Mongstad, Norvegia — 2026. Al largo della costa occidentale norvegese, nel Fensfjorden, un impianto di dissalazione non emerge da nessuna parte: non ci sono ciminiere, non ci sono vasche a cielo aperto, non c'è nemmeno un edificio. L'intero impianto riposa sul fondale marino, a circa 500 metri di profondità, e produce acqua potabile sfruttando semplicemente il peso dell'oceano che lo sovrasta. Il 22 giugno 2026 la startup norvegese Flocean ha annunciato di aver raggiunto il traguardo della "prima acqua" (first water) sul proprio impianto dimostrativo commerciale, Flocean One: da quel momento il sistema opera a piena capacità, producendo fino a un milione di litri di acqua dolce al giorno, sufficienti per circa 6.000 famiglie.
Si tratta del primo impianto di dissalazione sottomarino al mondo a raggiungere la scala commerciale, dopo decenni in cui l'idea era rimasta confinata alla ricerca accademica. La tecnologia ha già ottenuto un riconoscimento internazionale, entrando nella lista delle "Best Inventions" 2025 di TIME Magazine come unica soluzione di dissalazione premiata, e ha attirato tra i suoi investitori Xylem, uno dei maggiori gruppi mondiali nelle tecnologie idriche.
Come funziona un impianto di dissalazione che nessuno vede
Un dissalatore tradizionale è un impianto industriale a terra: pompe ad alta pressione spingono l'acqua di mare attraverso membrane a osmosi inversa, un processo che richiede grandi quantità di energia elettrica proprio per generare quella pressione. Flocean capovolge il problema spostando l'intero processo dove la pressione esiste già in natura. I moduli — piccoli "pod" sigillati appoggiati sul fondale — vengono calati a profondità comprese tra 400 e 700 metri (circa 500 metri nel caso di Mongstad), dove la pressione idrostatica dell'acqua sovrastante spinge da sola l'acqua di mare attraverso le membrane, senza bisogno delle pompe ad alta energia che nei dissalatori costieri assorbono la maggior parte dei consumi elettrici.
La profondità non è solo una fonte di energia gratuita: sotto i 200 metri l'assenza di luce solare riduce drasticamente la presenza di alghe, batteri e materia organica disciolta nell'acqua, che in un dissalatore costiero costringono a costruire sistemi di pretrattamento complessi e costosi per evitare l'intasamento delle membrane. Con un'acqua di partenza già più "pulita", Flocean dichiara di aver ridotto l'infrastruttura di pretrattamento del 60% rispetto a un impianto equivalente a terra. Anche la salamoia concentrata che residua dal processo — il principale problema ambientale della dissalazione convenzionale, spesso scaricata vicino alla costa dove danneggia gli ecosistemi marini sensibili — viene qui rilasciata direttamente in profondità, lontano dalle coste, dove si dilude rapidamente nelle correnti di fondale.
Come ha sintetizzato il fondatore e amministratore delegato di Flocean, Alexander Fuglesang: "Invece di impianti costieri rumorosi, energivori e inquinanti, la dissalazione diventa un insieme di moduli silenziosi appoggiati sul fondale marino." E ancora, commentando il traguardo di Mongstad: "Questo non è più un concetto o un prototipo. Questa è infrastruttura reale — sottomarina."
Dal pilota alla scala industriale: i numeri validati
Il sistema di Mongstad non nasce dal nulla: dal novembre 2024 Flocean gestisce a titolo sperimentale un impianto pilota, Flocean Zero, che nel corso dei test ha processato oltre 5 milioni di litri d'acqua. La qualità dell'acqua prodotta è stata verificata dal laboratorio indipendente Eurofins secondo la categoria "eccellente" dello standard dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e in conformità agli standard di potabilità norvegesi, mentre l'ente di certificazione internazionale DNV ha validato le prestazioni ambientali ed energetiche del sistema.
Le cifre certificate da DNV, riprese da più testate specializzate del settore idrico, indicano per la tecnologia Flocean una riduzione dei consumi energetici del 40% rispetto a un dissalatore costiero equivalente, una riduzione del 95% dell'occupazione di suolo costiero (poiché non serve alcun terreno a terra, se non un punto di collegamento alla rete) e un costo capitale per unità di capacità stimato fino a 7-8 volte inferiore rispetto a un impianto tradizionale di pari portata. Il modulo commerciale Flocean One, entrato in funzione a Mongstad, produce fino a 1.000 metri cubi (un milione di litri) di acqua dolce al giorno; l'azienda dichiara inoltre una capacità di scala della tecnologia, con singoli moduli progettati per arrivare fino a 7.500 metri cubi al giorno e configurazioni multiple capaci di servire decine di migliaia di persone.
Il traguardo di Mongstad è stato commentato anche da Sivan Zamir, Chief Innovation Officer di Xylem, entrata nel capitale di Flocean come investitore strategico nell'ambito dell'estensione del round di Serie A a 22,5 milioni di dollari (a cui hanno partecipato anche, tra gli altri, i fondi Water Unite Impact Fund, Burnt Island Ventures, Freebird Capital, Katapult Ocean e Nysnø Climate Investments): "La prima acqua è più di un traguardo tecnico: fornisce la prova operativa necessaria per far avanzare i progetti dal concetto allo sviluppo." Fuglesang aggiunge che l'obiettivo dei prossimi anni è tradurre quella prova operativa in scala: "Per decenni la dissalazione sottomarina è stata un'idea che prometteva di cambiare le infrastrutture idriche. Oggi produce acqua potabile su scala industriale, con partnership già consolidate."
Perché conviene: i limiti della dissalazione tradizionale
La dissalazione convenzionale è già oggi una delle risposte più diffuse alla scarsità idrica globale, ma porta con sé tre problemi strutturali che il modello sottomarino di Flocean punta ad aggredire uno per uno: il consumo energetico elevato (le pompe ad alta pressione sono il principale voce di costo operativo di un impianto costiero), l'occupazione di suolo in un contesto — quello delle aree costiere densamente popolate o turistiche — dove il terreno libero è scarso e conteso, e l'impatto ambientale dello scarico di salamoia concentrata nelle acque costiere poco profonde, che può alterare la salinità e l'ossigenazione locale con effetti su flora e fauna marina.
Il progetto di Mongstad ha ottenuto l'approvazione dell'Autorità Costiera Norvegese e coinvolge, tra sostenitori istituzionali e industriali, il comune di Alver (Alver Kommune), Siemens Energy, Reach Subsea, Innovation Norway e il Ministero degli Affari Esteri norvegese. Il modello di business scelto da Flocean è quello del Build-Own-Operate: l'azienda non vende gli impianti alle amministrazioni locali o alle utility, ma vende direttamente l'acqua prodotta come servizio, tramite accordi di fornitura a lungo termine — un approccio che abbassa la barriera d'ingresso per un Comune o un gestore idrico, che non deve sostenere l'investimento iniziale. Su questa base commerciale, l'azienda dichiara di avere oltre 15 progetti in sviluppo nel mondo, incluso un primo dispiegamento alle Maldive realizzato insieme al partner locale WaterConnect — un contesto, quello delle isole e degli arcipelaghi a corto d'acqua dolce, dove l'assenza di terreno disponibile per un dissalatore tradizionale è spesso il vincolo più stringente.
Cosa rende il progetto replicabile
Il caso di Mongstad offre alcuni elementi che altre città costiere, comuni insulari o gestori del servizio idrico possono valutare per i propri contesti:
- Una fonte di energia che non si paga. Il principio cardine del sistema — la pressione idrostatica naturale che sostituisce le pompe ad alta energia — non dipende da sussidi o da condizioni di mercato locali: è una proprietà fisica dell'acqua profonda, disponibile ovunque esista un fondale marino sufficientemente profondo entro una decina di chilometri dalla costa.
- Nessun conflitto per l'uso del suolo costiero. Con una riduzione del 95% dell'occupazione di terreno dichiarata da DNV, la tecnologia elimina uno dei principali ostacoli alla realizzazione di nuovi impianti di dissalazione nelle aree costiere dove il territorio è già eroso da turismo, porti e insediamenti residenziali.
- Un modello commerciale che abbassa la barriera d'ingresso. Vendendo acqua come servizio anziché impianti chiavi in mano, Flocean permette a un Comune o a un gestore idrico di accedere alla tecnologia senza doverne sostenere il costo capitale iniziale, un fattore che nella dissalazione convenzionale è spesso il principale ostacolo per le amministrazioni di piccole e medie dimensioni.
- Un percorso di validazione trasparente e verificabile. Il passaggio dal pilota Flocean Zero (oltre 5 milioni di litri processati, qualità dell'acqua certificata da un laboratorio indipendente) al modulo commerciale Flocean One, con le prestazioni ambientali ed energetiche validate da un ente di certificazione terzo come DNV, offre a un potenziale cliente pubblico dati concreti su cui basare una decisione, invece di affidarsi alle sole dichiarazioni dell'azienda.
- Applicabilità dichiarata anche ai contesti più critici. Il primo progetto internazionale della tecnologia, alle Maldive, riguarda proprio uno dei contesti dove la scarsità di acqua dolce e di terreno disponibile sono entrambe massime: un banco di prova che, se confermato su scala, indica la replicabilità del modello anche in piccoli arcipelaghi e isole con risorse idriche limitate.
Fonti:
- Norway: World's first subsea desalination plant set to launch in 2026 — Interesting Engineering
- Flocean Produces First Drinkable Water from Commercial-Scale Subsea Desalination Plant — Business Wire
- Commercial desalination takes to the deep sea — Aquatech
- Flocean to Launch the First Commercial Subsea Desal Plant in Mongstad, Norway — Flocean
- Subsea desalination startup Flocean extends Series A to $22.5M, adds Xylem as strategic investor — Dealroom
- World's first commercial subsea desalination plant set to launch at Mongstad, Norway — Smart Water Magazine