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Dom, Ott
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Il litio ha un problema di indirizzo: si trova quasi tutto in Australia, Cile, Argentina e Cina, e la sua estrazione porta con sé costi ambientali e geopolitici che l'Europa conosce bene. Il sodio, al contrario, è ovunque — è oltre mille volte più abbondante nella crosta terrestre — ma le batterie che lo usano faticano ancora a competere con il litio su un punto preciso: l'elettrolita, il liquido che permette agli ioni di muoversi tra i due elettrodi, che nelle formulazioni convenzionali resta infiammabile e instabile alle alte temperature. È su questo nodo che lavora da tempo il Laboratorio ACEL di ENEA (Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili), che insieme al Dipartimento di Ingegneria Chimica Materiali Ambiente della Sapienza Università di Roma ha messo a punto un elettrolita ibrido a base di liquidi ionici pensato specificamente per le batterie sodio-ione, con risultati pubblicati sulla rivista scientifica Batteries e ripresi a fine settembre in una nota diffusa dall'agenzia.

TRL 3-4 — Ricerca sperimentale/dimostrazione iniziale: formulazione validata in laboratorio su celle a bottone, con test di conducibilità e stabilità elettrochimica; prototipi da 1 Ah già in prova, prototipi da 10-30 Ah previsti nei prossimi mesi, nessun prodotto commerciale
Impatto potenziale: medio

In Australia Occidentale è entrata nella fase di progettazione esecutiva quello che, una volta completato, sarà il più grande impianto di accumulo termico industriale del paese: 195 megawattora di calore immagazzinato non in batterie al litio, ma in migliaia di blocchi di grafite attraversati da una lega metallica brevettata. A svilupparlo è MGA Thermal, azienda australiana specializzata in accumulo termico ad alta temperatura, che punta a sostituire il gas naturale nella produzione di vapore industriale con calore caricato tramite elettricità rinnovabile e restituito su richiesta, ventiquattr'ore su ventiquattro. Il primo cliente è Tronox, multinazionale mineraria e chimica, che alimenterà con questo sistema il proprio stabilimento di pigmenti al biossido di titanio a Kwinana, nell'area industriale a sud di Perth.

TRL 6-7 — Dimostrazione/prototipo a scala preindustriale: tecnologia validata per circa 18 mesi in un impianto dimostrativo da 0,5 MW/5 MWh, mentre il primo impianto commerciale da 195 MWh è ancora in fase di progettazione (FEED), con costruzione prevista dal 2027 e avvio operativo dal 2028
Impatto potenziale: alto

Il segmento delle batterie domestiche per l'autoconsumo fotovoltaico, finora dominato quasi ovunque dal litio ferro fosfato (LFP), vede arrivare una nuova proposta a base di sodio. L'azienda AuroraCell, con sede in Bulgaria e magazzino europeo in Polonia, ha lanciato sul mercato europeo un pacco batteria residenziale da 9,7 kWh a 48 V costruito con celle sodio-ione a cattodo all'ossido di cromo (NCO, sodium-ion chromium oxide), pensato per essere installato come sostituto o complemento delle batterie LFP nei sistemi ibridi già esistenti. L'azienda dichiara una vita utile di 20.000 cicli al 100% di profondità di scarica e una garanzia di 20 anni, numeri che — se confermati sul campo — supererebbero sensibilmente gli standard tipici delle batterie al litio oggi installate nelle case europee.

TRL 7-8 — Pre-commerciale: prodotto già annunciato "in stock" in Europa con certificazioni di sicurezza dichiarate, ma senza ancora una verifica indipendente delle prestazioni dichiarate sul lungo periodo
Impatto potenziale: medio

Nei laboratori di chimica delle batterie c'è una regola non scritta: quando una reazione secondaria indesiderata compare durante i test, si cerca di eliminarla. Al Dipartimento dell'Energia statunitense, all'Oak Ridge National Laboratory (ORNL), un gruppo di ricercatori ha fatto l'opposto: ha preso una reazione "di scarto" che produce candeggina (ipoclorito di sodio) all'interno di una batteria ad acqua salata, l'ha resa protagonista invece di sopprimerla, e ha più che raddoppiato la potenza di picco del dispositivo, portando la sua tensione a un livello comparabile con quello delle batterie agli ioni di litio. Il risultato, pubblicato dal laboratorio il 1° settembre 2026 e aggiornato il 17 settembre, riguarda una tecnologia di accumulo pensata per la rete elettrica che non usa litio, cobalto o altri materiali critici negli elettrodi.

TRL 3-4 — Ricerca sperimentale/validazione di laboratorio: la nuova chimica è stata dimostrata e misurata in cella di laboratorio, con un partner industriale già al lavoro per lo sviluppo, ma senza ancora un prototipo di sistema pronto per il campo
Impatto potenziale: alto

Nel Paese Basco, il centro di ricerca CIC energiGUNE ha annunciato un risultato tecnico che punta dritto al tallone d'Achille dell'accumulo elettrochimico di lunga durata: una batteria a flusso redox a base di ferro e piombo, con un'architettura a circuito elettrolitico unico e una membrana priva di fluoro, ha superato in laboratorio 10.000 cicli completi di carica e scarica, testati tra 25 e 30 gradi centigradi. È un numero che conta più di quanto sembri: nelle batterie a flusso il vero banco di prova non è la prima cella che funziona, ma la sua capacità di restare stabile per migliaia di cicli senza perdere capacità né efficienza — e di farlo anche quando si passa dalla cella di laboratorio allo stack di potenza più grande.

TRL 4-5 — Dimostrazione/prototipo: cicli di vita validati su celle di laboratorio, prossimo passo verso stack e moduli in scala kilowatt, nessun prodotto pre-commerciale ancora disponibile
Impatto potenziale: medio-alto

Nel deserto del Gobi, nella contea autonoma kazaka di Mulei, nello Xinjiang, è appena entrato in funzione quello che i suoi costruttori definiscono il più grande impianto di accumulo a CO2 al mondo collegato alla rete elettrica: 100 MW di potenza e 1.000 MWh di capacità, realizzati da China Huadian Corporation. La notizia, diffusa dall'emittente statale cinese CGTN il 2 ottobre 2026, segna un salto di scala per una tecnologia che non nasce in Cina ma in Italia: è la stessa famiglia tecnologica della "CO2 Battery" sviluppata dalla startup milanese Energy Dome, che dal 2025 gestisce a Ottana, in Sardegna, il primo impianto commerciale al mondo di questo tipo, su scala però molto più piccola (20 MW/200 MWh).

TRL 7-8 — Pre-commerciale: tecnologia già in esercizio commerciale su impianti da 20 MW, ora validata anche su scala da 100 MW con il progetto cinese appena collegato alla rete, ma senza ancora uno storico di esercizio pluriennale a questa taglia
Impatto potenziale: alto

A Changzhou, nella provincia cinese del Jiangsu, una nuova linea produttiva ha appena iniziato a sfornare batterie che non assomigliano in nulla alle celle al litio che oggi dominano l'accumulo stazionario: niente elettrolita organico infiammabile, niente litio né terre rare, ma una chimica a nichel-idrogeno con elettrolita a base acquosa, la stessa che da decenni alimenta il telescopio spaziale Hubble e la Stazione Spaziale Internazionale. L'azienda statunitense EnerVenue, che l'ha rielaborata con materiali a basso costo per l'uso stazionario, ha avviato a fine settembre 2026 la prima linea al mondo ad alto volume per la sua Aqueous Metal Cell, puntando a eliminare dall'accumulo stazionario — e in particolare dai data center, dove il rischio di incendio delle batterie al litio è un problema impiantistico e assicurativo crescente — il vincolo del thermal runaway.

TRL 7-8 — Pre-commerciale: prima linea di produzione ad alto volume avviata, primi ordini commerciali multi-megawattora firmati, diffusione su scala multi-gigawattora ancora da raggiungere (prevista dal 2027)
Impatto potenziale: alto

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