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La Corte dei conti europea torna a criticare la proposta della Commissione per il bilancio pluriennale dell'Unione 2028-2034, quasi 2.000 miliardi di euro in sette anni. Nella nuova analisi 02/2026, i revisori di Lussemburgo sostengono che Bruxelles non ha colto le occasioni per rendere la spesa più trasparente e controllabile, e che molte delle preoccupazioni sollevate in passato sono rimaste inascoltate. Il punto più delicato riguarda i fondi pagati al raggiungimento di traguardi e non sulla base dei costi sostenuti, lo stesso modello del Recovery Fund. La notizia, riportata il 5 novembre da Eunews, arriva mentre i governi accelerano il negoziato in vista di un vertice straordinario a fine novembre.

Cosa dice la Corte dei conti europea

Il documento pubblicato dalla Corte, intitolato "Opportunità per il quadro finanziario pluriennale 2028-2034", è il seguito di una prima analisi diffusa nel giugno 2025 (analisi 03/2025), nella quale i revisori avevano chiesto che la semplificazione del bilancio non andasse a scapito dell'obbligo di rendiconto. Secondo la Corte, la proposta presentata dalla Commissione non tiene conto di importanti preoccupazioni già espresse.

Le critiche principali, così come sintetizzate dalla stessa Corte e riportate da Eunews, sono quattro:

  • Finanziamento non collegato ai costi. Il nuovo modello di spesa ricalca quello del dispositivo per la ripresa e la resilienza nato dopo la pandemia: i soldi arrivano quando uno Stato dimostra di aver raggiunto traguardi e obiettivi, non quando documenta le spese. Per la Corte restano "importanti lacune metodologiche" e l'accento è posto sui progressi nell'attuazione anziché sui risultati. Le condizioni di pagamento dovrebbero essere chiare e includere il rispetto del diritto europeo e nazionale, e i fondi dovrebbero essere pienamente tracciabili.
  • Valore aggiunto europeo. La Commissione, secondo i revisori, non ha colto l'occasione per definire nella normativa che cosa si intenda per "valore aggiunto UE", cioè il criterio che dovrebbe giustificare perché una spesa venga fatta a livello europeo e non nazionale.
  • Misurazione dei risultati. Il quadro di valutazione continua a privilegiare gli indicatori di realizzazione (quante cose sono state fatte) senza un numero sufficiente di indicatori di risultato e di impatto (che cosa è cambiato davvero).
  • Un solo piano per ogni Stato. Riunire la programmazione in un unico piano nazionale potrebbe lasciare alle regioni meno voce in capitolo; inoltre non è abbastanza chiaro come verranno valutate le riforme e come saranno assegnate loro le risorse.

"Abbiamo bisogno di un bilancio che mostri chiaramente quanto abbia da offrire l'UE, che assicuri una gestione efficace del denaro e che rafforzi la rendicontabilità e la trasparenza", ha dichiarato Jan Gregor, il membro della Corte responsabile dell'analisi.

Il contesto: la proposta della Commissione

La Commissione ha presentato il 16 luglio 2025 la sua proposta per il prossimo quadro finanziario pluriennale (COM(2025) 570 e COM(2025) 571). Secondo la sintesi pubblicata dalla rivista giuridica eucrim, il pacchetto vale quasi 2.000 miliardi di euro, pari in media all'1,26% del reddito nazionale lordo dell'Unione, e riduce i programmi di spesa da 52 a 16.

Le novità più rilevanti sono due. La prima è un grande fondo unico che riunisce in un solo piano nazionale e regionale di partenariato per ciascuno Stato membro risorse oggi gestite separatamente: politica agricola comune, coesione, fondi sociali e per la migrazione, come ricostruisce un briefing del Servizio ricerca del Parlamento europeo (EPRS). La seconda è un Fondo europeo per la competitività da 409 miliardi, che comprende 131 miliardi per difesa e spazio. La proposta prevede inoltre che il rispetto dello Stato di diritto e della Carta dei diritti fondamentali sia un prerequisito per ricevere i fondi dei piani nazionali, con la possibilità di bloccare i pagamenti in qualsiasi momento.

Non è la prima volta che la Corte interviene. A febbraio 2026, come riportato da Eunews, i revisori avevano già segnalato "molteplici rischi per la sana gestione finanziaria" legati al fondo unico: un ruolo ridotto della Commissione nei controlli, un maggiore affidamento sui sistemi nazionali, oneri amministrativi che potrebbero non diminuire e, per un quarto dei settori di intervento, l'assenza di indicatori di risultato. Il tema tocca da vicino anche l'agricoltura: su pinet.it abbiamo già analizzato le incongruenze dei pagamenti PAC a ettaro, che con la riforma confluirebbero nello stesso contenitore.

Le reazioni e le posizioni in campo

Il Parlamento europeo, ricorda il briefing EPRS, si era opposto con forza già nel maggio 2025 all'approccio "un piano nazionale per Stato membro", e i correlatori sul bilancio pluriennale invitano i deputati a mantenere questa linea. Anche il Comitato europeo delle regioni e molte amministrazioni regionali hanno espresso il timore di essere escluse dalle decisioni. Le fonti consultate non riportano, al momento, una risposta pubblica della Commissione alla nuova analisi della Corte.

Cosa può succedere adesso

Il negoziato è entrato nella fase decisiva. Secondo Eunews, il presidente del Consiglio europeo António Costa punta a un accordo politico entro la fine dell'anno e intende presentare una nuova proposta di compromesso, con le cifre ancora mancanti, a un vertice straordinario dei leader a fine novembre; il nodo principale sono le nuove risorse proprie. Per essere adottato, il regolamento sul quadro finanziario richiede l'unanimità in Consiglio dopo l'approvazione del Parlamento europeo (articolo 312 del Trattato sul funzionamento dell'UE). Le analisi della Corte non sono vincolanti, ma offrono a Parlamento e governi argomenti tecnici per chiedere correttivi: più tracciabilità dei destinatari finali, condizioni di pagamento più precise, indicatori di risultato.

Il commento di PINET

Per l'Italia la questione non è astratta: il nostro Paese ha sperimentato su larga scala il modello del PNRR, con i suoi pregi in termini di velocità e le sue difficoltà nel verificare dove finiscono davvero i soldi e che cosa producono. Estendere quel modello a coesione e agricoltura senza aver prima chiarito come misurare i risultati rischia di trasformare il bilancio europeo in una serie di caselle da spuntare. Semplificare è legittimo, ma un cittadino europeo dovrebbe poter sapere chi riceve un euro e a che cosa serve. Ed è altrettanto importante che regioni e comuni, che conoscono i territori, non vengano esclusi dalle scelte proprio quando le risorse diventano più concentrate nelle mani dei governi nazionali.

Fonti: Corte dei conti europea, analisi 02/2026; Corte dei conti europea, analisi 03/2025; Corte dei conti europea, pagina sul bilancio 2028-2034; EUR-Lex, COM(2025) 570; EUR-Lex, COM(2025) 571; EPRS, briefing sui piani nazionali e regionali di partenariato; Eunews, 5 novembre 2026; Eunews, 24 febbraio 2026; Eunews, 21 ottobre 2026; eucrim, sintesi della proposta.