosi. I successori di Barca, di qualunque colore, non hanno mai migliorato davvero il portale né lo hanno esteso al PNRR. Si sono limitati a non spegnerlo. Quando lo Stato ha costruito la nuova piattaforma "unica", ReGiS, adottata anche per il PNRR, il risultato è stato congelare proprio i dati più recenti.

I fatti sono questi. Il ciclo 2021-2027 è partito nel 2021, ma per anni il portale ha mostrato quasi soltanto le anticipazioni del Fondo Sviluppo e Coesione, perché il nuovo sistema di monitoraggio era ancora "in fase di attivazione". I progetti finanziati con fondi europei del nuovo ciclo sono comparsi solo nel luglio 2025, e grazie a una raccolta dati provvisoria. Poi, nel febbraio 2026, ReGiS è entrato a regime: in attesa della validazione completa dei progetti, i dati dei programmi europei 2021-2027 sono rimasti fermi al 31 dicembre 2025.

A questo si aggiungono due limiti strutturali. Lo stesso portale ammette che completezza e dettaglio dipendono dal caricamento disomogeneo delle informazioni da parte delle amministrazioni. Inoltre il sistema non prevede indicatori di risultato misurabili per singolo progetto: sappiamo quanto si spende e dove, non se l'opera ha funzionato.

La morale

La Sindrome da Opacità Ciclica non nasce perché manchino gli strumenti. Nasce perché ogni nuovo piano, PNRR prima e Piano Mattei poi, viene costruito da zero, con il proprio portale, le proprie regole e la propria opacità d'autore, invece di innestarsi su ciò che già funziona.

Eppure la ricetta è scritta da quattordici anni: dati per progetto, aggiornamenti a cadenza fissa, formati aperti, cittadini coinvolti, continuità tra governi. Basterebbe applicarla, per legge, a ogni euro pubblico di ogni piano, presente e futuro. Senza aspettare l'ennesimo osservatorio della società civile costretto a fare il lavoro dello Stato.

Una buona pratica che sopravvive alle elezioni è una rarità. Una buona pratica che venga anche copiata sarebbe una guarigione.

Fonti

Giancarlo Finesso