Lünen (Renania Settentrionale-Vestfalia, Germania) - 2026. L'acqua che scende dalla doccia o dal lavandino, e quella che cade sui tetti durante un temporale, nelle nostre case finisce quasi sempre in fognatura senza essere utilizzata. In un nuovo quartiere residenziale di Lünen, città della Ruhr, da qualche anno succede il contrario: sette palazzine plurifamiliari, con 67 alloggi, trattano le acque grigie e raccolgono la pioggia per riutilizzarle, ne recuperano il calore con pompe di calore e affidano lo smaltimento delle acque meteoriche a un viale alberato che funziona da filtro naturale. Il sistema si chiama i.WET (integriertes Wasser-Energie-Transitionskonzept) ed è stato sviluppato dal Fraunhofer ISI, che ad agosto 2026 ha reso noti i risultati del progetto dimostrativo.
Un quartiere su un'area ex industriale
Il progetto sorge nel Preußenquartier, su un'ex area industriale di circa 15.800 metri quadrati, sviluppata dalla cooperativa edilizia Bauverein zu Lünen. Gli edifici sono sette: sei da dieci alloggi e uno da sette, per un totale di 67 unità abitative. Il programma di ricerca e dimostrazione, finanziato con fondi pubblici, è partito nel 2018, ma tra ritardi di progettazione e autorizzazioni il cantiere è slittato fino al 2022, anno in cui sono stati occupati i primi edifici. Il monitoraggio scientifico, condotto dal Fraunhofer ISI con la municipalizzata delle acque reflue di Lünen e la Stiftung Zukunft NRW tra i partner, ha raccolto dati di funzionamento nel 2024 e nel 2025.
Come funziona nel dettaglio
Il sistema ha due percorsi complementari, che i ricercatori chiamano "via blu" e "via verde".
La via blu riguarda l'acqua utilizzata in casa. Le acque grigie, cioè quelle di docce, vasche e lavandini (i servizi igienici sono esclusi), vengono raccolte separatamente e inviate a un impianto di trattamento a membrane (bioreattore a membrana, MBR) con disinfezione a raggi UV, installato in uno degli edifici. L'acqua così trattata e quella piovana raccolta dai tetti in cisterne servono a risciacquare i WC e, nel caso della pioggia, anche per la lavatrice e per l'irrigazione del verde. Secondo il comunicato del Fraunhofer ISI, per lo scarico dei WC il risparmio di acqua potabile può arrivare all'80-90%. Le cisterne hanno anche una funzione di polmone: trattengono parte dell'acqua durante gli eventi di pioggia intensa, alleggerendo la rete.
La stessa via blu recupera energia. L'acqua grigia della doccia esce a una temperatura di 25-30 gradi: uno scambiatore di calore la intercetta e alimenta pompe di calore (aria-acqua e salamoia-acqua) per la produzione di acqua calda e riscaldamento. Nel comunicato si indica che questo recupero copre circa il 6% del fabbisogno annuo di calore dell'edificio interessato, e che con una diffusione più ampia i consumi di energia primaria legati all'acqua calda potrebbero ridursi del 20-50%.
La via verde è la parte più originale dal punto di vista urbanistico: la i.WET-Allee, un viale alberato che unisce un filtro di suolo piantumato e un elemento di drenaggio a più strati. Vi si piantano specie a crescita rapida e tolleranti all'acqua stagnante, come salici e pioppi. Il viale depura, trattiene e fa evapotraspirare le acque di pioggia, produce biomassa e raccoglie lo scarico verso il canale di drenaggio, senza passare per la fognatura mista. Il comunicato indica una superficie verde irrigabile di 6.400 metri quadrati.
Che cosa è stato misurato e che cosa è una stima
Conviene distinguere con cura, e il rapporto finale lo fa. Il risparmio di acqua potabile del 30-40% è un risultato di modellazione, riferito a un'applicazione completa del concetto: il rapporto non presenta un bilancio idrico complessivo misurato sull'intero quartiere. Anche il confronto dei costi è modellato: su un ciclo di vita di 60-120 anni, gli elementi naturali del sistema risultano, secondo l'analisi, "kostenneutral bis leicht günstiger", cioè a costo neutro o leggermente inferiore rispetto al drenaggio convenzionale con rete separata. Sono invece dati misurati quelli sulla qualità dello scarico del viale i.WET (carico organico, nutrienti, parametri igienici come E. coli ed enterococchi) rilevati tra maggio e settembre 2024 e tra agosto e dicembre 2025: secondo il rapporto, i valori sono rimasti stabilmente "sehr deutlich unter den einschlägigen Grenz- und Richtwerten", ben al di sotto dei limiti e dei valori guida applicabili. Il rapporto parla inoltre di elevata funzionalità tecnica e sicurezza di esercizio dei componenti.
Le difficoltà incontrate
Il progetto non è stato lineare. L'autorizzazione per lo scarico in acque superficiali ha richiesto una lunga trattativa con le autorità, e le contaminazioni storiche del terreno hanno escluso l'infiltrazione nel suolo, obbligando a convogliare lo scarico nel canale di drenaggio a nord. Il rapporto dedica una sezione agli strumenti per superare questi ostacoli, tra cui un nuovo schema di lavoro, l'Infrastructure Transition Canvas, e sottolinea la necessità di una collaborazione tra gestori del servizio idrico, imprese edilizie, fornitori di energia e urbanisti.
Le parole dei protagonisti
Nel comunicato, Thomas Hillenbrand, responsabile dell'area Gestione delle acque del Fraunhofer ISI, sottolinea che la forza del concetto sta nel collegamento intelligente di più tecnologie. Gli elementi blu e verdi, aggiunge in sostanza, sono tasselli realistici di una trasformazione graduale delle infrastrutture urbane di acqua ed energia. La dichiarazione è riportata in sintesi, non come citazione letterale.
Cosa lo rende replicabile
Il valore del caso sta nella gradualità. Il rapporto immagina una transizione in più fasi: prima l'integrazione dei componenti nei singoli edifici o isolati, poi eventuali cambiamenti più profondi della rete. Le componenti si possono adottare anche separatamente: cisterne e riuso delle acque grigie nei nuovi edifici, recupero di calore dai reflui dove ci sono utenze concentrate, viali di drenaggio naturale al posto di nuove condotte di acque bianche. Il contesto più adatto è quello dei nuovi quartieri o delle riqualificazioni di aree dismesse, in cui l'infrastruttura si progetta insieme agli edifici e un unico soggetto, come una cooperativa o un'azienda abitativa, può coordinare i lavori.
Il commento di PINET
Per l'Italia il tema è attuale perché molti Comuni hanno aree dismesse da rigenerare e reti miste sotto stress durante i temporali: gli enti più adatti a provare qualcosa di simile sono le aziende abitative pubbliche, le cooperative e i Comuni che gestiscono piani attuativi di quartiere. L'ostacolo principale, come mostra lo stesso caso tedesco, è autorizzativo: anni di confronto con le autorità per uno scarico che sulla carta era più pulito dei limiti. Per il resto, i numeri più citati sono ancora stime, e i costi di gestione non sono documentati nel rapporto, dunque conviene valutare i benefici su più progetti prima di parlare di standard. Un'esperienza utile soprattutto come laboratorio, da confrontare con quella già raccontata di Ferla, dove i lavandini di una scuola sciacquano i bagni e con il progetto europeo sul trattamento decentralizzato delle acque reflue.