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Al Hydrogen Technology World Expo di Amburgo, il 20 ottobre 2026, l'azienda italiana UFI Hydrogen (gruppo UFI Filters, sede a Ala, in Trentino) ha presentato NEXT GEN, una nuova piattaforma di assemblaggi a membrana ed elettrodi (MEA, membrane electrode assembly) per elettrolizzatori a membrana a scambio protonico (PEM) pensata per affrontare il vincolo più critico dell'elettrolisi PEM: il consumo di iridio, il metallo più raro e costoso tra quelli impiegati nella produzione di idrogeno verde. La novità non è un nuovo catalizzatore in sé, ma un cambio di architettura: la MEA integra in un solo componente sette elementi funzionali che finora gli elettrolizzatori assemblavano separatamente, con l'obiettivo dichiarato di ridurre sensibilmente la quantità di iridio necessaria e semplificare la filiera produttiva degli stack.

TRL 6-7 — Dimostrazione/pre-commerciale: piattaforma in fase di scale-up industriale, offerta ai produttori di elettrolizzatori per test e validazione congiunta, produzione in serie annunciata dal 2027
Impatto potenziale: alto

Il problema: l'iridio, il vero collo di bottiglia dell'elettrolisi PEM

Tra le tecnologie di elettrolisi dell'acqua oggi sul mercato, quella a membrana a scambio protonico (PEM) è generalmente la più compatta e reattiva, capace di adattarsi bene alla produzione intermittente di elettricità da fonti rinnovabili. Ha però un limite strutturale che non dipende dall'ingegneria dell'impianto ma dalla chimica stessa del processo: l'ambiente fortemente acido in cui avviene la reazione di ossidazione dell'acqua richiede un catalizzatore capace di resistere alla corrosione, e a oggi l'unico materiale che offre prestazioni e durata adeguate su scala industriale è l'iridio. Si tratta di uno degli elementi più rari della crosta terrestre: la produzione mondiale si stima nell'ordine di alcune tonnellate l'anno, un sottoprodotto minerario dell'estrazione del platino concentrato in pochissimi siti al mondo. Secondo le stime citate dal settore, un solo gigawatt di capacità di elettrolisi PEM richiede oggi circa 350 kg di iridio, pari a una quota non trascurabile dell'offerta globale annua e a un valore di materia prima che supera, ai prezzi attuali, i 50 milioni di dollari. È un vincolo che pesa direttamente sulle ambizioni di scala dell'idrogeno verde: gli scenari di decarbonizzazione che immaginano decine o centinaia di gigawatt di capacità di elettrolisi installata nei prossimi anni si scontrano, prima che con il costo dell'elettricità, con la disponibilità fisica di questo singolo metallo.

La soluzione di UFI Hydrogen: una MEA a sette strati

Negli elettrolizzatori PEM convenzionali, la MEA — il cuore elettrochimico dello stack, dove avviene la scissione della molecola d'acqua — integra tipicamente tre componenti funzionali, mentre il produttore dell'elettrolizzatore deve reperire, qualificare e integrare separatamente gli altri elementi dello stack: strati di diffusione dei gas, guarnizioni, rivestimenti protettivi e interfacce verso le piastre bipolari. È in questa fase di integrazione, secondo UFI Hydrogen, che si concentrano buona parte dei costi e dei rischi industriali del processo, oltre a un uso dell'iridio non sempre ottimizzato. NEXT GEN ribalta l'impostazione: la piattaforma riunisce sette componenti funzionali in un unico assemblaggio, intervenendo contemporaneamente sull'architettura della membrana, sulla configurazione degli elettrodi e sulla disposizione del catalizzatore, con l'obiettivo di ridurre in modo sensibile la quantità di iridio necessaria a parità di prestazioni. L'azienda non ha reso pubbliche cifre precise sulla riduzione ottenuta né sui dati di efficienza, definendoli informazioni proprietarie; ha però indicato un secondo beneficio più immediatamente verificabile, la semplificazione della catena di fornitura, perché il produttore di elettrolizzatori riceve da un solo interlocutore un componente che prima richiedeva il coordinamento di più fornitori distinti.

Un modello di co-progettazione con i produttori di elettrolizzatori

UFI Hydrogen propone NEXT GEN non come un prodotto standard a catalogo, ma come una piattaforma personalizzabile insieme al cliente: geometria dello stack, caratteristiche della membrana, configurazione dei componenti, scelta dei catalizzatori e interfacce possono essere adattate caso per caso. L'amministratore delegato dell'azienda, Marco Lazzaroni, descrive la MEA come "il chip dell'elettrochimica", l'elemento che più di ogni altro determina le prestazioni e la competitività di un elettrolizzatore, e presenta l'ambizione dell'azienda come quella di diventare il "partner di co-progettazione" dei produttori di stack su questo singolo componente critico. È un posizionamento che rispecchia una tendenza più ampia nel settore degli elettrolizzatori, dove il confine tra fornitore di materiali e produttore di sistemi si fa sempre più sottile, e dove il controllo sulla componentistica a più alto valore aggiunto — la MEA, appunto — diventa un vantaggio competitivo in sé.

Un'azienda nata nel 2017, oggi con un polo industriale in Trentino

UFI Hydrogen nasce da un programma di ricerca e sviluppo avviato nel 2017 all'interno dell'UFI Innovation Centre e diventa società autonoma nel 2023, all'interno del gruppo UFI Filters. L'azienda sviluppa MEA e membrane catalizzate (CCM) proprietarie per quattro applicazioni: produzione di idrogeno per elettrolisi, generazione di energia con celle a combustibile, conversione elettrochimica della CO2 per e-fuel e compressione elettrochimica dell'idrogeno — un ambito industriale in cui a livello mondiale operano pochissime aziende. Da gennaio 2025 è attivo a Serravalle di Ala, in Trentino, il suo polo industriale europeo: 14.000 metri quadrati, di cui 6.000 coperti, che riuniscono sotto lo stesso tetto ricerca e sviluppo, test, prototipazione, industrializzazione, produzione e uno showroom tecnologico. Il sito è stato inaugurato ufficialmente il 25 settembre 2026 e si inserisce in un ecosistema più ampio, il Trentino Hydrogen Hub di Rovereto promosso dalla Provincia autonoma di Trento con la Fondazione Bruno Kessler e Trentino Sviluppo, che porta la superficie complessiva dei due siti a circa 40.000 metri quadrati per un investimento stimato in circa 100 milioni di euro. UFI Hydrogen è inoltre l'unica azienda italiana coinvolta nel progetto IPCEI Hy2Move sulla mobilità a idrogeno, nell'ambito del quale il suo progetto R2RMEA per la produzione di MEA con tecnologia roll-to-roll ha ricevuto un finanziamento pubblico fino a circa 22 milioni di euro.

Tappe e numeri: dalla ricerca alla produzione in serie nel 2027

Il percorso annunciato da UFI Hydrogen prevede, dopo la presentazione di NEXT GEN ad Amburgo, una fase di test e validazione congiunta con i produttori di elettrolizzatori, mentre la piattaforma viene già offerta per l'integrazione nei loro stack. L'azienda ha indicato l'inizio della produzione in serie a partire dal 2027, mantenendo nel frattempo in produzione anche la MEA a tre componenti già disponibile sul mercato. Il piano di sviluppo complessivo dell'azienda prevede investimenti per circa 50 milioni di euro entro il 2029 e la creazione di un centinaio di posti di lavoro sul territorio trentino, in settori che l'azienda individua nell'industria pesante difficile da elettrificare, nel trasporto merci su gomma e nell'accumulo energetico, oltre alla domanda crescente legata a data center, intelligenza artificiale e robotica.

Non l'unica strada: altri laboratori lavorano sulla stessa barriera

UFI Hydrogen non è il solo soggetto a lavorare sulla riduzione dell'iridio negli elettrolizzatori PEM: è un fronte di ricerca attivo in diversi laboratori nel mondo, con approcci diversi che vanno dalla progettazione dell'intera MEA, come nel caso della piattaforma italiana, alla chimica del singolo catalizzatore. L'istituto tedesco Fraunhofer IAP, ad esempio, ha sviluppato catalizzatori nanostrutturati che impiegano circa 7 milligrammi di iridio su 25 centimetri quadrati di superficie attiva, a parità di prestazioni con strati che ne contengono fino a quattro volte di più — un risultato che, se trasferito alla produzione industriale, potrebbe moltiplicare per circa quattro la quantità di idrogeno ottenibile dalla stessa disponibilità globale del metallo. Nessuno di questi approcci ha ancora raggiunto una produzione commerciale su larga scala: la barriera dell'iridio resta, per il momento, un problema aperto che l'intero settore sta affrontando in parallelo più che un ostacolo già risolto.

Perché interessa il settore

La disponibilità di iridio è uno dei vincoli meno visibili, ma più concreti, sulla velocità con cui l'elettrolisi PEM potrà contribuire alla decarbonizzazione industriale: a differenza del costo dell'elettricità, che può scendere con più impianti rinnovabili in rete, la scarsità di un metallo raro non si risolve costruendo più fabbriche, ma solo riducendo la quantità necessaria per unità di capacità installata o trovando catalizzatori alternativi. Un'innovazione che agisce sull'intera architettura della MEA, e non solo sulla formulazione del catalizzatore, ha il vantaggio potenziale di intervenire su più leve contemporaneamente — quantità di iridio, ma anche costi di integrazione e tempi di qualifica per i produttori di stack. Resta però da verificare, una volta che UFI Hydrogen renderà pubbliche cifre di riduzione dell'iridio e dati di prestazione sottoposti a validazione indipendente, quanto il vantaggio dichiarato si tradurrà in una reale riduzione di costo per gli elettrolizzatori che integreranno la piattaforma a partire dal 2027.

Il commento di PINET

Per l'Italia, la notizia ha un valore che va oltre la singola innovazione tecnica: un'azienda nata da un centro di ricerca interno a un gruppo industriale italiano, l'UFI Filters, si è ritagliata in pochi anni una posizione in una nicchia tecnologica — la produzione di MEA per elettrolizzatori — dove a livello mondiale operano pochissimi specialisti, e lo ha fatto investendo in un impianto produttivo in Trentino piuttosto che delocalizzando la produzione. È un caso raro di filiera dell'idrogeno che nasce e cresce sul territorio nazionale, in un comparto — i materiali critici per l'elettrolisi — dove l'Europa dipende quasi interamente da fornitori extra-UE per l'iridio stesso. Gli ostacoli restano comunque concreti: l'azienda non ha ancora reso pubblici i dati di riduzione dell'iridio né le prestazioni validate in modo indipendente, la produzione in serie di NEXT GEN è annunciata per il 2027 e non ancora avviata, e il successo commerciale dipenderà dalla capacità di convincere i produttori di elettrolizzatori a integrare un componente di un singolo fornitore in una fase della filiera che altrove si tende a frazionare tra più attori. Un progetto industriale solido e ben radicato, dunque, ma la cui portata reale si potrà misurare solo quando le cifre di prestazione saranno pubbliche e verificabili.

Fonti: UFI Hydrogen, comunicato stampa al Hydrogen Technology World Expo 2026, "UFI Hydrogen unveils NEXT GEN: 7-layer PEM MEA with lower iridium content and a simplified supply chain", con approfondimenti da pv magazine Global, "The Hydrogen Stream: Italian company unveils seven-layer PEM electrolyzer assembly to reduce iridium use", da UFI Hydrogen, "UFI Hydrogen opens its new industrial hub for hydrogen technologies in Trentino" e da Metal Tech News, "Lowering green hydrogen's iridium barrier".