Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Ferla (Siracusa) — 2026. In un piccolo comune di 2.300 abitanti nell'entroterra ibleo, alle porte della riserva naturale della Valle dell'Anapo, l'acqua che gli studenti dell'Istituto Comprensivo Statale "Valle dell'Anapo" usano per lavarsi le mani non finisce in fogna: sale lungo una parete esterna dell'edificio, attraversa una serie di vasi appesi pieni di piante e batteri, viene disinfettata con una lampada UV e torna in classe sotto forma di acqua per gli sciacquoni. Si chiama Wall2Water, è una delle prime installazioni a scala reale di questo tipo in Italia e in Europa, ed è stata realizzata nel 2022 nell'ambito del progetto europeo NAWAMED. A dicembre 2025 il sistema ha ricevuto il Premio "Massimo Riili" dell'Ordine degli Architetti di Siracusa, riconoscimento che ha riportato l'attenzione su un impianto che, a distanza di anni dall'avvio, continua a essere monitorato e a produrre risparmi idrici misurabili.

Come funziona la parete verde di Ferla

Il sistema Wall2Water (W2W) è stato progettato da IRIDRA, società di ingegneria di Firenze specializzata in soluzioni di depurazione naturale delle acque, e realizzato sul territorio dal Centro Euro-Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile (SVI.MED ETS) insieme al Comune di Ferla. Il principio di funzionamento è quello di una fitodepurazione verticale applicata alle acque grigie, cioè alle acque reflue "leggere" prodotte da lavandini e docce, che contengono un carico organico e inquinante molto inferiore rispetto a quelle dei wc.

Il processo si sviluppa in quattro fasi. Le acque grigie provenienti dai lavabi dei bagni della scuola vengono raccolte in una piccola vasca di accumulo. Da qui un sistema di pompaggio le solleva fino alla sommità di una struttura muraria esterna, orientata a nord, larga circa 30 metri quadrati, composta da moduli con vasi disposti in serie. L'acqua percola quindi verso il basso attraverso il materiale di riempimento dei vasi, dove si sviluppa un biofilm batterico che costituisce il vero agente depurante del sistema: i microrganismi degradano la sostanza organica presente nell'acqua, mentre le piante ospitate nei moduli favoriscono la biodiversità batterica e assicurano una distribuzione più uniforme del flusso lungo la parete. Prima di essere reimmessa in circolo, l'acqua depurata passa infine attraverso una lampada a raggi ultravioletti che la disinfetta, rendendola idonea al riutilizzo per lo scarico dei wc e, in eccesso, per l'irrigazione delle piante rampicanti che rivestono la parete stessa.

I numeri di un impianto piccolo ma misurato

La scala dell'intervento è volutamente contenuta, ma i dati raccolti nel corso del monitoraggio pluriennale del sistema — che ha coinvolto 11 professionisti tra progettazione, realizzazione e verifica dei risultati — restituiscono un quadro preciso di ciò che un impianto di questo tipo può ottenere in un edificio scolastico. La parete tratta in media circa 1.300 litri di acque grigie al giorno, a fronte di un consumo idrico complessivo della scuola stimato in circa 8.600 litri al giorno per una popolazione di circa 190-200 studenti, distribuiti tra il piano terra e il primo piano dell'edificio.

Il risparmio annuo di acqua potabile si attesta intorno ai 260 metri cubi, pari a circa 1.000 litri l'anno per ogni studente. In termini di fabbisogno interno, l'acqua riciclata copre circa il 25% del consumo idrico destinato agli scarichi dei wc della scuola, mentre lo scarico complessivo di acque reflue verso la rete fognaria comunale si riduce di circa il 10% su base giornaliera. Sono numeri che, spalmati su un singolo edificio scolastico, possono sembrare marginali, ma che nel loro insieme dimostrano la fattibilità tecnica ed economica di un modello facilmente riproducibile su altri edifici pubblici di dimensioni comparabili.

Un pezzo di un progetto europeo più ampio

L'impianto di Ferla è uno degli otto siti pilota a scala reale realizzati nell'ambito di NAWAMED (Nature Based Solutions for Domestic Water Reuse in Mediterranean Countries), progetto finanziato dal programma di cooperazione transfrontaliera ENI CBC Mediterranean Sea Basin dell'Unione Europea. Il progetto ha un budget complessivo di 3,2 milioni di euro, di cui 2,9 milioni a carico del finanziamento europeo, e coinvolge partner in cinque Paesi affacciati sul Mediterraneo: Italia, Tunisia, Giordania, Libano e Malta.

Oltre a quello siciliano, sistemi analoghi sono stati installati o sono in fase di completamento in scuole, università, edifici pubblici e — caso particolare — in un campo profughi, tra Tunisi, Jerash in Giordania e l'American University of Beirut in Libano. L'obiettivo dichiarato del progetto è una riduzione media del 30% dei consumi di acqua potabile nei siti pilota e il riutilizzo complessivo di circa 9.000 metri cubi l'anno di acqua non convenzionale su tutti gli impianti realizzati. Il caso di Ferla, come sottolineato dalla stessa comunicazione del programma ENI CBC Med, viene citato come una delle applicazioni più mature e meglio documentate dell'intero progetto, proprio per la lunghezza del periodo di monitoraggio a cui è stato sottoposto.

Il riconoscimento del dicembre 2025

Il 19 dicembre 2025 Wall2Water ha ricevuto il Premio Professionisti nell'ambito del Premio "Massimo Riili" - ANCE Siracusa Architecture Award 2025, assegnato dalla sezione siracusana dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili al progetto firmato dall'architetto Francesco Giunta in collaborazione con IRIDRA e con SVI.MED, rappresentata dalla vicepresidente Barbara Sarnari. La giuria ha motivato il riconoscimento con "l'alto valore innovativo, ambientale e sociale" dell'intervento.

Il sindaco di Ferla, Michelangelo Giansiracusa, ha commentato il premio sottolineando che "ogni volta che Ferla eccelle in ambiti come la sostenibilità, l'architettura di qualità" dimostra che il piccolo comune ibleo può funzionare come un vero e proprio "laboratorio di buone pratiche" per realtà di dimensioni analoghe.

Perché conviene: acqua grigia e siccità nel Mediterraneo

Il caso di Ferla si inserisce in un contesto in cui la disponibilità di acqua dolce nel bacino del Mediterraneo è sotto crescente pressione per effetto della siccità ricorrente e dell'aumento della domanda stagionale. In Sicilia, dove negli ultimi anni si sono susseguite più dichiarazioni di stato di emergenza idrica, ogni riduzione strutturale dei prelievi da acquedotto — anche su scala minima come quella di un singolo edificio scolastico — rappresenta un tassello di un adattamento più ampio, che coinvolge anche altri interventi di riuso delle acque reflue già realizzati nel Mezzogiorno, come il progetto Eco Flow avviato a Gallipoli per irrigare gli uliveti colpiti dalla Xylella con acque reflue depurate.

Le acque grigie, a differenza di quelle nere prodotte dai wc, rappresentano in media oltre la metà del volume di acque reflue domestiche prodotte in un edificio e hanno un carico inquinante molto più basso, il che le rende particolarmente adatte a trattamenti naturali e a basso consumo energetico come quello sperimentato a Ferla, senza bisogno di ricorrere a impianti di depurazione centralizzati e alle reti fognarie che li collegano.

Cosa rende il progetto replicabile

L'esperienza di Ferla offre alcuni elementi che altri Comuni, scuole o enti pubblici possono valutare per contesti simili:

  • Una tecnologia a bassa complessità impiantistica. Il sistema non richiede scavi, nuove condotte fognarie o collegamenti a impianti di depurazione centralizzati: si applica a una parete esterna già esistente dell'edificio, riducendo tempi e costi di realizzazione rispetto a un intervento di rete.
  • Un target di utenza replicabile su scala nazionale. Scuole, uffici pubblici e strutture ricettive di dimensioni comparabili (150-250 utenti) condividono lo stesso rapporto tra produzione di acque grigie e fabbisogno di acqua per gli scarichi, rendendo il dimensionamento dell'impianto di Ferla un riferimento diretto per casi analoghi.
  • Un doppio ritorno, idrico ed educativo. Installato su un edificio scolastico, il sistema diventa esso stesso strumento didattico visibile agli studenti ogni giorno, un valore aggiunto che rafforza l'accettazione sociale di tecnologie di riuso idrico ancora poco diffuse in Italia.
  • Un modello finanziabile con fondi di cooperazione europea. Il programma ENI CBC Mediterranean Sea Basin che ha finanziato NAWAMED resta attivo per progetti di cooperazione tra sponde nord e sud del Mediterraneo, offrendo un canale di finanziamento già collaudato per chi volesse replicare l'esperienza in altri contesti costieri del bacino.
  • Un monitoraggio pluriennale che riduce il rischio per chi replica. A differenza di molte installazioni dimostrative che restano attive solo per la durata del progetto europeo che le finanzia, il sistema di Ferla è rimasto in funzione e sotto osservazione per oltre un anno dopo l'installazione, fornendo dati di esercizio reali su cui basare eventuali repliche, non solo proiezioni teoriche.

Fonti: