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Mandriole (Ravenna) — 2026. Alla Fattoria Guiccioli, nel cuore del Parco del Delta del Po, un impianto che fino a poco tempo fa produceva soltanto biogas per uso interno immette ora, ogni ora, fino a 400 metri cubi di biometano nella rete nazionale del gas. A gestirlo è Agrisfera, cooperativa agricola nata nel 1907, la più grande della provincia di Ravenna. Il gas ottenuto dai reflui delle sue stalle e dalle colture energetiche coltivate nei suoi campi, una volta immesso in rete, viene acquistato interamente da un cliente che si trova a oltre 100 chilometri di distanza e che di agricoltura non si occupa affatto: Marazzi Group, il colosso della ceramica di Sassuolo controllato dal gruppo statunitense Mohawk Industries, che userà quel gas per alimentare le proprie fornaci.

Il nuovo impianto, realizzato con un investimento di oltre 10 milioni di euro, ha iniziato a immettere biometano nella rete Snam il 29 luglio 2026, dopo lavori partiti nel luglio 2025; l'inaugurazione ufficiale, alla presenza di rappresentanti di Legacoop, del Consorzio Italiano Biogas e delle istituzioni regionali, è in programma per il 2 ottobre 2026. A regime, l'impianto produrrà circa 3,5 milioni di metri cubi di biometano l'anno, evitando l'immissione in atmosfera di oltre 15mila tonnellate di CO2 l'anno rispetto all'uso di gas fossile.

Dal digestore alla rete del gas: come funziona l'impianto

Il cuore dell'operazione è un processo che l'agricoltura pratica da tempo, ma che a Mandriole cambia scala. Le biomasse — reflui zootecnici raccolti dagli allevamenti di Agrisfera e colture dedicate coltivate nei terreni della cooperativa — vengono conferite ai digestori anaerobici, dove batteri specifici le trasformano in biogas, una miscela di metano, anidride carbonica e altri gas in tracce. A differenza del vecchio impianto, attivo dal 2011 e fermo alla produzione di biogas per l'autoconsumo, il nuovo assetto aggiunge una linea di raffinazione (upgrading) che separa il metano dagli altri componenti, fino a ottenere un gas dalle caratteristiche equivalenti a quelle del gas naturale. Il biometano ottenuto viene controllato in continuo per verificarne la qualità e, superati i controlli, immesso direttamente nella rete di trasporto nazionale gestita da Snam: la prima immissione risale al 29 luglio 2026.

La capacità della linea è di 400 metri cubi di biometano all'ora, per una produzione annua attesa di circa 3,5 milioni di metri cubi.

Metà stalla, metà campo: le materie prime e il ritorno alla terra

Il tratto che rende il progetto di Mandriole un caso di economia circolare, più che un semplice impianto a fonti rinnovabili, sta nella provenienza delle biomasse e nella destinazione degli scarti. Ogni anno l'impianto lavora circa 50mila tonnellate di biomasse, per metà di origine animale — i reflui degli allevamenti della cooperativa — e per l'altra metà provenienti da colture energetiche coltivate nei campi gestiti da Agrisfera. Al termine della digestione anaerobica resta il digestato, un residuo organico che invece di essere smaltito viene interamente distribuito come fertilizzante naturale su circa 2.600 ettari dei terreni della cooperativa, riducendo il ricorso ai fertilizzanti di sintesi su una parte consistente dei circa 4mila ettari complessivamente coltivati da Agrisfera tra le province di Ravenna e Ferrara.

È un circolo che si chiude in gran parte a livello aziendale — dal campo e dalla stalla al digestore, di nuovo al campo — con il biometano come unica componente che esce dai confini della cooperativa, diretta a un utilizzatore esterno al settore agricolo. Un principio non troppo distante, pur con una tecnologia diversa, da quello adottato dal progetto europeo P2GreeN a Gotland, dove è invece l'urina raccolta ai festival a tornare nei campi come fertilizzante per l'orzo da birra.

Cent'anni di cooperazione, dal latte biologico al gas per la ceramica

Agrisfera non è un attore improvvisato nella transizione energetica. La cooperativa, fondata nel 1907 e risultante dalla fusione, nel 2002, della C.A.B. di Voltana e Alfonsine, conta oggi circa 194 soci (di cui 97 attivi) e un fatturato annuo di circa 14 milioni di euro. Oltre alla gestione di circa 4mila ettari tra Ravenna e Ferrara, alleva bovini da latte biologico destinato a Granlatte-Granarolo e gestisce l'agriturismo Tenuta Augusta nel Parco del Delta del Po. Il primo impianto a biogas dell'azienda risale al 2011: il progetto di Mandriole ne rappresenta un salto di scala, dalla produzione di energia per autoconsumo alla vendita di biometano certificato a un cliente industriale esterno.

Come riporta Ravenna Notizie, l'inaugurazione del 2 ottobre vedrà sul palco, insieme ai vertici di Agrisfera, anche rappresentanti di Legacoop nazionale, regionale e territoriale, del Consorzio Italiano Biogas e della Regione Emilia-Romagna, oltre al sindaco di Ravenna: un parterre che riflette l'attenzione del mondo cooperativo verso un modello che unisce zootecnia, agricoltura ed energia.

L'investimento e il ruolo del PNRR

La conversione dell'impianto a biometano è costata ad Agrisfera oltre 10 milioni di euro, di cui 2,3 milioni coperti da un contributo pubblico erogato dal GSE nell'ambito della misura del PNRR dedicata allo sviluppo del biometano (Missione 2, Componente 2, Investimento 1.4), un programma che a livello nazionale mette complessivamente a disposizione 2.236,02 milioni di euro tra contributi in conto capitale — fino al 40% delle spese ammissibili — e una tariffa incentivante sulla produzione netta di biometano, riconosciuta per 15 anni. Per accedere agli incentivi, i progetti devono entrare in esercizio entro 24 mesi dalla comunicazione di ammissione da parte del GSE, un vincolo temporale che spiega perché molte aziende agricole abbiano scelto, come Agrisfera, di intervenire su impianti a biogas già esistenti anziché partire da zero.

Perché conviene: il biometano agricolo italiano cerca la scala

Il caso di Mandriole si inserisce in una fase di crescita ancora incompleta del settore. Secondo i dati raccolti dalla filiera, in Italia risultano oggi attivi circa 90 impianti di biometano, per una produzione complessiva stimata in circa 275 milioni di metri cubi l'anno; ad essi si aggiungono altri 308 impianti — su un totale di 398 ammessi agli incentivi del decreto ministeriale del 15 settembre 2022, finanziato con risorse PNRR — ancora in fase di realizzazione, per una capacità aggiuntiva stimata in circa 1,3 miliardi di metri cubi l'anno. Sommando impianti attivi e cantieri in corso, la capacità nazionale potrebbe avvicinarsi ai 2,5 miliardi di metri cubi l'anno, ancora lontana dal potenziale di 5,7 miliardi di metri cubi l'anno che il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC) indica come obiettivo al 2030 per il solo biometano da matrici agricole.

In questo quadro, ogni impianto che entra in esercizio — come quello di Mandriole — riduce, sia pure di una frazione minima, la dipendenza italiana dal gas naturale importato e offre a un settore industriale energivoro come quello della ceramica, concentrato per buona parte proprio in Emilia-Romagna, una fonte di gas rinnovabile prodotta a poche decine di chilometri di distanza.

Cosa rende il progetto replicabile

L'esperienza di Agrisfera offre alcuni elementi che altre cooperative agricole o aziende zootecniche italiane possono valutare per contesti simili:

  • Una conversione, non una costruzione da zero. Il nuovo impianto nasce dalla trasformazione di un impianto a biogas già attivo dal 2011: un percorso che consente di riutilizzare parte delle infrastrutture esistenti (digestori, reti di raccolta delle biomasse) e di contenere, almeno in parte, i costi rispetto a un progetto interamente nuovo.
  • Una filiera delle biomasse già in azienda. Metà del materiale trattato proviene dagli allevamenti della stessa cooperativa e l'altra metà da colture energetiche coltivate nei suoi terreni: non serve costruire una rete di approvvigionamento esterna, un ostacolo che altrove rallenta lo sviluppo del biometano agricolo.
  • Un cliente esterno che garantisce lo sbocco commerciale. L'accordo con Marazzi Group assicura all'impianto un acquirente per l'intera produzione, riducendo il rischio di mercato tipico di chi investe in nuova capacità produttiva senza una domanda già contrattualizzata.
  • Un incentivo pubblico mirato e a termine. Il contributo PNRR, pari a circa un quinto dell'investimento complessivo, mostra come una misura nazionale possa abbassare la soglia di accesso per una cooperativa di medie dimensioni, a condizione di rispettare tempi di realizzazione stretti.
  • Un digestato che chiude il ciclo in azienda. Restituire il residuo della digestione anaerobica ai campi come fertilizzante, anziché gestirlo come scarto, riduce l'acquisto di fertilizzanti di sintesi su una quota rilevante della superficie coltivata.

Il commento di PINET

Il caso di Mandriole racconta bene sia il potenziale sia i limiti del biometano agricolo italiano: con appena 90 impianti pienamente operativi a fronte di un obiettivo PNIEC di 5,7 miliardi di metri cubi al 2030, la strada da percorrere resta lunga, e progetti come questo, pur solidi, restano ancora una frazione minima del fabbisogno nazionale di gas. Per le cooperative agricole e zootecniche italiane, soprattutto quelle che possiedono già un vecchio impianto a biogas da riconvertire, il modello appare replicabile: riduce l'investimento iniziale e si appoggia a una misura pubblica con regole già definite. Resta però un ostacolo pratico non da poco, quello dei tempi: i 24 mesi previsti dal PNRR per entrare in esercizio dopo l'ammissione agli incentivi sono una finestra stretta per chi deve costruire, o convertire, un impianto industriale, e non tutte le cooperative hanno la struttura organizzativa e finanziaria di una realtà come Agrisfera, che gestisce quattromila ettari e un centinaio di soci attivi. Un altro nodo è quello della domanda: l'accordo con Marazzi Group funziona perché esiste, a distanza ragionevole, un'industria energivora disposta a comprare l'intera produzione; dove questo abbinamento manca, il biometano agricolo rischia di restare un progetto tecnicamente valido ma commercialmente più fragile.


Fonti: