Quando un parassita uccide migliaia di alberi, le città si ritrovano con una montagna di legno da smaltire. A Minneapolis, negli Stati Uniti, il Comune ha deciso di trasformare quel problema in una risorsa: ha costruito il primo impianto di biochar gestito direttamente da un'amministrazione cittadina in Nord America, destinato a ricavare carbone vegetale dal legno degli alberi infestati e a restituirlo ai suoli urbani. Secondo la scheda ufficiale della città, la costruzione doveva concludersi nell'estate 2026; non abbiamo trovato conferme indipendenti sull'avvio effettivo della produzione.
Il problema: gli alberi da abbattere
Il punto di partenza è l'agrilo del frassino (Emerald Ash Borer), un coleottero che riduce la copertura arborea e fa aumentare i residui legnosi di parchi, strade e linee elettriche. Secondo il quotidiano Star Tribune, oggi questi scarti vengono portati a St. Paul e bruciati per produrre elettricità e vapore. Con il nuovo impianto, il legno resta invece in città e diventa un materiale per il suolo.
Come funziona l'impianto
Il biochar è un carbone speciale ottenuto scaldando il legno, con pochissimo ossigeno, fino a circa 700 gradi: il materiale non brucia ma si trasforma in una sostanza stabile e ricca di carbonio. Secondo lo Star Tribune, la città ha stanziato 700.000 dollari per allestire il sito industriale in 25th Avenue SE e acquistare un pirolizzatore di BluSky Carbon, un tamburo rotante lungo circa 12 metri, delle dimensioni di un container. Il gas naturale serve ad avviare il processo; poi il gas di legno prodotto come sottoprodotto lo alimenta.
I numeri dichiarati dal Comune: fino a 3.600 tonnellate di scarti legnosi in ingresso e circa 500 tonnellate di biochar all'anno, certificato dall'International Biochar Initiative. Il programma stima circa 3.700 tonnellate di CO2 rimosse dall'atmosfera, equivalenti a 789 auto tolte dalla strada (fonte: Biochar Today). I lavori sono partiti il 30 aprile 2025.
Chi fornisce il legno e chi lo usa
Xcel Energy, la società elettrica locale, raccoglie, tritura e consegna la vegetazione tagliata lungo le sue linee entro circa sei miglia dall'impianto. Secondo il Comune non c'e' scambio di denaro tra le parti: ciascuna copre i propri costi. Il progetto e' finanziato con sovvenzioni e tariffe di utenza gia' esistenti, senza fondi aggiuntivi dai contribuenti. Tra i partner figurano Bloomberg Philanthropies, l'Università del Minnesota, la Shakopee Mdewakanton Sioux Community e la Carbon Neutral Cities Alliance.
Il biochar sarà destinato a organizzazioni partner e gruppi comunitari, con priorità alle cosiddette Green Zones: orti comunitari, aree verdi e sistemi di gestione delle acque piovane, dove migliora la ritenzione di acqua e nutrienti e la resilienza alla siccità. Per ora non e' previsto per i singoli residenti.
Voci a favore e dubbi
William Hessert, amministratore delegato di BluSky Carbon, dice: "It's almost obnoxious, how many applications there are for biochar". Jim Doten, responsabile del programma di sequestro del carbonio, racconta di ricevere "a lot of calls from different cities and counties around the country".
Non mancano le cautele. Eric Singsaas, dell'Università del Minnesota, ricorda che alcune tecnologie producono biochar con proprietà "wildly varying", pur giudicando legittimo il pirolizzatore scelto. Hudson Kingston, di CURE, si chiede quanto sia vantaggioso un processo che usa gas naturale e chiede "third-party analysis" indipendente. Anche la possibile vendita futura di crediti di carbonio e' ancora tutta da valutare: la consigliera Robin Wonsley vuole prima verificare l'efficacia dei programmi esistenti.
Cosa lo rende replicabile
L'idea poggia su ingredienti che molte città hanno già: scarti di potatura e abbattimento, un'azienda di servizi disposta a conferirli, e un uso locale per il prodotto finale. Il modello e' modulare, perché un pirolizzatore compatto richiede un'area industriale modesta, e il costo dichiarato di partenza (700.000 dollari per sito e macchina) è contenuto rispetto a un impianto di compostaggio o di incenerimento. Servono però certificazione del prodotto, analisi indipendenti sulle emissioni e un accordo chiaro sulle destinazioni d'uso.
Il commento di PINET
Per l'Italia il tema è attuale: tempeste, parassiti e potature producono ogni anno grandi quantità di biomassa legnosa, soprattutto in Comuni con molto verde o con patrimonio boschivo. Un impianto simile potrebbe interessare aziende di servizi ambientali o consorzi di Comuni, piu' che una singola amministrazione piccola. Gli ostacoli sono concreti: in Italia l'uso agronomico del biochar passa da regole su fertilizzanti e rifiuti che andrebbero verificate caso per caso, e il bilancio climatico dipende dal combustibile di avvio e dalla qualita' del prodotto. Il caso di Minneapolis resta interessante proprio perche' è un banco di prova pubblico: i dati reali di produzione e gli impieghi sul terreno diranno se la promessa regge. Un giudizio prudente, in attesa di risultati misurati.
Fonti
Minneapolis, il biochar dagli alberi malati: impianto comunale
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