Milano, Città Metropolitana — settembre 2026. Il 15 settembre 2026 il sito ufficiale del progetto ha registrato l'ultimo aggiornamento che mancava: tutti gli 88 cantieri previsti dal Piano Urbano Integrato "Città Metropolitana Spugna" risultano completati. È la chiusura di un percorso partito nel 2021 e finanziato con risorse del PNRR, che ha trasformato piazze, parcheggi, cortili scolastici e tratti di strada in 32 Comuni dell'hinterland milanese in altrettante piccole infrastrutture capaci di trattenere l'acqua piovana invece di scaricarla immediatamente in fognatura. Un intervento che il consigliere metropolitano delegato all'Ambiente, Paolo Festa, aveva descritto in questi termini alla presentazione dei risultati intermedi: "Il progetto Spugna rappresenta un cambio di paradigma nella gestione del territorio: non solo riqualifica aree strategiche dei nostri Comuni, ma lo fa attraverso soluzioni naturali all'avanguardia, capaci di prevenire allagamenti e contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico".
Il principio: trattenere l'acqua invece di allontanarla
Le reti fognarie delle città italiane, comprese quelle dell'hinterland milanese, sono state progettate nel secolo scorso per un clima che oggi non esiste più: portano via l'acqua piovana il più rapidamente possibile, dimensionate su piogge meno intense e meno concentrate di quelle che si osservano ormai regolarmente. Quando un temporale scarica in poche decine di minuti la pioggia di settimane, quelle stesse reti entrano in sofferenza e l'acqua che non riescono a smaltire finisce nelle strade, nei sottopassi e nelle cantine.
Il progetto Spugna capovolge l'approccio: invece di potenziare i tubi, riduce la quantità di acqua che vi arriva, intercettandola il più vicino possibile al punto in cui cade. Tecnicamente si parla di "invarianza idraulica": il deflusso che esce da un'area dopo l'intervento non deve superare quello preesistente, perché l'acqua in eccesso viene fatta infiltrare nel terreno, immagazzinata temporaneamente o restituita all'atmosfera per evapotraspirazione attraverso il verde. Lo stesso principio, in una forma più teorica, era già stato raccontato su questo sito a proposito delle linee guida tedesche sulla "città spugna" come risposta alla siccità che alterna al rischio di alluvione: il caso milanese ne è una delle applicazioni su scala più ampia realizzate finora in Italia.
Come sono fatti i cantieri: dalle vasche sotterranee alle piazze che si allagano apposta
Gli 88 interventi non sono tutti uguali, perché ogni sito è stato progettato sulla base della propria pendenza, del proprio bacino di raccolta e del corpo idrico a valle da proteggere. Le soluzioni tecniche più ricorrenti comprendono pavimentazioni permeabili che sostituiscono l'asfalto nei parcheggi e nei piazzali, giardini della pioggia (rain garden) piantumati con specie in grado di tollerare sia i ristagni sia la siccità, trincee e fosse di infiltrazione lungo le strade, tetti verdi sugli edifici pubblici e bacini di laminazione nelle aree verdi.
A Solaro l'intervento ha inserito, sotto una piazza pubblica riqualificata, vasche modulari in plastica riciclata capaci di immagazzinare temporaneamente migliaia di litri d'acqua, che vengono poi rilasciati lentamente in fognatura attraverso valvole calibrate, spalmando nel tempo un picco di portata che altrimenti la rete non riuscirebbe ad assorbire. A Cologno Monzese, nell'area di via Turbino, e in altri siti del progetto, alcune piazze sono state invece progettate per allagarsi volontariamente di qualche centimetro durante i temporali più violenti, restando per il resto dell'anno normali spazi pubblici pedonali: un'aiuola che si allaga non è un guasto dell'infrastruttura, ma il segnale che sta funzionando come previsto, proteggendo le abitazioni e gli scantinati circostanti dal sovraccarico della rete.
Altri cantieri hanno riguardato il riordino di intere strade e piazze: a San Giuliano Milanese gli interventi hanno interessato via Gogol, via Montenero e via della Repubblica; a Melegnano piazza Bianchi; a Segrate via Mondadori. Il tour di presentazione del progetto ha toccato nei mesi scorsi anche Sedriano, Rosate, Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, Bollate e Garbagnate Milanese, tra i 32 Comuni complessivamente coinvolti nel piano.
I numeri del progetto
Il Piano Urbano Integrato "Città Metropolitana Spugna" è finanziato con circa 51 milioni di euro di risorse PNRR, nell'ambito della misura dedicata ai Piani Urbani Integrati delle 14 città metropolitane italiane. Al 31 marzo 2026, quando in occasione dell'evento conclusivo a Palazzo Isimbardi erano stati certificati 70 interventi sui complessivi 88 previsti, il bilancio ambientale comunicato dall'ente indicava oltre 489.000 metri quadrati di superficie rigenerata, una capacità di drenaggio stimata in 307.500 metri cubi di acqua all'anno, un risparmio energetico di 114,89 MWh l'anno e 9,88 tonnellate equivalenti di petrolio (TEP) risparmiate — numeri destinati a crescere ulteriormente ora che gli ultimi 18 cantieri, allora ancora in corso, risultano anch'essi conclusi. Il presidente di Gruppo CAP, la multiutility idrica che ha curato la progettazione e la realizzazione tecnica degli interventi, Yuri Santagostino, ha commentato così il traguardo: "Questo progetto dimostra cosa significa oggi essere una green utility pubblica: gestire l'acqua in modo responsabile e trasformarla in una leva di qualità urbana e ambientale, accompagnando i territori verso una transizione concreta".
Perché serve: piogge più intense, fognature più vecchie
Il progetto risponde a una tendenza che le serie storiche registrano ormai da anni anche in Lombardia: temporali più brevi e più intensi, spesso concentrati in poche decine di minuti, alternati a periodi di siccità sempre più lunghi. Una rete fognaria mista — che raccoglie nello stesso tubo sia gli scarichi domestici sia l'acqua piovana, come accade nella gran parte dei centri urbani italiani costruiti nel Novecento — non è stata dimensionata per questo tipo di eventi, e ogni piazzale asfaltato che non lascia infiltrare l'acqua aggrava il problema a valle, spostando il carico su tratti di rete spesso già al limite.
Intervenire sulla superficie, invece che soltanto sui tubi, ha un doppio vantaggio: riduce il rischio di allagamento nei temporali intensi e, nello stesso tempo, trattiene l'acqua nel terreno e nella vegetazione durante i periodi di siccità, invece di lasciarla defluire rapidamente verso i corsi d'acqua. È lo stesso doppio beneficio — contro le alluvioni e contro la siccità — che rende la logica della città spugna interessante anche fuori dai confini italiani: un principio molto simile è alla base, ad esempio, delle "spugne verdi" realizzate a New York negli spartitraffico del Queens, dove aiuole piantumate assorbono l'acqua piovana prima che raggiunga la fognatura mista della città.
Cosa rende il progetto replicabile
Il caso della Città Metropolitana Spugna offre alcuni elementi che altri territori italiani, con reti fognarie miste e budget comunali limitati, possono valutare per iniziative simili:
- Uno spazio pubblico che esiste già. Gli interventi non hanno richiesto nuove aree né espropri: hanno riqualificato piazze, parcheggi e strade già di proprietà pubblica, spesso in condizioni di degrado, sostituendo l'asfalto con superfici permeabili nello stesso sedime.
- Una scala sovracomunale che abbatte i costi di progettazione. Concentrare 88 interventi in un unico Piano Urbano Integrato, gestito da un solo soggetto tecnico (Gruppo CAP) per conto di 32 Comuni, ha permesso di standardizzare soluzioni progettuali e procedure autorizzative che un singolo Comune di piccole dimensioni difficilmente avrebbe potuto sviluppare da solo.
- Un finanziamento dedicato e a scadenza definita. Le risorse PNRR, vincolate a un cronoprogramma preciso, hanno imposto una disciplina di realizzazione che ha portato al completamento di tutti gli 88 cantieri nell'arco di pochi anni, evitando che il progetto si disperdesse in una sequenza indefinita di interventi sporadici.
- Soluzioni diverse per problemi diversi, dentro una cornice comune. Dalle vasche modulari sotterranee di Solaro alle piazze ad allagamento controllato di Cologno Monzese, il piano ha adattato la tecnologia alle caratteristiche idrauliche di ogni sito invece di imporre un'unica soluzione standard, un approccio che qualunque territorio con caratteristiche geomorfologiche eterogenee può replicare.
- Un indicatore di impatto misurabile e comunicabile. Esprimere il risultato in metri cubi di acqua drenata all'anno, oltre che in metri quadrati riqualificati, offre un parametro semplice con cui altri enti possono confrontare i propri progetti e valutarne il rapporto costo-beneficio.
Fonti:
- Città Metropolitana – Spugna, sito ufficiale del Piano Urbano Integrato
- Spugna — Piani Urbani Integrati, Città Metropolitana di Milano
- Città metropolitana Spugna, 70 cantieri conclusi — Infobuild
- Progetto Spugna di Città Metropolitana, cantieri verso il traguardo: già completati 70 interventi su 88 — 7giorni
- La Città Metropolitana di Milano diventa una "spugna": la sfida vinta contro il cambiamento climatico — Famiglia Cristiana
- Con Città metropolitana Spugna il territorio metropolitano è più resiliente — Dietro la Notizia
- I progetti di Gruppo CAP con finanziamenti PNRR — Gruppo CAP