Un disco da 1 TB quasi pieno, ma il programma che dovrebbe mostrarti dove finisce lo spazio ne conta poco più di 300 GB. Mancano all'appello circa 600 GB: file cancellati male? Disco guasto? Partizione sbagliata? Nessuna di queste. Ecco come abbiamo trovato i dati "invisibili" passo dopo passo, quali programmi abbiamo usato e cosa insegna questo caso a chiunque ricicli un vecchio disco di sistema o usi Dropbox, OneDrive e servizi simili.
Il problema: SpaceSniffer vede 307 GB su un disco da 1 TB
Il disco in questione, collegato come unità J: a un PC Windows 11, era un vecchio disco di sistema: conteneva un'installazione di Windows di un'altra postazione, una cartella Dropbox e il risultato di un precedente recupero dati. Analizzandolo con SpaceSniffer, il noto programma gratuito che rappresenta l'occupazione del disco con una mappa a blocchi, il totale si fermava a circa 307 GB, poi a 360 GB dopo una seconda scansione.
Eppure lo spazio libero era quasi esaurito. Da dove partire?
Primo passo: capire se il disco è davvero da 1 TB
Prima di cercare file nascosti conviene escludere l'ipotesi più banale: una partizione più piccola del disco. Succede spesso dopo una clonazione da un disco più piccolo, quando la partizione mantiene la dimensione originale e il resto rimane "non allocato".
Due strumenti di Windows bastano per verificarlo:
- Proprietà dell'unità (tasto destro su J: in Esplora risorse): capacità 949 GB, spazio utilizzato 900 GB, libero 48,7 GB. Ricordiamo che un disco commerciale da 1 TB corrisponde a circa 931 GiB in Windows, quindi i numeri sono coerenti.
- Gestione disco (tasto destro su Start, oppure
diskmgmt.msc): la partizione J: occupava 949,5 GB, affiancata da una piccola partizione "Riservato per il sistema" e da una di ripristino. Nessuno spazio non allocato.
Disco e partizione erano dunque a posto. Il dato chiave era un altro: Windows contava 900 GB occupati, SpaceSniffer ne trovava 360. Mancavano circa 540 GB.
Secondo passo: le copie shadow
Su un disco che ha ospitato Windows, i primi sospettati sono i punti di ripristino e le copie shadow, conservati nella cartella protetta System Volume Information. Possono occupare centinaia di gigabyte e quasi nessun programma li conteggia.
Per verificarlo si apre il prompt dei comandi (o PowerShell) come amministratore e si digita:
vssadmin list shadowstorage /for=J:
Risultato: 4,5 GB. Non erano loro.
Terzo passo: il file system è danneggiato?
Un'altra possibile causa sono gli errori NTFS: cluster segnati come occupati che non appartengono più a nessun file. Capita, per esempio, dopo spegnimenti improvvisi o su dischi usati come destinazione di un recupero dati. Il controllo si fa in sola lettura, senza modificare nulla:
chkdsk J: /scan
Esito: nessun problema rilevato. Ma il riepilogo finale conteneva l'indizio decisivo:
- chkdsk: 943 GB in 1.070.414 file
- WizTree (prima scansione): 307 GB in 440.212 file
I file c'erano tutti, sani. Semplicemente, circa 630.000 file non venivano raggiunti dai programmi di analisi.
Quarto passo: WizTree, ma da amministratore
WizTree è un analizzatore gratuito con una particolarità: se avviato con diritti di amministratore su un disco NTFS, non percorre le cartelle una per una, ma legge direttamente la Master File Table, l'indice interno del file system. In questo modo ignora i permessi delle cartelle e completa la scansione in pochi secondi.
La prima scansione era durata quasi 200 secondi, segno che il programma non stava usando la lettura diretta: era stato avviato senza diritti di amministratore, e alcune cartelle comparivano in grigio perché inaccessibili.
Rilanciato con tasto destro → Esegui come amministratore, WizTree ha completato l'analisi in 20 secondi e ha mostrato tutti i 898 GB. Il colpevole: la cartella Dropbox di un profilo utente del vecchio Windows, oltre 540 GB in J:\Users\<nome utente>\Dropbox.
Perché quei file erano invisibili
Ogni profilo utente di Windows è protetto da permessi NTFS legati all'account che lo ha creato, identificato da un codice univoco (SID). Quando il disco viene collegato a un altro PC, quell'account non esiste più: il nuovo utente, e talvolta perfino l'amministratore, non ha il diritto di aprire la cartella.
Programmi come SpaceSniffer, o WizTree avviato senza privilegi, chiedono a Windows l'elenco dei file cartella per cartella. Davanti a un "accesso negato" saltano la cartella senza avvisare in modo evidente, e il totale risulta più basso.
Lo stesso effetto può avere un'altra causa frequente sui dischi di recupero dati: i percorsi più lunghi di 260 caratteri, che molti programmi ignorano.
E adesso? Doppioni e una trappola da evitare
Dalla mappa di WizTree è emerso anche un altro dettaglio: alcune cartelle, per circa 200 GB, comparivano sia dentro Dropbox sia nella cartella del vecchio recupero dati. Prima di cancellare qualcosa conviene confrontarle con un programma come WinMerge o FreeFileSync, usato in sola modalità di confronto.
Attenzione però alla cartella Dropbox. Finché il disco è collegato come secondario, cancellare lì non tocca il cloud. Ma se un giorno quel disco tornasse ad avviare il vecchio Windows con Dropbox installato, il client vedrebbe i file mancanti e li cancellerebbe anche dall'account online e da tutti i dispositivi collegati. Se il disco deve essere riutilizzato, meglio spostare i dati altrove o scollegare prima l'account.
Per consultare quei file da Esplora risorse bisogna prenderne la proprietà, limitandosi alla sola cartella interessata e non all'intero disco. Da un prompt come amministratore:
takeown /f "J:\Users\<nome utente>" /r /d s icacls "J:\Users\<nome utente>" /grant *S-1-5-32-544:F /t
Il primo comando assegna la proprietà, il secondo concede il controllo completo al gruppo Administrators (indicato con il suo identificativo, valido in qualsiasi lingua di Windows).
Dropbox, OneDrive e Google Drive: solo online o copia in locale?
In questo caso oltre metà del disco era occupata da una cartella Dropbox interamente scaricata sul PC. È una scelta che molti fanno senza saperlo, perché è il comportamento predefinito di alcune installazioni. Tutti i principali servizi di archiviazione cloud permettono invece di decidere, file per file o cartella per cartella, se tenere una copia in locale oppure lasciare i dati solo online.
Le due modalità
- Solo online: sul PC compare solo un "segnaposto" con nome, icona e dimensione del file, ma il contenuto resta nel cloud e viene scaricato quando lo apri. Occupa pochissimo spazio, ma serve una connessione per aprire i file.
- Disponibile offline (copia locale): il file è presente per intero sul disco e sincronizzato con il cloud. Si apre subito anche senza internet, ma occupa tutto il suo spazio.
Come si imposta
- Dropbox: tasto destro su un file o una cartella dentro Dropbox → Rendi solo online oppure Rendi disponibile offline. Nelle preferenze, alla voce sincronizzazione, si sceglie il comportamento predefinito per i nuovi file.
- OneDrive: la funzione si chiama File su richiesta ed è attiva di default in Windows 10 e 11. Tasto destro → Libera spazio per lasciare il file solo online, oppure Mantieni sempre su questo dispositivo per averlo sempre in locale. Le icone aiutano: nuvola = solo online, spunta verde = scaricato perché aperto di recente, cerchio verde pieno = sempre disponibile.
- Google Drive per desktop: nelle impostazioni si sceglie tra Trasmetti in streaming file (solo online, con possibilità di rendere offline singole cartelle) e Replica file (copia completa in locale).
Il nostro consiglio
- Solo online per gli archivi: foto degli anni passati, vecchi progetti, documenti che si consultano raramente. È la scelta giusta soprattutto su portatili con SSD piccoli.
- Copia locale solo per le cartelle di lavoro che usi ogni giorno o che ti servono quando sei senza connessione, ad esempio in trasferta.
- La sincronizzazione non è un backup. Se un file viene cancellato, sovrascritto o cifrato da un ransomware, la modifica viene replicata ovunque in pochi secondi. Il cestino e la cronologia delle versioni del servizio aiutano, ma per un periodo limitato. I dati importanti vanno salvati anche con un backup separato, su un NAS o su un servizio di backup dedicato.
- Prima di dismettere un PC, scollega l'account dal programma di sincronizzazione: eviterai che un giorno quel disco, riacceso, cancelli o modifichi i file nel cloud.
Una curiosità legata alla nostra indagine: i file "solo online" ingannano anche gli analizzatori del disco. In WizTree si riconoscono perché la colonna Dimensione è più grande della colonna Allocati: il file dichiara una certa dimensione, ma sul disco ne occupa quasi nulla.
Riepilogo: la procedura in breve
- Proprietà dell'unità: quanto spazio Windows considera occupato.
- Gestione disco: la partizione occupa tutto il disco?
- vssadmin list shadowstorage: quanto pesano copie shadow e punti di ripristino.
- chkdsk /scan: il file system è integro? E quanti file conta?
- WizTree come amministratore: la vista completa, permessi esclusi.
- WinMerge o FreeFileSync: verifica dei doppioni prima di cancellare.
- Cartelle cloud: decidi cosa tenere solo online e cosa in locale, e scollega l'account prima di riutilizzare il disco.
Il commento di PINET
Questo caso dimostra una cosa semplice: i programmi di analisi del disco mostrano solo ciò che hanno il permesso di vedere. Quando i numeri non tornano, il primo confronto da fare è tra lo spazio occupato dichiarato da Windows e quello trovato dal programma; il secondo, tra il numero di file contati da chkdsk e quello mostrato dall'analizzatore. Se la differenza è grande e il file system è sano, quasi sempre si tratta di cartelle protette da permessi, tipiche dei vecchi dischi di sistema riutilizzati come archivio.
C'è poi una lezione più generale: Dropbox, OneDrive e Google Drive sono comodissimi, ma vanno configurati con consapevolezza. Tenere tutto in locale "per sicurezza" riempie i dischi e non protegge davvero i dati, perché la sincronizzazione replica anche gli errori. Meglio lasciare online gli archivi, scaricare solo ciò che serve e affiancare un vero backup.
Un consiglio pratico: prima di riciclare un disco che ha ospitato Windows, fate un inventario completo con WizTree da amministratore, mettete in salvo i dati che servono e solo dopo formattate. E se i file che cercate non ci sono davvero, perché cancellati o su un disco danneggiato, è il momento di valutare un servizio di recupero dati professionale.
Giancarlo Finesso