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Il sorpasso è più rapido di quanto chiunque si aspettasse: secondo il nuovo report dell'OCSE basato sul sondaggio D4SME 2026, il 61% delle piccole e medie imprese utilizza oggi almeno un'applicazione basata sull'intelligenza artificiale, contro il 17% delle microimprese e il 30% delle medie imprese registrato appena un anno prima nel database ICT dell'organizzazione. Ma la fotografia che emerge dallo studio, condotto su oltre 2.000 PMI in dodici paesi OCSE, racconta anche un'altra storia: quella di un'adozione ancora acerba, concentrata su strumenti generici e lontana dal trasformare realmente i processi aziendali.

Un salto nei numeri, non ancora nella maturità

Il balzo rispetto alle rilevazioni ICT del 2025 è netto, ma l'OCSE invita alla cautela: il campione del sondaggio D4SME è stato raccolto attraverso piattaforme online, quindi tende a sovrarappresentare le imprese già più mature dal punto di vista digitale rispetto alla media del tessuto produttivo. Tra le aziende che dichiarano di utilizzare l'IA, il 75% si limita a strumenti pronti all'uso come chatbot e generatori di testo, appena il 5% ha sviluppato soluzioni personalizzate e solo il 3,6% ha introdotto una qualche forma di IA agentica, capace di eseguire in autonomia sequenze di compiti. Anche nell'intensità d'uso il quadro resta prudente: il 56,6% delle PMI utilizzatrici applica l'IA a compiti isolati e circoscritti, mentre appena il 19% l'ha estesa a più funzioni aziendali o all'intera organizzazione.

Dai "novizi" ai "campioni": una piramide ancora molto bassa

Lo studio classifica le PMI che usano l'IA in quattro categorie crescenti di maturità. Il 76% rientra nella fascia dei "novizi dell'IA", che si limitano a un uso sporadico e generico degli strumenti; il 15,3% sono "ottimizzatori", che integrano l'IA in modo più sistematico in specifiche attività; il 5% sono "esploratori" avanzati e solo il 3,6% raggiunge lo status di "campioni dell'IA", le imprese che ne hanno fatto una leva strategica diffusa. Gli usi più comuni degli strumenti pronti all'uso restano la creazione di contenuti (70%), la stesura di documenti (56%), la generazione di idee (46%) e la traduzione (34%); chi invece investe in soluzioni personalizzate la applica soprattutto alla previsione della domanda dei clienti (39%) e all'automazione dei processi (34%). L'IA agentica, ancora marginale, si concentra per ora su flussi di lavoro a più passaggi come prenotazioni, fatturazione e campagne di marketing, in particolare nel commercio al dettaglio.

Più la concorrenza usa l'IA, più se ne sente il peso

Il report individua nella pressione competitiva, più che nell'entusiasmo tecnologico, il principale motore dell'adozione: la metà delle PMI intervistate teme di restare indietro se non aumenta il ricorso all'intelligenza artificiale, ma questa percentuale sale al 77% tra le imprese che già la usano e scende al 44% tra quelle che non l'hanno ancora adottata. Quanto ai risultati percepiti, il 54% delle PMI utilizzatrici riporta un valore almeno moderato (il 6% lo definisce trasformativo, il 15% significativo, il 33% moderato), mentre il 44% non registra alcun impatto apprezzabile sul proprio business. Sono numeri che, letti insieme a quelli pubblicati da McKinsey sulle grandi aziende, confermano un divario di scala tra adozione diffusa e ritorno economico misurabile che attraversa l'intero tessuto produttivo, dalle multinazionali alle microimprese.

I freni: costi, tempo e sicurezza informatica

Tra le PMI che non hanno ancora adottato l'IA o che la usano solo in modo marginale, gli ostacoli principali indicati sono i costi di manutenzione (39%), le spese per l'hardware necessario (37%) e la mancanza di tempo da dedicare alla formazione del personale (38%), a cui si aggiunge il costo diretto dei corsi di formazione (23%). Un capitolo separato riguarda la sicurezza: il 22% delle PMI intervistate ha subito una violazione della sicurezza digitale, un dato che l'OCSE collega alla crescita degli attacchi di phishing basati sull'IA generativa, già responsabili a inizio 2025 di oltre l'80% delle attività globali di social engineering secondo le fonti citate nello studio.

Il sostegno pubblico non arriva dove serve

Alla domanda su cosa servirebbe per accelerare l'adozione, le PMI chiedono soprattutto un sostegno finanziario diretto (64%), seguito da una semplificazione normativa (35%), da indicazioni e strumenti più chiari (23%) e da una formazione più accessibile e flessibile (24%). Ma qui il report individua forse il dato più critico dell'intera indagine: solo il 16,5% delle PMI ha effettivamente beneficiato di un programma pubblico di sostegno alla digitalizzazione, e il 65% di chi non ne ha mai usufruito dichiara di non sapere nemmeno che questi programmi esistano. Più che di scarsità di risorse pubbliche, l'OCSE parla quindi di un problema di visibilità, accessibilità e corretto dimensionamento degli strumenti di sostegno esistenti.

Il commento di PINET

Per l'Italia, dove le piccole e medie imprese rappresentano la stragrande maggioranza del tessuto produttivo, i numeri OCSE confermano una sfida già nota: il gap di adozione tra grandi aziende e PMI, documentato anche da altre analisi internazionali, rischia di tradursi in un divario competitivo duraturo se gli strumenti di sostegno pubblico restano poco conosciuti o poco adatti alla scala di una piccola impresa. Le misure italiane di incentivo alla transizione digitale, dal credito d'imposta Transizione 4.0 ai bandi regionali per la digitalizzazione, condividono lo stesso rischio segnalato dall'OCSE: se un imprenditore non sa che un incentivo esiste o lo percepisce come pensato per realtà più grandi, il programma resta sulla carta. Scalare l'intelligenza artificiale nelle PMI italiane richiederà probabilmente meno annunci di nuovi fondi e più investimento nella comunicazione capillare e nella semplificazione degli strumenti già disponibili, oltre a una formazione dei processi che non può essere delegata al solo acquisto di un abbonamento software. Il quadro resta nel complesso positivo ma non va letto con eccessivo entusiasmo: l'adozione cresce, la maturità d'uso resta un obiettivo a medio termine.

Fonte: OECD - Empowering SMEs in the age of AI: The 2026 OECD D4SME Survey