In un Comune di circa 11.000 abitanti nell'entroterra di Cannes, in Costa Azzurra, le mense scolastiche servono ogni giorno 1.200 pasti interamente biologici e a coltivare gran parte delle verdure sono quattro ortolani assunti direttamente dall'amministrazione. È la régie agricole di Mouans-Sartoux, una fattoria municipale nata nel 2011 che oggi è il punto di riferimento di una rete nazionale francese di 55 aziende agricole gestite dai Comuni.
Come nasce la fattoria comunale
La storia comincia nel 2005, quando il Comune usa il diritto di prelazione urbanistica per acquistare il dominio agricolo di Haute-Combe, una tenuta con un mas provenzale, al prezzo di circa un milione di euro. Dopo un anno di prove, nel 2011 viene assunta una agricoltrice comunale, e il primo raccolto biologico arriva a circa 15 tonnellate di ortaggi su due ettari coltivati. Nel 2012 la produzione sale a circa 20 tonnellate, pari secondo le schede di Terre de Liens a due terzi del fabbisogno delle mense di allora. Il dato di partenza è un'altra scelta politica: già dal 2012 tutte le mense del Comune propongono prodotti biologici al 100%.
La gestione è una régie diretta: il lavoro agricolo è svolto da dipendenti comunali, uno status che la scheda di Terre de Liens definisce "innovante" per il mestiere di agricoltore. Il costo di gestione indicato per i primi anni era di circa 60.000 euro l'anno, con un costo di produzione di 2,45 euro al chilo di ortaggi biologici. Il servizio Verde pubblico dà supporto nei lavori più impegnativi.
I numeri di oggi
Secondo il reportage pubblicato da Vert il 5 marzo 2026, la superficie coltivata in regia è di sei ettari (quattro dei quali produttivi in alcune descrizioni) e i maraîchers assunti sono quattro. Frédéric Rebuffel, direttore del servizio ambiente, dichiara che la fattoria garantisce "de quoi fournir 90% des besoins des cantines pour 1 200 repas quotidiens". La fattoria produce inoltre circa 200 litri di olio d'oliva nelle stagioni favorevoli.
Fuori dai campi della regia, il Comune ha lavorato sulla terra: grazie alla revisione del piano urbanistico (PLU), che vieta ogni costruzione nelle zone agricole, la superficie agricola comunale è passata da 40 ettari nel 2011 a 112 oggi, con l'obiettivo dichiarato di arrivare a 150. Una parte di questi terreni viene messa a disposizione di coltivatori biologici. Sylvain Bourdon, responsabile del patrimonio fondiario agricolo, spiega la formula: "La municipalité met à disposition les terrains et l'eau en échange d'un engagement des citoyens à ne pas utiliser de chimie".
Cosa è cambiato per la mensa e per la città
Il biologico non è stato ottenuto aumentando il budget. Gilles Pérole, assessore all'alimentazione, racconta a Localtis (Banque des Territoires, aprile 2025): "On a fait baisser de 80% le gaspillage, cela représente 20% d'économies sur le budget alimentaire". Dal 2022 inoltre metà dei menu è vegetariana. Il bio costa tra il 20 e il 40% in più, ma lo spreco evitato e la riduzione della carne compensano. Pérole è netto sul vero ostacolo: "la difficulté de faire du 100% bio n'est pas du tout liée aux marchés publics, elle est liée au prix".
Gli effetti sulla popolazione sono documentati dalle fonti consultate: il 71% dei residenti dichiara di aver cambiato le proprie abitudini alimentari, con una riduzione del 30% degli alimenti ultraprocessati e del 23% della carne, e un'impronta carbonica dell'alimentazione scesa di un quarto. Secondo uno studio del CHU di Nizza, citato dalle stesse fonti, l'obesità infantile tra i bambini che mangiano in mensa è inferiore del 45% alla media nazionale. Le eccedenze di produzione, nei primi anni, andavano a un'epicerie sociale gestita dal servizio sociale comunale, dove le famiglie a basso reddito acquistano a una frazione del prezzo di mercato.
Una rete nazionale e un centro di formazione
Dal 2016 il Comune ha creato la Maison d'éducation à l'alimentation durable (Mead), che con l'ADEME e una fondazione privata offre webinar gratuiti per amministratori e tecnici. Nel 2025 è nata, su iniziativa di Mouans-Sartoux, la rete nazionale delle fattorie municipali, che riunisce 55 aziende; secondo Localtis in Francia se ne contano circa un centinaio con statuti diversi (regia semplice, regia autonoma, società pubbliche locali, cooperative). Il Comune è stato selezionato nell'ultimo bando sui progetti alimentari territoriali per animare la rete, con la condizione che le aziende siano in regime biologico o in conversione. L'ADEME ha dedicato alla materia una guida, "Créer une régie agricole".
Cosa la rende replicabile
Il modello non dipende da grandi capitali tecnologici ma da tre scelte amministrative: un piano urbanistico che protegge la terra agricola e consente al Comune di acquistarla, un piccolo nucleo di personale agricolo assunto con contratto pubblico e una domanda garantita (la mensa scolastica), che elimina il rischio di mercato per chi coltiva. Poiché la produzione dei primi anni si reggeva su due ettari e un solo dipendente, l'avvio può essere graduale. L'esistenza di una rete con guide, formazione e statuti giuridici alternativi riduce il costo di apprendimento per i Comuni che vogliono provare.
Il commento di PINET
Per l'Italia il tema non è la tecnica agricola ma la cornice: il nostro Codice dei contratti pubblici e i criteri ambientali minimi per la ristorazione collettiva già favoriscono filiere biologiche e locali, ma la produzione diretta da parte del Comune solleva questioni di assunzioni, di bilancio e di concorrenza con le aziende agricole del territorio che qui non sono state approfondite dalle fonti. Medie città con terreni pubblici inutilizzati e mense gestite in proprio, o unioni di Comuni che possano condividere un agricoltore, sono i candidati più naturali. Resta da capire quanto i dati di impatto sanitario e di abitudini dei residenti, riportati dagli amministratori, siano confermati da valutazioni indipendenti. Anche per questo il caso va letto come un modello di governo del territorio e dell'alimentazione, più che come ricetta immediatamente trasferibile.