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A Vienna la terra che esce dalle gallerie della nuova metropolitana non finisce in discarica: diventa mattone. Nell'ambito del cantiere U2xU5, il grande programma di ampliamento della rete metropolitana cittadina, Wiener Linien (l'azienda di trasporto pubblico della capitale austriaca) e il produttore di laterizi Wienerberger hanno avviato un progetto pilota che trasforma l'argilla estratta dallo scavo in 2,8 milioni di mattoni, quanti ne servono per circa 1.000 case unifamiliari.

Dallo scavo al laterizio: come funziona

Il materiale proviene dal tratto della linea U2 che si prolunga fino a Matzleinsdorfer Platz, dove la fresa meccanica battezzata "Debohra" ha già estratto circa 35.000 metri cubi di terreno. Invece di essere conferito in discarica, il materiale viene raccolto, caricato e trasportato a due stabilimenti di Wienerberger in Bassa Austria, a Hennersdorf e a Göllersdorf, entrambi non lontani da Vienna.

Una volta arrivata in fabbrica, l'argilla segue la normale filiera del laterizio. Secondo la descrizione fornita da Wienerberger, le fasi sono la frantumazione e la vagliatura, la miscelazione con acqua e con additivi che creano la porosità desiderata, la pressatura e il taglio, l'essiccazione, la cottura a una temperatura compresa tra 900 e 1.000 gradi e infine i controlli di qualità. Da marzo 2026 la terra di scavo viene inserita nella miscela standard di produzione, e dal mese di maggio 2026 i mattoni sono annunciati in vendita presso il commercio di materiali edili.

I numeri del progetto

  • 35.000 metri cubi di terra già estratti nel tratto fino a Matzleinsdorfer Platz;
  • 2,8 milioni di mattoni producibili da quel volume;
  • circa 1.000 case unifamiliari costruibili con quella quantità;
  • due stabilimenti coinvolti, a Hennersdorf e Göllersdorf, in Bassa Austria;
  • l'intero programma U2xU5, secondo le Wiener Linien, contribuisce a evitare fino a 75.000 tonnellate di CO2 all'anno grazie al trasporto pubblico che sostituisce l'auto (dato riferito al progetto complessivo, non ai soli mattoni).

Qualità e prestazioni dichiarate

Un punto decisivo per un materiale da costruzione riciclato è che non sia percepito come un prodotto di serie B. Johann Marchner, Country Managing Director di Wienerberger Austria, ha dichiarato che i mattoni devono soddisfare "dieselben Qualitätsstandards wie alle unsere Ziegel", cioè gli stessi standard qualitativi di tutti gli altri laterizi dell'azienda, in termini di statica, isolamento termico e isolamento acustico. I mattoni, indicano le fonti, sono impiegabili senza restrizioni sia nell'edilizia residenziale sia in quella di tipo commerciale e pubblico.

Le parole di chi l'ha promosso

Ulli Sima, assessora viennese con delega ai trasporti pubblici, ha commentato che dalla terra si ricavano "mattoni di qualità, prodotti nella regione di Vienna e acquistabili nel commercio edile", definendo l'operazione un vantaggio per tutti. Jürgen Czernohorszky, assessore al clima, l'ha descritta come un "großartiges Beispiel für einen nachhaltigen Einsatz von Ressourcen", un ottimo esempio di uso sostenibile delle risorse, e come segnale per i prossimi tratti di cantiere. Monika Unterholzner, vicedirettrice generale delle Wiener Linien, ha aggiunto: "Nachhaltigkeit ist für uns kein Schlagwort, sondern ein fixer Teil unserer Arbeit", ovvero la sostenibilità non è uno slogan ma una parte fissa del lavoro dell'azienda.

Perché è un caso interessante

Lo scavo di una galleria produce enormi volumi di terre che di norma vanno gestite come rifiuto o come sottoprodotto con costi di trasporto e smaltimento rilevanti. Qui il flusso viene letto come materia prima: si evitano conferimenti in discarica, si accorciano le distanze percorse dai camion rispetto a un'estrazione o a un trasporto a lunga distanza e si riduce il prelievo di argilla vergine da cave. Le fonti non quantificano però il risparmio di emissioni o di tonnellate di rifiuti dovuto specificamente ai mattoni: i numeri certi riguardano i volumi di terra e di prodotto.

Cosa lo rende replicabile

Il modello si regge su condizioni piuttosto semplici da riprodurre. La prima è la presenza di un produttore di laterizi o di altri materiali ceramici a distanza ragionevole dal cantiere, che permetta di tenere basso il costo e l'impatto del trasporto. La seconda è che l'argilla scavata sia compatibile con la miscela dell'impianto: Wienerberger la inserisce nel processo ordinario, senza una linea dedicata, e questo evita investimenti aggiuntivi. La terza è un accordo precoce tra committente dell'opera e industria, così che la destinazione del materiale sia definita prima dello scavo e non a cantiere avviato. Infine, il prodotto finale riceve la stessa certificazione e viene venduto sul mercato normale, senza bisogno di nicchie. Per approfondire un tema vicino, si può leggere anche l'articolo su Monaco di Baviera e il catasto dei materiali, che affronta il riuso delle risorse presenti nelle costruzioni.

Il commento di PINET

In Italia cantieri analoghi non mancano: pensiamo alle linee metropolitane di Milano, Roma e Napoli o alle grandi opere ferroviarie, che producono volumi consistenti di terre e rocce da scavo. Il distretto del laterizio, molto presente in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, potrebbe in linea teorica ricevere parte di questi materiali, ma servirebbero verifiche geotecniche e chimiche caso per caso e una gestione amministrativa che consenta di classificare le terre come sottoprodotto o materia prima secondaria senza tempi lunghi. Un ostacolo concreto è il coordinamento tra stazione appaltante, impresa di scavo e fornace, abituati a muoversi con logiche e tempi diversi. Va anche notato che, per ora, la documentazione pubblica del progetto è una comunicazione istituzionale e aziendale, priva di valutazioni indipendenti sull'impatto ambientale. Resta un esempio utile e misurato di come un'opera pubblica possa alimentare una filiera industriale locale, da seguire quando usciranno i primi dati di vendita e di ciclo di vita.

Fonti