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A Winterthur, in Svizzera, una rotatoria trafficata è stata trasformata in un banco di prova per capire come trattenere gli inquinanti che la pioggia lava via dalle strade. Attenzione: non si tratta di un intervento già collaudato, ma di un progetto pilota ancora in fase di monitoraggio scientifico. I lavori sono iniziati a settembre 2025 e per circa 18 mesi i ricercatori misureranno quanto bene funzionano cinque diversi sistemi di filtrazione, tra cui due substrati vegetali sviluppati apposta e due canalette tecniche. Al centro dell'attenzione ci sono le sostanze che derivano dall'usura dei pneumatici, che oggi finiscono senza trattamento nel torrente cittadino.

Il problema: l'acqua di strada che nessuno tratta

L'Ohrbühlkreisel è una rotatoria attraversata da circa 15.000 veicoli al giorno, con una quota elevata di traffico pesante. Secondo la scheda tecnica pubblicata dalla Tiefbauamt (l'ufficio opere pubbliche) della città, il carico inquinante delle acque di strada è classificato "da medio ad alto" in base alla direttiva dell'associazione svizzera dei professionisti delle acque (VSA). Oggi quelle acque entrano nell'Eulach, il torrente che attraversa la città, senza alcun pretrattamento. Dentro ci sono metalli pesanti, particelle e microinquinanti, in particolare le sostanze rilasciate dall'abrasione dei pneumatici: la scheda cita tra le altre il 6PPD-chinone, il DPG, l'HMMM e il benzotiazolo.

Cosa è stato costruito e come funziona

La rotatoria è stata ridisegnata con sei elementi tipici della città spugna (cioè progettati per assorbire e trattare la pioggia dove cade), dei quali cinque entrano nel programma di misure. Tre sono aree verdi e due sono sistemi tecnici di filtrazione, più un elemento piantumato escluso dal monitoraggio.

  • Substrato di Zurigo in una rigola alberata: un materiale già ammesso per acque di strada con carico basso o medio, qui messo alla prova con un carico più severo.
  • Substrato di Winterthur, sempre in una rigola alberata: una miscela nuova, sviluppata dalla città e provata finora in laboratorio.
  • Filtro a terreno in una depressione di infiltrazione: è il sistema di riferimento, con 20 centimetri di terreno superficiale e 30 di sottosuolo, con cui confrontare gli altri.
  • Canaletta "UrbanClean" del produttore Funke, dichiarata conforme al requisito più alto della direttiva VSA, con una ritenzione superiore al 90%.
  • Canaletta adsorbente ACO, sviluppata per raccogliere e trattare l'acqua direttamente nel contesto della città spugna.
  • Un sesto elemento, un'aiuola profonda con un substrato per piante perenni, resta fuori dal monitoraggio.

Nell'area rotonda sono stati inoltre sostituiti cinque alberi più piccoli con nove esemplari scelti per resistere meglio al clima futuro, e il piano prevede anche un piccolo bosco urbano ("Tiny Forest"). Il valore del 90% della canaletta UrbanClean è però un requisito dichiarato dal produttore e dalla direttiva, non un risultato misurato sul campo a Winterthur.

Chi lo realizza e quanto durerà la sperimentazione

Il progetto è della città di Winterthur, con la Tiefbauamt e il servizio Stadtgrün. La direzione scientifica e le analisi delle sostanze sono affidate all'istituto UMTEC della Ostschweizer Fachhochschule (OST), mentre la progettazione paesaggistica è dell'istituto ILF. Le analisi chimiche sono condotte con l'ufficio cantonale AWEL di Zurigo e il progetto riceve un sostegno finanziario dall'Ufficio federale dell'ambiente (BAFU) nell'ambito della promozione delle tecnologie ambientali. Il monitoraggio è previsto per 18 mesi; la scheda cita come responsabile di progetto Sofia Ritthammer, Projektleiterin Schwammstadt della Tiefbauamt. Nelle fonti consultate non compaiono costi, superfici dei singoli sistemi né percentuali di ritenzione misurate: sono i dati che l'esperimento dovrà produrre.

Cosa lo rende replicabile

Il pregio del progetto è il confronto diretto: più soluzioni, verdi e tecniche, vengono provate sullo stesso incrocio, con lo stesso traffico e lo stesso metodo di misura, accanto a un sistema di riferimento. Se i risultati confermeranno le attese, un Comune potrebbe scegliere il sistema più adatto allo spazio disponibile (una rigola alberata dove c'è verde, una canaletta tecnica dove non c'è) senza affidarsi alle sole dichiarazioni dei produttori. Per un approccio affine alla scala di un'intera città si veda anche il programma di Milano città spugna.

Il commento di PINET

In Italia il tema delle microplastiche e degli additivi dei pneumatici nelle acque di prima pioggia è quasi assente dal dibattito sulle città spugna, che si concentra su allagamenti e caldo. Un test come questo interessa soprattutto i Comuni con strade a forte traffico che scaricano in fiumi o canali sensibili, e i gestori del servizio idrico che dovranno decidere se e dove trattare le acque meteoriche. Gli ostacoli sono concreti: mancano riferimenti normativi nazionali specifici per questi inquinanti e la manutenzione dei substrati filtranti, che col tempo si saturano, è un costo che spesso non viene considerato in fase di progetto. Il giudizio è di interesse prudente: è un esperimento ben impostato, ma fino alla fine del monitoraggio non si sapranno né l'efficacia reale né la durata dei filtri.

Fonti