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Quando si parla di blockchain nella finanza, il dibattito pubblico resta spesso fermo ai progetti pilota annunciati in conferenza stampa e mai arrivati davvero in produzione. Un nuovo report pubblicato il 29 settembre 2026 da Linux Foundation Decentralized Trust (LFDT), realizzato in collaborazione con la testata specializzata Ledger Insights, prova a fare chiarezza fotografando lo stato reale dell'adozione: 80 piattaforme blockchain istituzionali, selezionate perché già operative o su un percorso documentato verso la produzione, con i pilot puramente speculativi e gli annunci senza seguito concreto esclusi dal conteggio.

Il risultato è la mappa più dettagliata finora disponibile su chi, nella finanza che conta davvero, sta effettivamente usando la tecnologia a registro distribuito: non start-up o progetti di nicchia, ma depositari centrali di titoli, banche centrali e alcune delle maggiori banche commerciali al mondo.

Il report: cosa mappa e come è stato costruito

Linux Foundation Decentralized Trust è l'organizzazione nata in seno alla Linux Foundation per coordinare i principali progetti open source di tecnologia a registro distribuito di livello enterprise, tra cui Hyperledger Fabric, Hyperledger Besu e il codice alla base di reti come Hedera (Hiero). Il report commissionato a Ledger Insights ha censito 80 piattaforme istituzionali nel mondo, verificando per ciascuna lo stato di produzione effettivo e, dove disponibile, la tecnologia DLT sottostante dichiarata pubblicamente dall'operatore. Un dato interessante emerso dalla ricerca è che oltre un quarto delle piattaforme censite non divulga quale tecnologia utilizzi, segno che il settore resta in parte riservato sulle proprie scelte infrastrutturali.

I numeri chiave: chi usa cosa

Tra le piattaforme che rendono pubblica la propria tecnologia, circa il 29,4% utilizza progetti sotto l'ombrello LFDT, con Hyperledger Fabric e Besu tra le tre soluzioni più diffuse in assoluto ed Ethereum mainnet al quinto posto. Il dato più significativo riguarda però la concentrazione ai vertici del sistema finanziario globale: tre dei cinque istituti bancari sistemicamente più rilevanti al mondo si appoggiano a tecnologie LFDT, e lo stesso vale per tutti e tre i maggiori depositari centrali di titoli a livello globale, DTCC, Euroclear e Clearstream. Tra le banche centrali, il report cita il Progetto Agorá promosso dalla Banca dei Regolamenti Internazionali insieme a un gruppo di banche centrali del G7, e il Progetto Pontes dell'Eurosistema, la piattaforma per il regolamento in moneta di banca centrale degli asset tokenizzati entrata in funzione lo scorso settembre e di cui ci siamo già occupati su queste pagine. Tra le banche commerciali compaiono nomi come Citi, HSBC e BNP Paribas, oltre all'infrastruttura di messaggistica interbancaria Swift e alla piattaforma dei pagamenti digitali indiana NPCI.

Non una sola blockchain, ma uno "stack" tecnologico

La tesi centrale del report è che le grandi istituzioni finanziarie non stiano scegliendo un'unica blockchain vincente, ma stiano componendo veri e propri "stack" tecnologici, combinando reti e protocolli diversi in base alle esigenze specifiche di regolamento, ai requisiti di riservatezza e alle relazioni istituzionali già esistenti. Daniela Barbosa, direttrice generale per le tecnologie decentralizzate della Linux Foundation, ha commentato che le scelte tecnologiche fatte oggi da banche centrali, gestori delle infrastrutture di mercato e banche commerciali avranno conseguenze dirette sul modo in cui i sistemi finanziari si collegheranno ed evolveranno nei prossimi anni.

Le reti pubbliche nel mix istituzionale

Accanto alle piattaforme enterprise a permissioned access, il report documenta un ruolo crescente di alcune reti blockchain pubbliche all'interno degli stack istituzionali. La rete Canton risulta integrata nel servizio di tokenizzazione di DTCC tramite Hyperledger Besu, con oltre trenta aziende coinvolte in un pilot avviato a luglio 2026. Ethereum viene utilizzato direttamente in infrastrutture come AssetFoundry, la piattaforma di tokenizzazione di BNP Paribas. Hedera occupa una posizione particolare perché il suo codebase, Hiero, è stato integrato direttamente nello stack software di LFDT insieme a Fabric, Besu e Iroha: compare in piattaforme come HashSphere, Montis Digital, RedSwan CRE e Zoniqx. Il report segnala inoltre l'uso di Avalanche in un'infrastruttura sudcoreana, di Polygon in una piattaforma coreana di asset digitali, e di Algorand, Stellar e Linea (quest'ultima tramite lo stack Lineth) in altri contesti istituzionali.

Perché interessa banche, dipartimenti IT e professionisti italiani

Per i responsabili IT e innovazione delle banche, per i consulenti che seguono progetti di tokenizzazione e per i dipartimenti tesoreria delle imprese, questo report offre qualcosa che raramente si trova nel dibattito pubblico sulla blockchain: dati verificabili su cosa viene effettivamente usato in produzione, non solo annunci. Capire quali stack tecnologici stanno prevalendo tra i grandi operatori aiuta a valutare rischi di dipendenza da un singolo fornitore, requisiti di interoperabilità futuri e competenze da sviluppare internamente prima di avviare un proprio progetto di infrastruttura a registro distribuito. Il fatto che il Progetto Pontes dell'Eurosistema compaia esplicitamente tra le iniziative censite rende il report direttamente rilevante anche per il contesto italiano ed europeo.

Il commento di PINET

Per l'Italia il punto di interesse non è tanto se la blockchain istituzionale arriverà, visto che attraverso Pontes il nostro sistema finanziario è già parte di questa infrastruttura europea, quanto quali operatori italiani sceglieranno di investire direttamente in competenze e piattaforme proprie invece di restare semplici utilizzatori finali dei servizi offerti da terzi. La frammentazione tra stack diversi (Fabric, Besu, Ethereum, Hedera e altri) descritta dal report è un ostacolo pratico non banale: richiede interoperabilità tecnica che oggi non è scontata e competenze specialistiche che gli istituti di media e piccola dimensione faticano a reperire o a giustificare economicamente rispetto ai benefici immediati. Resta inoltre da chiarire come queste scelte infrastrutturali si incastreranno con il regime pilota DLT europeo e con la normativa MiCA, i due quadri che oggi regolano mercati e cripto-attività nell'Unione. Nel complesso, il report conferma che la blockchain enterprise ha superato la fase degli annunci ed è entrata in una fase di adozione concreta ma ancora concentrata nelle mani dei maggiori operatori globali, lasciando alle istituzioni italiane di media dimensione la scelta tra investire ora o attendere che il mercato si consolidi ulteriormente.

Fonte: Ledger Insights e report Linux Foundation Decentralized Trust. Leggi anche il nostro articolo su Pontes, la piattaforma della BCE per il regolamento degli asset tokenizzati.