Karlsruhe, Germania — 2026. Va detto con chiarezza fin dal primo paragrafo: quello che segue non è il racconto di un intervento già concluso e verificato sul campo, ma di un progetto di ricerca europeo ancora in fase di sperimentazione. Tra la primavera e l'estate del 2026 sono entrati in funzione, uno dopo l'altro, sei impianti dimostrativi che testano — in un'isola greca dipendente dal turismo, in un villaggio rurale del Sudafrica, in un quartiere ad alta densità di Stoccarda, in un'area urbana di Gdańsk e in una grande zona umida artificiale vicino a Barcellona — come si possa trattare e riusare l'acqua di scarico senza costruire, ogni volta, un depuratore centralizzato tradizionale. È il cuore di DECIRE-WATER, un progetto Horizon Europe che ha appena completato la sua prima fase di installazione e non dispone ancora di dati di impatto misurati a lungo termine: per questo lo raccontiamo come lo studio e la sperimentazione che è oggi, non come un servizio già operativo.

Il nome per esteso del progetto — "Decentralized Solutions for a Circular and Efficient Water Management – from Demonstration to the Market" — dice già molto del suo obiettivo: dimostrare che tecnologie di trattamento dell'acqua pensate su piccola scala e distribuite sul territorio, invece che concentrate in un unico grande impianto, possono raggiungere un livello di maturità tale da entrare sul mercato. Coordinato dal Karlsruher Institut für Technologie (KIT) insieme alla Rheinland-Pfälzische Technische Universität (RPTU) di Kaiserslautern-Landau, il progetto è partito il 1° giugno 2025 e durerà tre anni, fino al 31 maggio 2028, con un budget complessivo di 5.217.621 euro, di cui 4.991.995,89 euro finanziati dalla Commissione Europea nell'ambito di Horizon Europe (accordo di sovvenzione n. 101182154).

Milano, Lombardia — 2026. Novanta parcheggi, piazze e strade dell'hinterland milanese hanno smesso di scaricare l'acqua piovana dritta in fognatura e hanno imparato, letteralmente, ad assorbirla. È il bilancio di "Città metropolitana Spugna", il piano urbano integrato finanziato con circa 50,2 milioni di euro del PNRR che dal 2022 ha trasformato superfici impermeabili di 32 Comuni dell'area metropolitana di Milano in bacini di infiltrazione, giardini della pioggia e pavimentazioni drenanti. Secondo quanto riporta il sito ufficiale del progetto, a settembre 2026 tutti gli 88 cantieri previsti risultano completati: un traguardo raggiunto in poco più di tre anni, che colloca Milano tra i pochi casi europei di un intero territorio metropolitano riprogettato, quartiere per quartiere, secondo la logica della "sponge city".

Il progetto è nato da un'urgenza molto concreta. Negli ultimi decenni le piogge intense si sono fatte più frequenti e più violente, mentre le reti fognarie di gran parte dei Comuni dell'hinterland milanese sono state progettate decenni fa, per un clima diverso da quello attuale. "Il progetto Spugna rappresenta un cambio di paradigma nella gestione del territorio", ha dichiarato Paolo Festa, consigliere delegato all'Ambiente di Città Metropolitana di Milano, riassumendo l'obiettivo dell'iniziativa: smettere di trattare l'acqua piovana come un problema da evacuare il più in fretta possibile e cominciare a trattarla come una risorsa da trattenere sul posto.

Milano, Città Metropolitana — settembre 2026. Il 15 settembre 2026 il sito ufficiale del progetto ha registrato l'ultimo aggiornamento che mancava: tutti gli 88 cantieri previsti dal Piano Urbano Integrato "Città Metropolitana Spugna" risultano completati. È la chiusura di un percorso partito nel 2021 e finanziato con risorse del PNRR, che ha trasformato piazze, parcheggi, cortili scolastici e tratti di strada in 32 Comuni dell'hinterland milanese in altrettante piccole infrastrutture capaci di trattenere l'acqua piovana invece di scaricarla immediatamente in fognatura. Un intervento che il consigliere metropolitano delegato all'Ambiente, Paolo Festa, aveva descritto in questi termini alla presentazione dei risultati intermedi: "Il progetto Spugna rappresenta un cambio di paradigma nella gestione del territorio: non solo riqualifica aree strategiche dei nostri Comuni, ma lo fa attraverso soluzioni naturali all'avanguardia, capaci di prevenire allagamenti e contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico".

Calcinato, Brescia — 2026. Per trent'anni è stata una ferita nel paesaggio: una cava di ghiaia scavata sulla sponda destra del fiume Chiese, abbandonata dopo la fine dell'attività estrattiva e lasciata come una voragine di 55mila metri quadrati, profonda fino a venti metri. Oggi quella voragine si è trasformata nel più grande bacino artificiale a uso irriguo della Lombardia: un invaso da 700mila metri cubi d'acqua, capace di arrivare fino a 800mila, che da qui al 2027 dovrà garantire l'irrigazione di 166 ettari di terreni agricoli e servire 34 aziende del territorio. È il progetto realizzato dal Consorzio di Bonifica Chiese, interamente finanziato con 13,84 milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che entro l'autunno 2026 sarà inaugurato ufficialmente e che rappresenta uno dei tentativi più concreti, in Italia, di rispondere alla siccità estiva riconvertendo un'infrastruttura già esistente invece di consumare nuovo suolo.

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