18
Dom, Ott
161 New Articles

Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Negli Stati Uniti, in un angolo rurale dello Utah meridionale, è appena successo qualcosa che i geologi aspettavano da decenni: una centrale geotermica ha iniziato a vendere elettricità pur non trovandosi su un vulcano, su una faglia idrotermale o su una delle rare aree del pianeta dove acqua calda e permeabilità delle rocce si incontrano naturalmente. Cape Station, il progetto dell'azienda americana Fervo Energy nella contea di Beaver, ha raggiunto l'operatività commerciale il 30 settembre 2026, un giorno prima del previsto, diventando secondo l'azienda il primo impianto geotermico "a sistemi avanzati" (Enhanced Geothermal Systems, EGS) di tipo greenfield, costruito da zero, a raggiungere questo traguardo su scala industriale in qualsiasi parte del mondo.

TRL 8 — Pre-commerciale: primo blocco da 33 MW in esercizio commerciale e in vendita di energia, con gli altri due blocchi della Fase 1 ancora in fase di collaudo; la tecnologia EGS nel suo complesso è quindi all'inizio della scalatura industriale, non ancora una soluzione matura e diffusa
Impatto potenziale: alto

Il problema: la geotermia funziona solo (quasi) dove la natura la mette a disposizione

La geotermia tradizionale, quella che alimenta impianti noti come quelli islandesi o della Toscana, ha un limite geografico rigido: serve una combinazione naturale di calore vicino alla superficie, acqua e rocce permeabili che lascino circolare i fluidi. Questa combinazione esiste solo in poche aree del pianeta, perlopiù vicino a vulcani o margini di placche tettoniche, e per questo la geotermia è rimasta per decenni una fonte energetica di nicchia rispetto a eolico e solare: secondo i dati citati dalle autorità dello Utah, lo stato è terzo negli USA per capacità geotermica installata, ma pesa appena il 3,2% del totale nazionale, con California e Nevada che insieme superano il 90%, entrambi basati su geotermia convenzionale.

I sistemi EGS nascono per superare questo vincolo: invece di cercare le condizioni giuste già pronte in natura, puntano a crearle artificialmente. Si perfora in profondità fino a raggiungere rocce calde ma compatte e impermeabili — tipicamente graniti o rocce basamentali — poi si utilizzano tecniche di stimolazione idraulica multi-stadio, in gran parte derivate dal settore shale oil & gas, per generare una rete di microfratture che permetta all'acqua di circolare. L'acqua iniettata in un pozzo assorbe il calore della roccia e viene poi recuperata da un secondo pozzo, per alimentare un impianto a ciclo binario che genera elettricità senza bisogno di vapore naturale né di combustione. In teoria, questo approccio rende la geotermia potenzialmente utilizzabile ovunque esista roccia sufficientemente calda a profondità raggiungibili con le tecniche di perforazione disponibili — cioè, secondo le stime del settore, buona parte del territorio continentale di molti paesi.

Cape Station: dal "First Power" all'operatività commerciale

Il progetto Cape Station prevede, nella sua prima fase, circa 100 MW di potenza suddivisi in tre unità modulari da 33 MW ciascuna, che Fervo chiama "GeoBlock". Il primo GeoBlock si è sincronizzato alla rete elettrica il 24 settembre 2026 — l'evento che l'azienda definisce "First Power" — per poi raggiungere la piena operatività commerciale il 30 settembre, un giorno in anticipo sulla data contrattuale. Gli altri due GeoBlock della Fase 1 sono attualmente in fase di collaudo, con operatività commerciale prevista entro il 1° gennaio 2027. È già in costruzione una Fase 2 da ulteriori 400 MW, con entrata in servizio stimata nel 2028, mentre il portafoglio complessivo che Fervo sta sviluppando nell'area supera i 4 gigawatt di potenziale a picco.

Il CEO e co-fondatore di Fervo, Tim Latimer, ha commentato: "Nessun team ha mai costruito un progetto come questo in nessuna parte del mondo, e lo abbiamo fatto in anticipo sui tempi". Il co-fondatore e Chief Technology Officer, Jack Norbeck, ha aggiunto che "il First Power è la prova che la scienza funziona", attribuendo il risultato al lavoro su "perforazione, progettazione del completamento, modellazione del sottosuolo e test di flusso" accumulato negli anni precedenti.

La curva di apprendimento: tre generazioni di pozzi in tre anni

Il dato più interessante dal punto di vista tecnico non è la potenza della singola centrale, ma la rapidità con cui Fervo è riuscita a migliorare le proprie tecniche di perforazione orizzontale, mutuate dall'industria petrolifera non convenzionale. L'azienda ha pubblicato un confronto diretto tra tre generazioni di pozzi: la versione 1.0, quella del primo pozzo commerciale al progetto Project Red in Nevada (2022), raggiungeva 11.220 piedi di profondità misurata con un tratto orizzontale di 3.250 piedi, in rocce a 350°F (circa 177°C), e richiedeva 70 giorni dalla perforazione al completamento. La versione 2.0, quella della Fase 1 di Cape Station, è arrivata in media a 14.483 piedi di profondità con laterali da 5.000 piedi a 400°F (circa 204°C), completata nel tempo record di 21 giorni per il pozzo più rapido. La versione 3.0, usata per il pozzo Sawtooth 7 della Fase 2 di Cape Station, ha raggiunto 19.448 piedi di profondità totale (quasi 5.930 metri) con un tratto orizzontale di 7.500 piedi (2.286 metri) in rocce a 460°F (238°C), completato comunque in 21 giorni nonostante la maggiore profondità, temperatura e lunghezza del pozzo.

Latimer ha spiegato che l'azienda puntava da tempo su questo tipo di curva di apprendimento, aspettandosi che pozzi "sempre più profondi, capaci di raggiungere rocce a temperatura più alta", non facessero crescere in proporzione i costi di perforazione, e che il design 3.0 possa "produrre sostanzialmente più megawatt per pozzo" migliorando l'economia complessiva dei progetti. Secondo le stime citate dall'azienda, la Fase 2 di Cape Station è oggi in linea con un costo di circa 5.500 dollari per kilowatt installato, con l'obiettivo dichiarato di arrivare a 3.000 dollari per kilowatt nelle fasi successive — un dato ripreso anche dall'utility PacifiCorp (Rocky Mountain Power) nella pianificazione delle risorse 2027, dove un blocco EGS da 500 MW viene inserito come opzione "near-field" per Oregon e Utah a partire dal 2030.

Il ruolo della ricerca pubblica: il sito DOE Utah FORGE

Cape Station non nasce in un vuoto industriale. È stata selezionata nell'ambito del programma EGS Pilot Demonstrations del Dipartimento dell'Energia statunitense (DOE) ed è fisicamente adiacente a Utah FORGE (Frontier Observatory for Research in Geothermal Energy), il sito di ricerca sperimentale sulla geotermia potenziata che il DOE finanzia dal 2014 e che l'Università dello Utah gestisce dal 2019 vicino a Milford. Secondo quanto riportato dal Dipartimento, FORGE ha accumulato oltre 90 milioni di dollari di finanziamenti pubblici, ha perforato nel 2021 il primo pozzo geotermico fortemente deviato (inclinazione di 65 gradi) in circa la metà del tempo previsto, è stato il primo sito a utilizzare cavi a fibra ottica per monitorare la fratturazione idraulica nei sistemi EGS, e ha condiviso oltre 133 terabyte di dati tecnici attraverso il Geothermal Data Repository del DOE. Lo stesso Latimer ha riconosciuto pubblicamente che "grazie alla ricerca e alla raccolta dati all'avanguardia di FORGE" l'azienda ha potuto accelerare lo sviluppo delle risorse geotermiche dell'area — un caso non comune di trasferimento tecnologico diretto e dichiarato tra un sito di ricerca pubblica e un progetto commerciale nato a pochi chilometri di distanza.

Perché interessa il settore: la domanda dei data center e il confronto con il gas

L'interesse attorno a Cape Station non si limita all'aspetto tecnico. Il primo settembre 2026 Fervo e Google hanno firmato un accordo di acquisto di energia (power purchase agreement, PPA) da 396 MW legato proprio a questo progetto — descritto dalle parti come il più grande contratto di acquisto di energia geotermica mai firmato finora — con un'opzione per Google di espandere l'acquisto di altri 600 MW entro giugno 2030, oltre a un'intesa non vincolante per valutare fino a 3 GW aggiuntivi sull'intero portafoglio di Fervo. La ragione è semplice: i data center per l'intelligenza artificiale hanno bisogno di elettricità continua, ventiquattro ore su ventiquattro, a basse emissioni, e né il solare né l'eolico la offrono da soli senza accumulo aggiuntivo, mentre una centrale geotermica — EGS compresa — funziona in continuo come una centrale a gas, ma senza le relative emissioni dirette di CO2.

Non è un caso isolato di marketing: la utility PacifiCorp ha dichiarato che, con i crediti d'imposta federali attualmente disponibili, i prezzi indicati da Fervo renderebbero la geotermia EGS economicamente competitiva rispetto al gas naturale nella pianificazione delle risorse, e resterebbe competitiva anche senza quegli incentivi fiscali. Resta però un punto delicato, sollevato dalla stampa locale dello Utah: la gran parte della capacità già contrattualizzata di Cape Station (circa 500 MW tra Fase 1 e parte della Fase 2) è destinata a Google e a utility della California, mentre gli abitanti dello Utah, lo stato che ospita fisicamente l'impianto, non hanno ancora un proprio contratto di fornitura diretto.

Il commento di PINET

Per l'Italia, dove la geotermia resta concentrata quasi esclusivamente in Toscana su risorse idrotermali già note da decenni, la tecnologia EGS apre uno scenario diverso: non più "dove c'è il vulcano", ma "dove si riesce a perforare in profondità a costi accettabili", il che in teoria allarga enormemente l'area geografica utilizzabile, incluse zone del Centro e Sud Italia con gradienti geotermici favorevoli mai sfruttati per mancanza delle tecniche di perforazione oggi disponibili. Resta però una distanza non banale tra il contesto che ha permesso a Fervo di arrivare così rapidamente alla scala commerciale — capitali di rischio statunitensi disponibili in quantità (l'IPO di maggio 2026 ha raccolto oltre 1,9 miliardi di dollari), permessi rilasciati con tempi rapidi dal Bureau of Land Management, un sito di ricerca pubblica come Utah FORGE operativo a pochi chilometri, e una domanda industriale enorme e ben finanziata da parte dei data center — e il quadro italiano, dove autorizzazioni, finanziamento della ricerca pubblica sulla geotermia profonda e domanda industriale strutturata di energia "firm" a basse emissioni sono tutti elementi più deboli o assenti. Il giudizio, per ora, è di interesse concreto ma non immediatamente replicabile: la tecnologia funziona e ha superato la prova del campo, ma il contesto industriale e regolatorio che l'ha rese possibile negli Stati Uniti non si trasferisce automaticamente altrove.

Fonti: Fervo Energy, "Fervo Energy Achieves First Power at Cape Station", Fervo Energy via GlobeNewswire, "Fervo Energy Learning Curve Continues on 3rd Generation Well Design", U.S. Department of Energy, "FORGE: Creating Pathways for Geothermal", Renewable Energy Magazine, "Fervo Energy declares commercial operation at Cape Station" e Deseret News, "Fervo's 4-gigawatt geothermal plant has big goals".