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Turni fino a 60 ore senza straordinari, salari trattenuti, alloggi con ratti e senza riscaldamento, un elettricista finito in coma dopo un collaudo su linee in tensione. Sono le condizioni che un'inchiesta di Investigate Europe, pubblicata il 30 ottobre con testate di nove Paesi (tra cui Corriere della Sera, Le Monde, Die Zeit e il Guardian), attribuisce ai cantieri dove si costruiscono i data center di Microsoft, Google e altri grandi gruppi tecnologici in Europa. La vicenda conta perché mostra il lato meno visibile della corsa europea all'infrastruttura digitale e arriva mentre Bruxelles prepara nuove regole sul lavoro nelle catene di subappalto.

Cosa dice l'inchiesta

Il lavoro, durato cinque mesi, si basa su interviste a lavoratori migranti, sindacalisti ed ex dipendenti, su oltre trenta buste paga, cartelle cliniche, messaggi, foto e video, e su richieste di accesso agli atti alle autorità svedesi. I casi documentati riguardano soprattutto Svezia, Norvegia, Belgio e Paesi Bassi, con segnalazioni sindacali anche da Italia, Danimarca, Finlandia e Germania.

Il caso più dettagliato è il cantiere del nuovo campus Microsoft a Gävle, in Svezia, un investimento che secondo l'inchiesta vale circa 33,7 miliardi di corone (circa 3 miliardi di euro) e coinvolge 148 imprese sotto l'appaltatore generale irlandese Collen Construction. Lavoratori in gran parte romeni, assunti dal subappaltatore irlandese Benbau, descrivono settimane fino a 60 ore senza straordinari pagati, ferie non retribuite, un sistema disciplinare a "cartellini gialli e rossi" con confessioni scritte imposte, e alloggi prefabbricati con infestazioni di ratti e ventilazione guasta. Il sindacato svedese Solidariska byggare sostiene che alcuni fossero pagati fino al 30% in meno dei colleghi svedesi e che circa 10 milioni di corone tra salari e arretrati fossero stati trattenuti a 78 lavoratori. Il medico provinciale ha confermato a marzo un caso di tubercolosi attiva nel cantiere.

In Belgio, nel cantiere del data center Google di Saint-Ghislain, un collaudatore elettrico reclutato da un'agenzia olandese è rimasto gravemente ustionato e in coma farmacologico per cinque giorni dopo che, secondo il suo racconto, gli era stato chiesto di eseguire un test a fine turno senza tuta protettiva mentre le linee venivano messe in tensione. L'ispettorato federale del lavoro belga ha chiuso la sua indagine a fine ottobre senza riscontrare illeciti; il lavoratore dice di non essere mai stato sentito. Nei Paesi Bassi il sindacato FNV denuncia di essersi visto negare l'accesso ai cantieri della società Winthrop.

Le risposte delle aziende

Microsoft afferma di attendersi dai fornitori il rispetto della legge svedese e del proprio codice di condotta. Google dichiara che i fornitori devono rispettare le norme locali sul lavoro. Collen definisce le accuse "del tutto incompatibili" con i propri valori e afferma di non avere prove di essere stata a conoscenza delle presunte trattenute. L'agenzia di reclutamento contesta le ricostruzioni, Winthrop definisce "false e fuorvianti" le affermazioni sul divieto di accesso ai sindacati. Benbau dice di prendere "estremamente sul serio" le questioni di salute e sicurezza.

Un primo effetto concreto c'è già: il 23 ottobre, pochi giorni dopo le richieste di commento dei giornalisti, Benbau e Solidariska byggare hanno firmato un contratto collettivo da 15 milioni di corone (circa 1,3 milioni di euro) tra arretrati e aumenti per 78 lavoratori, con il diritto di eleggere rappresentanti per la sicurezza e l'accesso sindacale a tutti i cantieri svedesi dell'azienda. Si tratta di un accordo tra le parti, non di una sentenza.

Il contesto europeo

Il problema non è nuovo né limitato ai data center. Secondo i dati Eurostat citati dall'inchiesta, nel 2024 l'edilizia ha registrato 776 incidenti mortali, quasi un quarto di quelli sul lavoro nell'UE. Il punto critico è la lunghezza delle catene di subappalto: più livelli separano il committente finale dal lavoratore, più è difficile attribuire responsabilità per salari e sicurezza, soprattutto quando si tratta di lavoratori distaccati da un altro Stato membro.

Il 12 febbraio 2026 il Parlamento europeo ha approvato, con 332 voti favorevoli, 209 contrari e 33 astensioni, una risoluzione sulle catene di subappalto e gli intermediari (relatore lo svedese Johan Danielsson). Il testo chiede che il contraente principale risponda dell'intera catena, che le ispezioni sugli alloggi rientrino nei controlli del lavoro nei settori ad alto rischio, che gli Stati aumentino gli ispettori e che il mandato dell'Autorità europea del lavoro (ELA) sia rafforzato con ispezioni transfrontaliere di propria iniziativa. Oggi l'ELA, secondo quanto riferito a Investigate Europe, non ha poteri ispettivi autonomi.

La Commissione europea ha in preparazione un Quality Jobs Act, annunciato per la fine del 2026. Nella seconda fase di consultazione delle parti sociali, chiusa a settembre, Bruxelles ha messo sul tavolo tra le opzioni l'individuazione dei settori ad alto rischio con obiettivi di ispezione, la responsabilità del contraente principale lungo tutta la catena (per esempio per i salari non pagati) e registri di subappaltatori e agenzie. La Confederazione europea dei sindacati giudica queste opzioni insufficienti e chiede norme vincolanti; BusinessEurope si oppone a nuovi obblighi di responsabilità solidale, sostenendo che aumenterebbero i costi soprattutto per le piccole imprese, e chiede invece più risorse per gli ispettorati.

Perché riguarda anche l'Italia

L'Italia è tra i Paesi dove sono annunciati grandi investimenti in data center e, secondo l'inchiesta, anche la CISL segnala che i lavoratori di questi cantieri temono ritorsioni se parlano con il sindacato. Il nostro ordinamento prevede già la responsabilità solidale del committente negli appalti per retribuzioni e contributi, ma l'efficacia dipende dai controlli e dalla capacità di seguire catene che attraversano più Paesi. Sul lato ambientale dei data center PINET si era già occupato della riservatezza dei dati su energia e acqua prevista dalle regole UE.

Cosa può succedere adesso

La partita decisiva è il testo che la Commissione presenterà con il Quality Jobs Act: se la responsabilità lungo la catena sarà un obbligo o solo un'opzione per gli Stati, e se l'ELA otterrà poteri ispettivi propri. Sul piano nazionale restano aperte le verifiche delle autorità del lavoro: in Svezia l'Autorità per l'ambiente di lavoro ha aperto dal 2021, secondo l'inchiesta, 50 pratiche che riguardano Microsoft e imprese edili irlandesi. Va ricordato che le accuse dei lavoratori sono contestate dalle aziende e, nel caso belga, non hanno portato a rilievi da parte dell'ispettorato.

Il commento di PINET

L'Europa discute di sovranità digitale e di "gigafabbriche" dell'intelligenza artificiale, ma raramente di chi materialmente le costruisce. Se i committenti sono tra le aziende più ricche del pianeta, è difficile accettare che la responsabilità per un salario non pagato o un cantiere insicuro si perda tre o quattro livelli più in basso. Una responsabilità chiara del committente e ispezioni transfrontaliere vere non sono un freno agli investimenti: sono la condizione perché la concorrenza tra imprese non si giochi sul taglio dei diritti. Per l'Italia, che punta ad attrarre questi investimenti, è l'occasione per chiedere che le regole arrivino prima dei cantieri, non dopo gli incidenti.

Fonti: Investigate Europe, inchiesta sui cantieri dei data center (30 ottobre 2026); Investigate Europe, l'accordo per i lavoratori di Gävle; Parlamento europeo, Legislative Observatory: risoluzione sulle catene di subappalto (2025/2133(INI)); Commissione europea, Quality Jobs Roadmap e Quality Jobs Act; Commissione europea, Press corner.