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Una startup portoghese con sede a Viana do Castelo ha presentato una nuova piattaforma galleggiante pensata per sostenere turbine eoliche offshore da 18 MW e oltre, testata in vasca contro condizioni estreme paragonabili a quelle di un tifone. Gazelle Wind Power dichiara, rispetto a una piattaforma semisommergibile convenzionale di riferimento, una riduzione del 44% del CAPEX e del 52% del LCOE (il costo livellato dell'energia), risultati emersi da una campagna di test in vasca condotta insieme a una grande utility asiatica e presentati alla fiera WindEnergy Hamburg, in corso dal 22 al 25 settembre 2026.

TRL 4-5 — Dimostrazione/prototipo: design validato tramite modello fisico in vasca calibrato su simulazioni numeriche, non ancora un prototipo offshore a piena scala
Impatto potenziale: alto

Il problema: l'eolico galleggiante extra-large costa ancora troppo

Le turbine eoliche più grandi sono generalmente più convenienti per kilowattora prodotto, ma nell'eolico galleggiante l'aumento di taglia porta con sé un problema strutturale: le piattaforme semisommergibili tradizionali, per restare stabili sotto turbine sempre più pesanti e alte, devono crescere in massa d'acciaio e cemento, con un impatto diretto sui costi. Alcuni progetti dimostrativi già in acqua in Asia utilizzano piattaforme ancorate con oltre 15.000 tonnellate di zavorra in cemento: una soluzione tecnicamente valida, ma che tiene l'eolico galleggiante nettamente più caro dell'eolico offshore a fondazione fissa, oggi limitato alle acque poco profonde. Rendere economicamente competitive le turbine più grandi — quelle da cui dipende in buona parte la riduzione del costo per megawattora — è considerato da anni uno dei nodi principali per sbloccare la crescita del settore nelle acque profonde del Mediterraneo, del Giappone, della Corea del Sud e della costa occidentale degli Stati Uniti.

La soluzione Gazelle: tripode, contrappeso centrale e ormeggio quasi verticale

La piattaforma sviluppata da Gazelle Wind Power adotta una struttura a tripode con un contrappeso centrale, sostenuta da tre Articulated Mooring Frame (AMF), bracci di ormeggio incernierati con linee quasi verticali che forniscono una forza di richiamo passiva senza bisogno di sistemi di zavorra attiva. È una scelta progettuale pensata esplicitamente per ridurre la quantità di acciaio e le infrastrutture necessarie a stabilizzare la piattaforma: al posto di affidarsi a una massa inerte molto elevata, come nelle piattaforme semisommergibili convenzionali, il sistema sfrutta la geometria dell'ormeggio per mantenere l'assetto. La struttura è inoltre pensata per una costruzione modulare in acciaio, con l'obiettivo dichiarato di semplificare anche le esigenze di infrastruttura portuale necessarie per l'assemblaggio.

I numeri del test: tifoni, onde e risparmi dichiarati

La campagna di validazione ha messo a confronto un modello fisico in scala, testato in vasca, con modelli numerici, su un sito soggetto a tifoni con parametri estremi: una velocità del vento estrema a 50 anni di 59,8 m/s a 155 metri di altezza sul mozzo, e un'altezza significativa dell'onda a 50 anni di 14,2 metri. In queste condizioni, secondo le simulazioni, gli angoli di rollio e beccaggio della piattaforma sono rimasti sotto i 5 gradi, mentre le accelerazioni in sommità torre e i carichi alla base sono rimasti entro i criteri di progetto. Sul fronte economico, il confronto con una piattaforma semisommergibile di riferimento indica una riduzione del 44% del CAPEX e del 52% del LCOE, attribuita dall'azienda a minori requisiti strutturali, un ingombro più compatto e la costruzione modulare in acciaio. Va sottolineato che si tratta di risultati di una campagna di test in vasca e di simulazione, propri dell'azienda che sviluppa la tecnologia: un passaggio importante nella maturazione di un progetto, ma non ancora la prova di un funzionamento a piena scala in mare aperto.

Dal dimostratore portoghese alla filiera industriale cinese

Gazelle Wind Power, incorporata in Irlanda con sede operativa principale a Viana do Castelo, in Portogallo, e uffici a Vigo e Londra, non parte da zero: l'azienda ha raccolto 11,4 milioni di euro nel novembre 2024 e altri 2 milioni di euro nel maggio 2025, fondi destinati in parte allo sviluppo del dimostratore Nau Azul, un impianto galleggiante da 2 MW al largo delle coste portoghesi il cui sito è stato autorizzato nella primavera del 2025. Il nuovo design da 18 MW+ presentato a Amburgo è stato sviluppato parallelamente con una grande utility asiatica per un sito esposto a tifoni, e l'azienda ha inoltre siglato un memorandum d'intesa con il produttore cinese Titan Wind Energy per l'industrializzazione della tecnologia. Il CEO Jon Salazar ha dichiarato che la tecnologia di Gazelle "è sempre stata progettata per ridurre il materiale, l'infrastruttura e i costi necessari per installare l'eolico galleggiante". È un percorso in due binari paralleli tipico delle startup hardware nell'energia: un dimostratore di piccola taglia per validare il concetto sul campo, e un design di taglia commerciale sviluppato insieme a un partner industriale per accelerare l'ingresso sul mercato.

Perché interessa il settore

L'eolico galleggiante resta l'unica opzione tecnica per sfruttare il vento offshore nelle acque profonde, quelle dove non è possibile piantare fondazioni fisse sul fondale: è il caso di gran parte del Mediterraneo, incluse le coste italiane, oltre che di mercati asiatici come Giappone e Corea del Sud, dove le acque si approfondiscono rapidamente a poca distanza dalla costa. Il settore, però, resta ancora costoso rispetto all'eolico offshore a fondazione fissa, ed è proprio la capacità di installare turbine sempre più grandi a costi via via più contenuti a determinare se il floating wind riuscirà a scalare oltre i progetti dimostrativi attuali. Un design che promette di dimezzare il LCOE rispetto alle piattaforme semisommergibili convenzionali, se confermato su prototipi a piena scala e non solo su modelli in vasca, toccherebbe uno dei colli di bottiglia economici più citati del settore. Resta da vedere se le prestazioni misurate su un modello fisico in scala, per quanto calibrato su simulazioni numeriche rigorose, si confermeranno una volta che la piattaforma dovrà affrontare non le condizioni di progetto ma la variabilità reale del mare aperto nel corso di anni di esercizio.

Il commento di PINET

Per l'Italia, dove buona parte del potenziale eolico offshore si trova in acque troppo profonde per le fondazioni fisse, la traiettoria dell'eolico galleggiante non è un tema astratto: è la tecnologia da cui dipende, in gran parte, se il vento del Mediterraneo potrà mai contribuire in modo significativo al mix elettrico nazionale. Una piattaforma capace di ridurre davvero i costi su turbine di grande taglia interesserebbe direttamente gli sviluppatori che oggi valutano siti al largo di Sicilia, Sardegna e Puglia. Va detto con altrettanta chiarezza, però, che i numeri diffusi da Gazelle Wind Power restano al momento risultati di simulazione e test in vasca su un progetto sviluppato per un sito asiatico soggetto a tifoni, condizioni meteomarine diverse da quelle del Mediterraneo: prima di trarne conclusioni operative per i progetti italiani serviranno una validazione a piena scala e, soprattutto, un adattamento ingegneristico alle condizioni di vento e moto ondoso locali. Resta inoltre da considerare che, in Italia, il freno principale allo sviluppo dell'eolico offshore riguarda oggi soprattutto le autorizzazioni, i tempi di connessione alla rete e il confronto con altri usi del mare, più che la disponibilità di piattaforme tecnicamente più economiche: un problema di costo tecnologico risolto non basterebbe, da solo, a sbloccare i progetti fermi nelle procedure.

Fonte: Offshore Wind, "Gazelle Tests Floating Wind Platform for 18+ MW Turbines in Typhoon Conditions", con approfondimenti da Offshore Source e Energy Global.