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Dom, Ott
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Il Comune di Monaco di Baviera, la città europea più famosa per il ritorno a Windows dopo l'esperimento LiMux, torna all'open source partendo dai server e non dalle scrivanie. Il 12 ottobre 2026, all'Open Source Summit Europe di Praga, la responsabile del digitale Laura Dornheim ha spiegato che la virtualizzazione VMware viene sostituita da Proxmox VE, con un risparmio stimato di circa 1 milione di euro l'anno, mentre Jira e Confluence lasciano il posto a OpenProject e XWiki e i database Oracle verranno gradualmente rimpiazzati da PostgreSQL. È un caso utile per le imprese italiane alle prese con i rincari delle licenze VMware dopo l'acquisizione da parte di Broadcom: mostra cosa si può migrare, con quali risparmi e con quali limiti.

Cosa ha deciso Monaco

Il keynote di Dornheim, intitolato "Munich after LiMux: more open source than ever", ha messo in fila tre cantieri distinti, tutti lato infrastruttura. Il primo è la virtualizzazione: i server virtuali standard passano da VMware a Proxmox Virtual Environment, la piattaforma open source austriaca basata su Debian, KVM e LXC; il risparmio indicato dalla città è di circa 1 milione di euro l'anno. Il secondo riguarda gli strumenti di lavoro dei team tecnici: la gestione dei progetti passa da Jira a OpenProject e la documentazione da Confluence a XWiki, una scelta presa nel 2025 che vale, secondo il Comune, oltre mezzo milione di euro l'anno. Il terzo è il più lento: i database Oracle saranno sostituiti un po' alla volta da PostgreSQL e per i nuovi database si privilegeranno soluzioni open source. Qui, ha precisato Dornheim, il motivo principale non è il costo ma l'indipendenza dai fornitori, tanto che la città chiede ai produttori dei propri applicativi di certificarli ufficialmente anche su database open source (ne hanno riferito Linux-Magazin e heise online).

Altrettanto significativo è ciò che non cambia: le postazioni restano su Windows e Microsoft Office, senza alcun ritorno a una distribuzione Linux sul desktop. Dietro la scelta c'è un'organizzazione costruita negli ultimi due anni: un Open Source Program Office attivo dal 2024 dentro la struttura informatica comunale it@M e linee guida d'acquisto che indicano il software libero come scelta predefinita "ogni volta che è possibile", a patto che non costi di più e che non ci siano ostacoli tecnici. Lo stesso Comune pubblica su opensource.muenchen.de il software che sviluppa e i contributi che restituisce ai progetti che usa.

Perché interessa alle imprese

Il caso di Monaco è utile alle aziende proprio perché si ferma dove si fermano molte PMI: lascia stare le postazioni degli utenti, dove una migrazione tocca abitudini, formati e formazione di centinaia di persone, e interviene sullo strato server, dove il cambio è invisibile a chi lavora e il risparmio sulle licenze si vede subito. Dopo il passaggio di VMware a Broadcom, con la fine delle licenze perpetue e il passaggio ad abbonamenti in pacchetto, molte imprese italiane si sono trovate con costi di rinnovo moltiplicati; Proxmox VE è una delle alternative open source più diffuse, insieme a XCP-ng, di cui abbiamo seguito l'aggiornamento di ottobre della versione 8.3 LTS. Allo stesso modo la sostituzione di Jira con OpenProject arriva mentre Atlassian chiude le versioni Data Center installabili in casa, tema che abbiamo trattato parlando di OpenProject 17.9 e degli strumenti di migrazione da Jira.

Costi reali e limiti

Proxmox VE è distribuito con licenza AGPLv3 e si può scaricare e usare senza pagare licenze, ma in produzione il costo non è zero. Gli abbonamenti, che danno accesso al repository Enterprise con aggiornamenti verificati e all'assistenza, si pagano per socket di CPU e per anno: secondo il listino ufficiale si va da 120 euro (Community, senza ticket di assistenza) a 370 euro (Basic), 550 euro (Standard) e 1.100 euro (Premium, con assistenza 24 ore su 24 annunciata dal 19 ottobre 2026), IVA esclusa, con lo stesso livello obbligatorio per tutti i nodi di un cluster. Una piccola azienda con tre server a doppio processore spende quindi circa 2.200 euro l'anno al livello Basic. A questo vanno aggiunti la migrazione delle macchine virtuali, i test, la formazione del personale o il contratto con un integratore, e il backup, che in Proxmox si affida tipicamente a Proxmox Backup Server, anch'esso con un proprio abbonamento. Monaco stessa conserva sulla piattaforma proprietaria i carichi certificati dai fornitori, e lo stesso vale per molte aziende che usano gestionali o appliance supportati solo su VMware: prima di migrare va verificata la certificazione di ogni applicativo. Infine, i risparmi dichiarati dal Comune sono stime presentate in un intervento pubblico e non un consuntivo verificato.

Il commento di PINET

La lezione di Monaco per una PMI italiana non è "passate tutto all'open source", ma "partite dove conviene". La virtualizzazione è il punto di ingresso più razionale: l'impatto sugli utenti è quasi nullo, il risparmio rispetto ai nuovi abbonamenti VMware è misurabile e Proxmox ha una comunità ampia e una rete di partner che include integratori italiani. Il secondo passo, strumenti di progetto e documentazione, è alla portata di chi ha un reparto tecnico; la sostituzione dei database, invece, dipende dai fornitori dei gestionali più che dall'azienda. Il rischio da evitare è sottovalutare il lavoro: senza un piano di backup, un ambiente di prova e competenze interne o esterne, il risparmio sulle licenze si trasforma in costi di fermo. Chi ha il rinnovo VMware in scadenza farebbe bene a chiedere oggi due preventivi, quello di Broadcom e quello di un integratore Proxmox, confrontandoli su un orizzonte di tre-cinque anni.

SoluzioneProxmox Virtual Environment (VE), con OpenProject, XWiki e PostgreSQL nel caso di Monaco di Baviera
Area d'usoVirtualizzazione di server e container, cluster ad alta disponibilità
Alternativa aVMware vSphere/ESXi (e, nel caso di Monaco, Jira, Confluence, Oracle Database)
LicenzaGNU AGPLv3, approvata OSI
ModelloCommerciale con supporto: software completo e libero, abbonamenti a pagamento per repository Enterprise e assistenza
InstallazioneSelf-hosted, su server propri o in data center/colocation
ItalianoInterfaccia web disponibile in italiano; documentazione ufficiale e forum principalmente in inglese e tedesco
Supporto in ItaliaTramite rivenditori e integratori della rete partner Proxmox; assistenza diretta del produttore in inglese e tedesco
Costo realeNessuna licenza; abbonamento da 120 a 1.100 euro per socket CPU all'anno (IVA esclusa), più migrazione, formazione, eventuale integratore e backup (Proxmox Backup Server ha un abbonamento separato)
Indice di prontezza PMI4/5 - Pronto con supporto (piattaforma matura e molto diffusa, ma la migrazione da VMware richiede competenze e verifica delle certificazioni dei software; indice editoriale, non una certificazione)
Sito / repositoryproxmox.com - git.proxmox.com
FonteKeynote di Laura Dornheim all'Open Source Summit Europe, Praga, 12 ottobre 2026, riportato da Linux-Magazin e heise online; OSPO della Città di Monaco; listino Proxmox VE