Gallipoli, Lecce — 2026. Nel piazzale del depuratore comunale di Gallipoli, tra le vasche di trattamento delle acque reflue urbane, crescono da qualche mese trenta giovani ulivi. Non sono ulivi qualunque: appartengono a varietà selezionate per la resistenza alla Xylella fastidiosa, il batterio che dal 2013 ha decimato gli oliveti del Salento, e vengono irrigati non con l'acqua di falda che ha sostenuto per secoli l'olivicoltura pugliese, ma con acqua reflua urbana, depurata e affinata fino a renderla compatibile con l'uso agricolo. È il cuore sperimentale di Eco Flow, un progetto di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Grecia che punta a dimostrare, dati alla mano, che il ciclo dell'acqua nelle città del Mediterraneo può chiudersi in un modo diverso da quello con cui si è sempre fatto: non prelevando altra acqua dalle falde già sotto stress, ma restituendo valore a quella che le città scaricano ogni giorno.
Il progetto, il cui nome per esteso è "Eco Flow – Environmental Climate Opportunities for Low-impact Options in Wastewater treatment", è finanziato dal Programma Interreg VI-A Grecia–Italia 2021-2027 con un budget complessivo di 1,58 milioni di euro e una durata di 24 mesi. Guidato da Acquedotto Pugliese (AQP), coinvolge come partner italiani l'agenzia regionale Arif Puglia e Acquedotto Lucano, e come partner greci le utility idriche di Arta, Dymaion e Corfù. Il progetto è stato avviato ufficialmente il 30 ottobre 2025 con un kick-off meeting ospitato da AQP nel Palazzo dell'Acqua di Bari.
Tre tipi di acqua, un solo obiettivo: capire cosa cresce meglio
La sperimentazione pilota, condotta presso l'impianto di depurazione di Gallipoli, mette a confronto tre diverse fonti idriche sugli stessi trenta ulivi: acqua di falda salmastra (il riferimento tradizionale, sempre più compromesso dall'intrusione marina), un effluente terziario — cioè l'acqua reflua depurata con un livello di affinamento standard — e un effluente quaternario, ottenuto con un trattamento avanzato che spinge la depurazione oltre gli standard convenzionali. Le tre linee di irrigazione, separate e monitorate indipendentemente, permettono ai tecnici di Arif e AQP di misurare nel tempo l'effetto di ciascuna fonte sulla crescita vegetativa delle piante, sulla qualità del suolo e sulla presenza di eventuali contaminanti emergenti nell'acqua di scarto trattata.
Al centro del sistema di affinamento c'è un impianto dedicato — la componente ReWater del progetto — con una capacità di produzione dichiarata di 0,83 metri cubi di acqua trattata all'ora. Le attività tecniche e sperimentali sono partite formalmente il 9 aprile 2026 con la definizione del piano di monitoraggio; il 27 maggio 2026 una visita sul campo dei partner del progetto ha verificato lo stato di avanzamento dell'impianto, mentre il passaggio decisivo è arrivato il 24 luglio 2026, quando un'ispezione in loco ha confermato la piena operatività del sistema, facendo scattare il passaggio — come lo ha definito lo stesso programma Interreg — "dalla preparazione all'azione", con l'avvio della piantumazione e dell'irrigazione vera e propria degli ulivi con le tre tipologie di acqua a confronto.
Perché proprio gli ulivi, e perché proprio a Gallipoli
La scelta di testare il riuso idrico sull'olivicoltura non è casuale. Secondo i dati diffusi da Coldiretti Puglia, la Xylella fastidiosa ha ormai infettato circa il 40% del territorio regionale, causando la perdita di circa 21 milioni di ulivi, con il batterio che negli anni si è esteso a un ritmo stimato di circa 20 chilometri l'anno. Di fronte a un patrimonio olivicolo così colpito, i nuovi reimpianti puntano su varietà tolleranti o resistenti al batterio — motivo per cui Arif Puglia, che fornisce le piante utilizzate nella sperimentazione di Gallipoli, ha selezionato proprio cultivar di questo tipo per il progetto Eco Flow.
A complicare il quadro interviene la crisi idrica: secondo il rapporto SNPA n. 48/2026 "Il Clima in Italia nel 2025", la provincia di Lecce ha registrato precipitazioni cumulate annuali sotto i 400 millimetri e oltre 310 giorni l'anno con piogge pari o inferiori a un millimetro, collocandosi insieme alla Sardegna ai valori minimi nazionali di precipitazione. È in un contesto di questo tipo — falde acquifere costiere già segnate da fenomeni di intrusione marina documentati da tempo da Ispra nelle sue monografie sulle acque sotterranee pugliesi — che il progetto Eco Flow prova a rispondere a una domanda molto concreta: l'acqua reflua urbana, opportunamente trattata, può sostituire almeno in parte quella di falda per irrigare gli oliveti del futuro, senza compromettere la salute delle piante né la sicurezza del suolo?
Un modello di cooperazione tra le due sponde dell'Adriatico
Come ha spiegato Domenico Laforgia, presidente di Acquedotto Pugliese, al lancio del progetto: "Eco Flow rappresenta un passo concreto nella strategia di sostenibilità di Acquedotto Pugliese. È un progetto che unisce ricerca, innovazione e cooperazione internazionale trasformando la depurazione da fase finale del ciclo idrico a nuova origine della risorsa. Attraverso il lavoro congiunto di partner italiani e greci, vogliamo creare un modello condiviso di gestione idrica, capace di produrre benefici ambientali e sociali per tutto il Mediterraneo".
Sulla stessa linea Francesca Portincasa, direttrice generale di AQP: "Lavoriamo per integrare innovazione tecnologica, tutela ambientale e sviluppo locale, consapevoli che la gestione sostenibile dell'acqua passa dalla conoscenza e dalla collaborazione. Eco Flow è un progetto di cooperazione che traduce la ricerca scientifica in soluzioni operative. Il valore di questa iniziativa è duplice: da un lato rafforza i legami tra le realtà idriche del Sud Europa, dall'altro offre strumenti concreti per affrontare la scarsità idrica in modo sicuro, efficiente e condiviso".
Per il segretariato tecnico del programma Interreg Grecia-Italia, il coordinatore Gianfranco Gadaleta ha sottolineato la dimensione sovraregionale dell'iniziativa: "Questo progetto rappresenta un tassello fondamentale per la tutela degli obiettivi strategici delle autorità competenti nel settore idrico, favorendo una gestione integrata e sostenibile tra Puglia, Basilicata e Grecia. L'acqua, risorsa vitale e non immediatamente rinnovabile, richiede interventi coordinati e lungimiranti". Anche Francesco Ferraro, direttore generale di Arif Puglia, ha rivendicato il valore scientifico della sperimentazione: "Ritengo che questo progetto abbia un valore particolare perché punta sulla ricerca applicata", aggiungendo che "il riuso delle acque depurate rappresenta anche uno strumento determinante per la tutela delle falde".
Cosa rende il progetto replicabile
Il caso di Gallipoli offre alcuni elementi che altri gestori del servizio idrico, agenzie regionali per l'agricoltura o consorzi di bonifica del bacino del Mediterraneo possono valutare per contesti analoghi:
- Un confronto diretto tra fonti idriche, non solo una promessa. Testare in parallelo, sugli stessi esemplari, falda, effluente terziario ed effluente quaternario produce dati comparabili e verificabili su crescita, salute delle piante e qualità del suolo, invece di affidarsi a stime teoriche: una base che rende più solida qualunque decisione successiva su scala più ampia.
- Un punto di partenza infrastrutturale già esistente. Il pilota si appoggia al depuratore comunale già in funzione a Gallipoli, aggiungendo una linea di affinamento e monitoraggio piuttosto che costruire un impianto ex novo: una condizione che qualunque Comune dotato di un depuratore attivo può in linea di principio replicare.
- Una risposta mirata a un problema doppio. Accoppiare il riuso idrico alla scelta di varietà resistenti alla Xylella affronta contemporaneamente due minacce che nel Salento si sono sommate negli ultimi anni — la moria degli ulivi e la crisi idrica — offrendo agli agricoltori un pacchetto di soluzioni invece di una singola misura isolata.
- Una cooperazione transfrontaliera che moltiplica i casi di studio. Applicando la stessa logica di sperimentazione anche nei siti partner in Grecia (Arta, Dymaion, Corfù), il progetto genera più set di dati in condizioni climatiche e agronomiche diverse, rafforzando la solidità delle conclusioni finali e la loro trasferibilità ad altri contesti mediterranei.
- Un finanziamento e una cornice istituzionale già collaudati. Il programma Interreg VI-A Grecia-Italia 2021-2027, con un budget dedicato di 1,58 milioni di euro per questo specifico progetto, offre un canale di finanziamento europeo già esistente a cui altri enti gestori dell'area di cooperazione possono attingere per iniziative analoghe, senza dover negoziare schemi di finanziamento su misura.
Fonti:
- From testing to planting: ECO FLOW advances in Gallipoli — Interreg VI-A Greece-Italy 2021-2027
- ECO FLOW on field visit: treated wastewater on young olive trees in Gallipoli — Interreg VI-A Greece-Italy 2021-2027
- Italia e Grecia insieme per il riuso sostenibile delle acque reflue — Acquedotto Pugliese
- ECO FLOW, a Gallipoli la sperimentazione sul riuso delle acque depurate per gli ulivi resistenti alla Xylella — Stato Quotidiano
- Eco Flow, progetto per una sostenibile olivicoltura nel Salento — Olivo e Olio
- Xylella: infettato il 40% della Puglia, addio a 21 milioni di ulivi — Coldiretti Puglia
- Il Salento nella morsa della siccità, è l'anno più secco d'Italia insieme alla Sardegna — LecceNews24