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Se la blockchain servisse solo a scambiarsi criptovalute, sarebbe una curiosità per appassionati e speculatori. Il suo potenziale più interessante sta invece altrove: nella possibilità di rappresentare in forma digitale qualsiasi cosa abbia un valore o debba essere certificata, dai titoli di Stato ai biglietti di un concerto, fino all'origine di un prodotto alimentare. In questa lezione facciamo un giro tra gli usi concreti, distinguendo quelli già reali da quelli ancora sperimentali.

Corso "Blockchain per nerd" – Lezione 11 di 12

La tokenizzazione: il mondo reale sulla blockchain

Tokenizzare significa creare un token digitale che rappresenta un bene o un diritto del mondo reale: un'obbligazione, una quota di un fondo, un immobile, una partita di merce. Il token si può scambiare, frazionare e registrare sulla blockchain, mentre il bene resta dov'è, custodito da qualcuno che ne garantisce l'esistenza.

I vantaggi promessi sono tre: scambi più rapidi (la consegna del titolo e il pagamento possono avvenire nello stesso istante, invece che in due giorni), costi più bassi grazie a meno intermediari, e la possibilità di frazionare beni costosi in piccole quote accessibili a più persone.

È il settore dove si muovono oggi le grandi istituzioni finanziarie, e non è più solo teoria. Qualche esempio di cui abbiamo scritto su PINET:

  • il Regno Unito ha avviato l'emissione di un titolo di Stato nativamente digitale su blockchain;
  • le grandi banche e la rete Swift sperimentano i depositi tokenizzati, cioè normali depositi bancari rappresentati come token;
  • la Banca centrale europea, con il progetto Pontes, sta preparando un sistema per regolare in moneta di banca centrale le operazioni su asset tokenizzati;
  • i grandi gestori di fondi hanno lanciato fondi monetari tokenizzati, le cui quote vivono su blockchain pubbliche.

In Europa dal 2023 è in vigore un regime pilota che permette a infrastrutture di mercato basate su registri distribuiti di sperimentare la negoziazione e il regolamento di titoli tokenizzati sotto la vigilanza delle autorità.

Gli NFT: dalla bolla agli usi sensati

Un NFT (non-fungible token, "token non fungibile") è un token unico, diverso da tutti gli altri. Serve a dimostrare la proprietà o l'autenticità di qualcosa di specifico.

Gli NFT sono diventati famosi nel 2021 con l'arte digitale: a marzo di quell'anno un'opera dell'artista Beeple fu venduta all'asta da Christie's per circa 69 milioni di dollari, e collezioni di immagini di scimmie o personaggi stilizzati raggiunsero quotazioni folli. Dal 2022 quella bolla si è sgonfiata e la maggior parte di quegli NFT oggi vale una frazione minima del prezzo pagato.

Tolto il clamore, l'idea di un certificato digitale unico e verificabile resta utile. Alcuni esempi:

  • biglietti per eventi che non si possono falsificare e la cui rivendita può seguire regole fissate dall'organizzatore;
  • certificati di autenticità per prodotti di lusso, opere d'arte fisiche o pezzi da collezione;
  • attestati e titoli di studio verificabili da chiunque in pochi secondi;
  • oggetti nei videogiochi che il giocatore possiede davvero e può rivendere.

🤓 Per i più curiosi: cosa si compra davvero con un NFT

Quasi sempre l'immagine di un NFT non è salvata sulla blockchain, perché sarebbe troppo costoso: il token contiene un collegamento a un file conservato altrove, su un server o su reti di archiviazione distribuite come IPFS. Se quel file sparisce, il token resta ma punta al vuoto. Inoltre possedere un NFT di norma non significa possedere i diritti d'autore sull'opera, a meno che il contratto non lo preveda esplicitamente. È un buon esempio di come la blockchain garantisca bene ciò che è scritto sulla blockchain, molto meno ciò che sta fuori.

La finanza decentralizzata (DeFi)

Con DeFi, da Decentralized Finance, si indicano i servizi finanziari costruiti interamente con smart contract, senza una banca o una società che li gestisca:

  • scambi decentralizzati (DEX), dove si cambiano token direttamente con uno smart contract che fa da "cassa automatica";
  • prestiti, in cui chi deposita criptovalute riceve un interesse e chi chiede un prestito deve lasciare in garanzia un valore superiore a quello ricevuto;
  • strumenti derivati e assicurazioni gestiti dal codice.

È un laboratorio di idee notevole, aperto 24 ore su 24 a chiunque abbia un wallet. Ma i rischi sono alti: errori nel codice, attacchi informatici, prezzi manipolati attraverso gli oracoli, progetti abbandonati dai creatori. In caso di problemi non esiste una garanzia sui depositi né un'autorità a cui rivolgersi.

Le DAO: organizzazioni guidate dal codice

Una DAO (Decentralized Autonomous Organization, organizzazione autonoma decentralizzata) è un gruppo che prende decisioni e gestisce una cassa comune tramite smart contract: chi possiede i token del progetto vota le proposte, e il codice esegue automaticamente quelle approvate. Ricordano un po' le cooperative o le associazioni, con le votazioni sostituite dalla blockchain. Restano aperte questioni importanti, come la responsabilità legale dei membri e il rischio che pochi grandi possessori di token decidano per tutti.

Gli usi fuori dalla finanza

Ecco alcuni settori dove la blockchain viene usata o sperimentata, con risultati alterni:

  • Tracciabilità delle filiere: registrare ogni passaggio di un prodotto, dal campo allo scaffale, per dimostrarne origine e qualità. Funziona bene se i dati inseriti all'inizio sono corretti: la blockchain garantisce che nessuno li modifichi dopo, non che siano veri in partenza.
  • Energia: certificare l'origine rinnovabile dell'elettricità e sperimentare scambi di energia tra i membri di una comunità energetica, temi che seguiamo nella sezione Energia di PINET.
  • Certificazione di documenti e notizie: registrare l'hash di un documento (lezione 3) per dimostrare che esisteva in una certa data e non è stato alterato. In Italia l'agenzia ANSA ha introdotto un sistema basato su blockchain per certificare l'origine delle proprie notizie.
  • Pubblica amministrazione: l'Unione europea ha sviluppato EBSI, un'infrastruttura blockchain europea usata tra l'altro per verificare titoli di studio e documenti tra Paesi diversi.
  • Sanità: condivisione sicura di dati clinici e tracciamento dei farmaci, un campo in cui le sperimentazioni sono numerose ma l'adozione è ancora limitata.
  • Pagamenti tra macchine: agenti di intelligenza artificiale e dispositivi connessi che pagano in autonomia piccoli servizi con stablecoin, come nel programma pilota di Mastercard di cui abbiamo scritto di recente.

🤓 Per i più curiosi: il "problema dell'oracolo" nel mondo fisico

Tutti questi usi hanno un punto debole comune: il collegamento tra il mondo fisico e quello digitale. Se un operatore registra sulla blockchain che una partita di olio è "100% italiana" ma non lo è, la blockchain conserverà fedelmente un'informazione falsa. Per questo i progetti più seri affiancano alla blockchain sensori, controlli indipendenti e certificazioni tradizionali. Gli esperti riassumono il concetto con una vecchia regola dell'informatica: garbage in, garbage out, se entrano dati spazzatura, escono dati spazzatura.

📌 Ricapitolando

  • La tokenizzazione rappresenta beni reali come token: è il campo dove investono oggi banche, Stati e banche centrali.
  • Gli NFT sono token unici: dopo la bolla del 2021 restano utili come biglietti, certificati e attestati.
  • La DeFi offre scambi e prestiti tramite smart contract, con grandi opportunità e rischi altrettanto grandi.
  • Le DAO sono organizzazioni che decidono e gestiscono fondi tramite il codice.
  • Fuori dalla finanza la blockchain si usa per filiere, energia, documenti e PA, ma garantisce solo i dati, non la loro verità iniziale.

Nella prossima lezione, l'ultima, faremo il punto su rischi, truffe e regole, compresa la tassazione in Italia, e chiuderemo con uno sguardo al futuro e un glossario di tutte le parole che abbiamo incontrato.

Il commento di PINET

Se dovessimo indicare dove la blockchain sta mantenendo le sue promesse, non guarderemmo ai prezzi delle criptovalute ma alla tokenizzazione e ai sistemi di regolamento tra istituzioni: lì la tecnologia risolve un problema reale, la lentezza e il costo dei passaggi tra intermediari, ed è sostenuta da regole chiare. Molti altri usi, dalle filiere alla sanità, sono ancora in una fase in cui gli annunci superano i risultati. Per un'impresa italiana la domanda giusta resta quella della lezione 2: chi deve fidarsi di chi, e la blockchain è davvero il modo più semplice per ottenerlo?