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Valencia ha chiuso a fine 2025 il progetto Renaturaliza València, avviato nel 2022 e finanziato con fondi europei: oltre 60 piccoli interventi diffusi nei quartieri, un giardino per gli impollinatori lungo il vecchio alveo del fiume Turia, orti urbani a Orriols e un giardino mediterraneo nell'area dell'ex sito dei Gesuiti. L'idea di fondo è usare soluzioni basate sulla natura per aumentare il verde della città e, insieme, creare habitat per insetti e uccelli.

Quattro progetti per una strategia

Il piano del Comune di Valencia, presentato in un riepilogo esecutivo del 30 dicembre 2025, si articola in quattro interventi principali: il Jardín Mediterráneo nell'area Trini Simó (ex sito dei Gesuiti), il Jardín de Polinizadores nel Tramo VI del giardino del Turia, di fronte alle Torres dels Serrans, gli orti urbani di Orriols e una serie di progetti pilota di biodiversità sparsi per la città. Il progetto è sostenuto dalla Fundación Biodiversidad del ministero spagnolo per la Transizione ecologica, nell'ambito del Piano di ripresa e resilienza finanziato da NextGenerationEU.

Tra le finalità dichiarate dal Comune ci sono la trasparenza verso i cittadini, la creazione di spazi di convivenza e apprendimento e il posizionamento di Valencia come città-ecosistema preparata alle sfide future. Il progetto è collegato alla Capitale Verde Europea 2024.

Come funzionano i giardini e i pilota

Il giardino degli impollinatori

Nel Tramo VI del Turia il Comune ha realizzato un giardino che combina tre superfici: 726 metri quadrati di prato fiorito, 757 di prato per impollinatori e 1.318 di prato mediterraneo, per un totale di circa 2.800 metri quadrati. La scelta botanica comprende 4 specie di alberi, 12 specie tra arbusti, suffrutici e macchia, 25 erbacee perenni e 10 graminacee. Il contratto è stato aggiudicato a settembre 2024 per 433.062 euro. Il partner scientifico principale è il Jardín Botánico dell'Università di Valencia, che ha guidato selezione e disegno delle specie; SEO/BirdLife supervisiona le strutture per la nidificazione.

I pilota diffusi nei quartieri

I progetti pilota di biodiversità comprendono più di 60 interventi in tutta la città, divisi in due lotti (nord e sud) affidati per 159.760 e 122.827 euro. Consegnati formalmente il 18 dicembre 2025, hanno previsto la messa a dimora di vegetazione autoctona, la creazione di microhabitat per la fauna urbana, rifugi e fonti di cibo per impollinatori e uccelli e l'adattamento degli spazi alla resilienza climatica e allo stress idrico. I tecnici comunali hanno ispezionato alcuni siti, tra cui l'area industriale PAI de Moreras e il quartiere di Benimaclet.

Orti e giardino mediterraneo

A Orriols gli orti urbani occupano oltre 3.000 metri quadrati, suddivisi in 25 parcelle coltivabili (383.286 euro). Il Jardín Mediterráneo di Trini Simó, il più oneroso con 3,52 milioni di euro e contratto aggiudicato a marzo 2025, risulta ancora in cantiere secondo la didascalia del riepilogo comunale.

Costi e monitoraggio

Il Comune parla di un investimento superiore a 3,8 milioni di euro; sommando però i cinque contratti elencati nel documento si arriva a circa 4,6 milioni, cifra che lo stesso riepilogo cita come totale di infrastrutture vive. I due valori non sono riconciliati nel testo. Per il monitoraggio il progetto si affida alla scienza partecipata: eventi Bioblitz in cui i residenti segnalano fauna e fioriture. Non sono pubblicati conteggi di specie né misure di temperatura: i benefici climatici, come un calo locale di "varios grados" durante le ondate di caldo e la cattura di particolato, sono per ora proiezioni.

Cosa lo rende replicabile

La formula è modulare: piccoli interventi su spazi comunali già esistenti, appaltati per lotti geografici, affiancati da pochi progetti bandiera più visibili. La partnership con un orto botanico universitario e con un'associazione ornitologica garantisce competenze sulla scelta delle specie e sui rifugi per la fauna, mentre il coinvolgimento dei cittadini nei conteggi costa poco e alimenta consenso. Il clima mediterraneo di Valencia e l'uso di specie autoctone rendono l'approccio trasferibile a molte città del Sud Europa.

Il commento di PINET

Per l'Italia il caso è interessante soprattutto per i Comuni medio-grandi del Sud e del versante tirrenico e adriatico, che condividono clima e carenza idrica con Valencia e dispongono di aree verdi marginali, rotatorie, fasce fluviali, lotti dismessi, adatte a micro-interventi. Gli ostacoli sono soprattutto di manutenzione: un prato fiorito o un giardino mediterraneo richiedono gestione diversa dal taglio erba tradizionale, e i bilanci comunali raramente la prevedono dopo la fine dei fondi PNRR. Manca inoltre ancora la prova dei risultati: finché Valencia non pubblicherà dati su specie e temperature, il modello resta una promessa ben costruita più che un'evidenza. Resta però utile come schema di appalto e di governance.

Fonti