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Valle del Lura, Lombardia e Canton Ticino — 2026. Per quarantasei chilometri, dal confine italo-svizzero fino alla confluenza nell'Olona a Rho, il torrente Lura attraversa una delle valli più densamente urbanizzate della Lombardia: capannoni, strade, quartieri residenziali si affacciano su un corso d'acqua che nel tratto sorgentizio ospita ancora il gambero di fiume e una fauna ittica ben strutturata, ma che a valle di Guanzate raccoglie gli effluenti dei depuratori e mostra, come documenta lo stesso Parco del Lura, "una situazione di forte compromissione, specie durante le piene". È in questo contesto che dal gennaio 2025 lavora Riverlhab, un progetto di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Svizzera che punta a rinaturalizzare le sponde del Lura, costruire un modello di gestione condiviso tra i due Paesi e, soprattutto, riportare i cittadini a occuparsi di un torrente che per decenni hanno imparato a ignorare.

Il progetto, il cui nome per esteso è "Ri.Ver.LhAB – Rinaturalizzazione Verde degli Habitat Fluviali", è stato selezionato dal Programma Interreg Italia-Svizzera 2021-2027 insieme ad altri 98 progetti, nell'ambito dell'Asse 2 dedicato alla tutela dell'ambiente e del patrimonio naturale. È guidato dal Consorzio Parco del Lura, con sede a Como, e coinvolge come partner l'ente regionale lombardo ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e le Foreste), la Repubblica e Cantone Ticino attraverso il proprio Dipartimento del territorio, e SUPSI, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana. Il budget complessivo è di 1.476.620,34 euro, a cui si aggiunge un contributo diretto della Confederazione elvetica di 101.200 franchi svizzeri; la durata prevista è di trenta mesi, fino alla metà del 2027.

Sei cantieri pilota lungo l'asta del torrente

Il cuore tecnico di Riverlhab è un intervento di rinaturalizzazione delle sponde in sei siti pilota individuati lungo l'intero corso del Lura, dal Parco Sorgenti nell'alto comasco fino ai tratti che il torrente attraversa nel Canton Ticino. L'obiettivo dichiarato dal progetto è "lavorare sull'adattamento e la mitigazione degli impatti del cambiamento climatico sugli habitat fluviali" per arrivare a "un modello di gestione fluviale condiviso e che possa essere poi replicabile" tra i due versanti del confine. In alcuni di questi siti gli interventi si concentrano sul recupero di aree degradate limitrofe al corso d'acqua — tra cui ex cave dismesse da riconnettere alla dinamica naturale del torrente, utili anche per la laminazione delle piene e la ricarica delle falde — mentre in altri l'accento è posto sulla fruizione pubblica: gli studenti del Dipartimento ambiente costruzioni e design di SUPSI sono coinvolti nella progettazione di punti di osservazione e piccoli belvedere lungo le rive, pensati per avvicinare fisicamente le persone all'acqua senza comprometterne la naturalità.

Il progetto lavora anche su un piano meno visibile ma altrettanto centrale: la formazione tecnica. È previsto un programma rivolto ad amministratori e tecnici italiani e svizzeri sulle soluzioni basate sulla natura (Nature-Based Solutions) e sulle strategie di adattamento climatico, articolato in quattro incontri pubblici dedicati al cambiamento climatico e alla cittadinanza attiva. L'obiettivo numerico dichiarato dal progetto è formare complessivamente 162 persone tra amministratori, tecnici e studenti dei due versanti del confine — una scala volutamente contenuta, pensata per costruire competenze replicabili più che per intervenire su un numero massimo di siti.

Una mostra itinerante, un gioco narrativo e un festival per riappropriarsi del torrente

Riverlhab affianca agli interventi fisici e alla formazione tecnica un pacchetto di iniziative pensate per ricostruire un legame che negli anni si è indebolito tra la popolazione della valle e il proprio torrente. Tra queste, una mostra itinerante interattiva e multimediale sulla dinamica fluviale e sull'erosione del suolo, curata dall'Istituto Design di SUPSI e pensata per le scuole e i centri civici del territorio, un gioco narrativo educativo per il coinvolgimento del territorio, e un programma di monitoraggio partecipato — la cosiddetta citizen science — delle acque e delle zone umide della valle, che include anche uscite di tipo "bioblitz" per censire la biodiversità presente lungo le rive.

Il momento pubblico più visibile del progetto si è svolto dal 4 al 6 settembre 2026 a Saronno, con la prima edizione del Ri.Ver Festival: tre giorni di spettacoli teatrali, mostre fotografiche, laboratori creativi, passeggiate naturalistiche, percorsi in bicicletta organizzati con FIAB Saronno e incontri culturali diffusi tra i comuni della valle del Lura, anche sul versante svizzero. Come ha commentato Stefano Benzoni, presidente del Consorzio Parco del Lura, a bilancio dell'iniziativa: "Il Ri.Ver Festival ha dimostrato come un torrente possa diventare un luogo di incontro tra persone, idee, arte e natura", generando "nuove relazioni, nuove energie e una maggiore consapevolezza del ruolo che il torrente svolge". Presentando il progetto nella fase di avvio, lo stesso Benzoni aveva già indicato il valore che il consorzio attribuiva alla cooperazione transfrontaliera: "Il progetto Riverlhab è un grande opportunità per il Consorzio Parco del Lura perché svilupperà la collaborazione tra vari enti". Sul contributo specifico dell'ente regionale lombardo, Dario Kian, rappresentante di ERSAF, ha spiegato: "ERSAF partecipa al progetto Riverlhab portando la propria esperienza sul tema della formazione".

Perché conviene: un torrente eretto tra urbanizzazione, depuratori e cave

Il Lura non è un caso isolato: è uno dei tanti piccoli corsi d'acqua di pianura che, in una regione densamente popolata come la Lombardia, hanno pagato negli ultimi decenni il prezzo dell'espansione urbana e industriale. Il torrente nasce a circa 400 metri di quota nel comune di Uggiate con Ronago, a ridosso del confine italo-svizzero, attraversa un bacino idrografico di 120 chilometri quadrati toccando le province di Como, Varese e Milano, e confluisce infine nel fiume Olona a Rho. Se il tratto sorgentizio conserva ancora una "buona naturalità", con comunità di invertebrati e fauna ittica definite "ricche e ben strutturate" dagli stessi tecnici del Parco del Lura, il quadro cambia radicalmente a valle di Guanzate, dove gli scarichi dei depuratori garantiscono sì una portata costante ma alterano in profondità le caratteristiche chimico-fisiche dell'acqua, fino a un tratto finale in cui l'ittiofauna si riduce a "radi esemplari" e gli invertebrati bentonici sopravvivono solo nelle specie più tolleranti all'inquinamento.

È un problema che riguarda l'intera rete idrografica minore delle aree metropolitane europee, spesso trascurata rispetto ai grandi fiumi: canali un tempo naturali, progressivamente rettificati, arginati e privati della vegetazione riparia per far posto a coltivazioni, insediamenti e infrastrutture, che hanno perso la capacità di assorbire le piene, di filtrare gli inquinanti e di ospitare biodiversità. Restituire spazio al torrente — che si tratti di riconnettere una cava dismessa alla sua dinamica naturale o semplicemente di rendere di nuovo attraente e visitabile una sponda — è al tempo stesso una misura di adattamento climatico, utile a gestire meglio le piene sempre più intense, e un intervento di tutela della biodiversità locale.

Cosa rende il progetto replicabile

Il caso di Riverlhab offre alcuni elementi che altri enti gestori di parchi fluviali, consorzi di bonifica o amministrazioni locali possono valutare per corsi d'acqua analoghi:

  • Un torrente come laboratorio a bassa soglia di investimento. Con un budget complessivo di circa 1,5 milioni di euro per trenta mesi di attività su un intero bacino di 120 chilometri quadrati, il progetto dimostra che interventi di rinaturalizzazione diffusi e programmi di formazione e partecipazione possono essere avviati anche senza le risorse necessarie per opere idrauliche di grande scala.
  • Una cooperazione istituzionale che unisce competenze complementari. Affiancare un ente gestore di parco (il Consorzio Parco del Lura), un ente regionale tecnico-agricolo (ERSAF), un'amministrazione estera (il Canton Ticino) e un'università applicata (SUPSI) permette di distribuire compiti molto diversi tra loro — dalla gestione naturalistica alla progettazione, dalla formazione alla comunicazione — senza gravare tutto su un unico soggetto.
  • Un programma di finanziamento transfrontaliero già collaudato. Il Programma Interreg Italia-Svizzera 2021-2027, che ha selezionato Riverlhab insieme ad altri 98 progetti nel proprio Asse 2 dedicato all'ambiente, offre un canale di finanziamento già esistente a cui altri enti gestori di corsi d'acqua transfrontalieri, in Italia come altrove in Europa, possono attingere per iniziative analoghe.
  • Un evento pubblico come motore di consapevolezza. Il Ri.Ver Festival mostra come tre giorni di iniziative culturali, sportive e naturalistiche diffuse sul territorio possano rendere visibile a una popolazione che vive di spalle al proprio torrente un patrimonio ambientale che altrimenti resterebbe invisibile, creando le condizioni di consenso sociale necessarie per gli interventi tecnici successivi.
  • Una scala di intervento pensata per essere ripetuta. Sei siti pilota e 162 persone formate non sono un traguardo enorme, ma un primo ciclo dimostrativo pensato esplicitamente per produrre — come dichiarano gli stessi promotori — una metodologia condivisa e replicabile, esportabile su altri tratti del Lura o su altri piccoli corsi d'acqua della stessa area transfrontaliera.

Fonti: