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Nordenham (Bassa Sassonia, Germania) — 2026. Nella cittadina portuale sulla sponda del fiume Weser, un chilometro dopo l'altro, sta prendendo forma una condotta che porterà l'acqua uscita dal depuratore comunale dritta dentro uno stabilimento chimico. È il primo impianto in Germania pensato per trasformare le acque reflue urbane già depurate in acqua di processo per un'industria, così da lasciare nel sottosuolo l'acqua potabile che oggi il sito consuma. Lo realizza l'OOWV, il consorzio idrico Oldenburgisch-Ostfriesischer Wasserverband, insieme al produttore di pigmenti di biossido di titanio Kronos Titan. Attenzione: l'opera è ancora in costruzione, con avvio previsto tra l'estate e l'autunno del 2026, quindi i dati di esercizio non sono ancora disponibili.

Come funziona l'impianto: due stadi di filtrazione dopo il depuratore

Il punto di partenza è l'acqua già trattata dal depuratore comunale di Nordenham. Invece di essere scaricata, viene inviata a un nuovo impianto costruito accanto al depuratore, in Flagbalger Straße, dove subisce due ulteriori passaggi: prima l'ultrafiltrazione, che trattiene particelle e microrganismi, poi l'osmosi inversa, che attraverso membrane semipermeabili rimuove gran parte dei sali disciolti. Il processo, basato sulla tecnologia Envopur fornita da EnviroChemie, si sviluppa su un approccio a barriere multiple pensato per garantire una qualità costante. Secondo il costruttore, l'acqua ottenuta è "priva di particelle e agenti patogeni, addolcita e in gran parte dissalata".

L'impianto è composto da otto moduli tecnologici containerizzati da 40 piedi e potrà produrre fino a 1,1 milioni di metri cubi di acqua non potabile all'anno. Di questi, almeno 500.000 metri cubi saranno consegnati a Kronos Titan attraverso una condotta dedicata lunga circa 5,5 chilometri, secondo i comunicati dell'OOWV. Nello stabilimento chimico l'acqua servirà per operazioni come la filtrazione e la produzione di vapore nel ciclo di fabbricazione del biossido di titanio, un pigmento usato in vernici, plastiche e rivestimenti.

Dieci anni di ricerca e un accordo con l'industria

Il progetto non nasce dal nulla. Le cronache locali riportano che a monte c'è stata una lunga fase di sperimentazione, dal progetto pilota "Multi-ReUse" tra il 2016 e il 2019, e che l'OOWV parla di circa dieci anni di lavoro preliminare. L'accordo commerciale con Kronos Titan è stato firmato nell'agosto 2024 dal direttore dello stabilimento Carsten Büsing e dall'amministratore delegato dell'OOWV Karsten Specht, mentre la posa della prima pietra risale al 30 giugno 2025. L'impianto è progettato con il supporto di EnviroChemie, del gruppo Ludwig Freytag e di CDM Smith; a gestire la fornitura di acqua industriale sarà IWAG, società interamente controllata dall'OOWV.

Sul costo complessivo le fonti non coincidono in modo perfetto: la stampa specializzata parla di 17,5 milioni di euro, mentre un articolo locale del gennaio 2024 riportava circa 17 milioni, di cui 3,5 milioni per la sola condotta. Il comunicato ufficiale dell'OOWV non indica cifre. È un dato da leggere come ordine di grandezza, non come valore definitivo. Anche le tempistiche sono slittate nel tempo: la messa in servizio, indicata inizialmente per dicembre 2025, è oggi prevista per l'estate-autunno 2026.

Perché conviene: alleggerire le falde

La motivazione è la tutela delle risorse di acqua potabile del territorio. "La riutilizzazione di acque reflue comunali per scopi industriali contribuisce in modo decisivo ad alleviare le acque sotterranee come risorsa di acqua potabile", ha dichiarato Karsten Specht, amministratore delegato dell'OOWV. Olaf Sonnenschein, direttore regionale dell'OOWV per il distretto di Wesermarsch, ha definito il progetto "unico in Germania" per dimensioni. Per l'industria, il vantaggio è disporre di una fonte d'acqua stabile e meno soggetta a limitazioni. Il sindaco di Nordenham, Nils Siemen, ha sottolineato proprio l'importanza economica di una fornitura idrica sicura per il territorio.

Il tema del riuso delle acque depurate, in Italia, è già presente in casi agricoli come quello del progetto Eco Flow a Gallipoli, dove l'acqua depurata serve a irrigare gli ulivi; Nordenham mostra la stessa logica applicata a un cliente industriale.

Cosa rende il progetto replicabile

Il caso tedesco offre alcuni spunti per gestori idrici e territori con un'industria idroesigente accanto a un depuratore:

  • Un cliente industriale che garantisce la domanda. Un contratto di fornitura di lungo periodo con un grande consumatore, come lo stabilimento chimico, rende sostenibile l'investimento in un impianto altrimenti difficile da giustificare.
  • Un impianto modulare. Gli otto moduli containerizzati permettono di adattare la capacità e, in prospettiva, di ampliarla; le cronache locali riportano che altri utilizzatori dell'area, tra cui aziende metallurgiche, erano stati considerati come possibili clienti.
  • Vicinanza tra depuratore e utenza. Costruire l'impianto accanto al depuratore e limitare la condotta a circa 5,5 chilometri contiene i costi infrastrutturali.
  • Una società dedicata alla fornitura. Affidare la vendita dell'acqua industriale a una controllata specifica, come IWAG, separa la gestione da quella del servizio idrico potabile.
  • Una fase sperimentale prima della scala industriale. Il pilota degli anni 2016-2019 ha ridotto il rischio tecnico prima di investire nell'impianto vero e proprio.

Il commento di PINET

Per l'Italia il caso di Nordenham è interessante soprattutto per i distretti industriali con forte fabbisogno idrico vicino a un grande depuratore, dove i gestori del servizio idrico integrato potrebbero proporre contratti di fornitura di acqua di processo alle imprese. Il nodo, più che tecnologico, è contrattuale e regolatorio: serve un cliente disposto a impegnarsi per anni, una tariffa che copra osmosi inversa e condotta, e autorizzazioni chiare sulla qualità dell'acqua riutilizzata, aspetti che vanno verificati caso per caso con le autorità competenti. Va anche detto che i risultati reali, in termini di consumi, costi di esercizio e affidabilità, si potranno valutare solo dopo i primi mesi di funzionamento, e che i ritardi già accumulati ricordano quanto sia facile sottostimare i tempi di opere di questo tipo. Un progetto da seguire con interesse, senza darne per scontata la replicabilità in contesti con tariffe e normative diverse.


Fonti: