Il grande limite di Bitcoin e delle altre criptovalute come moneta di tutti i giorni è la volatilità: nessuno vuole ricevere lo stipendio in qualcosa che il mese dopo può valere un terzo in meno. Per questo sono nate le stablecoin, criptovalute agganciate a una moneta tradizionale come il dollaro o l'euro. E mentre il mercato privato cresceva, anche le banche centrali hanno iniziato a lavorare a monete digitali proprie, come l'euro digitale. In questa lezione vediamo le differenze, che sono importanti.
Corso "Blockchain per nerd" – Lezione 9 di 12
Le stablecoin: criptovalute che non oscillano (quasi)
Una stablecoin è un token che punta a mantenere un valore stabile, di solito pari a una moneta ufficiale: un token per un dollaro, o un token per un euro. Funziona su una blockchain come qualsiasi altra criptovaluta, quindi si può inviare in pochi secondi a chiunque nel mondo, a qualsiasi ora, ma senza il rischio di vedersi dimezzare il valore da un giorno all'altro.
Il meccanismo più diffuso è semplice: una società emette un token per ogni dollaro (o euro) che riceve e tiene da parte quei soldi come riserva, in contanti o in titoli di Stato a breve scadenza. Chi possiede il token può, in teoria, chiedere in qualsiasi momento di riavere il suo dollaro.
Le due stablecoin più grandi sono agganciate al dollaro statunitense:
- USDT, emessa dalla società Tether, la più diffusa in assoluto;
- USDC, emessa dalla società statunitense Circle.
Secondo le stime disponibili, ad aprile 2026 il valore complessivo di tutte le stablecoin in circolazione superava i 320 miliardi di dollari, con USDT intorno ai 188 miliardi e USDC intorno ai 78. Le stablecoin in euro esistono, per esempio EURC della stessa Circle, ma rappresentano ancora una quota piccola del mercato.
A cosa servono davvero
- Come "parcheggio" per chi opera con le criptovalute: si vende un token volatile e si resta in stablecoin senza uscire dalla blockchain.
- Per pagamenti internazionali rapidi ed economici, soprattutto tra imprese e verso Paesi con sistemi bancari lenti.
- Come rifugio in Paesi con inflazione molto alta, dove avere "dollari digitali" sul telefono protegge i risparmi.
- Come base per nuovi servizi: molte delle sperimentazioni di grandi aziende dei pagamenti, comprese quelle sui pagamenti tra agenti di intelligenza artificiale di cui abbiamo scritto su PINET, usano proprio le stablecoin.
Il rischio: quando lo "stabile" crolla
Una stablecoin è affidabile quanto le riserve che la sostengono e la società che la gestisce. Il caso più clamoroso è quello di TerraUSD, una stablecoin "algoritmica" che non aveva riserve in dollari ma cercava di mantenere il proprio valore tramite un meccanismo automatico legato a un'altra criptovaluta, Luna. Nel maggio 2022 il meccanismo si è inceppato e in pochi giorni sia TerraUSD sia Luna hanno perso quasi tutto il loro valore, bruciando decine di miliardi di dollari.
Anche le stablecoin con riserve hanno avuto momenti di tensione: nel marzo 2023, con il fallimento della banca statunitense Silicon Valley Bank, dove Circle teneva parte delle riserve, USDC ha perso temporaneamente il suo aggancio al dollaro per qualche giorno. Per questo le autorità hanno deciso di regolamentarle in modo stringente.
🤓 Per i più curiosi: le regole europee e americane
In Europa il regolamento MiCA (Regolamento UE 2023/1114) disciplina le stablecoin dal 30 giugno 2024, distinguendo tra EMT (e-money token, agganciati a una sola valuta ufficiale) e ART (asset-referenced token, agganciati a un paniere di valute o beni). Gli emittenti devono essere autorizzati, detenere riserve adeguate e garantire il rimborso; il periodo transitorio per gli operatori non ancora autorizzati è terminato il 1° luglio 2026. Negli Stati Uniti il GENIUS Act, firmato il 18 luglio 2025, è il primo quadro federale sulle stablecoin di pagamento: riserve al 100% in attività liquide, divieto di pagare interessi ai possessori, rimborso al valore nominale e priorità dei possessori in caso di fallimento dell'emittente.
Le monete digitali delle banche centrali (CBDC)
Una cosa molto diversa sono le CBDC, sigla inglese di Central Bank Digital Currency, cioè moneta digitale emessa direttamente da una banca centrale. Non è una criptovaluta: non c'è una rete aperta in cui chiunque può fare da validatore, e il valore non oscilla, perché è semplicemente la moneta ufficiale in forma digitale.
La differenza con i soldi che abbiamo già sul conto corrente è sottile ma importante: i soldi in banca sono un credito verso una banca privata, mentre una CBDC è, come le banconote, un debito della banca centrale. In pratica sarebbe "contante digitale".
Diversi Paesi hanno già fatto da apripista: le Bahamas con il Sand Dollar nel 2020, la Nigeria con l'eNaira nel 2021, e la Cina sperimenta su larga scala lo yuan digitale. Gli Stati Uniti hanno invece scelto di non sviluppare un dollaro digitale della banca centrale, puntando sulle stablecoin private.
L'euro digitale: a che punto siamo
La Banca centrale europea lavora all'euro digitale da anni. Ecco i punti principali, sulla base di quanto è stato comunicato finora:
- Non sostituirà il contante: sarà un'alternativa, convertibile alla pari con le banconote (un euro digitale vale sempre un euro).
- Funzionerà tramite un'app gratuita, sia online sia offline, per pagare in negozio, online e tra persone in tutta l'area euro.
- Sarà gratuito per i cittadini per l'uso di base; si discute di commissioni contenute per i commercianti.
- Ci sarà un limite alla quantità che ciascuno potrà detenere, per evitare che i risparmi si spostino in massa dalle banche; l'importo esatto è ancora in discussione.
- Uno degli obiettivi dichiarati è ridurre la dipendenza dell'Europa dai grandi circuiti di pagamento non europei.
Sul fronte delle regole, la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento nel giugno 2023; nel giugno 2026 la commissione economica del Parlamento europeo l'ha approvata, ma servono ancora il voto dell'aula e l'accordo con i governi. La BCE punta a una possibile emissione nel 2029, preceduta da una fase pilota di dodici mesi a partire dalla seconda metà del 2027; nel settembre 2026 ha già aperto le candidature per commercianti e aziende che vogliono partecipare alla sperimentazione.
🤓 Per i più curiosi: CBDC "retail" e "wholesale", e la privacy
L'euro digitale di cui si parla qui è una CBDC retail, cioè per cittadini e negozi. Esistono anche le CBDC wholesale, usate solo tra banche e istituzioni finanziarie per regolare grandi operazioni: è il campo in cui la BCE sta sperimentando l'uso di registri distribuiti, per esempio con il progetto Pontes per regolare in moneta di banca centrale le operazioni su asset tokenizzati. Sul fronte della privacy, la BCE afferma che non vedrà i dati personali dei pagamenti e che i pagamenti offline offriranno una riservatezza vicina a quella del contante; è comunque uno dei punti su cui il dibattito politico resta più acceso.
Tre monete digitali a confronto
- Bitcoin e criptovalute simili: nessun emittente, valore libero e volatile, rete aperta.
- Stablecoin: emesse da società private, valore agganciato a una moneta ufficiale, affidabili quanto le loro riserve, regolate da MiCA in Europa.
- Euro digitale: emesso dalla Banca centrale europea, è moneta ufficiale a tutti gli effetti, con valore identico al contante.
Questo corso ha scopo divulgativo e non costituisce consulenza finanziaria: nulla di quanto scritto è un invito a comprare o vendere criptovalute.
📌 Ricapitolando
- Le stablecoin sono token agganciati a una moneta ufficiale, di solito il dollaro, sostenuti da riserve.
- USDT e USDC sono le più diffuse; il mercato totale supera i 300 miliardi di dollari.
- Il crollo di TerraUSD nel 2022 ha mostrato i rischi delle stablecoin senza riserve vere.
- In Europa le regola MiCA, negli Stati Uniti il GENIUS Act.
- L'euro digitale non è una criptovaluta ma "contante digitale" della BCE; l'emissione è prevista non prima del 2029.
Nella prossima lezione passiamo alla pratica: cosa sono wallet ed exchange, come si custodiscono le criptovalute e quali errori evitare.
Il commento di PINET
Le stablecoin sono forse l'applicazione delle criptovalute che sta avendo l'impatto più concreto sull'economia reale, molto più dei grafici di Bitcoin: grandi aziende dei pagamenti le stanno integrando nei loro servizi e i legislatori di Europa e Stati Uniti le hanno ormai regolamentate. L'euro digitale nasce anche come risposta europea a questa tendenza, per evitare che i pagamenti digitali del continente finiscano per dipendere da monete e circuiti privati non europei. Per i cittadini la scelta concreta arriverà tra qualche anno; nel frattempo vale la pena seguire il dibattito, in particolare su privacy e limiti di detenzione, che è tutt'altro che chiuso.