Bitcoin ed Ethereum sono i due nomi più noti, ma le criptovalute esistenti sono migliaia, anzi milioni se si contano tutti i token creati per gioco o per speculazione. Alcune hanno obiettivi tecnici seri, altre sono nate come scherzo, altre ancora solo per arricchire chi le ha lanciate. In questa lezione mettiamo un po' d'ordine in questo "zoo" e vediamo come le blockchain cercano di diventare più veloci ed economiche.
Corso "Blockchain per nerd" – Lezione 8 di 12
Altcoin: tutte le "altre" monete
Si chiama altcoin (da alternative coin) qualsiasi criptovaluta diversa da Bitcoin. È un'etichetta generica che mette insieme progetti molto diversi. Per orientarsi è utile dividerli in alcune grandi famiglie.
1. Le "cugine" di Bitcoin
Sono nate modificando il codice di Bitcoin per cambiare alcune regole. La più famosa è Litecoin (2011), pensata come "argento digitale": blocchi ogni due minuti e mezzo invece di dieci e una quantità massima di 84 milioni di monete. Altre varianti sono nate da divisioni (fork) della comunità di Bitcoin, come Bitcoin Cash nel 2017.
2. Le piattaforme per smart contract
Sono blockchain che, come Ethereum, permettono di eseguire programmi, ma promettono di farlo più velocemente o a costi minori. Tra le più note ci sono Solana, molto rapida e con commissioni minime, Cardano, nata con un approccio molto accademico, e Avalanche. Ognuna sceglie un compromesso diverso tra velocità, sicurezza e decentralizzazione: il "trilemma" visto nella lezione 2.
3. Le monete per i pagamenti tra istituzioni
XRP, legata all'azienda statunitense Ripple, è nata per rendere più rapidi ed economici i trasferimenti di denaro tra banche e Paesi diversi. È un esempio di progetto molto legato a una società privata, con un modello quindi meno decentralizzato di Bitcoin.
4. Le monete per la privacy
Ricordate che Bitcoin è pseudonimo, non anonimo? Monete come Monero usano tecniche crittografiche avanzate per nascondere mittente, destinatario e importo. Proprio per questo sono guardate con sospetto dalle autorità antiriciclaggio, e molte piattaforme di scambio europee non le offrono più.
5. Le memecoin
Sono monete nate da uno scherzo o da un fenomeno di internet. La capostipite è Dogecoin, creata nel 2013 come parodia con il cane Shiba Inu di un famoso meme come mascotte. Paradossalmente è diventata una delle criptovalute più scambiate, spinta anche dai messaggi di personaggi famosi. Negli ultimi anni sono nate decine di migliaia di memecoin, comprese quelle legate a personaggi politici o dello spettacolo: la gran parte perde quasi tutto il proprio valore in poco tempo.
6. I token delle piattaforme
Molti servizi emettono un proprio token, usato per pagare commissioni scontate, partecipare alle decisioni del progetto (i cosiddetti token di governance) o accedere a funzioni speciali. Le grandi piattaforme di scambio, per esempio, hanno quasi tutte il proprio token.
🤓 Per i più curiosi: coin o token?
Nel linguaggio tecnico si distingue tra coin, la moneta "nativa" di una blockchain (bitcoin su Bitcoin, ether su Ethereum, SOL su Solana), che serve anche a pagare le commissioni della rete, e token, creati con uno smart contract sopra una blockchain esistente. Creare un token su Ethereum o su Solana richiede pochi minuti e una spesa minima: è il motivo per cui ne nascono di continuo, e per cui il semplice fatto che un token esista non dice nulla sulla sua serietà.
Il problema della velocità e i "layer 2"
Le blockchain principali sono sicure ma lente: Bitcoin gestisce qualche transazione al secondo, Ethereum qualche decina, contro le migliaia dei circuiti delle carte di pagamento. Quando molti utenti vogliono usarle contemporaneamente, le commissioni salgono.
La soluzione più diffusa è costruire un secondo livello (in inglese layer 2) sopra la blockchain principale, che diventa il layer 1. Un'analogia: la blockchain principale è come un tribunale, affidabile ma lento e costoso. Non ha senso portare davanti al giudice ogni piccola transazione quotidiana: è più pratico regolare tutto con accordi privati e ricorrere al tribunale solo per la registrazione finale o in caso di contestazione.
Le reti di secondo livello fanno esattamente questo: raccolgono moltissime transazioni, le elaborano velocemente e a basso costo, poi registrano sulla blockchain principale solo un riepilogo, ereditandone la sicurezza. Su Ethereum le più usate si chiamano rollup; tra le più note ci sono Arbitrum, Optimism e Base, quest'ultima sviluppata dalla piattaforma statunitense Coinbase. Per Bitcoin abbiamo già incontrato la Lightning Network nella lezione 6.
🤓 Per i più curiosi: optimistic e zero-knowledge rollup
Esistono due grandi tipi di rollup. Gli optimistic rollup danno per buone le transazioni e lasciano un periodo, di solito circa una settimana, in cui chiunque può contestarle presentando una "prova di frode". Gli zk-rollup (da zero-knowledge, "a conoscenza zero") allegano invece a ogni riepilogo una prova matematica che dimostra la correttezza di tutte le transazioni senza doverle rieseguire. Le prove a conoscenza zero sono uno dei campi più vivaci della crittografia: permettono di dimostrare che un'affermazione è vera senza rivelare i dati su cui si basa, per esempio dimostrare di essere maggiorenni senza mostrare la data di nascita.
I ponti: utili e pericolosi
Con tante blockchain diverse, serve un modo per spostare valore dall'una all'altra. Lo fanno i bridge ("ponti"): bloccano i fondi su una catena e ne emettono l'equivalente sull'altra. Sono comodi, ma concentrano enormi quantità di denaro in un solo punto e sono stati tra i bersagli preferiti degli hacker: alcuni singoli attacchi a ponti tra blockchain hanno causato perdite di centinaia di milioni di dollari.
Come valutare una criptovaluta (prima di farsi entusiasmare)
Non è un consiglio d'investimento, ma una lista di domande utili davanti a qualsiasi nuovo progetto:
- Che problema risolve? Se la risposta è solo "il prezzo salirà", è un segnale d'allarme.
- Chi c'è dietro? Un team riconoscibile, con una storia verificabile, o solo nomi di fantasia?
- Chi possiede i token? Se pochi indirizzi ne detengono la maggior parte, possono venderli tutti insieme e far crollare il prezzo.
- Il codice è pubblico e verificato? Esistono audit di società indipendenti?
- Si può vendere facilmente? Un token scambiato pochissimo può essere impossibile da rivendere al prezzo indicato.
- Il prezzo di un token non dice nulla da solo: conta la capitalizzazione, cioè il prezzo moltiplicato per il numero di token esistenti. Un token da pochi centesimi non è "a buon mercato" se ne esistono miliardi di miliardi.
Questo corso ha scopo divulgativo e non costituisce consulenza finanziaria: nulla di quanto scritto è un invito a comprare o vendere criptovalute.
📌 Ricapitolando
- Le altcoin sono tutte le criptovalute diverse da Bitcoin: cugine di Bitcoin, piattaforme per smart contract, monete per pagamenti, per la privacy, memecoin e token di servizi.
- Le coin sono native di una blockchain; i token si creano con uno smart contract in pochi minuti.
- Le reti di secondo livello (layer 2) rendono le transazioni più veloci ed economiche registrando sulla catena principale solo i riepiloghi.
- I ponti tra blockchain sono utili ma spesso presi di mira dagli hacker.
- Davanti a un nuovo token bisogna chiedersi che problema risolve, chi c'è dietro e chi ne possiede la maggior parte.
Nella prossima lezione parleremo delle monete digitali più vicine alla vita di tutti i giorni: le stablecoin, agganciate a dollaro ed euro, e l'euro digitale della Banca centrale europea.
Il commento di PINET
La facilità con cui si crea un token è insieme la forza e il punto debole di questo mondo: chiunque può sperimentare, ma chiunque può anche lanciare una moneta, gonfiarne il prezzo con un po' di pubblicità sui social e sparire con i soldi dei compratori. Le reti di secondo livello e le nuove tecniche crittografiche sono invece un terreno di innovazione autentica, che sta rendendo la blockchain più adatta a usi reali. Saper distinguere tra queste due anime è la competenza più utile che un lettore possa portarsi a casa da questa lezione.