A Robecco sul Naviglio, nell'hinterland milanese, un impianto di depurazione delle acque reflue produce ogni giorno qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato semplicemente smaltito come rifiuto: sabbia. Dal 24 luglio 2026 quella sabbia ha smesso ufficialmente di essere uno scarto. La Città Metropolitana di Milano ha infatti autorizzato CAP Evolution, la società del Gruppo CAP dedicata all'economia circolare, a commercializzarla come aggregato riciclato certificato, pronto per essere impiegato in cantieri edili e infrastrutturali al posto della sabbia estratta dalle cave.
È un passaggio che sembra tecnico — un'autorizzazione amministrativa, qualche norma tecnica, un marchio CE — ma che chiude un percorso avviato anni prima e affronta un problema tutt'altro che marginale: la sabbia è, dopo l'acqua, la risorsa naturale più consumata al mondo, e le cave italiane ed europee mostrano segnali crescenti di esaurimento. Trasformare uno scarto della depurazione urbana in materiale da costruzione certificato non è solo un esercizio di economia circolare: è un modo per alleggerire la pressione su un settore estrattivo sempre più sotto stress.
Come funziona il recupero della sabbia
L'impianto di Robecco sul Naviglio è uno dei circa quaranta depuratori gestiti da Gruppo CAP sul territorio della Città Metropolitana di Milano. Non è un impianto qualunque: serve un bacino di 27 Comuni per un carico equivalente a 340.000 abitanti, trattando quotidianamente oltre 102.000 metri cubi di acque reflue urbane.
Durante il trattamento delle acque di scarico, una fase chiamata "dissabbiamento" separa dai reflui la sabbia e i materiali granulari pesanti che vi finiscono trasportati dalle piogge, dagli scarichi domestici e dalla rete fognaria. Storicamente questo materiale, insieme a quello raccolto durante la pulizia e manutenzione delle condotte, veniva gestito come rifiuto speciale da smaltire. L'impianto di Robecco lo intercetta invece con una linea dedicata di lavaggio e recupero, che lo ripulisce dalla componente organica e dai contaminanti fino a produrre un aggregato riciclato fine, con granulometria compresa tra 0 e 6,3 millimetri — le stesse dimensioni della sabbia utilizzata comunemente nell'edilizia civile.
La linea è autorizzata a trattare fino a 48 tonnellate di materiale al giorno, per un totale di circa 14.000 tonnellate l'anno. Non è il primo capitolo di questa storia: già nel 2020 Gruppo CAP aveva avviato a Robecco un primo impianto pilota, basato sul cosiddetto "effetto Coanda" (una tecnica di separazione fisica che sfrutta il comportamento di un flusso d'acqua lungo una superficie curva per isolare le particelle più pesanti), capace di recuperare circa 2.500 tonnellate l'anno da destinare a un uso interno, come letto di posa per il rinnovo delle tubazioni della rete fognaria e dell'acquedotto. L'autorizzazione ottenuta nel luglio 2026 segna il salto di scala successivo: da materiale riutilizzato internamente a prodotto certificato, vendibile sul mercato a imprese di costruzione esterne al gruppo.
Le certificazioni che trasformano lo scarto in prodotto
Il punto cruciale, dal punto di vista normativo, è che il materiale ottenuto a Robecco ha ottenuto la cosiddetta cessazione della qualifica di rifiuto ("end of waste"), attraverso l'autorizzazione rilasciata dalla Città Metropolitana di Milano ai sensi dell'articolo 208 del Testo Unico Ambientale (d.lgs. 152/2006). In pratica, superati i controlli previsti, la sabbia recuperata smette di essere giuridicamente un rifiuto e diventa a tutti gli effetti un aggregato riciclato con marcatura CE, conforme alle norme tecniche europee UNI EN 13242 (aggregati per opere di ingegneria civile e costruzione di strade) e UNI EN 13285 (miscele non legate).
Per garantire che il materiale sia davvero sicuro da impiegare in cantiere, ogni lotto da 100 metri cubi viene sottoposto, prima della commercializzazione, a verifiche fisico-meccaniche, test di cessione e analisi chimiche condotte da laboratori certificati. Arpa Lombardia, l'agenzia regionale per la protezione ambientale, ha inoltre verificato la conformità del processo ai regolamenti europei REACH, POP e CLP sulle sostanze chimiche. A completare il sistema, CAP Evolution ha messo in piedi una tracciabilità digitale che segue ogni lotto dalla pesatura in impianto fino alla consegna in cantiere.
Michele Falcone, direttore generale di CAP Evolution, ha sintetizzato così il significato dell'operazione: "Mettiamo a disposizione delle imprese del territorio un aggregato riciclato sicuro e tracciato", aggiungendo che l'autorizzazione "ci consente di compiere un passaggio concreto", trasformando un materiale che fino a poco tempo fa era gestito come uno scarto interno in un prodotto certificato a disposizione dell'intera filiera edile locale. Un'impostazione che raccoglie un'ambizione dichiarata già anni prima dal presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP, Alessandro Russo, quando presentando il primo impianto pilota aveva spiegato: "Il nostro ambizioso benchmark, definito nel Piano di Sostenibilità, è recuperare in nome della circolarità della produzione la maggior quantità possibile di energia e materiali", ricordando come da tempo l'azienda pensasse "a una seconda vita anche per le sabbie, che in grande quantità si ritrovano nelle acque di scarto".
Perché conviene: il contesto delle cave in esaurimento
Il progetto di Robecco si inserisce in un quadro globale che rende la sabbia una risorsa tutt'altro che scontata. Secondo i dati del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP), il consumo mondiale di sabbia e ghiaia si aggira intorno ai 50 miliardi di tonnellate l'anno, un volume che ne fa la seconda risorsa naturale più sfruttata al pianeta dopo l'acqua. In Italia, secondo i dati citati da Legambiente, oltre il 60% delle cave attive si trova in una condizione di progressivo avvicinamento all'esaurimento dei giacimenti disponibili. Ogni tonnellata di aggregato riciclato che sostituisce sabbia di cava significa quindi meno escavazione, meno trasporto su gomma dai siti estrattivi ai cantieri e meno pressione su un patrimonio di risorse non rinnovabile su scala umana.
Il recupero delle sabbie si affianca ad altri progetti di economia circolare già avviati da Gruppo CAP sulla stessa rete di depurazione, dalla produzione di biometano dai fanghi al recupero di fosforo e azoto dai reflui, fino al riutilizzo di acque depurate per l'igiene urbana in alcuni Comuni serviti. La sabbia certificata di Robecco si aggiunge quindi a un modello di depuratore inteso non più come semplice impianto di trattamento a fine ciclo, ma come una piccola "bioraffineria urbana" capace di restituire al territorio materia ed energia.
Cosa rende il progetto replicabile
Il caso di Robecco sul Naviglio offre alcuni elementi che qualunque gestore del servizio idrico integrato, in Italia o altrove in Europa, può in linea di principio riprodurre sui propri impianti di depurazione:
- Una fase di processo che esiste già in quasi tutti i depuratori. Il dissabbiamento è una fase standard del trattamento delle acque reflue: non richiede la costruzione di un nuovo impianto da zero, ma l'aggiunta di una linea di lavaggio e affinamento a valle di un processo già presente. Questo abbassa sensibilmente la soglia di investimento necessaria rispetto a tecnologie di recupero materiali costruite ex novo.
- Una crescita per gradi, dal riuso interno alla vendita certificata. Il percorso di Gruppo CAP — dal pilota 2020 basato sull'effetto Coanda, con un uso limitato ai cantieri interni, fino all'autorizzazione 2026 per la vendita a terzi — mostra un modello incrementale che permette di validare la tecnologia e il mercato prima di affrontare i costi e le complessità della piena certificazione end of waste.
- Uno standard tecnico già pronto all'uso. Le norme UNI EN 13242 e UNI EN 13285 per gli aggregati da costruzione esistono a livello europeo indipendentemente da questo progetto: qualunque gestore che riesca a raggiungere gli stessi requisiti fisico-meccanici e chimici può percorrere la stessa strada normativa, senza dover negoziare regole su misura.
- Un alleato istituzionale nel controllo ambientale. Il coinvolgimento di un ente terzo come Arpa Lombardia nella verifica di conformità a REACH, POP e CLP offre alle imprese acquirenti una garanzia di sicurezza che rafforza la fiducia del mercato edile verso un materiale che, culturalmente, viene ancora percepito come "derivato da un rifiuto".
- Una motivazione economica e ambientale allineata. Con oltre il 60% delle cave italiane vicine all'esaurimento secondo Legambiente, la convenienza di un aggregato riciclato certificato non dipende solo da incentivi normativi, ma da una scarsità fisica di materia prima vergine che riguarda l'intero comparto delle costruzioni, in Italia come nel resto d'Europa.
Fonti:
- Dai depuratori una nuova materia prima seconda per edilizia e infrastrutture — ICP Magazine
- CAP Evolution e Città Metropolitana di Milano: dai depuratori sabbia riciclata per cantieri e infrastrutture — True News
- Sabbia certificata per l'edilizia dai fanghi del depuratore CAP Evolution di Robecco — Gazzetta della Lombardia
- CAP Evolution, la sabbia recuperata dalla depurazione diventa una nuova risorsa per l'edilizia — Lo Specchio di Sesto San Giovanni
- Gruppo CAP recupera le sabbie di scarto della depurazione per impiegarle nei suoi cantieri — Gruppo CAP