Bitcoin ha dimostrato che si può tenere un registro di pagamenti senza banche. Un giovane programmatore, Vitalik Buterin, si chiese nel 2013: perché fermarsi ai pagamenti? Se una blockchain può registrare chi possiede cosa, potrebbe anche eseguire regole automatiche, cioè veri e propri programmi. Da questa idea è nato Ethereum, la piattaforma degli "smart contract", su cui oggi poggia buona parte dell'ecosistema delle criptovalute.
Corso "Blockchain per nerd" – Lezione 7 di 12
Da calcolatrice a computer
Se Bitcoin è una calcolatrice molto affidabile, capace di fare bene una cosa sola (spostare bitcoin da un indirizzo all'altro), Ethereum è un computer condiviso: chiunque può caricarci un programma, e quel programma verrà eseguito da migliaia di computer nel mondo, con un risultato che nessuno può alterare.
Ethereum è stato descritto da Buterin, allora diciannovenne, in un documento di fine 2013 ed è entrato in funzione il 30 luglio 2015. La sua moneta si chiama ether (sigla ETH) e serve soprattutto a pagare il "carburante" necessario a far girare i programmi.
Cos'è uno smart contract
Uno smart contract ("contratto intelligente") è un programma salvato sulla blockchain che esegue automaticamente delle azioni quando si verificano determinate condizioni. Il nome è un po' fuorviante: non è un contratto in senso legale e non è particolarmente "intelligente". È piuttosto una regola automatica del tipo "se succede questo, allora fai quest'altro".
L'esempio classico è il distributore automatico: inserite le monete, premete il tasto, e la macchina vi consegna la bibita senza bisogno di un commesso. Le regole sono scritte nella macchina e valgono per tutti. Uno smart contract funziona allo stesso modo, ma con il denaro digitale e con regole che chiunque può leggere.
Qualche esempio concreto di cosa può fare:
- una raccolta fondi che restituisce automaticamente i soldi a tutti se entro una certa data non si raggiunge l'obiettivo;
- un'assicurazione sui ritardi aerei che rimborsa il passeggero non appena un servizio esterno certifica il ritardo, senza moduli da compilare;
- un servizio di "deposito a garanzia" che trattiene il pagamento finché acquirente e venditore non confermano la consegna;
- la creazione di nuovi token, cioè gettoni digitali che rappresentano qualcosa: punti fedeltà, quote, biglietti, opere digitali.
🤓 Per i più curiosi: la EVM e Solidity
Gli smart contract girano dentro la EVM (Ethereum Virtual Machine), un "computer virtuale" identico su ogni nodo della rete, così che lo stesso programma dia sempre lo stesso risultato ovunque. Il linguaggio più usato per scriverli è Solidity, che ricorda JavaScript. Il codice viene compilato in istruzioni elementari (bytecode) e pubblicato con una transazione: da quel momento il contratto ha un proprio indirizzo e, di norma, non può più essere modificato. Molte altre blockchain sono "compatibili EVM", cioè eseguono gli stessi programmi: per questo un indirizzo che inizia con 0x si usa su diverse reti.
Il gas: il carburante dei programmi
Eseguire un programma su migliaia di computer non è gratis. Ogni operazione su Ethereum ha un costo, misurato in gas: più il programma è complesso, più gas consuma. Il gas si paga in ether, e il suo prezzo sale quando la rete è congestionata, proprio come i prezzi di un taxi nelle ore di punta.
Il gas ha due funzioni: compensare i validatori che eseguono il lavoro e impedire che qualcuno blocchi la rete con programmi infiniti o inutili, perché ogni passo costa. In alcuni periodi di grande traffico, le commissioni su Ethereum sono arrivate a decine di dollari per una singola operazione: è uno dei motivi per cui sono nate le reti "layer 2", che vedremo nella prossima lezione.
I token: monete dentro la moneta
Grazie agli smart contract, su Ethereum chiunque può creare un proprio token senza costruire una blockchain da zero. Esistono standard comuni che fanno sì che tutti i wallet e le piattaforme sappiano gestirli:
- ERC-20 per i token "fungibili", cioè intercambiabili tra loro come le monete: un token vale esattamente come un altro dello stesso tipo. Molte stablecoin, di cui parleremo nella lezione 9, sono token ERC-20;
- ERC-721 per i token "non fungibili", gli NFT, ognuno unico e diverso dagli altri, come un biglietto numerato o un'opera firmata.
Quando il codice sbaglia: la lezione di The DAO
Gli smart contract eseguono il codice alla lettera, anche quando il codice contiene un errore. Nel 2016 un progetto chiamato The DAO, una sorta di fondo di investimento gestito da smart contract, raccolse ether per un valore allora di circa 150 milioni di dollari. Un attaccante sfruttò un difetto nel codice e riuscì a sottrarne una parte rilevante.
La comunità di Ethereum decise di modificare la storia della blockchain per restituire i fondi, con una scelta molto discussa. Una minoranza rifiutò, sostenendo che "il codice è legge", e continuò a usare la catena originale, che esiste ancora con il nome di Ethereum Classic. Da allora la verifica del codice da parte di esperti indipendenti (gli audit) è diventata prassi per i progetti seri, ma i furti dovuti a errori nei contratti restano frequenti.
🤓 Per i più curiosi: il problema degli oracoli
Uno smart contract "vede" solo ciò che è scritto sulla blockchain: non sa che tempo fa, quanto vale l'euro o se un volo è in ritardo. Per conoscere i fatti del mondo reale servono gli oracoli, servizi che portano dati esterni sulla catena. È un punto delicato: se l'oracolo sbaglia o viene manipolato, il contratto esegue perfettamente una decisione sbagliata. Per ridurre il rischio esistono reti di oracoli decentralizzate, che combinano i dati di molte fonti indipendenti.
Ethereum oggi
Dal settembre 2022, come abbiamo visto nella lezione 5, Ethereum usa la Proof of Stake. A differenza di Bitcoin, l'ether non ha un tetto massimo fisso: ne vengono creati di nuovi come ricompensa per i validatori, ma dal 2021 una parte delle commissioni di ogni transazione viene "bruciata", cioè eliminata, e questo limita la crescita della quantità in circolazione. La rete viene aggiornata con regolarità: l'aggiornamento chiamato Fusaka, entrato in funzione a dicembre 2025, ha per esempio aumentato lo spazio che Ethereum mette a disposizione delle reti di secondo livello, per renderle più economiche.
Anche sull'ether, dal 2024, negli Stati Uniti sono disponibili fondi quotati in Borsa, e molte delle sperimentazioni di banche e grandi aziende di cui parliamo nella sezione Blockchain di PINET si appoggiano a Ethereum o a reti compatibili.
Questo corso ha scopo divulgativo e non costituisce consulenza finanziaria: nulla di quanto scritto è un invito a comprare o vendere criptovalute.
📌 Ricapitolando
- Ethereum (2015) è una blockchain programmabile: un computer condiviso che esegue programmi.
- Gli smart contract sono regole automatiche "se succede questo, fai quello", leggibili da tutti.
- Ogni operazione costa gas, pagato in ether; il prezzo sale quando la rete è congestionata.
- Sugli smart contract si costruiscono token fungibili (ERC-20) e non fungibili (ERC-721, gli NFT).
- Il codice viene eseguito alla lettera, errori compresi: il caso The DAO del 2016 lo ha dimostrato.
Nella prossima lezione faremo un giro nello zoo delle altre criptovalute: altcoin, memecoin, reti alternative e le soluzioni di secondo livello che cercano di rendere la blockchain più veloce ed economica.
Il commento di PINET
Gli smart contract sono probabilmente l'idea più interessante nata dopo Bitcoin, perché spostano la blockchain dal solo mondo del denaro a quello dei processi: pagamenti condizionati, certificazioni, filiere. Allo stesso tempo portano con sé un rischio che chiunque sviluppi software conosce bene: i bug. In un'applicazione tradizionale un errore si corregge con un aggiornamento; in uno smart contract può tradursi in fondi persi in modo irreversibile. Per un'impresa che valuta progetti di questo tipo, la qualità del codice e degli audit conta più di qualsiasi promessa commerciale.