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Il 29 settembre 2026 ThingsBoard, una delle piattaforme IoT più diffuse per raccogliere e visualizzare i dati di macchinari, sensori e impianti, ha annunciato che dalla versione 4.4 la Community Edition, finora rilasciata con licenza Apache 2.0, viene fusa con l'edizione commerciale in un unico prodotto distribuito con la Business Source License 1.1 (BUSL). Non è più software open source secondo la definizione OSI ma "source-available": il codice resta pubblico, l'uso in produzione è gratuito solo entro limiti precisi. Per le PMI manifatturiere che hanno costruito su ThingsBoard il monitoraggio delle linee, i cruscotti energetici o i progetti Industria 4.0 e Transizione 5.0, è il momento di contare i dispositivi e decidere la strategia.

Cosa prevede la nuova licenza. Secondo l'annuncio ufficiale di ThingsBoard e il testo della licenza BUSL, l'uso commerciale in produzione resta gratuito fino a 100 dispositivi su un solo server installato in proprio, mantenendo il marchio ThingsBoard e una chiave di licenza valida; per scuole ed enti non profit il tetto sale a 1.000 dispositivi. Oltre queste soglie, per il white-label o per installazioni su più server serve la licenza commerciale, ai prezzi dell'attuale Professional Edition (i piani d'ingresso Maker e Prototype vengono ritirati). Il conteggio è aziendale: dividere l'impianto su più server o account non moltiplica la quota gratuita, e un gateway che inoltra i dati di 100 sensori conta come 100 dispositivi. Ogni versione torna Apache 2.0 quattro anni dopo l'uscita: la 4.4 lo diventerà il 29 settembre 2030. In cambio, tutte le funzioni prima riservate all'edizione a pagamento entrano nel repository pubblico.

Cosa cambia per chi la usa già. Le versioni già rilasciate restano Apache 2.0 per sempre e la 4.3 LTS, ultima Community Edition, riceve aggiornamenti di sicurezza fino al 20 luglio 2027. Chi oggi usa la Community Edition può aderire, entro la stessa data, al Community Grant Program: congela gratuitamente la scala di utilizzo attuale più un margine del 10% (fino a 1.000 dispositivi in più), e in caso di crescita si paga solo l'eccedenza. Per una PMI il consiglio pratico è registrarsi comunque, anche se non si prevede di aggiornare subito: è un'assicurazione gratuita che scade, mentre restare sulla 4.3 dopo luglio 2027 significa esporre a rischi di sicurezza una piattaforma collegata agli impianti. La società motiva la scelta con l'impatto dell'intelligenza artificiale sullo sviluppo e con la volontà di eliminare le dispute su quali funzioni mettere nell'edizione libera; la notizia è stata segnalata anche dalla rassegna legale The Build del 2 ottobre, che al momento non registra fork comunitari annunciati.

Le alternative con licenza approvata OSI. Chi vuole restare su software open source in senso stretto può valutare, con un integratore, piattaforme come OpenRemote (AGPL-3.0), Eclipse Ditto (EPL-2.0) o soluzioni composte, ad esempio Node-RED (Apache 2.0) per l'acquisizione dati abbinato a un database di serie temporali e a un sistema di cruscotti. Nessuna offre però tutto ThingsBoard in un unico pacchetto: migrare significa riscrivere regole, dashboard e integrazioni, con costi che spesso superano quelli di una licenza commerciale per impianti di medie dimensioni. Va ricordato che anche restare su ThingsBoard non è mai stato gratis: installazione, gestione dei server e del database, sicurezza dei dispositivi, sviluppo dei cruscotti e assistenza sono voci di costo che esistevano già con la licenza Apache e che ora si aggiungono, oltre le soglie, al canone.

La lezione per gli acquisti IT. Il caso ThingsBoard segue quelli di HashiCorp, Redis ed Elastic e conferma che nelle piattaforme a modello open core la licenza può cambiare nel corso degli anni. Prima di adottare un software per un progetto pluriennale, specie se finanziato da bandi, conviene verificare chi detiene i diritti sul codice, se esiste una fondazione indipendente o una comunità in grado di fare un fork e quali garanzie scritte offre il fornitore sulle versioni già installate.

SoluzioneThingsBoard 4.4 (edizioni Community e Professional unificate)
Area d'usoPiattaforma IoT: gestione dei dispositivi, raccolta e elaborazione dei dati di sensori e macchinari, cruscotti, allarmi, monitoraggio energetico
Alternativa aPiattaforme IoT cloud proprietarie come AWS IoT, Azure IoT, Siemens Insights Hub
LicenzaDalla 4.4 Business Source License 1.1, NON approvata OSI (source-available, diventa Apache 2.0 dopo quattro anni); fino alla 4.3 Apache 2.0, approvata OSI
ModelloCommerciale con supporto, con uso gratuito limitato (100 dispositivi su un server per uso commerciale)
InstallazioneEntrambi: self-hosted oppure servizio cloud del produttore
ItalianoInterfaccia disponibile in italiano; documentazione solo in inglese
Supporto in ItaliaNessun supporto diretto del produttore in italiano; integratori IoT italiani lavorano sulla piattaforma, da verificare caso per caso
Costo realeGratuito in produzione solo entro le soglie della BUSL o del Community Grant; oltre, canone ai prezzi della Professional Edition. Sempre da mettere a budget installazione, server e database, sicurezza dei dispositivi, sviluppo dei cruscotti, formazione e assistenza
Indice di prontezza PMI3/5 - Maturo con integratore (piattaforma solida e diffusa, ma il cambio di licenza impone una verifica contrattuale e del numero di dispositivi prima di aggiornare; indice editoriale, non una certificazione)
Sito / repositorythingsboard.io - codice su GitHub
FonteBlog ufficiale ThingsBoard, 29 settembre 2026; Testo della ThingsBoard BUSL 1.1; The Build, 2 ottobre 2026