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Argelès-sur-Mer (Pirenei Orientali, Francia) — 2026. Fino a poco tempo fa l'acqua depurata dei bagni, delle docce e dei ristoranti di una delle località balneari più frequentate del Roussillon finiva in mare. Oggi, nei mesi estivi, risale invece verso le campagne: il 20 giugno 2026 è stato inaugurato ad Argelès-sur-Mer quello che viene presentato come il più grande impianto francese di riutilizzo delle acque reflue trattate (in Francia la sigla è REUT) destinato all'irrigazione agricola. L'opera è stata realizzata dalla comunità di comuni Albères-Côte Vermeille-Illibéris con le tecnologie di Veolia, in un territorio che tra il 2021 e il 2024 ha vissuto una siccità così severa da avere restrizioni prefettizie sull'uso dell'acqua quasi permanenti!!!!!!

Un territorio che raddoppia gli abitanti in estate

L'impianto serve 15 comuni che contano circa 56.000 residenti, saliti a circa 200.000 presenze nel picco turistico. È proprio questo squilibrio a rendere l'idea efficace: quando la domanda di irrigazione è più alta e le falde sono più in sofferenza, la località produce anche la massima quantità di acqua reflua. Secondo i dati diffusi alla stampa agricola, il volume trattato nella stagione estiva è di circa 1,3 milioni di metri cubi, un'acqua che prima veniva restituita al mare. Il progetto è stato indicato come il primo beneficiario del fondo idraulico nazionale francese e si inserisce nel Piano acqua del 2023, che punta a mille progetti di acque non convenzionali entro il 2027 (circa cinquecento risultavano avviati ad aprile 2026).

Come funziona nel dettaglio

L'acqua parte dal depuratore e passa attraverso una filiera di trattamento terziario: prefiltrazione, ultrafiltrazione a membrana (con una superficie filtrante di circa 13.300 metri quadrati) e disinfezione. Il risultato è acqua di classe A, il livello di qualità più restrittivo previsto dalla normativa francese, che consente l'irrigazione anche di frutta e ortaggi consumati crudi. L'acqua trattata viene poi immessa in una rete di distribuzione di circa 17 chilometri, con una portata di 400 metri cubi all'ora a 20 bar di pressione, e distribuita alle aziende con sistemi a goccia. La stagione di funzionamento va da aprile a settembre.

Le aziende coinvolte sono 56, in prevalenza arboricoltori che coltivano pesche e altri frutteti, oltre a vigneti. La superficie irrigabile è indicata in circa 650-660 ettari nei resoconti dell'inaugurazione, mentre i comunicati dell'avvio dei lavori parlavano di circa 700 ettari: la differenza è probabilmente legata alla definizione finale del perimetro. Secondo la stampa specializzata, il volume riutilizzato equivale a circa un quarto dei prelievi annui di acqua potabile del territorio, e soprattutto non è soggetto alle restrizioni d'uso imposte in caso di crisi idrica per l'acqua potabile.

Costi, finanziamento e tariffe

L'investimento complessivo è di circa 13,2 milioni di euro, coperto per circa l'80% da fondi pubblici nazionali ed europei. Secondo il dettaglio riportato da Pleinchamp, il 36% arriva dall'Agenzia dell'acqua Rodano-Mediterraneo-Corsica, il 30% dal piano strategico nazionale, il 20% dalla comunità di comuni e il 14% dal Ministero dell'Agricoltura. Il contratto di Veolia per l'impianto di trattamento vale 3,5 milioni di euro, con la posa della prima pietra il 16 luglio 2025 e la messa in servizio prevista per aprile 2026.

Per gli agricoltori il prezzo è di 200 euro ogni 1.000 metri cubi, con un impegno contrattuale di 40 anni, mentre il costo totale sostenuto dall'ente gestore è stimato in 244 euro ogni 1.000 metri cubi: la differenza è dunque coperta dal soggetto pubblico. È un dato utile, perché mostra che il riuso agricolo non nasce come un'attività a pareggio ma come un servizio di resilienza sostenuto dalla collettività.

Le parole dei protagonisti

Nel comunicato di Veolia, Antoine Parra, presidente della comunità di comuni Albères-Côte Vermeille-Illibéris, definisce il riutilizzo delle acque reflue una risposta concreta alla siccità del territorio, essenziale per preservare la risorsa idrica e garantire il futuro dell'agricoltura. Sandra Andreu, responsabile delle tecnologie idriche municipali di Veolia in Francia, parla di un progetto emblematico della capacità di accompagnare gli enti locali verso una gestione più resiliente della risorsa. Le dichiarazioni sono riportate qui in sintesi, non come citazione letterale.

Cosa lo rende replicabile

Il modello poggia su tre elementi esportabili. Il primo è la prossimità: un depuratore costiero con grandi volumi estivi e un'area agricola raggiungibile con pochi chilometri di condotta. Il secondo è la qualità certificata: puntando alla classe più alta, l'acqua può servire anche colture da consumo fresco, e non solo colture industriali. Il terzo è il finanziamento misto, con una quota pubblica molto alta che rende sostenibile una tariffa agricola contenuta. Le località turistiche con forte stagionalità e frutticoltura nelle vicinanze sono i candidati naturali.

Il quadro europeo è già favorevole: il regolamento UE 2020/741 sul riuso dell'acqua in agricoltura è in vigore dal 26 giugno 2023. In Francia, secondo un'analisi di Sciences et Démocratie, si ricicla meno dell'1% delle acque reflue contro il 14% della Spagna: casi come questo servono anche a colmare quel ritardo.

Il commento di PINET

Per l'Italia il caso interessa soprattutto le aree costiere del Sud e delle isole, dove turismo estivo e siccità si sovrappongono, e i consorzi di bonifica e i gestori del servizio idrico che già servono distretti frutticoli. Gli ostacoli più concreti sono due: la tariffa, perché senza una copertura pubblica del divario tra costo e prezzo agricolo il modello fatica a reggersi, e la lentezza delle autorizzazioni e dei collaudi sanitari. Un impegno contrattuale di 40 anni, come quello francese, richiede inoltre una certezza sulla domanda che non sempre c'è. Il giudizio è favorevole ma prudente: è una risposta valida alla scarsità d'acqua, non una soluzione che sostituisce il risparmio idrico e la riduzione delle perdite di rete. Un confronto utile è con i progetti italiani già trattati, come quello di Gallipoli per salvare gli ulivi dalla Xylella e quello di Nordenham, in Germania, che porta l'acqua di scarico all'industria.

Fonti