Il 26 ottobre 2026 ENEA ha presentato a Roma, alla Centrale Montemartini, i risultati del primo anno di attuazione del Programma di Ricerca Nucleare (PRN) 2025-2028, lo strumento con cui l'Italia finanzia oggi la ricerca pubblica su fissione avanzata, fusione e applicazioni non energetiche del nucleare. Il programma nasce da un Accordo di Programma tra il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ed ENEA, è attuato insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e coinvolge i centri ENEA di Frascati, Brasimone, Casaccia e Bologna, oltre al Consorzio RFX di Padova. All'evento, aperto dal ministro Gilberto Pichetto Fratin e dalla presidente ENEA Francesca Mariotti, hanno preso parte anche il presidente del CNR Andrea Lenzi e il direttore del Dipartimento Nucleare di ENEA, Alessandro Dodaro.
TRL 3-5 — Ricerca sperimentale/Dimostrazione: il primo anno del PRN chiude studi di fattibilità e progetti di infrastrutture sperimentali propedeutici a futuri bandi e contratti industriali, non ancora componenti o impianti realizzati
Impatto potenziale: alto
Che cos'è il PRN e chi lo finanzia
Il PRN 2025-2028 è lo strumento nazionale con cui MASE finanzia, tramite ENEA, la ricerca e l'innovazione in campo nucleare lungo quattro linee di attività: fissione avanzata, fusione, formazione e applicazioni non energetiche delle tecnologie nucleari. Gli obiettivi dichiarati sono tre e tra loro collegati: rafforzare la sicurezza e l'indipendenza energetica dell'Italia, contribuire agli obiettivi nazionali di decarbonizzazione e consolidare il ruolo italiano nello sviluppo delle tecnologie nucleari avanzate a livello europeo e internazionale. Il primo anno, oggetto del bilancio presentato a Roma, è una delle quattro annualità del programma.
Fissione avanzata: SMR e reattori di IV generazione
Sul fronte della fissione, ENEA ha completato nel primo anno gli studi di fattibilità e i progetti di nuove infrastrutture sperimentali dedicate a due famiglie di reattori: gli SMR (Small Modular Reactor), versioni di taglia ridotta dei reattori ad acqua leggera oggi in esercizio, tra Generazione III e III+, e gli AMR (Advanced Modular Reactor) di IV generazione, in Italia studiati soprattutto nella variante raffreddata a piombo grazie all'infrastruttura CIRCE del Centro ENEA di Brasimone. Questo lavoro pone le basi tecniche e amministrative per i futuri bandi e contratti industriali, ma non equivale ancora a un progetto di reattore cantierabile. "Abbiamo posto le basi per coinvolgere la filiera industriale italiana", ha sintetizzato Dodaro. Nella presentazione ENEA ha richiamato anche le stime dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) su un costo dell'elettricità da questi reattori compreso tra 70 e 110 dollari per megawattora, una soglia che resta indicativa e dipendente dal numero di unità realizzate in serie. Il contesto normativo italiano, nel frattempo, si è già mosso: il 23 settembre 2026 il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega sul nucleare, che apre la strada solo a SMR di potenza generalmente inferiore a 300 megawatt, lasciando ora al governo un anno di tempo per i decreti attuativi.
Fusione: progressi su DTT, breeding blanket e RFX-Mod2
Sul fronte della fusione, il primo anno del PRN ha prodotto il progetto dei sistemi di alimentazione e accumulo di energia per il Divertor Tokamak Test (DTT), il reattore sperimentale in costruzione al Centro ENEA di Frascati, e l'avvio degli studi sul breeding blanket presso il Centro ENEA di Brasimone, il componente che dovrà occuparsi della produzione di trizio, del recupero del calore e della schermatura del plasma. È stata inoltre preparata la documentazione tecnica per l'aggiornamento di RFX-Mod2, la macchina del Consorzio RFX di Padova dedicata allo studio del confinamento del plasma nelle configurazioni Reversed Field Pinch e Tokamak. Questi passaggi si aggiungono ai progressi già registrati nel corso dell'anno sui singoli componenti industriali del DTT, come il collaudo del primo gyrotron europeo da 170 gigahertz annunciato da ENEA pochi mesi fa: anche in questo caso si tratta di tappe verificabili di un progetto che, nel suo complesso, è ancora in fase di costruzione.
Oltre l'energia: radiofarmaci, materiali e idrogeno
Il PRN non si limita alla produzione di elettricità. ENEA ha completato gli studi sul reattore di ricerca TRIGA RC-1 del Centro di Casaccia in funzione della filiera dei radiofarmaci, e sulla struttura Calliope, destinata alla qualifica di materiali per applicazioni aerospaziali ed elettroniche. Sono stati completati anche gli studi preliminari sulla produzione di idrogeno a partire dal calore di processo degli AMR, una possibile applicazione di nicchia per la decarbonizzazione industriale che si affianca, senza sostituirla, alla produzione di elettricità.
Formazione e prospettive
Il primo anno ha avviato anche un piano di disseminazione verso cittadini, scuole e università, con dottorati di ricerca cofinanziati e le prime scuole estive dedicate al nucleare, tra cui una già svolta al Centro ENEA di Brasimone. Guardando avanti, Dodaro ha annunciato nuove infrastrutture nei prossimi anni per i reattori modulari avanzati, impianti per la qualifica di componenti e materiali e sistemi per la produzione di radioisotopi, a conferma che il programma è pensato come percorso pluriennale e non come singolo progetto a termine.
Il commento di PINET
Per l'Italia questo primo bilancio del PRN conta soprattutto come indicatore di metodo: a un anno dall'avvio, il programma ha prodotto studi di fattibilità, progetti di infrastrutture sperimentali e documentazione tecnica, non ancora impianti, gare aggiudicate o contratti industriali firmati, e questo è coerente con la logica di un programma quadriennale che deve prima costruire le condizioni tecniche e amministrative per muoversi. Per cittadini e imprese l'effetto pratico resta quindi lontano nel tempo: la legge delega sul nucleare approvata dal Senato a settembre 2026 fissa solo la cornice per gli SMR, mentre i decreti attuativi che dovranno definire autorità competenti, siti e procedure di consultazione pubblica sono ancora da scrivere, e la roadmap europea della fusione punta a un primo impianto dimostrativo non prima del 2050. Gli ostacoli pratici non sono quindi tanto scientifici quanto realizzativi: filiera industriale da ricostruire o importare, tempi di autorizzazione da verificare sul campo e, per gli AMR al piombo e per la fusione, tecnologie che restano a uno stadio pre-industriale anche nei paesi più avanzati. Il giudizio più equilibrato, a questo stadio, è che l'Italia stia metodicamente riattivando competenze e infrastrutture di ricerca nucleare dopo decenni di sostanziale pausa, senza che questo implichi, nel breve periodo, nuovi impianti sul territorio o effetti misurabili sulla bolletta energetica.
Fonte: ENEA, "Energy: the Nuclear Research Program (PRN) gets under way", con approfondimenti da Teleborsa, "Nucleare, Enea: primo anno del Programma di Ricerca tra Smr, Amr, fusione e radiofarmaci" e da NelCuore.org, "Nucleare, ENEA e CNR presentano i risultati del primo anno di programma".