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A Casarano, in provincia di Lecce, due nuove mense scolastiche sono state realizzate con un sistema costruttivo ancora raro nell'edilizia pubblica italiana: pareti gettate in opera con un impasto di canapulo (la parte legnosa del fusto della canapa industriale), calce e acqua. I lavori, finanziati con fondi del PNRR per circa 1,4 milioni di euro complessivi, sono iniziati a maggio 2025 e si sono conclusi nell'estate 2026, dopo poco più di un anno di cantiere. Gli edifici, in via Agnesi e in via IV Novembre, sono a energia quasi zero (NZEB), completamente elettrici e dotati di fotovoltaico con accumulo.

Il progetto: due edifici, un materiale locale

Il Comune di Casarano, guidato dal sindaco Ottavio De Nuzzo, ha affiancato alle scuole esistenti due nuovi corpi destinati al servizio mensa. Il primo, in via Agnesi, ha richiesto un investimento di 840.000 euro; il secondo, in via IV Novembre, di 555.000 euro, per un totale di circa 1,4 milioni, entrambi coperti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il responsabile unico del procedimento è l'ingegnere Alessandro Astore, mentre la consulenza tecnica sul sistema calce-canapa è stata affidata a Emilio Sanapo, titolare di Messapia Style, azienda di Supersano (Lecce) che costruisce case in canapa e calce in Salento dal 2015.

Le mense non sono edifici di rappresentanza: sono strutture di servizio, pensate per bambini della scuola dell'infanzia e dell'obbligo. Proprio per questo il caso è interessante: dimostra che un materiale spesso confinato alla bioedilizia di nicchia può essere inserito in un appalto pubblico ordinario, con tempi (circa dodici mesi) e importi tipici delle opere scolastiche finanziate dal PNRR.

Come funziona la parete in calce e canapa

Il canapulo, ottenuto dalla lavorazione degli steli della canapa industriale, viene miscelato con calce e acqua e gettato dentro casseforme, dove viene compattato a mano. Il risultato è una parete monolitica, senza giunti, che nel caso della mensa di via Agnesi ha uno spessore di 40 centimetri. La calce mineralizza le fibre vegetali e le rende resistenti a muffe, insetti e roditori; il canapulo, poroso e leggero, svolge la funzione di isolante e di regolatore dell'umidità interna. A differenza di un muro in calcestruzzo, questo tipo di parete non è portante: la struttura che regge l'edificio è un'altra, e qui la copertura è realizzata con travi curve in legno lamellare e un isolamento ad alte prestazioni. Un tunnel in legno collega la nuova mensa all'edificio scolastico esistente.

Quanto alle prestazioni, i dati tecnici disponibili sono quelli dichiarati dall'azienda che ha fornito la consulenza per il proprio sistema costruttivo standard, e non misure effettuate sulle mense di Casarano. Secondo Messapia Style, l'impasto ha una conduttività termica di 0,056 W/mK e una massa volumetrica di 240 kg/m3; una parete spessa 34 centimetri raggiunge una trasmittanza di 0,16 W/m2K, con uno sfasamento termico superiore alle 18 ore, cioè il calore estivo che investe la facciata nel pomeriggio arriva all'interno dopo il tramonto. L'azienda dichiara inoltre una classe di reazione al fuoco A2 senza additivi.

Energia e bilancio del carbonio

Dal punto di vista impiantistico le due mense sono alimentate esclusivamente a energia elettrica, senza combustibili fossili, con un impianto fotovoltaico in copertura e un sistema di accumulo, e rispondono allo standard NZEB. Sul fronte del carbonio, le cronache locali riportano che il materiale assorbe dall'atmosfera più anidride carbonica di quella emessa lungo l'intero ciclo di produzione, dalla coltivazione della pianta alla costruzione dell'edificio. Si tratta di una proprietà documentata in letteratura per le murature in calce-canapa, che però dipende dalla provenienza e dalla coltivazione del canapulo, dalla quantità di calce impiegata e dai confini dell'analisi del ciclo di vita: per le mense di Casarano non risulta pubblicato un calcolo specifico, e il dato va quindi letto come caratteristica del materiale, non come risultato certificato dell'opera.

Cosa non sappiamo ancora

Per essere precisi: al momento non sono pubbliche misure di consumo energetico reale, di comfort estivo e invernale o di costo al metro quadro a confronto con una mensa tradizionale. Il valore dell'esperienza sta nell'aver portato a termine l'opera dentro i vincoli del PNRR, e sarà il monitoraggio dei prossimi anni a dire se le promesse del materiale si traducono in bollette più leggere e in aule e refettori più confortevoli.

Cosa rende l'esperienza replicabile

Il primo elemento replicabile è procedurale: il sistema è stato adottato in un cantiere pubblico di dimensioni contenute, con un progetto che indica il materiale come scelta tecnica e non come variante sperimentale. Il secondo è la filiera di prossimità: in Salento esistono imprese che lavorano la canapa e la calce da anni, riducendo trasporti e rischio di fornitura. Il terzo è la compatibilità con altri sistemi leggeri, come il legno lamellare, e con impianti elettrici e fotovoltaici, che permettono di raggiungere lo standard NZEB senza caldaie. Infine, trattandosi di edifici di piccola taglia (mense, palestre, ambulatori, centri civici), il rischio tecnico e finanziario per un Comune è limitato e il materiale è, secondo i produttori, riutilizzabile a fine vita. Chi volesse approfondire il materiale può leggere anche il nostro approfondimento su calce e canapa come alternativa al cemento.

Il commento di PINET

Casarano è un caso utile soprattutto perché normale: un Comune medio, un finanziamento PNRR, un cantiere di un anno. Per molti enti locali italiani, soprattutto del Sud e delle aree agricole dove la canapa può essere coltivata, il passaggio da progetto pilota a prassi dipenderà dalla disponibilità di imprese qualificate, di prezzari regionali che riconoscano questi materiali e di progettisti abituati a gestire pareti non portanti in calce-canapa dentro appalti tradizionali. Il rischio opposto è quello di raccontare il materiale come una soluzione risolutiva senza dati di monitoraggio: finché mancano misure sui consumi e sul comfort, la comunicazione dovrebbe restare prudente. Sarebbe un buon segnale se il Comune pubblicasse nei prossimi due anni i dati di esercizio, così da trasformare un'opera interessante in un riferimento tecnico per altri enti.

Fonti