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Quando una grande banca internazionale deve regolare un pagamento transfrontaliero fuori dagli orari di apertura dei mercati, il sistema bancario tradizionale fatica ancora a garantire tempi certi. Per rispondere a questo problema Swift, l'infrastruttura di messaggistica che collega oltre 11.000 istituti finanziari nel mondo (tra cui la gran parte delle banche italiane), ha portato in produzione a luglio 2026 un ledger condiviso basato su tecnologia blockchain, pensato per i cosiddetti depositi tokenizzati: diciassette banche di sei continenti, tra cui Citi, HSBC, UBS, BNP Paribas, Wells Fargo, Standard Chartered e DBS, lo stanno testando in un pilota che proseguirà fino alla fine dell'anno.

Al Sibos 2026, la conferenza annuale di Swift che si è svolta a Miami dal 28 settembre al 1° ottobre, tre grandi fornitori di infrastrutture tecnologiche hanno annunciato, nell'arco di pochi giorni, altrettante soluzioni concorrenti per collegare le banche a questo ledger: Oracle, IBM e Cosmos Labs. Una corsa che segnala quanto il tema sia diventato centrale per il settore finanziario globale, ma che pone anche la domanda di quale strada convenga scegliere a chi dovrà davvero implementarla.

Come funziona il ledger di Swift

Il ledger di Swift non sposta direttamente il denaro. I depositi tokenizzati restano registrati sui sistemi di ciascuna banca; il ledger condiviso si limita a registrare e validare gli impegni di pagamento che le banche si scambiano, nettando le obbligazioni risultanti. Questo permette ai pagamenti transfrontalieri di regolarsi in pochi minuti, in qualsiasi momento della giornata e anche nei weekend, mentre il saldo finale tra le banche avviene successivamente attraverso i canali tradizionali, come i sistemi di regolamento lordo in tempo reale (RTGS). È, in altre parole, uno strato di orchestrazione e validazione condiviso, non un sistema di pagamento alternativo a quelli esistenti.

Oracle: il ledger si collega ai pagamenti ISO 20022

Il 28 settembre Oracle ha annunciato l'integrazione tra Oracle Blockchain Platform e il ledger di Swift, basandosi anche sul prodotto Digital Assets Data Nexus. La soluzione ospita i contratti di impegno ("commitment contracts") definiti da Swift e ne orchestra gli eventi, appoggiandosi a una blockchain enterprise compatibile EVM con funzionalità di wallet custodial e smart contract. Oracle Banking Payments collega poi i flussi di asset digitali alla rete di pagamenti tradizionale basata sullo standard ISO 20022, in modo che banche e tesorerie possano gestire pagamenti tokenizzati e pagamenti convenzionali con un unico modello operativo. Jamie Bullard, vicepresidente dell'engineering software applicativo di Oracle Financial Services, ha dichiarato che le istituzioni finanziarie "hanno bisogno di un modo pratico e affidabile per collegare gli asset digitali emergenti, inclusi i depositi tokenizzati, con l'infrastruttura di pagamento consolidata, mantenendo controllo, sicurezza e resilienza operativa". Oracle aveva già ottenuto nel corso del 2026 la certificazione Swift Compatible Application per i pagamenti.

IBM: una versione on-premise per chi non vuole uscire dal proprio data center

Pochi giorni prima, il 24 settembre, IBM aveva annunciato due novità per la sua piattaforma Digital Asset Haven: un adattatore di messaggistica ISO 20022 in beta per collegarsi al ledger condiviso di Swift, che traduce i messaggi finanziari esistenti nel formato richiesto dall'ambiente a registro condiviso senza costringere le banche ad adottare processi di messaggistica specifici per blockchain, e una versione on-premise in fase di test pensata per gli istituti che preferiscono mantenere gli asset digitali nei propri data center. Quest'ultima gira su infrastruttura IBM Z e LinuxONE, utilizza i moduli di sicurezza hardware Crypto Express per la gestione delle chiavi e include un Offline Signing Orchestrator per la firma delle transazioni. È un'opzione pensata soprattutto per le banche con requisiti stringenti di controllo dei dati e di conformità normativa.

Cosmos: collegare il ledger di Swift senza rifare i sistemi core

Il 28 e 29 settembre è arrivato anche l'annuncio di Cosmos Labs, che ha collegato la propria Tokenization Suite al ledger di Swift. La particolarità di questa soluzione è la compatibilità dichiarata con i principali fornitori di sistemi informativi bancari core, come Fiserv, FIS, Jack Henry, Temenos e Hogan: le banche possono quindi far operare un ledger di depositi tokenizzati sincronizzato con il proprio sistema core esistente, senza doverlo ricostruire da zero. Oltre al ledger di Swift, la suite di Cosmos si collega anche ad altre reti istituzionali come Canton e Partior e a blockchain pubbliche come Ethereum e Solana, in uno stack che supporta sia ambienti EVM sia Hyperledger Besu.

Perché interessa banche, dipartimenti IT e consulenti di pagamento

La cosa che rende interessante questa corsa non è tanto la tecnologia in sé, quanto il fatto che tre fornitori enterprise diversi stiano costruendo, in parallelo, altrettante strade di accesso allo stesso ledger. Per i responsabili IT delle banche, per i reparti tesoreria delle imprese che dipendono dai pagamenti transfrontalieri e per i consulenti di pagamento, questo significa che l'accesso all'infrastruttura di Swift per i depositi tokenizzati non passerà necessariamente per un unico fornitore proprietario: ci saranno più opzioni, con compromessi diversi tra integrazione rapida nei sistemi ISO 20022 esistenti (Oracle), controllo totale dei dati on-premise (IBM) e continuità con i sistemi core bancari già in uso (Cosmos). Una pluralità di strade che, come ha già evidenziato un report pubblicato nelle stesse settimane da Linux Foundation Decentralized Trust sull'adozione istituzionale della blockchain (di cui abbiamo parlato su queste pagine), riflette una tendenza più ampia: le grandi istituzioni finanziarie non puntano su un'unica tecnologia blockchain vincente, ma compongono "stack" diversi in base alle proprie esigenze.

Il commento di PINET

Per le banche italiane, che partecipano a Swift come il resto del sistema bancario europeo, la domanda non è se questa infrastruttura arriverà anche da noi, ma attraverso quale fornitore e con quali tempi: nessuno dei diciassette istituti del pilota è italiano, e questo lascia presumere che l'adozione concreta nel nostro paese resti ancora lontana dal breve termine. Per le direzioni IT e i reparti tesoreria delle imprese esportatrici italiane, che dipendono dai pagamenti transfrontalieri, la notizia comunque conta: segnala che il collegamento a questa infrastruttura passerà probabilmente per i fornitori tecnologici già presenti nei sistemi bancari del nostro paese (Oracle e IBM operano da tempo nel settore bancario italiano), più che per un'integrazione diretta e autonoma. Restano alcuni nodi pratici non banali: la scelta tra una soluzione cloud e una on-premise ha riflessi sui requisiti di conformità con la normativa europea su dati e outsourcing bancario, e l'interoperabilità tra più stack tecnologici diversi (qui Oracle, IBM e Cosmos, ma anche gli altri già in campo) richiederà competenze specialistiche che molte banche di media dimensione non hanno ancora internalizzato. Nel complesso, siamo di fronte a un passo di infrastruttura utile ma ancora distante dall'operatività quotidiana delle banche italiane, da seguire con attenzione senza aspettarsi applicazioni immediate.

Fonte: Ledger Insights e comunicato Oracle.