Questo articolo racconta un progetto di ricerca e sperimentazione ancora nelle fasi iniziali, non un intervento già realizzato sul territorio: SHARE.MedWATER, finanziato dal programma Interreg Euro-MED, è partito a settembre 2025 e mira a dimostrare come l'acqua piovana, le acque grigie e le acque reflue depurate possano diventare una risorsa gestita in modo collettivo, soprattutto nelle aree rurali e insulari del Mediterraneo. Per l'Italia è coinvolto il Comune di Cervia, in Emilia-Romagna, dove sarà sperimentato il riuso delle acque meteoriche.
Che cos'è SHARE.MedWATER
Il progetto ha un budget complessivo di 3.997.735 euro, di cui 3.198.188 euro di contributo Interreg, e una durata di 45 mesi, da settembre 2025 a maggio 2029. Coinvolge 10 partner e 11 partner associati di sette Paesi mediterranei. Per l'Italia partecipa l'ENEA, con le attività coordinate da Silvia Di Fabio, ricercatrice del Laboratorio Tecnologie per la gestione circolare di acqua e reflui, che si occupa di sviluppare, validare e applicare tecnologie per il recupero, il trattamento e il riuso dell'acqua.
L'idea di fondo è ridurre la pressione su falde e acque superficiali già sovrasfruttate, soprattutto dove la scarsità si vede di più: le aree rurali e le isole. Secondo il sito del progetto, il modello si ispira alle logiche di condivisione dell'energia: come in una comunità energetica si producono e si distribuiscono kWh, qui si propone un quadro collettivo per raccogliere, trattare e distribuire risorse idriche non convenzionali.
Come funziona
Il progetto lavora su tre fonti alternative, ciascuna con un uso tipico indicato dal materiale del progetto: l'acqua piovana raccolta per irrigare le colture, le acque grigie domestiche riutilizzate per gli scarichi dei servizi igienici, le acque reflue depurate impiegate per il verde pubblico. Sono previsti sette progetti pilota a scala di comunità e due casi dimostrativi a scala di distretto, in cui il riuso viene coordinato tra agricoltura, turismo e servizi urbani.
Lo strumento di supporto alle decisioni
Il cuore tecnico è un sistema di supporto alle decisioni (DSS) a scala distrettuale. Stima quanto le risorse alternative possano ridurre i prelievi dalle fonti tradizionali e aiuta amministrazioni e gestori a confrontare costi, impatti ambientali ed esigenze degli utenti prima di investire.
Il nodo normativo
Il regolamento europeo 2020/741 disciplina il riuso delle acque reflue depurate in agricoltura, ma non copre in modo organico acqua piovana e acque grigie. Il progetto prevede una sintesi del quadro regolatorio e un confronto tra le norme sul riuso dei diversi Paesi, per individuare le lacune e proporre una armonizzazione.
Accettabilità sociale e formazione
Nelle sette aree pilota è stato svolto un sondaggio su percezioni, aspettative e timori di cittadini e portatori di interesse verso il riuso dell'acqua trattata; i risultati sono ancora in elaborazione. Il progetto include anche un programma transfrontaliero di capacity building, con incontri già tenuti o previsti in luoghi come Amposta (Spagna), Ptolemaida (Grecia) e Bologna. Tra i pilota resi noti, uno in Albania, curato dall'Urban Research Institute, riguarda il riuso dell'acqua piovana in un contesto di patrimonio storico.
Cosa si sa e cosa no
Dei sette pilota, per l'Italia le fonti pubbliche indicano soltanto il Comune di Cervia e il tema del riuso delle acque meteoriche: non risultano ancora pubblicati volumi d'acqua, costi o tempi di realizzazione, né dati di impatto misurati. Per questo il caso va letto come sperimentazione in corso. Di Fabio lo definisce "un passo strategico verso una gestione dell'acqua più circolare, resiliente e partecipata" e ricorda che integra "innovazione tecnologica, armonizzazione normativa e coinvolgimento delle comunità locali". L'obiettivo finale, nelle sue parole, è consentire ai Paesi del Mediterraneo di affrontare siccità prolungate.
Cosa lo rende replicabile
I risultati attesi sono modelli di riuso trasferibili a scala di comunità e di distretto, un DSS utilizzabile per la pianificazione strategica e un quadro di cooperazione transfrontaliera per diffondere le soluzioni. La replicabilità dipende dalla scala piccola e modulare degli interventi (cisterne, trattamento locale, usi non potabili) e dal fatto che il metodo di valutazione, il DSS, non è legato a un solo territorio. Per approfondire casi vicini già operativi, si vedano il piano di Milano per l'acqua piovana e il progetto europeo sulle acque reflue decentralizzate DECIRE Water.
Il commento di PINET
Per l'Italia il valore di SHARE.MedWATER sta meno nella tecnologia, già nota, che nel tentativo di dare una cornice collettiva e normativa al riuso di piovana e grigie, oggi affidato spesso a iniziative isolate di singoli edifici o aziende agricole. Comuni costieri e turistici, consorzi di bonifica e gestori del servizio idrico potrebbero trarne indicazioni, in particolare dove i picchi di consumo estivi coincidono con la siccità. Gli ostacoli restano concreti: la responsabilità del gestore sulla qualità dell'acqua riusata, la separazione delle reti negli edifici esistenti, il costo degli impianti rispetto a una tariffa idrica bassa e l'accettazione dei cittadini, che il sondaggio del progetto dovrà chiarire. Conviene attendere i dati del pilota di Cervia prima di trarre conclusioni, ma l'impostazione è prudente e utile.