Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Nota: SOWISE+ è un progetto europeo appena avviato (luglio 2026) e dimostrativo: la bioraffineria su scala industriale è l'obiettivo dei prossimi cinque anni, non un impianto già in funzione. I numeri di produzione citati sono target del progetto, non risultati misurati.

Nel Trevigiano, dove la raccolta differenziata è da anni tra le più avanzate d'Italia, prende il via un esperimento che punta a chiudere un anello ancora aperto: usare la frazione organica dei rifiuti urbani e i prodotti assorbenti per l'igiene usati (pannolini, assorbenti, presidi per l'incontinenza) come materia prima per bioplastiche e cellulosa. Si chiama SOWISE+, acronimo di Solid Organic Waste Into Sustainable End-products, ed è coordinato da Contarina SpA, il gestore dei rifiuti dell'area trevigiana.

Che cos'è SOWISE+

Il progetto è un'azione di innovazione di tipo "flagship" finanziata dal Circular Bio-based Europe Joint Undertaking (CBE JU), il partenariato pubblico-privato europeo sulla bioeconomia circolare, nell'ambito di Horizon Europe (accordo di sovvenzione n. 101292578). Il contributo del CBE JU è di circa 14,99 milioni di euro; il budget complessivo del consorzio, secondo uno dei partner, è di 23,19 milioni. La durata è di cinque anni, dal 1 luglio 2026 al 30 giugno 2031, e il consorzio riunisce circa 24 partner di nove Paesi: Italia, Grecia, Portogallo, Paesi Bassi, Francia, Belgio, Croazia, Spagna e Slovacchia. Tra i nomi coinvolti ci sono Novamont, l'Università Ca' Foscari Venezia, Paques Biomaterials, Wetsus e Renewi Nederland.

L'obiettivo dichiarato dal CBE JU è dimostrare il funzionamento su scala industriale di una nuova bioraffineria multiscopo, e progettare strategie per replicarla in contesti europei diversi. La riunione di avvio si è tenuta a Treviso, a Palazzo San Leonardo (campus di Ca' Foscari), con visite agli impianti Contarina di Trevignano e i-Foria di Spresiano.

Come dovrebbe funzionare

La bioraffineria lavora due flussi di rifiuto urbano. Il primo è la frazione organica dei rifiuti solidi urbani, da cui si ottiene PHBV (polidrossibutirrato-co-valerato), un biopolimero biodegradabile prodotto per via biologica. Il secondo è costituito dai prodotti assorbenti per l'igiene post-consumo, da cui si recupera cellulosa con caratteristiche simili a quella vergine. Un elemento tecnico di rilievo è il sistema digitale di controllo della linea PHBV: l'azienda Aqua in Silico sviluppa un controllo predittivo (Model Predictive Control) che combina modelli di processo, apprendimento automatico e sensori IoT per prevedere i parametri, ottimizzare la resa e segnalare anomalie per la manutenzione predittiva. Jorge Santos, CEO dell'azienda, afferma che SOWISE+ "dimostra il valore concreto" della sua piattaforma UPWATER nel recupero di risorse biobasate.

I materiali ottenuti verranno poi lavorati in compositi PHBV-cellulosa e in filamenti per la stampa 3D, e provati in applicazioni che vanno dagli imballaggi (ciotole, vassoi) alle piastrelle e ai materiali da costruzione con anima in fibra biobasata, fino a tubi biodegradabili per la protezione delle piante in agricoltura e a materiali per uso biomedicale, come i cerotti cutanei.

I numeri attesi

Secondo la scheda ufficiale del progetto, a regime la bioraffineria dovrebbe produrre fino a 230 tonnellate l'anno di PHBV e fino a 700 tonnellate l'anno di cellulosa, deviando circa 20.000 tonnellate l'anno di rifiuti urbani. Le stime di impatto indicano una riduzione delle emissioni di gas serra del 17% per il PHBV rispetto ai polimeri da canna da zucchero e del 40% per il processo di recupero della cellulosa, oltre a fino a 175 nuovi posti di lavoro. Il progetto adotta valutazioni di sostenibilità sull'intero ciclo di vita e il criterio "Safe and Sustainable by Design". Sono questi i valori da verificare nel corso dei cinque anni.

Cosa la rende replicabile

Il punto di forza dichiarato è proprio la replicabilità: il progetto prevede di testare il modello in quattro regioni europee con livelli diversi di maturità della raccolta e del quadro normativo (Paesi Bassi, Spagna, Slovacchia e Croazia), per capire che cosa serva in territori meno attrezzati del Veneto. Il modello si regge su un gestore pubblico che già raccoglie in modo separato l'organico e che coordina industria, università e centri di ricerca: una condizione che molte aree italiane con raccolta differenziata avanzata già soddisfano.

Il commento di PINET

Per l'Italia il caso è interessante perché porta la discussione oltre il compostaggio e la digestione anaerobica, che già trattano gran parte dell'organico, verso materiali ad alto valore aggiunto, e perché affronta un flusso, quello dei pannolini e degli assorbenti, che oggi finisce quasi interamente in discarica o in incenerimento. I candidati naturali sono le multiutility e i gestori pubblici con alti tassi di raccolta e impianti di trattamento dell'organico già ammortizzati. Gli ostacoli, a nostro avviso, sono almeno due: la raccolta separata degli assorbenti, che richiede servizi dedicati e un'accettazione da parte dei cittadini, e la competitività economica del PHBV, che dovrà confrontarsi con il costo delle plastiche tradizionali e degli altri biopolimeri. Va inoltre ricordato che oggi non esistono dati di esercizio: il giudizio andrà rimandato ai risultati della fase dimostrativa, e le cifre su produzione ed emissioni restano stime.

Fonti

Immagine di apertura: Pexels (licenza gratuita).