Nel 2025 in Italia sono nati 355.772 bambini, un nuovo minimo storico, e la fecondità è scesa a 1,14 figli per donna, il valore più basso mai registrato. Le proiezioni ufficiali indicano un Paese che perderà oltre 13 milioni di abitanti entro il 2080 e che potrebbe scendere intorno ai 35 milioni a fine secolo. Ma l'Italia non è un'eccezione: è in anticipo su una tendenza mondiale. Secondo le Nazioni Unite e i principali centri di ricerca, la popolazione del pianeta raggiungerà il massimo nella seconda metà di questo secolo e, dopo il 2100, entrerà in una fase di decrescita che non ha precedenti nella storia moderna.
I numeri di oggi
I dati diffusi dall'ISTAT il 21 ottobre 2026 descrivono un calo che non si arresta. Le nascite del 2025 sono state 355.772, il 3,8% in meno dell'anno precedente e il 38,3% in meno rispetto al 2008, ultimo anno di crescita. Il numero medio di figli per donna è sceso da 1,18 a 1,14, ben lontano dalla soglia di 2,1 che garantisce il ricambio delle generazioni. I dati provvisori del 2026 (gennaio-luglio) confermano la tendenza: 196.864 nascite, l'1,1% in meno, con una fecondità stimata a 1,13. L'età media delle madri al parto è salita a 32,7 anni e, per la prima volta, l'età media al primo figlio ha raggiunto i 32 anni.
Oggi la popolazione resta poco sotto i 59 milioni solo grazie all'immigrazione, che compensa in parte un saldo naturale (nati meno morti) negativo da oltre quindici anni.
Le proiezioni ufficiali: un Paese più piccolo e più vecchio
Le previsioni dell'ISTAT, aggiornate ad agosto 2026 con base 1° gennaio 2025, indicano nello scenario mediano circa 55 milioni di residenti nel 2050 e 45,8 milioni nel 2080: oltre 13 milioni in meno in poco più di mezzo secolo. L'età media passerebbe da 46,9 a 52,1 anni e verso il 2060 i decessi sarebbero quasi il triplo delle nascite. L'immigrazione, secondo l'Istituto, potrà compensare solo una parte del divario.
Le proiezioni internazionali sono ancora più severe. Le Nazioni Unite (World Population Prospects 2024) stimano per l'Italia 51,9 milioni di abitanti nel 2050 e 35,4 milioni nel 2100. Lo studio dell'Institute for Health Metrics and Evaluation pubblicato su The Lancet nel 2020 (Vollset e colleghi) arrivava a circa 31 milioni a fine secolo, collocando l'Italia tra i 23 Paesi destinati a perdere più di metà della popolazione, insieme a Giappone, Spagna, Portogallo, Thailandia e Corea del Sud.
| Fonte | 2025 | 2050 | 2080 | 2100 |
|---|---|---|---|---|
| ISTAT, scenario mediano | 59 milioni | 55 milioni | 45,8 milioni | non stimato |
| ONU, WPP 2024 | 59 milioni | 51,9 milioni | - | 35,4 milioni |
| Lancet/IHME 2020 | - | - | - | circa 31 milioni |
Tutte queste stime incorporano un flusso migratorio positivo e, nella maggior parte dei casi, una leggera risalita della fecondità rispetto ai valori attuali. Sono, in altre parole, scenari che presuppongono un miglioramento.
Il possibile tracollo: un esercizio a 200 anni
Nessun istituto statistico pubblica previsioni a due secoli: oltre i 30-40 anni l'incertezza su fecondità, migrazioni e longevità diventa troppo ampia. Si può però fare un semplice esercizio aritmetico per capire che cosa significa davvero una fecondità di 1,14 figli per donna, se rimanesse invariata e in assenza di immigrazione.
Con 1,14 figli per donna ogni generazione è pari a circa il 54% di quella dei genitori (1,14 diviso 2,1). Considerando una generazione ogni 32 anni circa, l'età media attuale al parto, le nascite annue evolverebbero così:
| Generazione | Anno indicativo | Nascite annue |
|---|---|---|
| Attuale | 2025 | circa 356.000 |
| 1 | circa 2057 | circa 193.000 |
| 2 | circa 2089 | circa 105.000 |
| 3 | circa 2121 | circa 57.000 |
| 4 | circa 2153 | circa 31.000 |
| 5 | circa 2185 | circa 17.000 |
| 6 | circa 2217 | circa 9.000 |
La popolazione totale seguirebbe con un ritardo di due o tre generazioni, perché per decenni continuerebbero a esserci molti adulti e anziani nati negli anni del baby boom e successivi. Ma alla fine del percorso un Paese con meno di 20.000 nascite l'anno non potrebbe superare qualche milione di abitanti. È aritmetica, non una previsione: serve a mostrare che la fecondità attuale, se diventasse permanente, porterebbe a un ridimensionamento drastico, non a un lento assestamento.
Nella realtà è improbabile che i comportamenti restino fermi per due secoli. Le politiche familiari, l'immigrazione, i cambiamenti culturali e la medicina riproduttiva possono modificare il quadro. Il punto che i demografi considerano invece acquisito riguarda i prossimi 50 anni: il calo e l'invecchiamento sono già in larga parte determinati, perché le donne che diventeranno madri nei prossimi decenni sono già nate e sono poche. È il cosiddetto "inerzia demografica" al contrario: anche se domani la fecondità risalisse a 2, le nascite continuerebbero a scendere per anni.
Il mondo: picco nella seconda metà del secolo, poi la decrescita
Secondo le Nazioni Unite la popolazione mondiale, oggi di circa 8,2 miliardi, raggiungerà il massimo di circa 10,3 miliardi intorno alla metà degli anni 2080, per poi scendere a 10,2 miliardi nel 2100. La probabilità che il picco arrivi entro questo secolo è stimata all'80%, mentre dieci anni fa era intorno al 30%. Sessantatré Paesi, tra cui Cina, Germania, Giappone e Russia, hanno già superato il proprio massimo; per la Cina l'ONU prevede un calo da circa 1,4 miliardi a circa 630 milioni entro il 2100.
Le stime dell'IHME sono più basse: picco di 9,7 miliardi nel 2064 e 8,8 miliardi nel 2100 nello studio del 2020. Il successivo lavoro del Global Burden of Disease, pubblicato su The Lancet nel 2024, prevede che il numero medio di figli per donna nel mondo scenda da 2,2 nel 2021 a 1,8 nel 2050 e a circa 1,6 nel 2100. A fine secolo il 97% dei Paesi, 198 su 204, sarebbe sotto la soglia di ricambio e più della metà delle nascite mondiali avverrebbe nell'Africa subsahariana.
Perché dopo il 2100 la popolazione mondiale calerà
Il picco non è il punto d'arrivo ma l'inizio di una nuova fase. Una fecondità mondiale di 1,6-1,8 figli per donna significa che ogni generazione è più piccola della precedente del 15-25%. Con lo stesso esercizio usato per l'Italia, e con una fecondità ferma a 1,66 come nello scenario IHME, in tre generazioni (circa un secolo) le nascite si dimezzerebbero: una popolazione mondiale di 9-10 miliardi a fine secolo tenderebbe verso i 4,5-5 miliardi nel corso del XXII secolo. Anche qui non si tratta di una previsione ufficiale, ma di ciò che implicano le ipotesi di fecondità oggi considerate più probabili. Per la prima volta dalla peste nera del Trecento l'umanità potrebbe ridursi non per catastrofi, ma per scelta e per le condizioni in cui le persone decidono se e quando avere figli.
Che cosa spiega il calo delle nascite
Le cause principali sono sociali ed economiche più che biologiche: l'ingresso tardivo e precario nel mondo del lavoro, il costo della casa, la scarsità di servizi per l'infanzia, la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia (che in Italia pesa soprattutto sulle donne), l'aumento dell'istruzione femminile, la diffusione della contraccezione e il cambiamento dei valori. Il fattore biologico più rilevante è l'età: avere il primo figlio dopo i 32 anni riduce sia la probabilità di concepire sia il numero di figli che una coppia può avere.
E l'alimentazione?
L'alimentazione incide sulla fertilità biologica, ma non è il motore del calo delle nascite. Diverse revisioni sistematiche di studi osservazionali associano una maggiore aderenza alla dieta mediterranea a migliori parametri del liquido seminale, mentre obesità, diabete e sindrome dell'ovaio policistico riducono la fertilità di uomini e donne. Una meta-analisi pubblicata nel 2022 (Levine e colleghi) stima un calo di circa il 50% della concentrazione degli spermatozoi a livello mondiale tra il 1973 e il 2018, con un'accelerazione dopo il 2000; tra le cause ipotizzate ci sono stili di vita, obesità e interferenti endocrini, ma il metodo dello studio è discusso in una parte della comunità scientifica. In ogni caso i Paesi con le diete migliori, come Italia e Spagna, sono tra quelli con la fecondità più bassa del mondo: una buona alimentazione aiuta le coppie che cercano un figlio, ma una popolazione non smette di fare figli per come mangia.
Le conseguenze e le possibili risposte
Una popolazione che cala e invecchia mette sotto pressione le pensioni, la sanità e la sostenibilità del debito pubblico, riduce la forza lavoro e svuota per prime le aree interne e il Mezzogiorno. Le risposte discusse dagli esperti sono di tre tipi, nessuna sufficiente da sola. Le politiche familiari (assegni, congedi, asili nido, casa per i giovani) hanno effetti documentati ma in genere modesti: Paesi come la Francia o quelli nordici, che investono di più, hanno una fecondità più alta dell'Italia ma comunque sotto la soglia di ricambio. L'immigrazione può rallentare il calo e sostenere il mercato del lavoro, ma richiede politiche di integrazione e, nel lungo periodo, i nuovi arrivati tendono ad adottare i comportamenti riproduttivi del Paese di arrivo. Infine l'adattamento: aumentare l'occupazione femminile e degli anziani in buona salute, investire in produttività e automazione, ripensare i servizi per una società con meno giovani.
Il commento di PINET
La crisi demografica è il fenomeno più prevedibile e insieme più trascurato del dibattito pubblico italiano: i numeri dei prossimi cinquant'anni sono già scritti, eppure le scelte politiche continuano a ragionare su orizzonti di una legislatura. Non esiste una singola misura capace di invertire la tendenza, ma l'esperienza europea indica che stabilità del lavoro, servizi per l'infanzia diffusi e accesso alla casa per i giovani contano più dei bonus una tantum. Allo stesso tempo, un Paese che perderà comunque milioni di abitanti deve prepararsi ad adattarsi, dalla sanità ai trasporti nelle aree interne. Quanto al lungo periodo, il calo della popolazione mondiale dopo il 2100 non è necessariamente una catastrofe, anche per la pressione sulle risorse del pianeta, ma la velocità con cui avverrà in Paesi come l'Italia rischia di essere difficile da gestire senza una strategia di lungo respiro.
Fonti
- ISTAT - Natalità e fecondità della popolazione residente, anno 2025
- ISTAT - Indicatori demografici, anno 2025
- Il Post - Le previsioni ISTAT sulla popolazione al 2050 e al 2080
- Quotidiano Sanità - Nel 2080 in Italia 45,8 milioni di residenti
- Nazioni Unite - World Population Prospects 2024
- NBC/AP - World population expected to peak in the 2080s, UN report
- ScienceDaily - Lancet/IHME 2020: la popolazione mondiale probabilmente calerà dopo la metà del secolo
- Scimex - The Lancet, GBD 2021: previsioni sulla fecondità al 2050 e al 2100
- Proceedings of the Nutrition Society - Dieta mediterranea e parametri del liquido seminale, meta-analisi
- Progress Educational Trust - Il calo del numero di spermatozoi (Levine e colleghi, 2022)