Dal PNRR al Piano Mattei, la malattia più contagiosa del Paese non è mai stata debellata. Anzi, a ogni legislatura si riparte da zero, con entusiasmo.
Esiste in Italia una patologia che non compare nei manuali di medicina ma che ogni cittadino conosce benissimo. I ricercatori, cioè chiunque abbia provato a leggere un documento governativo, l'hanno battezzata Sindrome da Opacità Ciclica (SOC). Colpisce indistintamente destra, sinistra, centro, tecnici e governi "dei migliori". Ha un'incubazione brevissima: si manifesta di solito tra il giuramento al Quirinale e la prima conferenza stampa.
Sintomi principali
Il paziente tipo annuncia piani epocali, cifre a nove zeri e "cambi di paradigma". Poi, quando qualcuno chiede dove finiscano i soldi, sviluppa un'improvvisa afasia, accompagnata da tabelle aggregate e da documenti che spariscono da un aggiornamento all'altro.
Caso clinico n. 1: il PNRR, ovvero il paziente zero
Il PNRR doveva essere l'operazione trasparenza del secolo: centinaia di miliardi europei, una piattaforma informatica dedicata e cittadini finalmente informati. La piattaforma, a onor del vero, esiste: si chiama ReGiS, è stata sviluppata dalla Ragioneria generale dello Stato e serve a tutti i soggetti coinvolti per caricare i dati e monitorare il piano. Il dettaglio trascurabile è che i cittadini non la vedono.
Eppure la cura era stata prescritta per legge. La legge di Bilancio per il 2021, approvata dal governo Draghi, aveva impegnato l'esecutivo a pubblicare i dati di tutti i progetti, con le spese sostenute e gli interventi realizzati. Risultato: secondo Openpolis quegli obblighi non sono stati rispettati. Davanti alle richieste di accesso agli atti, il governo ha condiviso solo informazioni aggregate per misura, cioè l'equivalente di rispondere "abbastanza" a chi chiede quanto si è speso.
Poi è arrivata la revisione del Piano, e la malattia ha avuto una ricaduta da manuale. Openpolis ha concluso che era impossibile capire con chiarezza come fosse cambiato il PNRR e a che punto fossero i lavori. Un piano riscritto senza che si potesse confrontare il prima e il dopo: neanche Houdini.
Caso clinico n. 2: il Piano Mattei, la variante africana
Se pensavate che dopo anni di Foia, campagne civiche e richiami della Corte dei conti qualcuno avesse imparato la lezione, sottovalutate la potenza del virus. Il Piano Mattei vale 5,5 miliardi di euro di investimenti e 76 progetti in 18 Paesi, e ha già contagiato il proprio sistema di rendicontazione.
Il 22 ottobre è nato un Osservatorio di 14 organizzazioni che ha studiato la terza relazione del governo. Va detto, per correttezza clinica, che la coalizione riconosce all'esecutivo un maggiore sforzo informativo rispetto al passato. È il classico paziente che passa dalla febbre a 40 a quella a 39 e mezzo: un progresso, ma nessuno lo dimetterebbe.
Il sintomo più spettacolare è la sparizione spontanea dei progetti. Il porto di Misurata in Libia, un'operazione da circa 2,7 miliardi di dollari secondo la stampa, nella terza relazione non compare. La partnership sanitaria con il Marocco c'era nella prima relazione, poi è scomparsa dalle due successive e perfino dal sito del Piano. Sul Corridoio Sud dell'idrogeno, dopo la dichiarazione d'intenti firmata a Roma nel gennaio 2025, non risultano aggiornamenti né si sa quanto stia spendendo l'Italia. Un Piano che si autocancella a puntate: più che trasparente, evanescente.
Sono evaporati anche i tavoli tecnici. Quello sulla sicurezza energetica fu convocato cinque volte nel 2024, ma non si sa chi vi abbia partecipato né che cosa abbia deciso. Riunioni quantistiche: esistono finché nessuno le osserva.
Poi c'è il capitolo "chi ci guadagna". Dalla relazione non si capisce quante risorse valgano come aiuto pubblico allo sviluppo, né quale sia la quota di capitali privati. In Kenya sono stati destinati a Eni 75 milioni del Fondo per il clima per le filiere dei biocarburanti, mentre i resoconti dal campo parlano di redditi in calo e raccolti non ritirati. In Algeria, per un progetto agricolo nel Sahara, il contratto non è accessibile e non si sa da dove verrà prelevata l'acqua. Persino i Paesi beneficiari sono stati scelti con criteri che, secondo l'Osservatorio, non sono stati resi noti. Opacità a monte, opacità a valle e, nel mezzo, comunicati stampa luminosissimi.
Decorso: la ricaduta a ogni elezione
L'aspetto più affascinante della SOC è la sua ciclicità. Ogni nuovo governo dichiara il precedente opaco, promette la "casa di vetro" e poi, insediato, scopre che le tende sono comode. Le buone pratiche faticosamente conquistate (un obbligo di legge, un portale, un dataset, una relazione periodica) non si sommano mai. Ognuno costruisce il proprio piano, con il proprio portale e la propria opacità d'autore. È come se ogni medico, arrivando in reparto, buttasse la cartella clinica del collega e ricominciasse dall'anamnesi.
Così la trasparenza non diventa mai infrastruttura. Resta un favore, concesso a dosi omeopatiche dopo l'ennesima richiesta di accesso civico, l'ennesima audizione, l'ennesimo osservatorio della società civile costretto a fare il lavoro che spetterebbe allo Stato.
Terapia (che nessuno prescrive)
La cura esiste ed è perfino economica: dati aperti, aggiornati e leggibili per legge e per default, indipendenti da chi governa. Un unico standard di rendicontazione che sopravviva ai cambi di maggioranza, con progetti, importi, contratti e beneficiari consultabili da chiunque. Non serve un nuovo piano epocale. Basta smettere di ripartire da zero.
Ma una terapia che rende il paziente controllabile dagli elettori è, comprensibilmente, poco popolare tra i pazienti.
Prognosi: riservata. Come i dati.
Leggi anche: La cura esisteva già: OpenCoesione, la buona pratica che nessuno ha voluto copiare
Fonti
- Valori.it – Nasce l'Osservatorio sul Piano Mattei
- Pagella Politica – Campagna trasparenza PNRR
- LentePubblica – Openpolis: poca trasparenza sul PNRR
- La Notizia – Il buco nero del Pnrr
Giancarlo Finesso