Nel quartiere delle Rives de la Haute-Deûle, a Lille-Lomme, nel nord della Francia, l'acqua piovana ha smesso di essere un rifiuto da allontanare il prima possibile. Sull'area di una vecchia zona industriale, riconvertita in quartiere con la società di sviluppo urbano SORELI come concessionaria, la gestione delle acque è stata il punto di partenza del progetto: prima con un sistema di noue, canali e giardino d'acqua che trattiene la pioggia e la rilascia lentamente nel canale, poi, nella seconda fase, con l'infiltrazione direttamente nel lotto. A raccontare l'esperienza è un contributo presentato al convegno internazionale Novatech 2026 di Lione, firmato dai tecnici di SORELI e dai progettisti del paesaggio.
Da area industriale a quartiere: i numeri del progetto
Le Rives de la Haute-Deûle nascono su un'area industriale dismessa, circa 100 ettari nel perimetro più ampio di riqualificazione, lungo il canale della Deûle. L'intervento è partito nel 2004 con una prima operazione di 25 ettari, estesa nel 2017 a 38 ettari. La superficie edificabile programmata sale così da circa 152.000 a 356.000 metri quadrati. La prima fase ha portato circa 860 alloggi, 80.000 metri quadrati di uffici e 7.000 di servizi, con il polo tecnologico Euratechnologies, che secondo la presentazione conta circa 600 imprese insediate. Il quartiere ha ottenuto il riconoscimento francese EcoQuartier (tappa 3 nel 2016 e tappa 4 nel 2022).
Le cifre sulle fasi e sui tempi non coincidono in modo perfetto tra le fonti consultate (la brochure di SORELI del 2019, l'articolo della Fédération des EPL del 2025 e il contributo Novatech): per questo qui restano solo i dati su cui i documenti concordano.
Prima fase: pioggia trattenuta negli spazi pubblici
Nella prima fase, fino al 2018, tutte le acque piovane, pubbliche e private, vengono convogliate in spazi aperti collettivi e rilasciate nel canale della Deûle. Il sistema è fatto di noue vegetate (fossati piantumati che raccolgono e rallentano l'acqua), canali e un giardino d'acqua, mantenuti con una gestione differenziata del verde. Secondo il contributo Novatech, le superfici private possono scaricare al massimo 2 litri al secondo per ettaro, e il dimensionamento è calibrato su un evento con tempo di ritorno di vent'anni. Questa impostazione ha ricevuto già nel 2009 il premio EcoQuartier sul tema dell'acqua.
Seconda fase: l'infiltrazione nel lotto
Con l'estensione del 2017 il settore Marais, a ovest, cambia logica: l'obiettivo diventa infiltrare l'acqua dove cade. Gli operatori privati gestiscono la pioggia all'interno degli isolati, con l'obiettivo dichiarato di coprire una piena con tempo di ritorno di cento anni a livello di lotto ("une crue centennale à la parcelle", nelle parole del documento). Il settore è diviso in cinque bacini di raccolta, con noue e giardini di pioggia, e dove il suolo è contaminato da idrocarburi o PCB viene rimosso e sostituito.
Il cuore dello spazio pubblico è il parco Rosa Bonheur, consegnato a giugno 2025: due ettari ricavati eliminando una strada interna, all'interno di circa tre ettari di spazi pubblici del settore, con suoli de-impermeabilizzati e isole di biodiversità. Ha ottenuto la certificazione Effinature, livello realizzazione. Sempre secondo il contributo Novatech, su un inventario di 262 alberi ne sono stati conservati almeno 154 e ne sono stati piantati almeno 240. La sintesi del progetto è nello slogan riportato dagli autori: "L'eau dessine la ville" (l'acqua disegna la città). L'articolo della Fédération des EPL lo descrive come una strategia che "inverse les logiques classiques d'urbanisme": è l'edificato a immergersi nel verde.
Cosa lo rende replicabile
La replicabilità sta soprattutto nel metodo: si fissa un limite di scarico per ogni lotto (2 litri al secondo per ettaro nella prima fase) e lo si rende vincolante per gli operatori privati attraverso le prescrizioni ambientali sui lotti. Le noue e i giardini di pioggia sono soluzioni a bassa tecnologia, mantenibili con la gestione differenziata del verde. La riconversione di un'area industriale permette inoltre di intervenire sul suolo, bonificandolo dove serve, prima di infiltrare. Un limite da tenere presente: nei documenti consultati non compaiono volumi di ritenzione misurati né costi, quindi il confronto con altri contesti richiede dati aggiuntivi. Per un approccio affine su scala urbana, si veda anche il programma di Milano città spugna.
Il commento di PINET
Per l'Italia il valore di questo caso è la continuità: vent'anni di cantiere in cui l'acqua resta il criterio di progetto, aggiornato fase dopo fase. I Comuni con aree dismesse da riconvertire, soprattutto nel Nord padano, potrebbero adottare regole analoghe nei piani attuativi, ma incontrerebbero ostacoli concreti: bonifiche costose, falde alte in alcune pianure e una gestione delle acque meteoriche spesso frammentata tra più enti. Pesa anche la manutenzione a lungo termine di noue e giardini, che richiede competenze e risorse dedicate. Il giudizio è positivo sul metodo, ma prudente sui risultati: finché mancano dati misurati su volumi e prestazioni, resta un modello di processo più che una prova quantitativa.