Milano, Lombardia — 2026. Novanta parcheggi, piazze e strade dell'hinterland milanese hanno smesso di scaricare l'acqua piovana dritta in fognatura e hanno imparato, letteralmente, ad assorbirla. È il bilancio di "Città metropolitana Spugna", il piano urbano integrato finanziato con circa 50,2 milioni di euro del PNRR che dal 2022 ha trasformato superfici impermeabili di 32 Comuni dell'area metropolitana di Milano in bacini di infiltrazione, giardini della pioggia e pavimentazioni drenanti. Secondo quanto riporta il sito ufficiale del progetto, a settembre 2026 tutti gli 88 cantieri previsti risultano completati: un traguardo raggiunto in poco più di tre anni, che colloca Milano tra i pochi casi europei di un intero territorio metropolitano riprogettato, quartiere per quartiere, secondo la logica della "sponge city".
Il progetto è nato da un'urgenza molto concreta. Negli ultimi decenni le piogge intense si sono fatte più frequenti e più violente, mentre le reti fognarie di gran parte dei Comuni dell'hinterland milanese sono state progettate decenni fa, per un clima diverso da quello attuale. "Il progetto Spugna rappresenta un cambio di paradigma nella gestione del territorio", ha dichiarato Paolo Festa, consigliere delegato all'Ambiente di Città Metropolitana di Milano, riassumendo l'obiettivo dell'iniziativa: smettere di trattare l'acqua piovana come un problema da evacuare il più in fretta possibile e cominciare a trattarla come una risorsa da trattenere sul posto.
Come funziona: dal parcheggio alla spugna verde
Il principio tecnico alla base del progetto è quello del drenaggio urbano sostenibile (SUDS, Sustainable Urban Drainage Systems) applicato attraverso soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions, NBS). Al posto dell'asfalto impermeabile che convoglia l'acqua piovana verso i tombini e da lì nella rete fognaria — spesso mista, cioè condivisa con le acque nere, e quindi più vulnerabile a tracimare durante i temporali intensi — gli interventi rimuovono o "de-impermeabilizzano" porzioni di superficie e le sostituiscono con pavimentazioni drenanti, bacini di infiltrazione, giardini della pioggia, trincee drenanti, tetti e pareti verdi. L'acqua, invece di scorrere via in pochi minuti, viene trattenuta localmente, si infiltra lentamente nel sottosuolo o evapora, alleggerendo il carico sulla rete fognaria proprio nei momenti in cui è più sotto stress.
Un esempio concreto dell'implementazione è quello di Garbagnate Milanese, dove il progetto è arrivato al parcheggio di via Como, all'angolo con via Venezia: il terzo intervento nel Comune dopo quelli già completati in piazza Madre Teresa di Calcutta e in via dei Tigli. Nel parcheggio, utilizzato anche dal mercato cittadino, è stato realizzato un nuovo bacino di infiltrazione per la raccolta e l'accumulo dell'acqua piovana, con superfici permeabili al posto dell'asfalto e aree verdi integrate. I lavori, costati oltre 1,8 milioni di euro per il solo Comune di Garbagnate, si sono svolti in più fasi nell'arco di circa quattro mesi, dalla preparazione dell'area verde e del bordo sud del parcheggio fino alla chiusura temporanea per il rifacimento dell'asfalto a luglio. Interventi con la stessa logica — parcheggi, piazze e tratti stradali trasformati in superfici drenanti — sono stati realizzati anche a San Giuliano Milanese (via Gogol, via Montenero, piazza della Repubblica), Melegnano (piazza Bianchi), Segrate (via Mondadori), Trezzano sul Naviglio, Cesano Boscone, Solaro, Rho e in molti altri dei 32 Comuni coinvolti.
Il bilancio: 88 cantieri, 32 Comuni, mezzo milione di metri quadrati
Il progetto, coordinato da Città Metropolitana di Milano con Gruppo CAP come stazione appaltante unica e soggetto attuatore, ha un costo complessivo di 50.194.050 euro, interamente finanziati dal PNRR. Gli ultimi dati intermedi resi pubblici, relativi ad aprile 2026 — quando risultavano conclusi e collaudati 70 degli 88 cantieri, con i restanti 18 ancora in corso — parlavano di 489.000 metri quadrati di superficie riqualificata, una capacità di drenaggio stimata in oltre 307.500 metri cubi di acqua piovana l'anno e un risparmio energetico annuo di circa 114,89 MWh (pari a 9,88 tonnellate equivalenti di petrolio). Il sito ufficiale del progetto, puicmmspugna.it, conferma che a settembre 2026 la totalità degli 88 interventi risulta completata e che l'iniziativa sta entrando in una nuova fase, con laboratori nelle scuole e corsi di formazione per tecnici comunali e manutentori del verde, pensati per trasferire ai Comuni le competenze necessarie a gestire nel tempo le nuove infrastrutture verdi. Su scala complessiva, l'obiettivo dichiarato del programma è realizzare circa 300.000 metri quadrati di nuove aree verdi, con la messa a dimora di 2.000 alberi e 32.000 arbusti in tutto il territorio metropolitano.
Il percorso è stato scandito da un evento pubblico conclusivo il 31 marzo 2026 a Palazzo Isimbardi, sede di Città Metropolitana di Milano, con la partecipazione, tra gli altri, dell'inviato del governo italiano per il clima Francesco Corvaro, del ricercatore del Politecnico di Milano Eugenio Morello e di Antonella Morgillo, componente del comitato della missione europea per l'adattamento ai cambiamenti climatici, oltre ai sindaci di alcuni dei Comuni coinvolti, tra cui Pieve Emanuele, Baranzate e Cinisello Balsamo. In quell'occasione è stato premiato anche un concorso fotografico e progettuale, "La città spugna del futuro", che ha coinvolto cittadini e studenti nell'immaginare nuovi usi per gli spazi pubblici riqualificati: tra i progetti premiati, "Oasi Bollate" di Viktoria Narciso, che reimmagina un'area di parcheggio come spazio multifunzionale, e "Riqualifica spazio Bollate" di Martina Di Franco.
Le voci del progetto
Yuri Santagostino, presidente di Gruppo CAP, ha inquadrato l'iniziativa come parte di un cambio più ampio nel modo in cui il gestore idrico pensa il proprio ruolo, spostando il baricentro "da un approccio riparativo a uno preventivo" nella gestione del servizio idrico integrato. Per Santagostino, però, nessun singolo attore può bastare da solo ad affrontare la sfida climatica delle città: "Se vogliamo ripensare le nostre città, non basta che un solo attore metta in campo delle politiche", ha dichiarato, sottolineando la necessità di un lavoro coordinato tra gestore del servizio idrico, Città Metropolitana e singoli Comuni. Sulla stessa linea il direttore generale di Gruppo CAP, Michele Falcone, che ha sintetizzato con una frase breve la logica di rete dietro al progetto: "il comune non è un'isola" — un richiamo al fatto che la gestione delle acque piovane, e più in generale la resilienza climatica, non si può pianificare Comune per Comune in modo isolato, ma richiede una regia sovracomunale capace di seguire i bacini idrografici al di là dei confini amministrativi.
Perché serve: piogge più intense e fognature vecchie di decenni
Il contesto in cui si inserisce il progetto è quello, ormai familiare a chi vive nel Nord Italia, di un regime delle piogge sempre più squilibrato tra periodi di siccità prolungata e nubifragi improvvisi e violenti. Gli eventi di pioggia intensa sono aumentati di oltre il 30% in Italia negli ultimi quattro decenni, un ritmo che le reti fognarie tradizionali — progettate per portate molto più regolari — faticano sempre di più a reggere, soprattutto nelle aree, come gran parte dell'hinterland milanese, dove le fognature sono di tipo misto. Allo stesso tempo, le zone centrali di Milano registrano temperature superiori di 3-5 gradi rispetto alle aree periferiche e rurali circostanti, soprattutto nelle ore notturne: il fenomeno delle isole di calore urbane, che il verde e le superfici permeabili aiutano a mitigare attraverso l'evapotraspirazione. Secondo dati della Commissione Europea citati nel dibattito sul progetto, ogni euro investito in soluzioni naturali per la gestione delle acque piovane previene mediamente tra 4 e 6 euro di danni futuri legati ad allagamenti e ondate di calore — un rapporto costi-benefici che aiuta a spiegare perché un investimento infrastrutturale "verde" come questo sia stato scelto rispetto al solo potenziamento della rete fognaria tradizionale, molto più costoso a parità di superficie servita.
Un approccio concettualmente simile a quello di Milano — trasformare superfici stradali impermeabili in infrastrutture capaci di assorbire l'acqua piovana — è stato raccontato su questo sito anche a proposito di New York, dove tre spartitraffico del Queens sono stati trasformati in "spugne verdi" capaci di assorbire 5 milioni di galloni d'acqua piovana l'anno: due città diverse, due scale di intervento diverse, ma la stessa logica di fondo, quella di restituire alla natura un compito che per decenni è stato affidato solo ai tubi sotterranei. Gruppo CAP, del resto, non è nuovo a progetti di economia circolare sulle proprie reti: lo stesso gestore ha realizzato a Robecco sul Naviglio anche un impianto che recupera la sabbia scartata dai depuratori trasformandola in aggregato riciclato certificato per l'edilizia.
Cosa rende il progetto replicabile
- Un soggetto attuatore unico per 32 Comuni. Affidare a un solo gestore del servizio idrico integrato — Gruppo CAP — il ruolo di stazione appaltante e soggetto attuatore per l'intero territorio ha permesso di superare la frammentazione amministrativa tipica di un'area metropolitana con decine di Comuni di dimensioni molto diverse, garantendo standard tecnici e progettuali uniformi.
- Interventi su spazi pubblici già esistenti. Parcheggi, piazze e tratti stradali degradati vengono riqualificati senza bisogno di nuove acquisizioni di suolo: il progetto reimpiega spazio pubblico già disponibile, riducendo tempi e costi di realizzazione rispetto a interventi che richiederebbero nuove espropriazioni.
- Un finanziamento pubblico dedicato e vincolato a una scadenza. I 50,2 milioni di euro del PNRR, erogati con una scadenza di realizzazione precisa, hanno costretto il progetto a mantenere un cronoprogramma serrato invece di diluirsi nel tempo: un fattore disciplinante che altri territori possono replicare agganciando iniziative simili a finanziamenti europei o nazionali con vincoli di rendicontazione altrettanto stringenti.
- Un doppio beneficio, idraulico e climatico. Ogni intervento riduce contemporaneamente il rischio di allagamento e l'intensità delle isole di calore urbane, grazie alla vegetazione e all'evapotraspirazione: una doppia motivazione che allarga il consenso politico e amministrativo attorno al progetto, coinvolgendo sia chi si occupa di reti idriche sia chi si occupa di qualità urbana e verde pubblico.
- Un investimento in formazione, non solo in cemento e piante. La scelta di dedicare la fase successiva alla conclusione dei cantieri a laboratori nelle scuole e corsi di formazione per tecnici comunali e manutentori del verde risponde a uno dei limiti più comuni di questo tipo di infrastrutture: senza una manutenzione competente e continuativa nel tempo, giardini della pioggia e bacini di infiltrazione perdono rapidamente efficacia.
Fonti:
- Città Metropolitana – Spugna, sito ufficiale del progetto
- Città metropolitana Spugna, 70 cantieri conclusi — INFOBUILD
- Città metropolitana Spugna a Garbagnate Milanese, al via i lavori — Gruppo CAP
- Progetto Spugna di Città Metropolitana, cantieri verso il traguardo: già completati 70 interventi su 88 — 7giorni
- Milano città spugna e le Nature Based Solutions per la sostenibilità urbana — Renewable Matter
- Dai parcheggi alle città del futuro: a Bollate vince la visione "spugna" — LegnanoNews
- Città Metropolitana Spugna: evento conclusivo — NbS Italy Hub