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Nella città francese di Béziers, nel dipartimento dell'Hérault, una parte dell'acqua che esce dal depuratore non finisce più nel fiume Orb: viene caricata su autocisterne e usata per irrigare il verde pubblico, lavare le strade e spurgare le reti fognarie. Il sistema, in funzione da luglio 2024, riutilizza ogni anno 34.500 metri cubi di acqua trattata di qualità A al posto dell'acqua potabile. Il caso è documentato in una scheda di esperienza pubblicata nel settembre 2026 dall'Agence de l'eau Rhône-Méditerranée-Corse, l'agenzia pubblica di bacino che ha cofinanziato l'opera.

Da dove arriva l'acqua

Il punto di partenza è la stazione di depurazione di Béziers, gestita dalla Communauté d'Agglomération Béziers Méditerranée, che tratta le acque reflue di sei comuni con una capacità di 219.400 abitanti equivalenti. L'impianto lavora con un trattamento biologico a fanghi attivi su tre vasche di aerazione: due linee con chiarificatore e una linea a ultrafiltrazione su membrana, entrata in servizio nel 2015 per proteggere l'Orb. È proprio l'acqua in uscita da quest'ultima linea, già molto spinta dal punto di vista della qualità, a essere destinata al riuso.

Come funziona il sistema di riuso

Il progetto, chiamato REUT (réutilisation des eaux usées traitées), è stato messo in servizio a luglio 2024 e aggiunge a valle della membrana pochi elementi, volutamente semplici:

  • una cisterna di stoccaggio da 40 metri cubi;
  • il dosaggio di ipoclorito di sodio e un trattamento a raggi UV;
  • un sovrapressore da 60 metri cubi all'ora con tubazioni di mandata in acciaio inox;
  • un punto di carico per le autocisterne, da cui l'acqua parte verso la città.

Non c'è quindi una rete di distribuzione dedicata: l'acqua viaggia su gomma, in cisterne che riforniscono le autobotti per l'irrigazione e le spazzatrici in centro città. È una scelta che riduce i costi iniziali e permette di partire in piccolo, a fronte di volumi che restano limitati.

Gli usi e i volumi autorizzati

L'acqua prodotta è di qualità A, il livello più elevato previsto dalla normativa francese sul riuso, e viene ripartita su tre usi, ciascuno con un proprio decreto prefettizio:

  • irrigazione del verde pubblico di Béziers: 14.000 metri cubi l'anno (decreto del 7 maggio 2024);
  • lavaggio stradale: 18.000 metri cubi l'anno (decreto del 14 agosto 2024), con spazzatrici, lavatrici, lance ad alta pressione e annaffiatrici;
  • spurgo delle reti fognarie: 2.500 metri cubi l'anno (decreto del 3 marzo 2025).

In totale sono 34.500 metri cubi l'anno. Gli obiettivi dichiarati nella scheda sono tre: sostituire l'acqua potabile negli usi non domestici, tutelare la salute degli addetti e dei cittadini nel lavaggio delle strade e mantenere le cosiddette isole di freschezza urbane, cioè le aree verdi irrigate, durante l'estate.

Costi e finanziamenti

L'investimento complessivo è di 343.000 euro al netto dell'IVA. L'Agence de l'eau ha coperto il 30% (102.900 euro), la Regione il 20% (68.600 euro) e il restante 50% (171.500 euro) è stato autofinanziato dalla comunità di agglomerazione. Per un'opera di questo tipo, che sfrutta una linea di trattamento già esistente, si tratta di una cifra contenuta.

L'impatto sul fiume

Prelevare acqua dall'uscita del depuratore significa sottrarla al corpo idrico che la riceve, quindi il progetto ha valutato l'effetto sul fiume. Secondo il documento di presentazione, i fabbisogni mensili degli usi REUT utilizzano solo il 2% dei flussi in uscita dalla linea a membrana: l'impatto sulla qualità delle acque superficiali è giudicato limitato. Sul piano quantitativo, l'acqua riutilizzata sostituisce acqua potabile che sarebbe stata prelevata più a monte, sempre nell'Orb.

La difficoltà vera: l'autorizzazione

Il punto critico non è stato tecnico ma amministrativo. La scheda lo dice senza giri di parole: "La principale difficulté a été le délai d'obtention de l'autorisation pour l'usage « lavage de voirie »". Per il lavaggio stradale mancava infatti un testo nazionale di riferimento: l'arrêté dell'8 settembre 2025 sulle condizioni di produzione e uso delle acque reflue trattate per la pulizia urbana non era ancora pubblicato al momento della domanda, a differenza di quello sull'irrigazione del verde. Il progetto è andato avanti, osserva la scheda, grazie alla volontà e al buon coordinamento di tutti gli attori coinvolti e a uno sportello unico creato per gestire le pratiche.

Cosa viene dopo

La stessa stazione ha altri progetti in cantiere: l'uso di acqua industriale nei processi interni dell'impianto (circa 200.000 metri cubi l'anno), una sperimentazione dimostrativa di ricarica della falda dell'Orb con acque reflue trattate e uno studio di fattibilità per il riuso a Sérignan-Valras, dove l'impianto serve 53.000 abitanti equivalenti.

Cosa lo rende replicabile

La scheda indica in modo esplicito alcune condizioni che si possono trasferire altrove. La prima è partire da un depuratore che ha già una linea avanzata, come l'ultrafiltrazione, perché riduce i rischi sanitari e limita le aggiunte impiantistiche a una cisterna, un disinfettante e una lampada UV. La seconda è puntare su più usi insieme, verde, strade e reti fognarie, così da dare un senso a ogni metro cubo prodotto e distribuire i benefici. La terza è valutare prima l'effetto sul corpo idrico ricevente. La quarta è costruire per tempo un percorso amministrativo con un interlocutore unico, perché è lì che si perdono i mesi. Infine, il trasporto con autocisterne permette di avviare il riuso senza costruire una rete dedicata, anche se limita la scala.

Il commento di PINET

Per l'Italia il caso di Béziers è interessante soprattutto per la sua modestia: non è un grande impianto di riuso agricolo, ma un intervento da poche centinaia di migliaia di euro che sposta una piccola quota di acqua dal potabile al depurato nei servizi comunali. Potrebbe essere un riferimento per i gestori idrici e i Comuni medi di aree soggette a siccità, a partire da quelli che hanno già depuratori con trattamenti terziari o a membrana e un parco mezzi per verde e pulizia stradale. Gli ostacoli da mettere in conto sono soprattutto autorizzativi e di responsabilità tra gestore del servizio idrico e amministrazione comunale, più che tecnologici, e andrebbero verificati caso per caso rispetto alla normativa nazionale sul riuso delle acque reflue. Va anche notato che i dati disponibili riguardano volumi e costi, non il risparmio economico in bolletta né i costi di esercizio e di trasporto: senza questi numeri è prudente considerare il modello efficace come principio, ma da dimostrare quanto a convenienza.

Chi si occupa di temi vicini può leggere anche il caso di Argelès-sur-Mer, dove l'acqua depurata irriga i frutteti, e quello di Nordenham, dove diventa acqua industriale.

Fonti